Cronache meranesi.
Sguardo oltre confine, una familiare Croazia
di Luca Bonci
Osservare un confine, per attraversarlo o meno, mi ha sempre affascinato.
Un confine non sempre separa, anzi spesso unisce, e lanciando lo sguardo
dall'altra parte si cercano diversità da conoscere e somiglianze
in cui riconoscersi. A ben pensare, però, non credo di aver mai
attraversato un confine camminando in campagna. Dogane, strade, fiumi,
mari, ahimè talvolta muri, hanno sempre chiaramente segnato il
limite, il qui e il là. Eppure gran parte dei confini non deve
essere così netta, cammini e non sai se sei ancora da una parte
o sei dall'altra, non te lo dice la terra, non cambia certo colore,
non te lo dice l'aria, non cambiano le vigne, non così diversi
saranno i vini.
A Merano ho attraversato un confine, anzi, due confini assai prossimi,
confini labili e tormentati. Li ho attraversati senza muovermi molto,
pochi passi dentro una stanza, incontrando i vignaioli e i vini croati,
ed ho trovato parole e profumi conosciuti, simpatia e corrispondenze.
E' sempre così quando si parla dei prodotti della terra, la terra
non divide, solo la stupidità umana ci riesce.
I
coniugi Degrassi producono a Salvore, in Istria, vini autoctoni
e internazionali. La Malvazija Istarska Bomarchese 2004 sfoggia
bei profumi freschi, citrini e cipriosi. In bocca percepiamo una buona
acidità, sentori di mela e un finale amarognolo, salatino, in
un contesto semplice. Più espressivo lo Chardonnay Ferne 2004,
da profumi dolci di agrumi e fiori di campo, che però ci pare
meno deciso al gusto, con una sensazione lattica testimone di poco acidità.
Nei rossi il Refosco Contarini 2004, un mix di peduncolo verde
e peduncolo rosso dai 13,5%, si presenta con un bel rubino purpureo
e profumi mediamente intensi di frutta rossa. Bocca frizzante di acidità,
semplice e beverina. Stessa gradazione ma color rubino per il Cabernet
Sauvignon Contarini 2003, dall'olfatto arricchito per l'affinamento
di 16 mesi in barrique di legni misti. Di nuovo una impostazione semplice
per una beva di grande rilassatezza, tra frutti rossi e fiori, tannini
dolci e note vanigliate. I due autoctoni vanno a circa 10 euro in enoteca,
gli altri a meno di 15.
Moreno
Coronica, da Umago, ci versa la Malvazija Istarska Berba 2004.
Un vino dai profumi contenuti di fiori e fieno che cresce all'assaggio
con uno spunto aromatico vispo e un bel grip palatale, lungo e sapido.
La Gran Malvazija 2003 si differenzia per un barriccamento del
50% del vino, che rende l'olfatto tabaccoso e reminescente di caramella
mou. Note terziarie un po' pesanti che però risultano in bocca
alleggerite dal tono gustativo, lo stesso della versione liscia.
Finale amarognolo, dai toni farmaceutici. Il Grand Teran 2003,
è un Terano dal vivo rubino marcato da cenni purpurei. I 12 mesi
di legno piccolo arricchiscono di vaniglia un bel naso di frutta rossa
matura, caramella di ribes e spunti di erbe aromatiche. Al gusto un
vino succoso e pulito, una valanga di frutta fresca, saporito e bevibilissimo.
Sui venti euro quest'ultimo vino, sotto i 10 la Berba.
Ivica
Matosevic ci porta i vini di Pova, ma ha trascorso un periodo in
Italia, studiando a Pisa. Il suo vino più semplice, la Malvazija
Istarska Alba 2004, ha 14%, è di color paglierino tenue e
profuma di erba fresca. Al gusto un vino gentile, di buona persitenza.
Questo vino ha una versione "barrique", di cui assaggiamo
sia il 2004 che il 2002 e il 2001. Il vino più giovane ha un
buon bilanciamento olfattivo tra i profumi primari e la cessione del
legno, ma la stessa cosa non accade al gusto, dove i delicati aromi
della malvasia vengono dominati dalle note terziarie e resta solo una
buona acidità ad alleggerire la beva. Miglior connubio nel 2002,
anno in cui Matosevic ha ottenuto, in controtendenza, ben 14% di gradazione
alcolica. Ora frutto e legno sono meglio bilanciati e il risultato è
un vino corposo, di buon equilibrio e ancora assai vivo vista l'età.
L'annata 2001 si nota per il colore più marcato e per i sentori
di pasticceria. I gradi sono 13,5 e al gusto chiodo di garofano e note
plastiche segnano la parabola discendente del vino. Prima di lasciarci
Ivica ci propone un'anteprima. La Malvazija 2003 affinata in piccola
botte di acacia. Non è ancora un prodotto in commercio, ma si
identificherà con nome "Acacia". Nette sono le note
di miele, sia nei profumi che al gusto, insieme a spezie e a un corpo
maggiore e maggiormente cremoso.
Gianfranco
Kozlovic, da Momjan, ci serve la Malvazija Santa Lucia 2003,
prodotta in un vigneto di 40 anni di età. Il vino, che fa legno
per un 20%, in parte in rovere e in parte in acacia, sfoggia un paglierino
abbstanza marcato e una bella complessità olfattiva: fiori bianchi,
erbe, anice e spezie. Bocca beverina seppur non semplice; tanta frutta
e tanto sapore. La Malvazija Acacia 2001 ha 13,6% affina completamente
in barrique nuove di acacia, che tra l'altro sono prodotte il loco.
Il colore tende al dorato e i profumi ora sono di idrocarburi, pasticceria
e legno. Un vino interessante ma in cui il bel frutto del Santa Lucia
è sparito per lasciare il posto a note di spezie e miele. L'annata
successiva ci sembra più equilibrata, ricompare il frutto con
sentori di pesca e il vino è più fresco. Infine assaggiamo
il Muscat Momjanski 2004, ovvero il Moscato di Mommiano. Un vino
color carta di 12% dai profumi tenui di moscato e rosa. Molto bella
la bocca, dolce senza eccedere e rinfrescata da note minerali. Finale
lungo di erbe di campo.
Ancora
da Momjan l'azienda Kabola è l'ultima che visitiamo. Marino
Markeziae conduce, oltre alla vigna, anche un ristorante famoso
per i tartufi, ce lo annotiamo per un prossimo viaggio. La Malvasyia
Resérve 2003 ha oltre 13% e affina in legno grande. Ha profumi
assai espressivi segnati da una nota dolce e da fiori ed erbe di campo.
Al gusto il vino non è al bel livello dell'olfatto, è
sempre piacevole ma meno vivace è un po' segnato dal legno. Bella
eleganza e piacevolezza per il Muscat 2004, un vino varietale,
semisecco, solo 20 gr di zucchero per litro, che si beve che è
un piacere. Entrambi i vini costano sui 10 euro, ma il muscat in bottiglia
da mezzo litro. Nel futuro dell'azienda c'è poi un vino in anfora,
grazie alla consulenza dello stesso enologo di Josko Gravner.
19 febbraio 2006