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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Novità campane al Vinitaly

di Fabio Cimmino

La Campania in occasione del 39° Vinitaly ha continuato a sfornare novità interessanti, sia per quanto riguarda la nascita di nuove aziende che per quanto riguarda la presentazione di nuove etichette. Certo, dispiace continuare a vedere, come ha fatto notare il giornalista ed amico del Mattino, Luciano Pignataro, un'area comune organizzata dall'Ersac da una parte e gli stand dei produttori più rappresentativi, che si presentano singolarmente, sparsi nei vari padiglioni confusi tra le altre regioni. Sarebbe bello che finalmente si pensasse ad un'immagine unitaria fin dalla prossima edizione! La speranza, come si suol dire, è sempre l'ultima a morire.

Una premessa generale riguarda, invece, l'annata 2004, che per i bianchi campani sembra rappresentare la quadratura del cerchio dopo le pioggie del 2002 e la siccità del 2003. Il problema è stato piuttosto quello di contenere le rese, altrimenti generose, onde evitare che a buone prestazioni dal punto di vita aromatico, in grado di regalare intensità e complessità al naso, facesse da contraltare un palato diluito e corto nel finale. I produttori si sono impegnati in tal senso ed i risultati si sono mostrati molto più che soddisfacenti. Il 2004 può in tal senso esser considerata una annata eccezionale per le varietà autoctone a bacca bianca, forse un pò meno per i rossi che non hanno raggiunto le maturazioni ottimali (secondo me, invece, eccessive) dell'anno precedente.

Tra le etichette che hanno esordito all'ultimo vinitaly vorrei da subito cominciare con i rossi di Manuela Piancastelli e Peppe Mancini di Terre del Principe che, dopo aver presentato l'anno scorso i bianchi, hanno quest'anno portato ben tre etichette, a base casavecchia e pallagrello nero, tutte figlie dell'annata 2003. Già pronto e godibile il blend di casavecchia e pallagrello nero Castello delle Femmine che prende l'intrigante nome da un'antica scuola per cortigiane. Frutto primario e delicate sfumature terziarie disegnano un quadro ben delineato. Ancora condizionato dall'affinamento in legno ed aromi post fermentativi il casavecchia Centomoggia che ancora deve trovare in bottiglia la sua strada. Come pure abbisogna di ulteriore affinamento in vetro il pallagrello nero Ambruco, un vino che ha tutte le carte in regola per essere particolarmente longevo. Presentata in anteprima anche l'annata 2004 dei due pallagrello bianco, il Fontanavigna, vinificato in acciaio 100%, ed il Serole, che dimostra come sempre un uso meditato del rovere e già regala una grande piacevolezza al palato!

Spostandoci di pochi metri troviamo l'enologo di Terre del Principe, il professor Luigi Moio, con la sua nuova azienda di proprietà, Quintodecimo, ed il suo primo vino, Terre d'Eclano 2004, un aglianico d'Irpinia IGT che farà da battistrada al Taurasi che verrà! Anche in questo caso la presenza del rovere era ancora piuttosto invadente e bisognerà aspettare qualche mese prima di riassaggiare e poter valutare con più calma il vino. Nel frattempo un grosso in bocca al lupo a Luigi ed alla sua affiatata compagna per questa avventura, che prevede oltre alla produzione di vino anche un'attività di "bed & wine", come loro stessi l'hanno, prontamente, ribattezzata!

Ci sono, poi, gli esordienti assoluti: le Cantine del Mare di Monte di Procida hanno presentato una falanghina ed un piedirosso dei Campi Flegrei sicuramente corretti ma ancora da mettere a punto; la El.An. (sigla che riprende i nomi delle due famiglie che operano in società) di Solopaca presentava diverse etichette a base falanghina, aglianico e piedirosso tra cui un interessante aglianico, il Kyatos 2003 che ho preferito alla riserva ancora in via di definizione (di nome e di fatto); la Masseria del Procaccia ha, invece, compiuto un percorso inverso a molte altre aziende, decidendo di affiancare all'attività di agriturismo anche la commercializzazione delle proprie etichette destinate inizialmente all'autoconsumo e, ancora una volta, a base di falanghina ed aglianico del beneventano; rimaniamo, sempre, nel beneventano, nell'area doc Guardiolo, con un'altra nuova azienda, seguita dall'enologo Nicola Trabucco, Terre Stregate che ha, invece, puntato su vini dal carattere più morbido e moderno nella speranza di bissare i successi ottenuti con il loro ottimo olio; in ultimo, Terra di Briganti, seguita da Roberto Mazzer, con una promettente batteria di vini sia bianchi che rossi, con gli omnipresenti falanghina ed aglianico a guidare la fila!

Spostandoci nell'entroterra irpino troviamo l'Agricola Irpina della famiglia Musto che presentava i vini classici della regione in una interpretazione semplice e ben fatta, anche se è ancora al di là da venire il salto di qualità verso i produttori di riferimento. Chi invece il salto sembra averlo già fatto è l'azienda dei giovani fratelli Urciuolo, di cui ormai si parla da più parti insistentemente e che presentavano sia bianchi notevoli, a base Greco di Tufo e Fiano di Avellino, sia un Taurasi 2001, molto buono ed interpretato in chiave piuttosto tradizionale, nel rispetto delle caratteristiche varietali del vitigno. Io mi sono appassionato, invece, di più al simpatico Di Prisco con uno strepitoso Greco 2004 prodotto anche in una versione limitata (e più concentrata) da uve ulteriormente selezionate. Molto piacevole anche la coda di volpe ed il fiano pari annata dello stesso produttore di Fonatanarosa, mentre ancora "work in progress" il Taurasi 2001 al quale ho, per il momento, preferito l'Aglianico 2004, vinificato in solo acciaio e già tranquillamente fruibile pur senza rinunciare ad un carattere ed una personalità forte e decisa.

Inaspettatamente animata da impeti ancora giovanili la Falanghina 2003 di Torre Varano in attesa che con il 2004 si giunga alla definitiva messa a punto dell'aglianco con la pretenziosa etichetta "L'Eroe". Ancora molto da fare, invece, per la vinicola Salzillo i cui vini sembrano ancora scontare problemi di vinificazione approssimativa ed uve non particolarmente vocate. C'erano poi aziende che non hanno, ormai, bisogno di presentazione come Fattoria La Rivolta, Luigi Maffini, Petilia, I Favati e Villa Diamante, che continuano a migliorare costantemente la qualità dei propri prodotti.

Paolo Cotroneo della Rivolta presentava una Falanghina 2004 di incredibile mineralità e freschezza; Maffini un Kleos 2004 dal frutto croccante e speziat,o mentre il riassaggio di Kratos 2003 non lasciava dubbi sulla bontà e sull'impareggiabile rapporto qualità prezzo di questo fiano cilentano; Villa Diamante riproponeva, invece, il mitico ed originalissimo Fiano della Congregazione 2002 insieme ad il promettente esordiente 2003 che si riavvicina ad un interpretazione più classica e varietale della regina delle uve irpine; Petilia si conferma un grande interprete del greco di Tufo ma dimostra, ormai, mano esperta anche su tutte le altre etichette. C'erano poi le suggestioni biodinamiche della Masseria Frattasi con la sua falanghina di Bonea, coltivata a piè franco, giocata tra frutto e mineralità e l'aglianico Caudanio 2003 un'altra chicca dall'incredibile rapporto qualità-prezzo.

Nulla ho potuto scoprire sulla Tenuta Alfonso Spada, dell'agro casertano, se non i nomi dei vini, Gladius e Sabus, non avendo trovato all'assaggio nessun membro della compagine aziendale. I Favati dopo il Fiano Pietramara, che rimane il loro vino portabandiera, hanno deciso di cimentarsi con greco e aglianico, nascono così il Terrantica ed il Pietrarossa. L'enologo Angelo Pizzi presentava le nuove annate dei suoi autoctoni dimenticati, Sommarrello 2003 ed il bianco Fonte del Piano da uve passorala in purezza, affinato in barrique, che riscatta la deludente versione dell'anno passato. Nuove etichette anche per la Cooperativa Casavecchia, che oltre a presentare una convincente edizione 2004 del Corte Rosa (casavecchia in purezza) ed un moderna riserva 2003 Vigna Prea (sempre casavecchia in purezza ma con dosi più generose di rovere francese), offriva quest'anno anche un pallagrello bianco, semplice e ben fatto, ed un rosso, l'Erta dei Ciliegi, blend di pallagrello nero e casavecchia, più immediato e piacevole!

Secondo appuntamento anche con il primitivo Campantuono di Papa questa volta in versione 2003 ed affiancato da una versione passita (nata per caso, forzata dalla torrida annata). Esordio per la nuova avventura di La Marca con la Cantina di Tufo (Terre del Principato) dove produce greco, fiano ed aglianico cercando nuovi spazi al di fuori del commercio di vini sfusi e di primo prezzo, tradizione di famiglia. Sempre dalla provincia di Avellino ho assaggiato i vini dell'azienda Contrada, tutti rigorosamente bianchi da coda di volpe, greco e fiano. Tutti vini che dimostrano una materia prima interessante ma ancor notevoli margini di miglioramento in fase di vinificazione. Stesso discorso dicasi per Romano Nicola, di Lapio, che presentava Fiano di Avellino 2003 e 2004 non del tutto convincenti. Fuori dall'area C ho riassaggiato, infine, i Lacryma Christi declasssati a IGT di Terre di Sylva Mala: coda di volpe e piedirosso di estrema correttezza varietale e territoriale, che mi hanno fatto ricredere sui campioni degustati qualche mese prima con esito fortemente negativo. Purtroppo nella confusione ho saltato alcune aziende come Mila Vuolo e Della Valle Jappelli di cui si dice un gran bene ma che non ho avuto ancora la fortuna di provare, spero di rifarmi presto e dar loro il giusto spazio e riconoscimento.

Campania felix a tutti

28 maggio 2005

 
 
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