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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Incontri d'autore. Piemontesi.

di Luca Bonci, Riccardo Farchioni, Fernando Pardini

Come mancare, al Vinitaly, una visita alle aziende partecipanti al nostro Orizzonti e Vertici? Ecco le suggestioni lasciateci da questo incontro... come viatico per riabbracciarle da qui a poco.

Anna Maria Abbona
L'azienda Anna Maria Abbona possiede il vigneto più alto della zona di Dogliani, ad una altitudine di 570 metri; è un vigneto del 1943, dal quale viene tratto il Dolcetto di Dogliani Superiore. Ma sentiamo prima il Dolcetto di Dogliani Maioli 2003, che proviene invece da un vigneto del ’36 nel quale venivano eseguite in famiglia sperimentazioni “clonali” molto in anticipo sui tempi. Il colore è violaceo fitto; il naso è ricco, pieno di frutta nera (mora e mirtillo) abbinati a spunti di viola. Morbido e caldo in bocca, propone un finale di buona fragranza. Il Dolcetto di Dogliani Superiore 2001 ha di nuovo un frutto nero maturo (qui si sente anche la ciliegia nera) e una bella viola penetrante. Al palato parte subito compatto, ha grande consistenza e chiude con un tannino deciso e serrato.

Claudio Alario
Il Dolcetto di Diano d'Alba Costa Fiore 2003 di Claudio Alario non trascura nessuno dei nostri sensi. E' carico di colore, col suo porpora violaceo, carico di frutta al naso, succoso e di gran soddifazione alla beva. Una gran bella beva, conclusa da una non trascurabile massa tannica. Assai simile in ricchezza la Barbera d'Alba Valletta 2003, dal colore rubino limpido e dall'impostazione moderna. Le uve provengono da una vigna che ha sessant'anni, e reggono bene i 18 mesi di botte piccola, dando un vino che alla sensazione laccata, figlia del legno, e confetturata, figlia dell'annata, associa una bella verve acida. Moderno anche il Barolo Riva 2001 che passa due anni in barrique. Ti offre un corredo aromatico esaltante, di ciliegia matura e sottospirito, terra e sottobosco. Bocca lunga e succosa, ricca e dalla bella amalgama legno-frutto.

Fratelli Alessandria
I Fratelli Alessandria hanno aggiunto alla loro produzione di Barolo nel comune di Verduno un Barolo della zona di Monforte d’Alba, il Barolo Gramolere, che esordisce con l’annata 2001. Ma per iniziare è molto interessante il Verduno Pelaverga 2004: di colore porpora di media intensità, è speziato, piccante, fresco, floreale ma anche ricco di un fruttato leggero e piacevole nel quale si riconosce il mirtillo. Pieno ed equilibrato al palato, è molto fragrante, con un fruttato generoso e stoffa vellutata. Il Barolo Monvigliero 2001, dal suadente tappeto di frutta rossa al naso, colpisce soprattutto al palato: attacco subito potente e compatto, va dritto come un treno, saporitissimo, e una trama tannica distesa che allarga le sue maglie diffondendo il frutto in un finale lunghissimo. Sulla stessa lunghezza d’onda, di grande personalità gustativa il Barolo San Lorenzo 2001, dal finale vermanente straordinario.

Elio Altare
Uno dei vignaioli più discussi e venerati di Langa. Cordiale ed appassionato, rigoroso e carismatico, rivoluzionario e maestro, firma da tempi non sospetti alcuni vini culto derivati dai pendii tra i più felici di La Morra, su alla Cascina Nuova. Noi nel frattempo ne assaggiamo in anteprima alcuni e ve li raccontiamo: tra i celeberrimi Langhe Rosso ci è particolarmente piaciuto il campione da vasca del Larigi 2003, sicuramente maturo nel frutto ma condotto alla perfezione in alvei aromatici ben controllati di confortante e leggiadra florealità, corroborato da un disegno di grande scuola, laddove sentimentale hai il tatto, setosa la trama, levigata la sostanza. Molto più scontroso il Langhe Arborina 2003, laddove emergenze terrose, vegetali e chinate rendono il quadro ancor da amalgamarsi ed i tannini duri della gioventù da ammorbidire. Molto bello e territoriale il Barolo 2000, classico e suggestivo nell'impianto aromatico, con emergenze di fiori e carne affumicata, ha una bocca lamorrina dal tatto sabbioso, quasi una carezza di amorosa diffusione. Non gioca di peso od irruenza bensì di garbo e sfumature, senza orpelli. Infine, grande prova in prospettiva per il nuovo Barolo Vigneto Arborina 2001, di rarefatta eleganza al naso e di setosa consistenza al palato, laddove l'abbraccio si fa complice e teso allungandosi sopra una scia sapida elettiva e bella.

Giovanni Almondo
Giovanni Almondo si conferma vignaiolo d'elezione della sua terra roerina, e te lo dimostra con una efficacissima versione 2004 del suo celebre Roero Arneis Bricco delle Ciliegie, qui in veste tesa e fragrante, di rara espressività e sentimento, da ribadire con forza la sua appartenenza, poi rilancia con una carnosa Barbera d'Alba Valbianchera 2001, che unisce fruttuosità e suadenza alla proverbiale striscia sabbiosa che ne slancia il finale; infine ci lascia in compagnia di un Roero Bric Valdiana 2003 (campione da vasca) che mantiene a bada le intemperanze calorose apportategli dal millesimo palesando gran massa di frutto, tannini vivi e puntuti, portamento longilineo ed altezzoso.

Boroli
Passi da gigante per questa piccola cantina albese, di proprietà della celebre famiglia di editori milanesi, che ha nel cru Villero di Castiglion Falletto la punta di diamante di una produzione che va facendosi sempre più affidabile e rappresentativa, in reale fermento. Intanto bella prova per la Barbera d'Alba Bricco 4 fratelli 2003: seducente, sfumata, "sensitiva", levigata, sabbiosa, è un piacere indicibile sorseggiarla. Poi c'è lui, il Barolo Villero, qui colto in una inattesa quanto bramata verticale. Dal naso del Barolo Villero 1998 trapela maturità ed una certa timidezza ad espandersi come vorrebbe. La sua è una bocca sobria, asciutta, garbata, senza tensioni o slanci da vino superiore ma di buon temperamento. Tutt'altra storia se solo ti accosti al Barolo Villero 1999 e al suo naso ancora spigoloso e percuttivo, sulfureo e chinato, dalla grande impronta terrosa. La bocca qui è cangiante, tonica, giovanile, piena, corposa, serrata, ancora in divenire. Lunghissimo il finale, quasi enorme. Il Barolo Villero 2000 incanta per la suggestione malinconica, l'abbraccio amichevole, l'estroversione. Una bocca armonica e leggiadra, con lieve asciugatura tannica e tatto nobile, dolcemente ti carezza. Infine, in anteprima, il Barolo Villero 2001 ha imploso un frutto imperativo per un naso compatto, solido, da compiersi. Il tatto setoso, ricco e vellutato fa il resto. Caldo e potente, ha molta energia da liberare ed il suo finale rivela tannini ben vestiti per una confezione da giorno di festa. Festa che verrà se lo attenderemo, ché lui non ha fretta.

Giacomo Brezza e Figli
Brezza. Una istituzione. I vini di questa famiglia sono, appunto, brezza sottile, istintiva circuizione, tatto felpato, sussurri e mai grida. Evocano ch'è un piacere la raffinatezza dei due cru principali da cui derivano: Cannubi da Barolo e Sarmassa da Santa Maria de La Morra. Nei fatti cantinieri poi, il buon Enzo ci ha messo del suo. Tra i ricordi vinosi ci piace ricordare intanto la Freisa Santa Rosalia 2003, un vino delizioso, succoso, equilibrato, con tannini carezzevoli ed una innata piacevolezza dalla sua. Poi la Barbera d'Alba Cannubi Muscatel 2003 con la sua veste ricca e sontuosa e quell'afflato fruttato temperato ma non calorico. In bocca sciorina scioltezza e dinamismo ed il suo finale è snello e ben tornito. Salendo la scala dei cru, il Barolo Cannubi 2001 è un vino parlante, "trasparente", setoso ed aristocratico. Un misto di sole e terra che si fa trascinante e sognatore più lo ascolti. Ancor più elegiaco, il Barolo Sarmassa 2001 ha un naso di rara finezza, punteggiato da stimoli floreali, terrosi, speziati e liquiriziosi in suadente compendio. La bocca è tonica, chiara, cristallina, naturale, salina, indimenticabile. Infine, il colpo al cuore: Barolo Bricco Sarmassa 2001 ha un naso irrimediabilmente puro e narratore, floreale e sottilmente fumé, di grande sentimento. La bocca sfodera tensione superiore, è giovane giovane ma in lei dimorano carattere e razza. Il futuro, vaddassé, sarà radioso.

Bricco Maiolica
Beppe Accomo rappresenta oggi uno degli alfieri più ispirati del versante dianese d'Alba. A lui si debbono alcuni dei vini più importanti che abbiano a cuore ed immagine l'indimenticato dolcetto, qui declinato alla bisogna in un cru forte e complesso, senza dimenticarsi affatto del nebbiolo, in certe annate veramente competitivo a livello di intera Langa. Nel frattempo, il Langhe Bianco Rolando 2003, uvaggio di chardonnay e sauvignon gris, ci seduce per il profilo aromatico aristocratico e fumé ed una bocca di buona freschezza in cui rintoccano le note vegetali del sauvignon su una base di roccia molto stuzzicante. Il Diano d'Alba Sorì Bricco Maiolica 2003 è un vino circuitore e caratteriale, solido ed altezzoso, che unisce succosità, maturità del frutto e mineralità in un connubio vincente e personale, regalando così alla sua uva, che di nome fa dolcetto, una veste liquida da prim'attrice. Per finire, molto buona la Barbera d'Alba Vigna Vigia 2003 per la sinuosità e la seduzione, la dolcezza e l'irresistibile carnalità che la pervade in un contesto modernista con sentimento, laddove la setosità della trama è corroborata da uno slancio e da una pienezza di corpo misurati e mai strafottenti.

G.B. Burlotto
La strategia dell’azienda G.B. Burlotto ha come punto distintivo la scelta di far “riposare” un anno in più i suoi Barolo. Ma è assai interessante segnalare prima, ai “bianchisti” e non, il Langhe Sauvignon Viridis 2004, un vino dall’impatto iniziale molto varietale che lascia poi strada a un bel carattere agrumoso. Il palato, di medio corpo, ha freschezza, buon velluto, ampiezza ed un finale lunghissimo e dolce. Il Barolo Vigneto Cannubi 2000 ha un olfatto pieno di marasca e condito da note di incenso e cera; al palato mostra bel carattere ed un finale amplissimo.

Cabutto-Tenuta La Volta
Per Cabutto la Barbera 2004, la sua Vigna La Volta, è una delle migliori degli ultimi dieci anni. I cinque giorni di macerazione e l'affinamento in acciaio ci hanno dato un bicchiere pulito e carico di frutta, fresco, da mordere più che da bere. Ma è la Barbera ed i Barolo che danno le maggiori soddisfazioni. Il porpora intenso della Barbera d'Alba Superiore Vigna la Volta 2003 non è che una delle bellezze di questo vino che troviamo estroverso, pieno di aromi positivi, balsamico e terroso, di grande ampiezza e soddisfazione al naso e al gusto. Soddisfazione che ritroviamo nei due tradizionali Barolo, il Vigna la Volta 2001 e il Sarmassa 99. Una vera bomba a lenta detonazione quest'ultimo, non ancora pronto olfattivamente come il Vigna la Volta, che ti regala profumi estremamente eleganti di rosa canina e ciliegia sottospirito, ma che ti esalta per una progressione aromatica in bocca che sembra senza fine.

Ca' del Baio
Chardonnay e Barbaresco sono i cavalli di battaglia di Ca' del Baio. Luna d'Agosto e Sermine i due bianchi, fresco e citrino il primo, che ti investe con una lunga ventata aromatica dall'ingresso in bocca all'asciutto finale, più da meditare il secondo per la sua permanenza sui lieviti e il passaggio in legno. Contrasto simile nei due rossi che provengono da vigne diverse. Da Treiso il Barbaresco Valgrande 2001, dal rosso rubino e dai profumi vinosi, compatti, segnate da note minerali e da una fine speziatura. Largo al gusto e concluso da rubusti tannini, ci lascia con aciduli sentori di visciola. Stessa annata e stessi gradi (14) per il Barbaresco Asili, in cui il rosso rubino presenta una leggera sfumatura e un tocco empireumatico addolcisce l'olfatto. Complesso al gusto, ampio, deciso, alcolico e balsamico.

Cascina val del Prete
Chissà, forse saranno la passione ed il candore di Mario Roagna, roerino da Priocca, a strappare l'anima della terra nei vini che produce e a creare il viatico per la costante crescita qualitativa della sua cantina, fatto sta che qui le cose vanno per il meglio, basti considerare come si sono sapute gestire le inquietudini di annate "tecniche" e birichine come il 2003. Ne sono una riprova l'amatissima Barbera d'Alba Superiore Carolina 2003 ( campione da vasca) oggi ancora compressa dal rovere ma che sottende sostanza, ricchezza e sinuosità ed il Nebbiolo d'Alba Vigna di Lino 2003, dal naso verace, contadino, espressivo di terra e amarena, con quel sottofondo floreale che ne accompagna la beva..... poco distesa su tannini ancor rigidi è vero, ma beva che salirà. In anteprima assoluta, ecco un sorso del nuovo Roero 2003, ancora del rovere ma pieno di energia e buona sensibilità tattile. Assolutamente da non perdere il Roero Arneis Luet 2004, un bianco elegante e ben giocato sulle timbriche sottili e seducenti di erbe, fiori e agrumi. La sua bocca è tesa e nitida, la cremosità composta, la grinta e la freschezza rimbombanti. Per finire, un piccolo plauso alla Barbera d'Alba Serra de' Gatti 2004, per la giovialità, la generosità e la compagnia.

Cavallotto
Dei Fratelli Cavallotto, paladini di un modo tradizionale di vedere il Barolo come vino che va aspettato con rispettosa pazienza, segnaliamo prima la Barbera d’Alba Bricco Boschis Vigna del Cuculo 2001 (la vigna del Cuculo sta nella parte ovest del “bricco”) che mostra un naso dal frutto dolce e dalle sfumature mentolate, e che è buonissima in una bocca fragrante e lieve, di corpo medio e grande bevibilità. All’insegna della levità è anche il naso del Barolo Riserva Bricco Boschis Vigna San Giuseppe 2000, penetrante e che gradualmente si espande diventando sempre più ampio. La bocca è tesa, articolata e nervosa, e sfoggia una progressione di grande effetto nella sua espressività aromatica.

Ciabot Berton
Ciabot Berton ha ben sfruttato la calda annata 2003. La sua Barbera d'Alba Bricco San Biagio ha quasi 15 gradi alcolici e una grande concentrazione visiva. I 15 mesi di barrique sembrano aver fissato la potenza dell'annata e il naso è intenso, penetrante e di gran sostanza. Mora matura, e anche lampone, al gusto, dove il vino si offre largo e poderoso. Dopo tanta forza cosa aspettarci dal rubino aranciato del Barolo Ciabot Berton 2000? Uva da tre vigneti diversi, per unire l'eleganza dei terreni sabbiosi alla maggior durezza di quelli argillosi, vinificazione in cemento e botte grande per 30 mesi. Un Barolo stile anni sessanta che non dimenticherete presto, piacevole ed elegante: ciliegia e setosi tannini.

Cisa Asinari Marchesi di Gresy
Qui l'accoglienza è grande. La razza dei vini indiscutibile. Geoffrey Chilcott ci guida nei meandri della produzione vecchia e nuova, e c'è di che sognare. Intanto, dai bianchi, un ottimo Langhe Sauvignon 2004, ancora da fondersi ma ben sfumato e succoso, di ricca e fascinosa beva. Tra i rossi, iniziamo da un elegantissimo e stuzzicante Dolcetto d'Alba Monte Aribaldo 2004, dalla evidente tonicità e freschezza, dalla leggiadra evocazione floreale, dalla naturalezza che conquista. Impeccabile, stante l'annata in gioco, il Barbaresco Martinenga 2002, di lieve terrosità ed immancabile florealità, che gioca di garbo e tessitura, senza inutili ostentazioni. Poi si spicca il volo al solo accostarsi al Barolo Gaiun Martinenga 2001, dal naso nobile e sentimentale, dall'abbraccio garbato e indimenticabile. Portamento classico, melodia, dolcezza struggente ne realizzano un capolavoro di raffinatezza. E ancor di più il Barbaresco Camp Gros Martinenga 2001, con quel naso più attendista del Gaiun, di foglie, malinconia e terra calda. Al palato offre solidità, maestosità, terrosità, a realizzare un quadro che mira all'affresco. Grande ed affascinante.

Elvio Cogno
Valter Fissore, lo capisci da subito, ha la passione dentro ed i suoi vini, anno dopo anno, crescono in personalità, sicuramente rispondendo ai continui stimoli del vigneron. Da un lato encomiabile ci appare la ricerca e la rivalutazione di vitigni semi-scomparsi come la nas-cëtta, qui declinata in un vino bianco suggestivo, fragrante e speziato, che trova nell'annata 2004 un quid di sensibilità e freschezza in più da renderlo cremoso e stuzzicante come non mai. Terrosa ed artigianale, la Barbera d'Alba Bricco dei Merli 2003 ci offre trame sfumate e tannini da contrappunto per un insieme garbato e mai presupponente. Invece il Barolo Ravera 2001 ha una naso perentorio e sfaccettato di umori floreali e fruttati, su scia di mallo e menta. La sua è una bocca di corpo e temperamento, con tannini reattivi e grinta da vendere, a leggere impeccabilmente il cru da cui deriva.Infine, il Barolo Vigna Elena 2000 ci regala un naso individuo e cantilenante, suggestivo e sfumato con certi richiami - difficile resistergli - al pinot noir... la bocca è dolce e suadente, di lieve vertigine e beata malinconia. I suoi tannini sono svolti e l'abbraccio ampio, accogliente, su rivoli dichiarati di prugna a punteggiare.

Matteo Correggia
Ornella Correggia è un bell'esempio di vignaiola. La sua voglia di comunicare il territorio, la sua energia contagiosa, la voglia di dare continuità ad un discorso innovativo intrapreso dall'indimenticato marito Matteo meritano ascolto attento e grande rispetto. Nel frattempo lei risponde da par suo, sfoderando una serie di vini esemplari nel coniugare modernità nei tratti e richiamo del territorio, con alcune isole felici di originale e conclamata personalità. Tra queste, per esempio, il nuovo Roero Arneis 2004, di notevole integrità ed energia, sottende tutti i caratteri che fanno di questo vino, nelle annate giuste, un richiamo ineludibile di suggestiva florealità..... e il Langhe Bianco 2003, un sauvignon sfumato dalla timbrica minerale profonda, si slancia in una bocca finissima e melodica, grassa e succosa, rotonda e strutturata, senza mai eccedere in pesantezze e sovrastrutture roverizzate. Nella linea cru la Barbera d'Alba Marun 2003 ha un naso da fondersi ancora su un rovere che batte. La sua bocca è bocca carnosa, calda, pastosa, la cui evidente gioventù consiglia attese e riposi. Il Nebbiolo d'Alba La Val dei Preti 2003 ha un naso aereo e circuitore, di fiori e terra lieve. In bocca sfodera la classe del cru a dispetto di una massa tannica non del tutto matura. Il Roero Roche d'Ampsei 2001 offre profondità e sfumature in un naso di cerasa e prugna, sottilmente fumé, laddove la bocca si fa volumica, matura, rotonda. Per terminare un incontro, niente di meglio che un brachetto in versione meditativa: Anthos, vino da uve stramature, recita l'etichetta. Note ossidative di buona fragranza ed equilibrio rendono con efficacia tutto il corredo speziato e floreale di cui è capace il vitigno. In bocca c'è ricchezza, dolcezza contenuta , fichi e tiepidità. Vino confortevole e riuscito, ha dalla sua passo certo ed originalità.

Deltetto
Uno dei produttori più dinamici del Roero è senz’altro Tonino Deltetto. Azienda fondata negli anni cinquanta, si è sempre distinta per la valorizzazione dei vitigni piemontesi, con un interesse particolare per il roero arneis (e ricordiamo una bella degustazione in azienda di vecchie annate sempre gagliarde). A parte un elegante Extra Brut 2001 (due anni sui lieviti) dal lungo finale accattivante, da segnalare una bella Barbera Rocca delle Marasche 2001, dal colore violaceo e dal naso profondo, elegante nella sua viola molto pura. La bocca è concentrata, ed esprime una ragguardevole carica di frutto ed un finale lungo e incisivo. Il Roero Braja 2002 è un esponente tipico dell'annata: colore porpora piuttosto fitto, e fruttato lieve in un naso di media intensità. Al palato mostra qualche spunto vegetale, ma poi si assesta su una espressione aromatica di bella eleganza.

Fontanabianca
Il Dolcetto d'Alba 2004 di Fontanabianca proviene da due vigne diversamente esposte, "per dare un vino come piace a me," dichiara il vignaiolo, "che unisca rotondità a franchezza." La frutta è fresca e il rubino violaceo invitante. Un vino che non vede legno e regala franchezza e sapidità, bella bocca pepata e levigato tannino. Stilicamente opposti i Barbaresco, aderenti allo stile più tradizionale. Colori malinconici e profumi speziati, di ciliegia, fiori appassiti e minerali. Grandi eleganze!

Fontanafredda
Ci sarebbe un mare di cose da dire su questa storica cantina albese. Una cosa è certa, da qualche anno a questa parte la qualità si è impennata, e con essa la garanzia di un panorama vinoso di assoluto rispetto quando non di autentica bellezza, dove tra vini quasi sempre impeccabili e ben vestiti compaiono isole felici più caratteriali che fanno ben presupporre su ulteriori sviluppi futuri. Il buon Danilo Drocco - a noi pare - ci ha messo del suo nel cercare l'anima sopita di certe vigne di proprietà, su a Serralunga, vigne che per inciso non son seconde a nessuno. Intanto però, partendo dal Roero ci è parso molto buono il Nebbiolo d'Alba Marne Brune 2003, per l'accoglienza e la bella essenzialità, la morbidezza, il garbo tannico - appunto - roerino e la strepitosa beva. Tra i Barolo della gamma, bella prova del Barolo Vigna La Rosa 2000 per via della densità, della pienezza, del vigore e bellissima prova per il Barolo Lazzarito Vigna La Delizia 2000 con il suo naso irresistibile e struggente, ampio e carnoso, e la bocca esemplare per interiorità e mineralità, dotata di un afflato talmente viscerale da elevarla d'imperio per rango e classe.

Mario Gagliasso
Una delle sorprese piemontesi più fulgide degli ultimi tempi, la cantina della famiglia Gagliasso, dalla borgata Torriglione in La Morra, conferma tutte le belle cose dette a suo nome con una serie di vini esemplari nel raccontare la propria terra su declinazioni giustamente raffinate, laddove sentimento e naturalezza espressiva sembrano segnarne lo stile. Intanto molto buona ci è sembrata la Barbera d'Alba 2004, di bella suadenza e portamento, che nel gioco delle sfumature ci rivela la sua anima lamorrina nella tessitura lieve e nella beva reiterata. Malinconico e soave, ecco il Nebbiolo d'Alba Vigna Ciabot Rus 2003, che non fa della complessità il suo tratto fondante ma ben ripaga in bevibilità e rotondità. Infine, due anteprime molto attese: il Barolo Rocche dell'Annunziata 2001 è nobile e "trasparente" nelle cose che ha da dire, seducente ed irresistibile, di tiepida mediterraneità. Con quel temperamento leggermente alcolico ed il tatto setoso, quasi lascivo, ti offre una circuizione lenta, amplificata da un finale indimenticabile di pura uva nebbiolo. E poi lui, il Barolo Torriglione 2001, ricco, variegato, sontuoso, che ti inchioda all'ascolto e ti conduce, con naturalezza, sinuosità e garbo, verso le certezze le migliori dell'eccellenza vinosa

Filippo Gallino
Dei vini di Gianni Gallino, roerino da Canale, ci piace la schiettezza, l'umore, la contadina essenza, la grana come suol dirsi. Quasi mai qui siamo di fronte a vini felpati o superlevigati ma dotati di una terrosità forse un po' rustica se volete ma alla quale invariabilmente ti affezioni. Intanto, sul fronte dei vini bianchi, il Roero Arneis 2004 è fresco, fremente, tagliente, di pimpante mineralità e tipico afflato floreal-fruttato, con evidenze di pera. La bocca è salina, essenziale, attendista, da compiersi, con il futuro dalla sua parte. La Barbera d'Alba 2003 ha un naso tonico, partecipe e dichiarato di frutti rossi. La sua bocca va fiera della leggibile acidità, del tatto sabbioso, della trama robusta e assai levigata. Infine, il Roero Superiore 2002 ha un naso serrato nel quale scorgere umori di piccoli frutti e sottobosco, china e humus. Al palato vuole tempo, ha attacco deciso e finale più puntuto ed asciutto, che chiosa sapido. Manca, è vero, la diffusione della grande annata ma ti conquista per il modo artisan e senza fronzoli di proporsi, che da sempre in fondo è la sua firma.

Ettore Germano
La cantina di Sergio Germano rappresenta oggi una delle punte più alte di consapevole artigianalità sul versante barolesco di Serralunga. Il padre Ettore, da poco tra gli dei, potrà dormire sonni tranquilli e andarne fiero. Sergio e la moglie Elena hanno il futuro dalla loro parte. Intanto, stando al presente, ecco un bianco langhigiano tra i più eclettici e personali, uvaggio di chardonnay e riesling, che trova peraltro in questa nuova annata una naturalezza ed una "nudità" che casomai ne amplificano ancor di più il piacere dell'incontro: Binel 2004 è fragrante, pimpante, sentitamente vegetale, muschiato e floreale. In bocca ha in dote gli agrumi, le spezie, il rigore e la tensione della bella gioventù. Ottimo e caratteriale, il Dolcetto d'Alba Pra di Pò 2004 è vino pieno, corposo, volitivo, tannicamente molto reattivo, come si addice ad una uva cresciuta in un cru reputato come il Prapò. La Barbera d'Alba Vigna della Madre 2003 rivela la sua anima terrosa e viscerale ed un profondo battito fruttato, di marasche e prugna. In sè corpo, potenza e pure severità. Tra i nuovi, attesissimi barolo, il Barolo Prapò 2001 è come suo solito coriaceo e scontroso, rigido e senza fronzoli, a lenta maturazione, dai tannini sentiti e a trama fitta, soltanto da attendere. Invece il nobile Barolo Cerretta 2001 offre terra e malinconia, ricchezza interiore e pastosità. Vino di grande struttura e passo lento, vi chiederà tempo per esprimere al massimo la sua personalità. Bene, quel tempo se lo merita.

Gomba
Il Barolo Boschetti e il Barolo Sorì Boschetti di Sergio Gomba sono come figlio e padre, in importanza, per questa azienda di undici ettari. In entrambi notiamo il rosso rubino e la leggera unghia che preannunciano una impostazione classica. Al naso la linea minerale è netta, associata nel Sorì a bei toni floreali e di foglie secche. Vini eterei olfattivamente, sapidi e fruttati al gusto, dal tannino importante. Un affinamento che vede l'uso congiunto di acciaio, barrique e legni grandi li rende eleganti e complessi, e all'impostazione tradizionale aggiunge spunti e speziature moderne.

Elio Grasso
Elio Grasso, ma anche Gianluca Grasso: Elio, fra i protagonisti della rinascita della Langa, si gode la campagna, Gianluca è ormai il volto dell’azienda. Il Barolo Ginestra Vigna Casa Matè 2001, che si richiama ad una matrice “tradizionalista” (leggi botte grande) è elegante, di impronta floreale, in un naso che si compone gradualmente formando un quadro complesso ed intenso. In bocca, dopo qualche esitazione iniziale, si distende allargandosi progressivamente, fino ad un finale squillante. Il Barolo Runcot 2000 è più concreto, prugnoso al naso e pieno, morbido ed avvolgente al palato, laddove l’impatto del rovere è più evidente e giustifica l’anno di ritardo con cui questo vino esce sul mercato.

Giacomo Grimaldi
Se ormai la divisione tradizione-innovazione va sfumando nel complessivo innalzamento qualitativo e nel progressivo avvicinamento delle tecniche in un 'giusto mezzo', a Ferruccio Grimaldi non si puo' che dare dell'innovatore senza mezzi termini. La fermentazione alcolica conclusa in legno anche per i vini rossi, svinando prima che la componente zuccherina si sia trasformata totalmente in alcol, non è certo comune in Langa, e neppure nel resto d'Italia. La voglia di provare ogni anno qualcosa di nuovo fa sì che i vini della Giacomo Grimaldi rimangano sempre un po' misteriosi, anno dopo anno, in dinamica evoluzione. La Barbera d'Alba Fornaci 2003 proviene da un vigneto di oltre 70 anni di età, in Monforte, e scoppietta al naso di intensi profumi di piccoli frutti neri e rossi, tocchi terziari, roccia e complessa scia di erbe aromatiche. E' svinata con largo anticipo e posta a terminare la fermentazione in barrique nuove al 60%. Forte struttura e bel frutto bilanciano bene l'apporto del legno, che si nota prevalentemente nel finale segnato da sentori di tabacco. Anche il Barolo Le Coste 2001 affina in barrique nuove per meta`, e per ben 24 mesi. Il suo colore è rubino, discretamente intenso e con leggera unghia aranciata. I suoi profumi sono complessi, mentolati, intensi, diremmo moderni ma senza eccessi. Molto ampia è infine la bocca, calda e conclusa da un tannino di gran bella tessitura.

Le Cecche - Jan De Bruyne
La vigna di dolcetto de Le Cecche è talmente vecchia che la sua età non è certa, forse risale a prima della guerra e la sua resa è così bassa da rendere quasi inutile la potatura verde. Il vino che se ne ottiene, il Diano d'Alba Sorì Le Cecche è, nel millesimo 2004, di un bel porpora violaceo e ti regala profumi acuti di frutta e fiori. Al gusto è teso e franco, con la fresca acidità dei migliori Diano e un bel finale minerale adornato di setosi tannini. Una bella interpretazione del frutto, ottenuta con un passaggio parziale in tonneau vecchi e imbottigliamento senza filtrazione alcuna. Assai più matura la Barbera d'Alba 2003, che affina per metà in tonneau nuovi. Bello lo sposalizio di frutto e legno, con la nota vanigliata che addolcisce la beva che, nonostante l'annata, si fa notare per il buon tenore acido.

Malvirà
Massimo e Roberto Damonte, anime di Malvirà, ci offrono in anteprima il loro Roero Arneis 2004 dalla fulgida identità: sapido e tirato, stilizzato eppur completo delle evidenze aromatiche tipiche del vitigno, esprime con grande equilibrio una fragranza seducente. Invece dal Sauvignon 2004 abbiamo un intrico di mineralità e vegetalità sicuramente varietale, ed un palato caldo e polposo in giusta attesa di armonizzazioni. Notevolissimo, se stai alle prove in rosso, il Roero Superiore Mombeltramo 2001 :seducente, aperto, succoso, suggestivo e malinconico, ti offre una carezza tattile soffice e territoriale, all'insegna del garbo e dell'eleganza. Più ricco e nerboruto, il Roero Superiore Trinità 2001 ti avvolge con grinta e vivacità, dimostrando tutto il temperamento del cru nella finissima grana tannica ancor da svolgersi e nella impronta sicura del suo battito mineral-grafitico.

Monchiero Carbone
Il giovane Francesco Monchiero sta guidando questa importante cantina di Canale verso traguardi sicuri attraverso una invidiabile continuità di risultati, che sanno coniugare modernità a sensibilità interpretativa senza inutili sovrastrutture e ridondanze. Il Roero Arneis Re Cit 2004 ha un carattere riflessivo e pacato, dove senti covare sotto l'energia e la spinta che il tempo gli darà. La Barbera d'Alba MonBirone 2003 ha un naso carnoso e affumicato, di amarene e cuoio su battiti roverizzati. Dimostra di possedere bocca salda, continua, progressiva, laddove una piacevole vena acida controbatte le intemperanze di un millesimo calorico rendendo la beva continua, temperata ed equilibrata. Infine, grande prova del Roero Printi 2001, coinvolto anche qui da certe note aromatiche affumicate ma che palesa una timbrica terrosa profonda e nobile. Belle la salinità, la distensione, l'elezione dei suoi tannini, ciò che rende raffinato il suo passaggio.

Fiorenzo Nada
Fiorenzo Nada è un po' come i suoi vini, o forse i suoi vini sono come lui. Si presentano con discrezione, limpidi al colore e gentili all'olfatto. Poi è tutto un crescere di sensazioni. Il Barbaresco Rombone 2001 ti accoglie con un frutto compatto, quasi sottotono alla prima annusata, che ben presto si allarga e ti investe con netti sentori di ciliegia matura. Sostanza riproposta all'assaggio, dove trovi una struttura esuberante, calore e tannini. Più speziata l'impostazione del Langhe Rosso Seifile 2001, abbinamento di barbera e nebbiolo, che sfodera i suoi 14 gradi e mezzo uniti a una vivace acidità in una bocca lunga e corposa, di bella beva.

Angelo Negro e Figli
La famiglia Negro è una delle storiche del Roero, e da diversi anni sta sfoderando una lodevole continuità qualitativa a fronte di quantità visibili e concrete. Il giovane Angelo Negro sta indirizzando al meglio le pulsioni cantiniere su uve di indubbia e crescente qualità per realizzare vini stilizzati e assolutamente rispettosi del territorio. Il suo Roero Arneis 2004 è un bianco forse ancora timido ma assolutamente tipico, tutto giovialità e frutta fresca, senza picchi di complessità. Più importante invece il Roero Arneis Perdaudin 2004, sfumato, garbato, di frutto dedicato e leggermente buccioso. La Barbera d'Alba Nicolon 2003 ci convince perché sa unire maturità fruttata e suadenza tattile in un palato accogliente e terroso. Il Roero Sudisfà 2001 vola alto: ha un naso elegiaco e malinconico, ampio e sfumato ed un palato seducente, elegante, soffuso e carezzevole, dalla tessitura tannica finissima.

Paitin
Si può seguire la stessa cifra stilistica dai vini bianchi ai rossi più importanti? Pensiamo che i vini di Paitin siano la risposta: pulizia ed austerità non mancano mai. Così è il Roero Arneis Vigna Elisa 2004, dal bel paglierino e dai profumi caratteriali, di pietra ed erbe. Un bianco di grande pulizia ed asciuttezza. Così è anche il Dolcetto Sorì Paitin 2003, un vino dal colore rubino purpureo brillante, affinato in legno grande, in cui spiccano sentori di fiori e frutta, puliti ed eterei. E non si smentisce il Barbaresco Sorì Paitin 2001, dai profumi minerali di bella finezza e dalla bocca ampia ed aromaticamente profonda. Una annata perfetta per il Barbaresco questa, così come il 2004 del resto.

Pelissero
Giorgio Pelissero è un giovane istrione di Treiso che possiede assi nella manica ed una indubbia passione. Intanto il suo Dolcetto d'Alba Munfrina 2004 , vinificato in acciaio, è vinoso e fragrante, dalla beva sinuosa e dalla nitida fruttuosità. La Barbera Piani 2003 ha un naso viscerale, cupo ed animale, ed un profumo di frutti rossi dichiarato e maturo. Il legno rintocca ma sotto percepisci succo vero ed istinto. Molto elegante il nuovo Nebbiolo d'Alba 2004: in lui tonicità, freschezza, garbo. Salendo la scala ecco il Barbaresco Nubiola 2002 ( nubiola deriva dal vecchio fonema langhigiano con cui veniva chiamata l'uva nebbiolo) con un impatto dedicato di humus e foglie ed una bocca grassa e dignitosa, solo contratta dai tannini puntuti del suo finale. Infine, il Barbaresco Vanotu 2001 si staglia ricco ed inarrivabile: terroso,ampio, boschivo, con rivoli di menta e cacao, rivela oggi tutta la nobiltà del cru in un palato teso e sentimentale, che pian piano - non ha fretta - andrà a concendersi più nitide meraviglie.

Pio Cesare
E' dedicato alla Donna il "Piodilei", Langhe Chardonnay 2003 di Pio Cesare prodotto in zona Barbaresco. Fermenta e passa un anno in botte piccola per irrobustirsi e mirare ad una lunga vita. Sono fini i profumi e fluida la beva, che da una iniziale speziatura corre verso un finale ampio, di incenso e frutta esotica. Una bella dinamica che sembra caratterizzare i vini aziendali, tanto che la ritroviamo nel Barolo 2000. Un vino dalla bella veste, sia quella propria per il bel rubino vivo sia quella grafica, per la bella etichetta che riproduce quella del 1881. Profumi eterei, di rosa appassita e piccoli frutti rossi. Lo percepisci gentile al primo impatto in bocca e resti quasi sorpreso da come si allarga verso un gran finale ricco di tannini e struttura.

Marco Porello
Per Porello il prodotto più importante è l'Arneis, per tradizione e per volontà. Più della metà delle bottiglie prodotte sono del bianco vino proveniente dai terreni sabbiosi del comune di Vezza d'Alba. L'Arneis Camestri 2004 ha 13% e un naso che esprime frutta matura ed erbe. Camomilla, burro, frutta esotica. Una complessità in parte dovuta alla lunga permanenza sulle fecce. In bocca il vino è sapido e vigoroso, ma con equilibrio. Conclude minerale, ricordando la sabbia calda, e con note di fiori bianchi a bicchiere vuoto. Assai interessanti sono anche i vini rossi, sia la Barbera D'Alba Filatura 2003, dal naso acidulo varietale e dalla bocca succosa e rotonda, sia il Roero Torretta 2003, affinato per un 30% in barrique, che a un naso etereo e fine contrappone una bocca dal bel frutto pronto e dalla massa tannica di una certa imponenza.

Produttori del Barbaresco
Vini tradizionali dai Produttori del Barbaresco, dalle lunghe macerazioni (20-22 giorni) e dall'affinamento in grandi botti. Il Barbaresco 2002 sfida l'annata infame con un naso leggermente vegetale ma elegante di erbe e spezie, ciliegia, sottobosco, cenere e un tocco balsamico. L'annata non ha certo aiutato ad ammorbidire i tannini ma ha dato un vino aromatico, non poderoso ma piacevole. L'azienda lo pone sul mercato a un prezzo inferiore a quello delle annate contigue, e ci sembra comunque un bel bere, e una bella politica. Il Barbaresco Riserva 2000 ha 14% e una leggera aranciatura del rubino. I profumi sono più nascosti che nel vino precedente, di foglie secche e fiori ma in bocca spicca il bel frutto, solo leggermente surmaturo, e ci si compiace della bella levigatura tannica. E concludiamo con un altro 2000, il Barbaresco Rabaja. Da un terroir particolarmente caldo proviene questo vino dal colore vivo e dal naso di bella espressione fruttata, pulito e nitido. L'ingresso in bocca è dolce, la bocca scalpitante e colpisce la persistenza del finale.

Punset
Marina Marcarino, anima e cuore dell’azienda Punset (zona di Neive), fa dell’agricoltura biologica quasi una religione. Interessante il suo Langhe Bianco La Dote 2003 (da uve chardonnay) dalle opulente sensazioni di fiori gialli, frutta matura e miele, ribadite in una bocca grassa e morbida, siglata da un finale compatto e deciso seppur non lunghissimo. Il suo cru di Barbaresco, il Barbaresco Campo Quadro 1999 si caratterizza per un naso ampio e intenso, e dalle tante sfaccettature: dalla rosa alle erbe aromatiche, fino ad arrivare all’eucalipto. In bocca è intenso, deciso, fruttato e morbido.

Bruno Rocca/Rabajà
Iniziamo da un auspicio: che Bruno Rocca, con la sua determinazione, serva da stimolo ed esempio per i vignaioli più intransigenti per affermare la propria identità ed il proprio territorio senza risparmiarsi.Così è lui. Il Dolcetto d'Alba Vigna Trifolé 2004 è prorompente, inevitabile nella sua esplicita evidenza fruttata. Una giovialità a cui non puoi sottrarti, unita ad una matrice tannica di magistrale fattura. Nella batteria dei nuovi 2002, che Bruno non ha rinunciato affatto a produrre perché la sua terra ed i suoi vigneti in quell'anno hanno saputo esprimersi ed è doveroso capire come, il Barbaresco 2002 è un vino aperto, colloquiale, nitido, che sopperisce con onore ad una annata chiacchierata e non proprio idilliaca. Ancor di più il Barbaresco Rabajà 2002, dai profumi fini e penetranti su cui si innestano scie e trame erbose, che lascia intravvedere, dietro l'impatto dolce del rovere, la razza e il sentimento del celebre cru. Per finire, il sorprendente Barbaresco 2001: seducente, scattante, teso, a suo modo "beverino", freschezza e giovialità ne fanno un vino irresistibile, forse non complesso come il fratello Rabajà ma assolutamente complice e amico.

Giovanni Rosso
Davide Rosso dell'azienda Giovanni Rosso, giovane viticultore, è appassionato della terra dalla quale trae il suo vino, che conosce palmo a palmo, finanche in ogni sua sfumatura di colore, ed è un paladino dei vini di nerbo e carattere. Effettivamente, il Barolo Serralunga 2001, che affascina al naso con una bella linea di rosa appassita, si mostra deciso e compatto al palato, con un sicuro ritorno fruttato in un finale dal tannino deciso. Il Barolo Cerretta 2000 ha di nuovo un naso seducente e una bocca di grande carattere, serrata, che esplode in un finale potentissimo.

Aurelio Settimo
Altra donna del vino energica e tenace è Tiziana Settimo dell’azienda Aurelio Settimo. Il Dolcetto d’Alba 2003 ha una bella linea olfattiva di amarena matura, precisa, accompagnata da lievi spunti di pelliccia. Al palato si avverte un impatto medio, una trama vellutata e una scorrevolezza di beva che ne fanno un vino di bella bevibilità, che oltretutto non sembra risentire dell’annata calda. Una espressione molto pura di nebbiolo la si incontra nel Langhe Nebbiolo 2002, mentre scintillante è il naso del Barolo 2001, ricco di rosa e ribes leggero e dalla bocca tesa e nervosa, anche se ancora un pochino compressa.

Sottimano
Sottimano, sfidando la brutta fama dell’annata 2002, è uscito con tutti i suoi cru di Barbaresco, difendendo con forza il principio che le cattive annate non vanno “nascoste sotto il tappeto” essendo quello che comunque ha espresso la natura in quel frangente. D’altra parte, riguardo all’annata 2002, vale la pena di ribadire che chi ha lavorato bene è riuscito a fare vini “minori” ma dalla buona piacevolezza. Il Barbaresco Cottà 2002 ha un naso suadente, fatto di frutta rossa matura di espressione delicata. Struttura e una dolcezza nella quale progressivamente si avvertono le influenze del rovere siglano un palato di tutto rispetto. Nel Barbaresco Pajorè 2002 una bella ciliegia matura domina lo spettro olfattivo: in bocca è un vino potente e deciso, morbido e dalle affascinanti speziature, e arriva ad un finale ampio e dal tannino nel quale si avverte una qualche “rugosità”.

Oreste Stroppiana
Il Dolcetto d'Alba 2004 di Oreste Stroppiana ha 14%, un color porpora violaceo e un bel naso fresco di fiori e frutta. La bocca è morbida e i tannini levigati. Un vino dalla piacevole beva composto dall'assemblaggio di uve provenienti da tre vigne di zone diverse: La Morra, Verduno e Monforte. Ma è dalla Barbera che si inizia a intuire la classe dell'azienda, la 2003 ha un colore rubino vivo sfumato in porpora e una spettacolare ampiezza olfattiva, su note fumé, di terra e rovo, oltre che di frutti di bosco. Bella anche al gusto, nonostante un tannino un po' asciugante, frutto forse della gioventù della vigna. Ed eccoci ai Baroli, il Vigna San Giacomo 2001, che profuma di fiori e liquirizia e ci dona una bocca non concentrata ma di grande eleganza, e il Bricco Cogni 2000, che al colore rubino scarico associa un naso pulito e preciso, e una bocca matura e bella, dinamica, matura, pepata, chiusa da una sensazione fruttata di gran persistenza e un tannino morbido e dolce.

Vajra
Aldo Vaira (autore di uno dei bianchi più interessanti di Langa, il Langhe Bianco tratto da uve riesling) è riuscito a evitare le insidie di una annata difficile (caldissima) come la 2003 e a realizzare una Barbera d’Alba Superiore 2003 veramente sorprendente. Sarà che le vigne di 60 anni consentono di smorzare gli eccessi delle stagioni, ma questo vino, dal colore violaceo cupo, esprime un naso profondo e giustamente dolce ed elegante. Al palato si avverte una sensibile progressione che diventa quasi esplosiva in un finale iperfruttato. Il Barolo 2000 si contraddistingue per una bocca nervosa e fragrante, senza ricerche di monumentalità, ma piacevole nelle sue sensazioni di caramella di lampone e ciliegia matura.

Varaldo
Di Rino Varaldo, questo è certo, oltre la prestanza fisica colpisce l'innata simpatia. Gigione ed istrionico quanto preparato e sensibile, guida con sicurezza insieme al fratello Michele questa cantina con quartier generale in Barbaresco e propaggini vitate barolesche. Modernità nei tratti, con ricerca costante di colore, tonicità e morbidezza (per la verità mai banalizzanti), innervano i vini della casa. Dalla sua una preparazione indubbia, una tecnica anche troppo perfezionista, una pulizia d'esecuzione che è quasi un marchio. In più, la vocazione certa di alcuni cru. La Barbera d'Alba Vigna delle Fate 2003 è forte, intensa e vinosa, e rilascia umori di prugna, more, china e liquirizia. Al palato si esprime con decisione e temperamento, modulandosi in modo molto piacevole in un finale affatto ridondato. Il Nebbiolo d'Alba 2003 è impeccabile, preciso, succoso. Non possiede l'energia e la persistenza delle grandi annate ma conserva dalla sua integrità e nitore, levigatezza e suadenza. Il Barolo Vigna di Aldo 2001 all'occhio rivela un colore accentuato mentre al naso una fruttuosità dichiarata, laddove la bocca si va facendo più profilata, melodica, ben disegnata su coltre di rovere da digerirsi ancora. Infine, molto bello l'incontro con il Barbaresco Bricco Libero 2001 ed il suo naso dal fascinoso registro evoluto e terroso, rigoroso ed irresistibile, pure balsamico. In bocca avrete grande diffusione e garbo, eleganza e portamento. Il tannino asciuga un po' ma il tutto sa rendersi ammirevole per equilibri ed armonie sottese.

Ecco conclusa la carrellata, che speriamo valga come presentazione del nostro evento ma anche che sia interessante di per sé. Questa rassegna è però incompleta: non tutte le aziende di Orizzonti e Vertici erano presenti al Vinitaly, e altre si sono aggiunte dopo la nostra trasferta veronese. Ma è una incompletezza facilmente risolubile: dal vivo, tra pochi giorni, a Viareggio!

13 maggio 2005

 
 
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