Al Castello di Camigliano
fu una grande annata
di Luca Bonci
Tra
le ragioni per cui il vino affascina, v'è quella che associa
ad ogni bottiglia il suo anno di nascita. Ritrovare in un vino l'andamento
stagionale, riconoscere una calda estate, oppure un bell'autunno, sono
tra i piaceri che il vignaiolo e l'appassionato rincorrono. Certo, a
creare il vino non concorre solo l'annata meteorologica, che poi cambia
da territorio a territorio, da un microclima ad un altro, ma altri fattori
hanno la loro parte. Contingenti, come nuove scelte in vigna, l'arrivo
di un nuovo enologo, un rinnovamento della cantina, e anche casuali,
figlie di quella fortuna che sempre i contadini sperano dalla loro parte.
Tutte questo insieme fa sì che il vino sia cosa viva e variabile,
specchio di stagione, perizia vignaiola e fato. E, di tanto in tanto,
ecco che arriva la sorpresa, il vino più buono, quello da ricordare
negli anni a venire. Al Castello di Camigliano, nel sud ilcinese,
il 1993 fu una grande annata, una bella media qualitativa di tutta la
produzione, ma soprattutto un grande Brunello di Montalcino Riserva.
Da allora l'azienda ha iniziato il suo cammino, che oggi la colloca
in buona evidenza nell'affollato panorama ilcinese, ma i recenti successi
non hanno fatto dimenticare quella Riserva, e noi, dopo averla assaggiata
allo scollettare del millennio, abbiamo voluto riprovarla ora, per verificare
cinque anni dopo la bontà di quel vino ché, come si sa,
i grandi vini si vedono alla prova del tempo.
Brunello di Montalcino Riserva 1993 (13%)
Il primo impatto, mentre il vino cade nel bicchiere, dopo opportuna
apertura anticipata della bottiglia, è già rinfrancante.
Il vetro si colora di un rubino vivo e compatto, che solo in trasparenza
mostra una leggera e auspicabile unghia granato. I profumi sono eterei,
fini e profondi. Un naso sangioveso che oramai tende al minerale, pur
portando con se ricordi di frutta nera e di fiori appassiti. E' bello
in bocca, questo Brunello, con una lunga linea fruttata sui toni di
una limpida ciliegia, in un contesto equilibrato, di media possanza,
nitido e elegante. Chiusura amaricante, dai giusti tannini e leggermente
calda. Uno sfoggio di maturità, per un vino da bere, in cui l'equilibrio
e l'armonia raggiunti con l'età non placano del tutto alcuni
ardori giovanili.
La prova è fatta: era un grande vino, lo è ancora.
16 dicembre 2005