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Dopo il successo ottenuto con la battaglia per l'imbottigliamento in zona si preparano a rivendicare altri riconoscimenti. Sulle orme del Frascati Doc. I produttori dei marchi Castelli Romani e Velletri si mobilitano di LUIGI JOVINO (Il Messaggero, 6/8/2000) Palermo. Privatizzazione della Vini Corvo: Ricevuto chiede trasparenza negli atti Michele Cimino
Rappresentato in piazza il ciclo della produzione mentre c'è grande attesa per la fuga del bove. Montefalco, dove il vino fa spettacolo (Il Messaggero 15/8/2000) SAN CASCIANO - Piccoli viticoltori ancora "picchiati" dalle decisioni dell'Unione Europea SAN CASCIANO - Piccoli viticoltori ancora "picchiati" dalle decisioni dell'Unione Europea. Lo sostengono loro stessi, all'indomani della proposta ufficiale dell'Organizzazione Comune di Mercato per il vino (Ocm) approvata dalla Commissione Europea e applicativa dallo scorso primo agosto. Il dettato: blocco della creazione di nuovi impianti e ferree regole di reimpianto. Non è questione di lana caprina: i viticoltori chiantigiani, per continuare a produrre Chianti Classico, devono rinnovare di sana pianta i loro vigneti. Fino a qui nulla di strano. Il nodo arriva quando si analizza il "come": i grandi, avendo a disposizione molti ettari di terreno coltivato a vite, possono programmare le sostituzioni e rimanere in produzione. I piccoli, non potendo piantare vigneti nuovi in sostituzione, devono reimpiantare l'esistente col rischio di rimanere out per almeno tre anni. E in questi anni, cosa si fa, si chiedono i piccoli coltivatori diretti? A San Casciano il problema è stato sollevato anche in municipio dal capogruppo dei Comunisti Italiani Marta Pantani. Viene richiesto al Comune di esercitare "pressioni in modo da promuovere gli interessi dei coltivatori presso l'Unione Europea sia direttamente sia manifestando alla Regione". "Il cambiamento del disciplinare del Chianti Classico - ha aggiunto la Pantani - imporrà inoltre ad un alto numero di aziende il reimpianto di parte delle proprie vigne per separare la coltivazione di uve bianche da quella di uve nere. Questo processo deve venire in ogni modo aiutato dalla legislazione e non ostacolato".
Tutti i vini del Lazio in un libro dell'Arsial Sono stati prima assaggiati e apprezzati, poi sono finiti in un volumetto edito dall'Arsial (l'Agenzia regionale di sviluppo agricolo del Lazio). Sono i vini che hanno partecipato alla recente selezione finita in un concorso enologico, unico nel genere per essere stato organizzato con i parametri dell'Ue. Lo scopo dell'iniziativa era spingere i produttori vitivinicoli laziali a migliorare i loro prodotti e infatti al concorso hanno superato l'esame oltre il 70 per cento delle bottiglie esaminate da sei speciali commissioni di esperti. La selezione adesso è diventata un libro dove sono state raccolte tutte le etichette che hanno partecipato alla manifestazione e sono stati illustrati tutti i dati caratteristici (gradazione alcolica, acidità, profumo, caratteristiche enologiche e abbinamenti gastronomici) di centinaia di vini, da quelli più ricercati come il "Bianco del presidente" delle colline di Genzano prodotto in meno di 200 quintali, al milione di bottiglie del "Fontana di Papa" dei Colli Albani. Ogni vino è accompagnato da una buona scheda che illustra le caratteristiche del vino ma anche quelle dei terreni dove vengono coltivate le viti. (il Messaggero, 17/8/2000) Cirò Marina - Università del vino, le ambizioni del primo cittadino. Facente non demorde. E Melissa auspica la valorizzazione Margherita Esposito CIRÒ MARINA - L'Università del vino, la cui istituzione resta uno dei traguardi perseguiti dal sindaco di Cirò Marina Domenico Facente, torna alla ribalta dopo l'incontro svoltosi nelle scorse ore nella vicina Torre Melissa, nel quale quale si è discusso proprio della fattibilità dell'idea di realizzare "un Centro per la formazione, la ricerca, l'innovazione tecnologica e lo sviluppo del settore vitivinicolo dell'area del Cirò e Melissa insieme all'apertura di un Museo della vite e del vino". Per la concretizzazione del progetto si ritrovano oggi alleati il sindaco della cittadina jonica ed il primo cittadino di Melissa Giuseppe Bonessi; un centro che, al pari dei più noti Cirò e Cirò Marina, trae buona parte del suo reddito dal settore vitivinicolo. Secondo quanto spiegato dal sindaco di Cirò Marina, si tratta di un progetto integrato che, mentre prevede la realizzazione a Cirò Marina d'un Centro sperimentale permanente, è volto nel contempo alla valorizzazione anche del patrimonio urbanistico del centro storico di Melissa: un obiettivo, quest'ultimo, che rimane al centro del programma dell'Amministrazione guidata da Giuseppe Bonessi. Si pensa, infatti, di poter trasformare il centro storico di Melissa, il cui complesso urbanistico è in larga parte diroccato ed abbandonato, in un centro del vino con le vecchie costruzioni, opportunamente restaurate, trasformate in sedi di enoteche, museo della cultura contadina, cantine e osterie. L'occasione per discutere del progetto ed ottenere l'avallo della Provincia è stata offerta dalla manifestazione "Calici sotto le stelle" svoltasi nelle scorse sere nel "Torrazzo" della frazione Torre Melissa. L'iniziativa è stata promossa ed organizzata dall'Associazione nazionale "Città del vino" con la collaborazione del "Movimento turismo verde", in collaborazione con la Provincia di Crotone, il Comune di Melissa, quello di Cirò Marina ed il sostegno del Gal, che ha sede nella stupenda struttura seicentesca che domina la frazione marina di Torre Melissa. Il piccolo castello, dopo il suo restauro, costituisce una formidabile attrattiva turistica oltre che una suggestiva sede per convegni e manifestazioni. Nel corso dell'incontro, è stata altresì rilanciato il progetto "De.co", avviato dall'Associazione nazionale che, con la raccolta di 50 mila firme, intende presentare a settembre una proposta di legge al Parlamento per il riconoscimento della denominazione controllata per i prodotti tipici. Alla conferenza, che ha preceduto il brindisi con il vino prodotto da diverse cantine dell'area di produzione del Cirò e del Melissa, sono intervenuti il sindaco Giuseppe Bonessi, che ha fatto gli onori di casa insieme al presidente del gruppo di azione locale, Natale Carvello, il sindaco di Cirò Marina, Domenico Facente, quello di San Nicola Dell'Alto nonchè presidente della Comunità montana, Carlo Rizzo, l'ing. Ferdinando Verardi del Comitato tecnico scientifico dell'Università del vino, il presidente della Provincia di Crotone Carmine Talarico, il quale ha tratto le conclusioni della conferenza assicurando l'impegno dell'ente affinchè il progetto per la nascita nella zona dell'Università del vino, caldeggiata da Facente, possa essere inserito dalla Regione tra quelli finanziabili con i fondi comunitari. Al termine del brindisi, la serata è stata allietata dalla musica popolare del cantautore Danilo Montenegro, in aderenza con gli obiettivi ed i programmi di recupero e valorizzazione delle proprie risorse economiche ma anche di quelle culturali che devono essere posti alla base dei piani di sviluppo occupazionali, turistici e sociale della zona Cirotana. CHIANTI - Più difficile fare truffe....
Vigne abusive a Tollo. Pecoraro Scanio farà ridurre le multe Il ministro per le politiche agricole Pecorario Scanio di è incontrato con il sindaco di Tollo e con gli agricoltori della città del vino. Al centro dell'incontro il problema dei vigneti abusivi, cioè non dichiarati fino al 1998. Il ministro si è impegnato a far ridurre le multe, ma nello stesso tempo ha chiesto agli agricoltori che siano sanati i viogneti abusivi. Oltre a questo ha fatto sapere che questa procedura prermetterà ai viticoltori di concorrere ai 200 miliardi di finanziamento dell'Unione europea in sostego dell'agricoltura. Ha detto il sindaco De Biase: "Occorre mettersi in regola, attendiamo fiduciosi il provvedimebnto del ministro che dimezza le sanzioni ai nostri viticoltori". Palermo. Strade del vino, una risorsa in più Carmelo Leto PALERMO - Due disegni di legge dal titolo: La classe è acqua (minerale). E così si dimezza il consumo del Bordeaux I FRANCESI preferiscono le bollicine. Leggere, trasparenti, incolori e rigorosamente non alcoliche. Nonostante i secoli di alta gastronomia accompagnata dai bianchi o dai rossi più prestigiosi al mondo, sulla tavola francese del Duemila c'è sempre meno vino e sempre più acqua. Naturalmente, e rigorosamente, Doc. Anche se enologi, sommellier e buongustai si affannano ad assicurare che il vino resta la bevanda preferita e insostituibile del popolo di Francia, il consumo di acqua minerale si è moltiplicato negli ultimi vent'anni. Al contrario, secondo alcune cifre rese dolorosamente note qualche giorno fa, il consumo di vino in Francia si è dimezzato dagli anni Sessanta a oggi e nel 1998 sono rimasti nelle cantine dei produttori circa il 40 per cento di vini locali. Colpa della spietata concorrenza dei vini spagnoli e italiani, lamentano alcuni. Ma anche e soprattutto dei nuovi gusti dei francesi: il fois gras - assicurano i puristi gastronomi del nuovo millennio - può essere degnamente accompagnato anche da una minerale doc, che spesso fa concorrenza anche per il prezzo a un buon bicchiere di Bordeau. Per sancire che la classe può essere acqua, la boutique più chic e di tendenza di Parigi, la minimalista ed esclusiva Colette, in rue Saint-Honoré, ha aperto già da qualche tempo un bar che serve solo ed esclusivamente acque minerali. Per tutti i gusti, dalle più frizzanti ed esuberanti a quelle "piatte" al cento per cento, dalle salate alle acidule, dalle anti-colosterolo alle super-vitaminiche. Per chi vuole farsi una cultura e aggiornarsi sulle migliori fonti, è in edicola dallo scorso marzo un elegante trimestrale a colori interamente dedicato all'acqua: L'eau: le magazine, sottotitolo: "Arte di vivere, bellezza, ambiente, salute". E non è un caso che la Guida del bevitore d'acqua, repertorio di tutte le acque minerali vendute in Francia, abbia totalizzato diverse ristampe ed edizioni aggiornate. "Ogni acqua - assicura l'autrice, Emmanuelle Evina - ha un suo gusto e un suo odore, proprio come un buon vino". (Il Messaggero, 22/8/2000) Sicilia: sarà la vendemmia del boom. I viticoltori: "Annata eccezionale. Il segreto? Tanta luce". La raccolta è già iniziata per le uve bianche. Produzione prevista: 9 milioni di ettolitri SARA SCARAFIA Quest'anno la vendemmia è iniziata con una decina di giorni d'anticipo, più o meno intorno a metà agosto: e, secondo gli esperti, le possibilità di gustare un ottimo bicchiere di vino il prossimo autunno salgono alle stelle. Un inverno piovoso e una estate non troppo calda hanno aiutato l'uva siciliana a raggiungere un'ottima maturazione. Ma c'è stato anche un altro elemento a favore della nostra uva. «Ciò che conta di più - spiega Salvatore Geraci, uno dei manager dell'azienda Palari di Messina - è la luce. Le foglie sono autentici pannelli solari e dunque hanno bisogno di molta luce. Che quest'anno non è di certo mancata». Nonostante il forte caldo di questi ultimi giorni di agosto, che ha messo in allarme qualche produttore, le previsioni risultano eccellenti: vino di pregiata qualità in abbondante quantità. L'uva quest'anno è sana: peronospora, oidio e funghi non hanno dato alcun disturbo ai nostri vigneti, dando così ulteriore sostegno a queste rosee previsioni. La qualità, del resto, è garantita anche da un sistema di controlli messi in campo proprio in questa stagione, dopo una circolare del ministero dellAgricoltura contro le frodi spesso nascoste dietro le etichette dei vini che mettiamo in tavola. Obiettivo: rendere più tranquillo il consumatore anche per i vini sfusi, quelli che sfuggono alla denominazione d'origine controllata. Assolutamente soddisfatti dell'andamento della vendemmia 2000 i maggiori imprenditori del settore, gli agricoltori dell'ultima generazione che in questi ultimi anni hanno lanciato l'immagine del vino siciliano. Dice per esempio Vincenzo Fazio, della Fazio Wines di Erice: «I vini saranno di ottima qualità grazie soprattutto al clima che è stato molto favorevole». La Fazio Wines si fa portavoce della tendenza verso le linee produttive internazionali, combinate con quelle autoctone. Un esempio? Il Nero d'Avola, ormai da considerare come autoctono, accanto a Merlo e Mueller Thurgau, che sembrano attecchire in Sicilia e che finora hanno prodotto ottimi risultati. «Il bello della vendemmia - continua Fazio - è anche il rito che racchiude in sé. In alcune aziende diventa una vera e propria festa». Tra i rituali, soprattutto nella zona del trapanese, uno dei più interessanti è quello della vendemmia notturna, ripresa per la prima volta l'anno scorso dalle cantine di Donnafugata e ripetuta un paio di settimane fa. «Questa tecnica - dice Fazio - consente di mantenere inalterato il patrimonio aromatico della uve mature. In quei giorni da noi si crea un clima di festa. Anche i bar rimangono aperti per tutta la notte». Tradizioni antiche miste a tecniche raffinate, collaborazione tra viticoltori e produttori, garantita da costanti incontri di confronto, ecco - secondo i nuovi manager del vino - i segreti che hanno permesso al nostro vino di avere un autentico boom sui mercati internazionali. La produzione siciliana negli ultimi anni ha superato i 9 milioni di ettolitri, con una superficie vitata di 140 mila ettari. Le imprese produttrici, secondo l'ultima indagine dell'Istituto regionale della vite e del vino, risultano 303, e più della metà è costituita da aziende individuali che vendono vino imbottigliato. Le cantine sociali occupano intorno al 26 per cento del totale. La produzione di vino imbottigliato ha registrato un notevole aumento superando il milione di ettolitri, a scapito del vino sfuso e dei mosti, che invece hanno registrato un pesante crollo. «Ciò è dovuto - spiegano i produttori - alle nuove esigenze del consumatore, che ricerca la qualità nel vino, ormai visto come un piacere e non più come mera bevanda». Niente affatto preoccupato, anzi esaltato per il caldo di questo periodo, sembra essere Giacomo D'Ancona dell'azienda D'Ancona di Pantelleria: «Per la produzione del passito questo caldo è di grande aiuto. Favorisce l'appassimento dell'uva, fase che stiamo attraversando proprio in questi giorni. Anche qui da noi la vendemmia è una festa: passito e moscato sono il cuore della nostra isola». Ma gli scettici non mancano mai è qualcuno infastidito dice che la vendemmia 2000 è appena cominciata e che è ancora una partita tutta da giocare, per cui è inutile fare previsioni. Non ci resta che aspettare e bere. (La Repubblica - Palermo 24/8/2000) Cormons. C'è già chi provvede a irrigare i vigneti nelle zone ghiaiose della pianura. Fa troppo caldo, vendemmia a rischio. Una pioggia sarebbe benefica per migliorare la qualità delle uve Il caldo afoso di questi giorni sta mettendo in apprensione i viticoltori. La vendemmia, che è alle porte, rischia di venir compromessa dall'alta temperatura che sta accelerando la maturazione delle uve. I rischi di un'anticipata vendemmia, specialmente per gli impianti recenti e per le qualità che servono per basi spumante come i Pinot e Chardonnay, è che queste uve non abbiano le caratteristiche organolettiche necessarie per ottenere poi degli ottimi vini. Nei prossimi giorni in alcune zone si comincerà a raccogliere le uve a base spumante. Le altre uve invece saranno raccolte nella prima decade del prossimo mese. Tutto slitterà di qualche giorno se cambierà il tempo. Una pioggia sarebbe veramente accolta con grande soddisfazione da parte degli agricoltori perché permetterebbe di ottenere veramente una vendemmia al top. A parte il caldo di questi giorni, le condizioni climatiche fino ad ora sono state perfette per il ciclo vegetative della vite. Se la pioggia dovesse tardare c'è già chi pensa a bagnare i vigneti soprattutto in pianura dove per la presenza dei terreni ghiaiosi la siccità si fa maggiormente sentire. Nei giorni scorsi sono entrate in funzione già gli impianti di irrigazione nella zona del Cormonese. Una bagnatura dei vigneti, comunque, comporta sempre un rischio che è quello di accellerare il processo di marciume degli acini. Al momento le uve sono belle e sane e non destano particolari problemi, ma in questa delicata fase è sufficiente un'elevata umidità, la mancata ventilazione oppure qualche pioggia abbondante (o una bagnatura superflua) per accelerare il processo delle muffe. Per quanto riguarda la quantità non ci sono preoccupazioni. Non sono pochi i viticoltori che hanno effettuato una selezione eliminando all'inizio i grappoli in eccesso per limitare la produzione e garantire una maggiore qualità delle uve. In questo momento, con la crisi del mercato, non c'è bisogno di quantità di vino ma di qualità. La contrazione della domanda di vini bianchi a vantaggio di quelli rossi ha provocato non pochi problemi per gli agricoltori; si registrano infatti eccedenze di vini in cantina superiori a quelle degli anni passati. E per far posto alla nuova produzione, c'è chi vende il vino a prezzi di costo. Anche per questo motivo la vendemmia del 2000 è fonte di apprensione per molti viticoltori che con un occhio guardano al cielo e l'altro ai mercati nazionali e internazionali. E nel frattempo cercano personale: in tutta la provincia serve un migliaio di persone da occupare nella raccolta dell'uva. Non tutte le aziende, in particolare quelle che hanno decine di ettari, riescono a trovare la manodopera necessaria attraverso l'ufficio di collocamento. Alcune aziende sono ricorse alle inserzioni pubblicitarie, altre a volantinaggi. Il problema della manodopera è dovuta anche al fatto che gli studenti non sono più disponibili a lavorare nei vigneti perché la scuola inizia a metà settembre, mentre una decina di anni fa avveniva il 1.o ottobre a vendemmia praticamente completata. (Il Piccolo di Trieste, 25/8/2000) |
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