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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
La scelta del portinnesto della vite - seconda parte

di Lamberto Tosi

Nella prima parte di questo articolo abbiamo cercato di delineare le interazioni tra portinnesti e nesto e l'ambiente che li ospita, ponendo attenzione sul fatto che gli effetti previsti con l'uso di un particolare portinnesto sono influenzati in positivo o in negativo da questi fattori. In questa seconda parte vorremmo puntualizzare tali caratteristiche per poter consentire ai viticoltori di avere informazioni pratiche su cui scegliere.

Sulle esigenze che hanno spinto alla introduzione dei portinnesti abbiamo gia detto; occorre però sottolineare il fatto che per millenni la Vitis Vinifera è stata coltivata franca di piede. La più evidente conseguenza di ciò sono gli areali di coltivazione. La Vitis Vinifera si adatta molto bene a terreni mediamente salsi e con tenori di calcare attivo anche elevati, non così per le varietà americane che in genere soffrono di presenze elevate di cloro e di calcio. Questa ha portato come conseguenza il manifestarsi di clorosi da calcare in areali prima immuni da tale fisiopatia e la ricerca di nuovi portinnesti più resistenti al calcare.

Secondo fattore importante da considerare è la vigoria: in molti casi i portinnesti americani inducono una vigoria molto più accentuata di quella delle viti franche di piede.
Non ultimo poi è il fenomeno della disaffinità: tale fenomeno non è specifico della vite ma si manifesta in ogni forma di innesto. Il caso più lampante è la disaffinità completa che porta alla morte del nesto. Essa è però la meno grave tecnicamente perché è immediatamente visibile. Di maggiore gravità è la disaffinità parziale dato che non porta alla morte del nesto ma a un suo deperimento che può manifestarsi anche negli anni successivi all'impianto e quindi quando la vigna è in produzione.

Ma torniamo ai nostri portinnesti americani. La ricerca di una soluzione al problema della fillossera indusse a ricercare piante di vite naturalmente immuni o tolleranti al parassita. Nei luoghi di origine si era sviluppata naturalmente una forma di resistenza al fitofago tale da garantire una vita normale alle viti locali. Si andò dunque alla ricerca nelle americhe di tali viti e si iniziò il tentativo di innesto. Alcune furono scartate per manifesta disaffinità, altre per la scarsa capacità di radicazione da talea altre perché inducevano comportamenti indesiderati nel nesto. Vennero dunque individuate tre principali specie di vite definite adatte per l'innesto con la Vitis Vinifera. Esse sono la Vitis Riparia, la Vitis Berlandieri e la Vitis Rupestris.

La Vitis Riparia veniva utilizzata in terreni freschi, con poco calcare e in ambienti temperati, ha il vantaggio di essere poco vigorosa ed anticipa germogliamento e maturazione. La Vitis Rupestris "du Lot" è caratterizzata da apparato radicale che tende ad approfondirsi molto, media resistenza al calcare, buona affinità di innesto e ottima radicazione delle talee, scarsa resistenza alla siccità. La Vitis Berlandieri inutilizzabile, come tale per la scarsa capacità di emettere radici, ha però resistenza alla siccità ed al calcare.

Ma più fortuna dei capostipiti sopra citati hanno avuto i loro ibridi, detti americani dato che sono originati da specie americane. Fondamentalmente si sono avuti per la maggior parte ibridi a due vie:
1. Vitis riparia x Vitis Rupestris
2. Vitis Berlandieri x Vitis riparia
3. Vitis Berlandieri x Vitis Rupestris

Al primo gruppo appartengono diversi portinnesti caratterizzati da vigore moderato, adatti a terreni di discreta fertilità che permettono di ottenere prodotti di buona qualità. Per la scarsa resistenza alla siccità non sono adatti a zone meridionali ma non sopportano neppure i ristagni idrici, la compattezza dei terreni e tenori elevati di calcare attivo. Loro caratteristica è quella di indurre un anticipo di maturazione e sono quindi consigliati per ambienti settentrionali. Non eccellono nell'affinità di innesto.Tra questi citiamo il 3306, il 3309, il 101-14, il 16-108 e lo "Schwarzmann".

Al secondo gruppo appartengono una serie di portinnesti caratterizzati da buona affinità di innesto, migliore resistenza alla siccità e al calcare attivo e una più intensa vigoria rispetto ai precedenti. Tra questi citiamo per primo, perché molto diffuso in passato, il "Kober 5BB": esso ha avuto molti sostenitori, in particolare tra i vivaisti dato che dà molto legno da innesto, radica bene e induce notevole produttività; ha per contro scarsa resistenza alla siccità e poca al calcare. Più rivolto alla qualità è il "420A" che induce minore vigoria e maggiore resistenza alla siccità e buona resistenza al calcare attivo.
Altro componente del gruppo da citare è SO4: molto diffuso nelle zone settentrionali per una buona resistenza all'umidità, è però meno vigoroso del 5BB e va soggetto a carenza di magnesio inducendo su varietà sensibili la fisiopatia conosciuta come "disseccamento del rachide".

Al terzo gruppo appartengono portinnesti caratterizzati da elevata vigoria, buona resistenza al calcare, alla siccità e alla compattezza del terreno ma con difficoltà di radicazione. Tra questi da ricordare i Richter 99 e 110, resistenti alla siccità ed ai terreni acidi, e che danno una vigoria più contenuta rispetto agli altri portinnesti del gruppo Paulsen. Di questi citiamo il molto diffuso 1103 P e il 779 P, molto resistente alla compattezza del terreno. Molto diffuso anche il 140 Ru, anch'esso molto resistente al calcare ed alla siccità e anche ai terreni acidi.

Un ulteriore passo nel processo di ibridizzazione dei portinnesti viene compiuto con l'introduzione nella linea genetica di altre specie e in particolare della Vitis Vinifera introdotta per apportare maggiore affinità di innesto e maggiore resistenza al calcare.
Si hanno così tutta una serie di ibridi complessi difficilmente caratterizzabili in gruppi.
Citiamo i più diffusi in Italia: il 41B ibrido di Chasselas x Vitis Berlandieri è caratterizzato da una resistenza notevole al calcare e alla siccità, media vigoria ma per contro una media resistenza alla fillossera. Il 333 EM da Cabernet Sauvignon x Vitis Berlandieri, anch'esso resistente a calcare, da cui è derivato il Fercal considerato il portinnesto più resistente al calcare attivo.

Dopo questa carrellata, che non ha la pretesa di essere esaustiva, dei portinnesti maggiormente utilizzati in Italia corre l'obbligo di porre il lettore in guardia da queste definizioni e attribuzioni di caratteristiche per i portinnesti. Essi sono certamente portatori di caratteristiche differenti, che però vanno sperimentate direttamente sul campo e nell'ambiente dove verrà posto il vigneto. Il lavoro di scelta di un portinnesto dovrebbe essere antecedente all'impianto del vigneto stesso.

Biosgna saggiare in loco i portinnesti (4-5) che dalla letteratura e dall'esperienza vengono considerati i più idonei per l'ambiente ed il tipo di vigneto che vogliamo ottenere, per verificare se effettivamente quelle caratteristiche attese si riscontrano e si esprimono in quell'ambiente. Lavoro lungo quindi ma necessario per ridurre il più possibile l'errore nella scelta del portinnesto.

In ultimo un esempio tratto dalla realtà. In vigneti adiacenti con terreni uniformi trattati e concimati allo stesso modo la differenza di portinnesto può indurre un aumento del grado zuccherino pari a 2 gradi brix e un aumento di polifenoli totali pari al 15%.

Sbagliare portinnesto può costare caro.

23 novembre 2005

foto: particolare di innesto, vitis rupestris, vitis berlandieri

 
 
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