Quattro passi
fra i 
tre bicchieri
 
 
Un pomeriggio a Riecine, ricordando John Dunkley

Viaggio degustativo nella Borgogna:
Introduzione, Le degustazioni

Mario Soldati:un precursore


Vinitaly '99
I vini del millennio
L'AcquaBuona: l'editoriale di fondazione.

Siamo stati alla "Festa del Vino", organizzata dal Gambero Rosso in occasione dell'uscita della Guida dei Vini d'Italia 2000, Gambero Rosso e Slow Food Arcigola editori, che si è tenuta nella Sala dei Cavalieri dell'Hotel Hilton di Roma Domenica 28 Novembre 1999 dalle ore 17.30. 
In questa manifestazione potevano essere assaggiati i 182 vini premiati dalla guida con il suo massimo riconoscimento, i "Tre Bicchieri".


Diciamo subito che abbiamo preparato l'evento con molta cura. Abbiamo prenotato via fax un mese prima, abbiamo accuratamente telefonato per la conferma. Abbiamo passato l'ultima settimana a studiarci un percorso e, stimando le nostre capacità e il tempo a disposizione (dalle 17.30 alle 21.30) abbiamo dolorosamente sfoltito la lista dei 182 vini facendone rimanere una sessantina (proposito peraltro ottimistico).
Purtroppo la cartina ci ha tradito (o non siamo stati capaci di intepretarla), dunque ci tocca un buon chilometro a piedi, e ci accorgiamo subito che non tutti sono così presi dall'evento come noi: "... stamo ad anda' alla degustazione ... no, poi andiamo alla partita..." urla ansimando al telefonino chi ci precede nell'inerpicata finale verso l'Hotel Hilton.

Fattostà che arriviamo con una mezz'ora di ritardo sull'inizio, e purtroppo i posti nel guardaroba sono esauriti, quindi buttiamo la giacca dove capita e iniziamo i nostri assaggi, guidati dalla convinzione che ci troveremo comunque di fronte vini di straordinario valore, e gli eventuali "difetti" trovati (quasi sempre dovuti ad eccessiva gioventù) saranno comunque da riferire ad un livello assoluto molto alto. 

Quel che segue non vuole chiaramente riportare i risultati di vere e proprie degustazioni, ma una breve cronaca delle nostre sensazioni di fronte ad una sequenza irripetibile di capolavori enologici.

C'è veramente moltissima gente, si fa fatica a camminare, è molto caldo. C'è poi uno schermo gigantesco che trasmette immagini di Gambero Rosso Channel, e ogni tanto c'è Ezio Greggio che ammicca.
Ad ogni vino è associato un numero, e il loro servizio è effettuato da bravissimi Sommelier, che giustamente non "avvinano", altrimenti gli affollamenti diventerebbero ancora più gravi.

L'affanno, la confusione e lo schermo che incombe ci consigliano di assaggiare pochi bianchi, che richiedono più attenzione nel loro ascolto. Partiamo dunque dal Vintage Tunina 1997, uvaggio di Chardonnay, Sauvignon, Picolit e Malvasia dei Vinnaioli Jermann (Farra D'Isonzo, Gorizia), che ci colpisce per l'eleganza delle sue fragranze floreali: ci sembra di riconoscere una spiccata nota di Sambuco. 

Il COF Rosazzo Bianco Terre Alte di Livio Felluga (Cormons, Gorizia) composto da Sauvignon, Pinot Bianco e Tocai  Friulano ci impressiona di più per il frutto, sentiamo la pera in particolare, e per la sua struttura. 

Facciamo poi visita ad una vecchia conoscenza, lo Chardonnay 1998 di Planeta (Sambuca di Sicilia, Agrigento) che dopo dei bianchi così "puri" ci colpisce per le sue note speziate (chiodo di garofano), e per quella incredibile progressione in bocca, con una persistenza finale che sembra non finire mai.

Passiamo quindi ai rossi, ma riceviamo una triste notizia: sono le 18.30 e il Sassicaia 1996 (Tenuta San Guido, Bolgheri, Livorno) è finito: pare ce ne fossero solo dodici bottiglie. 
Ma la malinconia ci passa subito quando assaggiamo il Lupicaia 1997 (Cabernet Sauvignon e Merlot della Tenuta del Terriccio, Castellina Marittima, Pisa): il suo colore è fitto e cupo, senza cedimenti, il naso è mediamente intenso, e si sente l'impatto dei profumi terziari (tostato, caffè). In bocca esplode letteralmente, il corpo è mostruoso, il finale amplissimo e lunghissimo.

Veniamo al Solaia 1996 dei Marchesi Antinori di Firenze (Cabernet Sauvignon e Sangiovese al 20%) che ci appare di colore rubino tendente al purpureo; i profumi sono quelli di un cesto di viole, miracolosamente fusi con un apporto del legno così discreto ed aristocratico come non ci era ancora capitato di sentire. Il corpo è medio tendente al pieno, e il vino si mostra un po' astringente nel finale. 

Il Solengo 1997 (blend paritario di Sangiovese, Cabernet, Merlot e Syrah della Tenuta di Argiano, Montalcino) si mostra più caldo, si avverte la dolcezza della frutta matura e l'apporto del Merlot. Anche lui è un pochino astringente nel finale.

La Vigna d'Alceo 1997 (Cabernet Sauvignon e Petit Verdot del Castello dei Rampolla, Panzano in Chianti) ci fa vedere forse il colore più concentrato di tutti. Si sente la potenza del frutto; il corpo è medio, il vino è molto lungo, e soprattutto colpisce per il suo già raggiunto equilibrio, con un tannino dolce e setoso.

Il Siepi 1997 (Sangiovese e Merlot al 50% dal Castello di Fonterutoli, Castellina in Chianti) è un vino polposo, morbido, dominato da note di frutta nera, con un finale molto bello ma non lunghissimo.

Il Galatrona 1997 (Merlot della Fattoria di Petrolo, Mercatale Valdarno, Arezzo) ha un colore impressionante per la sua concentrazione; in bocca è potente, e conferma questo carattere concentrato, con leggere note amarognole.

Il Carbonaione 1996, Sangiovese del Podere Poggio Scalette (Greve in Chianti) stupisce per il suo bell'attacco in bocca, la cui seconda parte però scivola via piuttosto velocemente.

Il Romitorio di Santedame 1997, uvaggio di Prugnolo e Colorino dei Tenimenti Ruffino (Pontessieve, Firenze) colpisce per i suoi profumi di frutta di bosco fresca. È un vino delicato più che potente, con una silhouette elegante e un corpo medio.

E poi, a volo d'uccello: il Saffredi 1997 (Cabernet-Merlot della Fattoria Le Pupille, Magliano, Grosseto), dai profumi prepotentemente marcati dal Cabernet, di grande polpa e persistenza; il Bolgheri Rosso Superiore Paleo 1996 (Le Macchiole, Bolgheri, Livorno) pieno, non tannico, dolce e persistente; il Cepparello 1997 (Sangiovese di Isole e Olena, Barberino Val D'Elsa, Firenze) rotondo, concentrato ed equilibrato; un confronto fra il Brancaia 1997 (Sangiovese-Merlot della Fattoria La Brancaia, Castellina in Chianti) e il Fontalloro 1995 (Sangiovese della Fattoria di Felsina, Castelnuovo Berardenga, Siena) in cui il primo risulta più concentrato ed "allargato" dal vitigno francese, mentre il secondo è più fresco, snello e di grande intensità in bocca.

Trasferendoci verso gli Amaroni, dobbiamo superare l'arduo scoglio della calca che assaggia il prosciutto "Fiorucci". Scorgiamo la postazione del San Leonardo 1996 (uvaggio di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot dell'omonima tenuta situata nei pressi di Avio, provincia di Trento). Non resistiamo, e veniamo premiati perché investiti letteralmente da una ondata di profumi veramente intensi e degni di un succo concentrato di frutti di bosco rossi. In bocca il corpo è pieno, si sente una nota tostata e verso il finale sfumature di caffè. Grande persistenza.

Arriviamo dunque agli Amaroni, iniziando dall' Amarone della Valpolicella Classico 1995 di Allegrini (Fumane, Verona), che presenta profumi intensi di prugna e confettura di amarena. In bocca il vino si mostra di corpo pieno, e conferma le sensazioni di marmellata avute al naso. I 15 gradi non si avvertono minimamente.
Sempre di Allegrini assaggiamo poi La Poja 1995, Corvina in purezza che presenta profumi più evidentemente tostati, e ci sembra un vino dal profilo più "internazionale". In bocca si avverte una spiccata vena acida e la componente alcolica (13.5 gradi) si nota molto più chiaramente che nell'Amarone.

L'Amarone della Valpolicella Classico Acinatico 1995 (Stefano Accordini, San Pietro in Cariano, Verona) è più dolce, quasi tendente al passito e i profumi sono di confettura più cotta. Grande dolcezza anche in bocca, per questo vino dal finale lunghissimo.

L'Amarone della Valpolicella Classico 1995 di Luigi Brunelli (S. Pietro in Cariano, Verona) ha un colore dalla concentrazione stupefacente. I profumi sono anch'essi più concentrati ma forse meno precisi e catalogabili, comunque dominati dalla frutta nera. Grande corpo, leggerissima nota boisé.

Torniamo a toni chiaramente fruttati e dominati dall'amarena con l'Amarone della Valpolicella Classico Pergole Vece 1995 di Le Salette (Fumane, Verona), un vino in cui la componente alcolica è forse un tantino squilibrata rispetto al corpo.

Terminiamo la nostra panoramica su questo grande vino italiano con l'Amarone della Valpolicella Classico Mazzano 1993 di Masi (S. Ambrogio in Valpolicella, Verona). Il colore è ovviamente meno concentrato, il vino è un tantino sottile (forse soffre il confronto coi precedenti assaggi), vanigliato, ma morbido ed elegante, e mostra toni più evoluti e "ciliegiosi".

Questa full-immersion nel mondo dell'Amarone, che ci ha dato delle bellissime soddisfazioni, ci è però costata i vini di Gaja: neanche una goccia dei suoi quattro "tre bicchieri"!
Ci consoliamo subito inalando i bellissimi profumi di rosa del Barolo Bricco Luciani 1995 di Silvio Grasso (La Morra), un vino di medio corpo dal bel finale profumato.

Il Barolo Bricco Fiasco 1995 di Azelia (Castiglione Falletto), di colore non particolarmente carico, ci sembra anch'esso spiccatamente floreale; la componente alcolica e tannica in bocca si fanno sentire, ma sono ben contrastate da belle sensazioni vanigliate.

Il Barolo Pajana 1995 di Domenico Clerico (Monforte D'Alba) ha profumi elegantissimi di fiori (rosa soprattutto). La bocca è ancora giovane, astringente, ma che conferma tutte le piacevolezze sentite al naso.

Il Dolcetto di Dogliani Sirì D'Jermu 1998 dei Fratelli Pecchenino (Dogliani) ci è parso molto aggressivo in bocca, mentre il Barbaresco Vigneto Brich Ronchi 1996 di Albino Rocca (Barbaresco) ha una netta impronta vanigliosa e fruttata per una bocca molto ricca e con una grande carica tannica. Il Barbaresco Rabajà 1996 di Bruno Rocca ci ha invece mostrato spiccati profumi di viola e una bocca molto equilibrata, in grande progressione e sostenuta da un corpo notevole.

Abbiamo poi assaggiato i due Langhe di Elio Altare (La Morra): il Langhe Arborina 1997, Nebbiolo in purezza, dai bellissimi profumi di rosa mescolati a note vanigliate, ci si è mostrato un po' tannico; il Langhe Larigi 1997 (Barbera in purezza) aveva invece un colore fittissimo, e ci si è presentato come un vino concentrato, imponente, polposo e giustamente tannico nel finale dolce.

Terminata la rassegna dei vini piemontesi, ahinoi troppo breve, anche perché molti vini erano già terminati, concludiamo questa passeggiata fra l'eccellenza enologica italiana con una piccolo confronto fra Cabernet altoatesini e una selezione di vini del sud.

L'Alto Adige Cabernet Castel Schwanburg Riserva 1996 del Castello Schwanburg (Nalles, Bolzano), aveva un bel fruttato un pochino "sporcato" da sfumature erbacee; grande concentrazione e frutto erano invece la nota dominante dell'Alto Adige Cabernet-Merlot Auhof 1997 del Baron Widmann (Cortaccia, Bolzano).

Passando ai vini del sud, grande impressione ci ha fatto il Montevetrano 1996 (dell'omonima azienda situata San Cipriano Picentino, Salerno), forse perché ce lo aspettavamo più aggressivo. Invece siamo stati colpiti dalla sua grande concentrazione, morbidezza, progressione in bocca; insomma, un'interpretazione del Cabernet Sauvignon ai massimi livelli. 

Dalla Puglia: di Felline (Manduria, Taranto), abbiamo assaggiato il Vigna del Feudo 1997 (uvaggio di Primitivo in prevalenza, poi Montepulciano e piccole quantità di Cabernet e Merlot) polposo, ricco, pieno di frutta e sensazioni vanigliate. Di Leone de Castris (Salice Salentino, Lecce), il Salice Salentino Rosso Donna Lisa Riserva 1995 presentava un colore piuttosto carico. Sensazioni di frutta rossa e di vaniglia facevano la componente aromatica in bocca estremamente ricca.
Ma forse il vino pugliese che ci ha impressionato di più è stato il Primitivo di Manduria Zinfandel 1998 di Sinfarosa (Avetrano, Taranto), dai profumi di frutta rossa surmatura, grande corpo e dolcezza data anche dall'apporto del legno.

Concludiamo con un grande Turriga 1994 (uvaggio di Cannonau, Carignano, Malvasia Rossa e Sangiovese prodotto da Antonio Argiolas, presso Serdiana, Cagliari): dolce, elegante, morbido, aromaticamente validissimo dalle sue note di frutta rossa rese suadenti dall'apporto del legno.

 [Riccardo Farchioni]


 

 

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