Tradizione e creatività,
ma soprattutto chiarezza d'intenti. Ristorante Ora d'aria a Firenze
di Riccardo Farchioni
Via
Ghibellina si snoda lunga e diritta; arrivati quasi sul viale di scorrimento,
sulla destra si apre il ristorante Ora d'aria, nome allusivo del vicino
carcere delle Murate. Lunico ambiente è bianco candido,
alle pareti campeggiano opere d'arte contemporanea provenienti dalla
galleria Bagnai di Firenze. E ad un certo razionalismo della veste estetica
corrisponde un tratto stilistico molto preciso: chiarezza di intenti
e linearità nella loro esposizione. Insomma un ideale mettere
le carte in tavola in una situazione della ristorazione italiana dove
lambiguità o la fumosità spesso confondono le carte
e tolgono identità.
Qui
innanzitutto si cerca di accogliere in modo esplicito una idea più
flessibile del mangiar fuori: apertura anticipata alle 19.30 ed estesa
fino a tardi, per esempio per i dopo teatro, con tanto di piccolo menu
degustazione apposito. Poi, più importante, Marco Stabile,
il giovane chef-patron dai modi gentili e quieti (e dai solidi trascorsi:
dietro ai fornelli prima alla Cantinetta Antinori, poi alla Cantinetta
del Chianti di Siena e da Arnolfo a Colle Val d'Elsa) tiene ad una separazione
chiara fra un menu di tradizione e uno di creativita', che
in fondo è parola meno impegnativa o forse solo più personale
di innovazione.
La
tradizione comprende le preparazioni toscane classiche, con qualche
piccolo "commento a margine". Quindi la panzanella (anche
se di farro della Garfagnana e con calamaretti saltati), la pappa al
pomodoro (ma con melanzana croccante e olio al basilico), gli gnudi,
la tagliata, il baccalà nella sua versione livornese analogamente
non rivisitati ma lievemente riletti.
La creatività da parte sua fa poco uso di effetti speciali, che
quando ci sono, non sono al centro ma nelle sfumature, o sottotraccia
per ottenere un risultato allapparenza naturale.
Qui
andiamo più nel dettaglio: complessità e contrasti nelle
capesante arrostite con passatina di ceci rosa di Reggello, burrata
e sugo d'arrosto e (particolarmente ben risolti) nella zuppa di granchio
(dolce) con raviolini di pomodoro confit e aneto (più acuti).
Equilibrio esemplare invece nei tortelli di formaggio caprino in salsa
di vongole e gamberi arrostiti. Nel gustoso petto e coscia di piccione
in casseruola ai sentori di caffè con piccole verdure il petto
ha cottura lunga, mentre la coscia ha un primo rapido passaggio di due
minuti, poi viene ricaramellata prima dell'aggiunta della salsa con
caffè. Si azzarda una composizione verticale ma senza
fronzoli nel baccalà (spagnolo) su purea di patate (e che patate!)
I
dolci vengono proposti sia in versione normale che mini,
per chi fosse arrivato alla fine con il fiato corto. Qui è ironica
la rivisitazione (stavolta si) del Cuba Libre, "ricomposto"
separando gli originari ingredienti, e sovrapponendoli dentro un bicchierino
in forma di spuma (il rum) e di gelatina (la coca cola); soavissimo
è lo zabaione innervato di liquirizia che copre linsalata
di fragole. La cantina appare ben gestista, ricca comè
di suggestioni internazionali (soprattutto borgognone) e recettiva ai
movimenti di opinione (leggi vini naturali e marcati dalle tre
A).
Il menu degustazione della tradizione costa 50 euro, quello della creatività
60. Meno di 65 un menu completo alla carta.
Ora dAria
Via Ghibellina 3/c Firenze
Tel. 055.2001699
Aperto di sera, chiuso la domenica
www.oradariaristorante.com
24 ottobre 2006