Dall'IWF di Merano


Cronache meranesi 2003:

Union des Grands Crus de Bordeaux

Alto Adige

Evidenze centro-meridionali (senza dimenticare le isole)

Ancora Sicilia, oltre i luoghi comuni

Di Romagna... sangiovese!

Pianeta Puglia:
un Primitivo d'attualità

fantasie negroamare

 


Evidenze centro-meridionali (senza dimenticare le isole)
di Luca Bonci

E' ogni giorno sempre più evidente, anzi, è ormai quasi un luogo comune, che la vitivinicoltura di qualità sta esplodendo anche nelle regioni meno storicamente vocate. Centro, sud ed isole sono sempre più presenti nel panorama enoico italiano. E non stiamo parlando solamente della regione guida, della Sicilia che ogni anno sforna decine di nuovi vini da primato, ma piuttosto del diffuso movimento che scuote quasi tutte le regioni, dalle Marche in giù. Il festival di Merano, nella sua veste di vetrina selezionata, ci ha dato modo di entrare in contatto con alcuni dei migliori lieviti di questo fermento.

Senza alcun ordine di merito, partiamo dalla Sardegna, scusandoci con gli isolani, che magari non si sentono proprio emergenti. Bisogna infatti dire che la Sardegna ha una certa tradizione in fatto di vini di qualità, ma è anche indubbio che il numero di aziende sarde di buona statura è in deciso aumento.

Di Giogantinu assaggiamo il Vermentino di Gallura DOCG Lughente 2002 (12%). Vino dal colore paglierino chiaro e dai profumi molto fini di media intensità: cedro, fiori di campo e agrumi in genere, con più un tocco di minerale. All'assaggio pecca di poca sapidità e presenta un passo costante, monotono.
Il Lughente Vendemmia Tardiva 2002 è un IGT di 14% dal colore paglierino e dal naso mediamente intenso in cui spiccano sentori di pasticceria e di mosto maturo. Dolce e lungo al gusto, lo troviamo piacevole, specialmente per la chiusura vegetale un po' selvaggia che lo rende complesso e non stucchevole. Nel retrogusto percepiamo simpatiche note di rosa canina.
Il Terra Mala 2000 è un IGT composto da carignano e moristello, il nome locale del bovale, ha 13,5% e un colore rubino. Molto dolce nei profumi, con sentori di frutta matura, confettura di ciliegie, ma anche vaniglia e cuoio, ci offre una bocca piena e lunga, di buona sapidità e concentrazione. Certo, un vino assai caldo e maturo, ma sostenuto da un rinfrescante tono acido. Fa sei mesi in barrique e le note legnose ci sembrano ancora eccessive, specialmente alcuni toni cioccolatosi presenti sia nei profumi che nel fine bocca.

Cantina Santadi
Vermentino di Sardegna DOC Cala Silente 2002 (13,5%). Il colore è paglierino brillante e il naso fresco, di fiori e minerali. Al gusto è sorretto da una piacevole vena acida che lo sostiene a lungo. Non ha una complessità rilevante, ma una bella persistenza, anche grazie alle note vanigliate donate da un leggero passaggio in legno del 10% della massa. Un po' sovralcolico il finale.
Nell'IGT Villa di Chiesa Valli di Porto Pino 2002 (14%) concorrono chardonnay e vermentino in ugual misura. Il vino viene fermentato in barrique e lasciato sui lieviti per 5/6 mesi, con il risultato di ottenere un prodotto grasso e pieno, ma non molto ampio aromaticamente. Scavando un po' si estraggono profumi cipriati e minerali. Al gusto evidente il contributo terziario e una certa alcolicità in eccesso.
Il Carignano del Sulcis Riserva DOC Rocca Rubia 2000 ha 13,5%, un bel colore rubino e profumi fini ed eleganti, non intensissimi ma ben persistenti. Morbida ed equilibrata la bocca, segnata da sentori di piccoli frutti rossi e ciliegia sottospirito. Abbastanza aggressivi i tannini. Fa 10 mesi di barrique di secondo passaggio.
Il Carignano del Sulcis Superiore DOC Terre Brune 1999 (14%) passa quasi tutto in barrique nuove, per 15-18 mesi. Si tratta del prodotto di una vigna selezionata per la sua produzione limitata e ha un colore rubino vivo e intenso, e una bella complessità aromatica. Il frutto è nitido e le note floreali, minerali e vanigliose sono in buon equilibrio. In bocca entra dolce, sapido, pieno, ma mantenendo l'eleganza e la nitidezza dei sapori. Il frutto, se vogliamo trovare un difetto, presenta un leggero eccesso di maturazione, ma a queste latitudini...

Argiolas
Il Cerdeña 2001 è un Isola dei Nuraghi IGT composto da vermentino e altre uve bianche, tra le quali spicca la malvasia. Uve autoctone quindi, e 8 mesi di barrique. Ne viene fuori un vino dal paglierino carico e dal naso speziato. Chiodo di garofano e sensazioni lattiginose sovrastano tutto il resto. Al gusto l'ampiezza è notevole, in un contesto di grande morbidezza che porta a un finale caldo, carente in acidità. Sicuramente un vino polposo, ma poco fruttato, e ad un prezzo veramente poco comprensibile.
Il Korem 2001 è composto da bovale al 70% e poi carignano e cannonau. Affina per 12 mesi in rovere piccolo e nuovo e si presenta rubino fitto, con sfumature porpora. Un sacco di frutta all'olfatto, addolcita dalla vaniglia e arricchita da note vegetali di bacca selvatica e frutto di sambuco. Molto piacevole l'ingresso in bocca, dove di nuovo è la frutta rossa matura a prevalere. Il finale è segnato da una carica tannica assai robusta.
Il Turriga Isola dei Nuraghi IGT 1999 è un uvaggio di cannonau per l'80% e altre uve rosse: carignano, malvasia nera, bovale. Fa ben due anni di legno piccolo e due anni di bottiglia prima di essere commercializzato. Una uscita non affrettata, come dovrebbe sempre essere per i vini di una certa struttura, che Argiolas può ovviamente permettersi per la sua nave ammiraglia. Il colore è rubino vivo e fitto e i toni olfattivi spaziano dal vegetale, al fruttato, con una evidente speziatura. Non sono dolcissimi, seppur maturi. A un ascolto attento si notano anche erbe aromatiche e cenni cosmetici. Al gusto l'avvio è sottotono, poi il vino si allarga sino a raggiungere una bella pienezza, anche se gli aromi vanno un po' scavati. La chiusura presenta un tannino imponente e un finale tabaccoso non piacevolissimo. Un gran bel vino, certo, ma gli assaggi delle annate passate ci avevano regalato una maggior estroversione.

Saltiamo sul continente, atterrando nelle Marche. L'azienda Casalfarneto produce dal 1996, su 25 ettari di vigneto, e qui presenta i suoi Verdicchio. IL primo che assaggiamo è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Gran Casale 2001. Ha 13,5% gradi alcolici ed è vinificato tramite criomacerazione di uva colta surmatura. Il colore paglierino carico ha sfumature che definiremmo ramate, e i profumi non sono intensi, ma intriganti, con sentori di sedano, crosta di pane, mela renetta e minerali ferrosi. Meno bella la bocca, che soffre un po' di carenza aromatica, pur avendo un discreto passo.
Assaggiamo l'annata successiva, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Gran Casale 2002, che non è certo una bella annata, come si vede già dalla gradazione, ridotta a 12,5%. Il colore è paglierino e i profumi sono assai estroversi, di fiori e mela, freschi e quasi dolci. Ma "non è questa la tipologia di vino che vorremmo produrre, l'annata precedente è più fedele ai nostri propositi." E infatti, dopo la freschezza olfattiva il vino perde all'assaggio. Il corpo non è all'altezza e il vino tende a sfuggire verso una chiusura acidula.
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Cimaio 2000 viene prodotto facendo ammuffire le uve tenute sulla pianta fino a novembre. Il 30% fermenta e matura in barrique, il suo colore è paglierino tendente al dorato e i profumi minerali e di pasticceria secca. Sapido e corposo al gusto, è marcato da sentori lattiginosi e da un residuo zuccherino sensibile ma per nulla stucchevole.

San Giovanni ci presenta il suo Falerio dei Colli Ascolani Marta 2001. Una vendemmia tardiva di passerina, pecorino e trebbiano a cui viene aggiunto un 20% di sauvignon. Un vino bianco che sfida il mercato, riposando per un anno in bottiglia dopo averne passato un altro sui lieviti, in acciaio. Il colore è paglierino e i profumi sono di frutta e vaniglia. Al gusto è sapido e cresce bene, ha una bella acidità e un finale secco, amarognolo, mandorlato, di bella pulizia.
Il Rosso Piceno Superiore Rosso del Nonno 2000 (14%) prende vita da un uvaggio di montepulciano al 70% e sangiovese. Il colore è rubino cupo e i profumi sono vegetali e terziari, di confetti e balsamici, non intensissimi. Bocca concentrata, di buon corpo ma non grassa, in cui il frutto sfocia nella confettura. Tannico il finale, me senza eccessi aggressivi.
Il Marche Rosso IGT Zeii 2000 è composto da montepulciano al 50%, cabernet al 35 e merlot al 15. Il suo colore è rubino vivo e intenso e i profumi sono pepati, un po' rustici, minerali e di sottobosco. Bel frutto all'assaggio, dolce e rosso, maturo. Chiusura amarognola di impatto notevole. Pur con l'apporto dei vitigni internazionali, questo montepulciano ci da piacevoli sensazioni di rude franchezza.

Marramiero
Il Trebbiano d'Abruzzo DOC Anima 2002 (13,5%) si presenta paglierino, con leggeri riflessi dorati e un naso tipicamente centrato sui profumi di mela, non intensi, e su una sottile nota floreale. L'uva che va a creare questo vino proviene da un vigneto di 35 anni, e viene portata a leggera surmaturazione e poi criomacerata. Ma è al gusto che il vino cambia marcia, con un bell'impatto acido e largo. Un vino franco, di moderata complessità ma bello spessore.
L'Incanto 2000 è un Montepulciano d'Abruzzo vinificato in acciaio che raggiunge i 14%. I suoi profumi sono di ciliegia, molto nitidi, e il colore è un bel rubino vivo. Al frutto si affiancano note aromatiche che ricordano il rosmarino e il sedano e una lieve sensazione confetturata. La beva non è complessa, media di corpo e di lunghezza.
Il Montepulciano d'Abruzzo Inferi 1998 (14%) affina per 16 mesi in barrique e la vivacità del suo rubino lo testimonia. Naso di ciliegia e cipria, con quest'ultimo sentore a dominare. Bocca molto morbida ma dominata da note terziarie francamente eccessive, specialmente nella chiusura segnata da un retrogusto di tabacco molto evidente.

Mustilli
Il Santagata dei Goti DOC Falanghina 2002 è un vino dal colore paglierino tenue e dai profumi freschi, di fiori e pepe bianco. Bella, in bocca, la corsa acida verso il traguardo di un finale pulito e lungo. Semplice e beverino, vince nella freschezza degli aromi.
Il Greco Vigna Fontanella 2002 ha colore paglierino tenue e profumi floreali con in più una nota minerale assai evidente. In bocca è assai pulito, ripropone la mineralità olfattiva in un corpo medio, lineare e semplice.
Il Briccone 2001 è un vino da tavola prodotto con aglianico, che non segue la DOC visto che viene commercializzato in anticipo. È rubino con sfumature porpora e presenta un naso di media intensità segnato da note fumé , di spezie e di aromi dell'orto. Al gusto parte in sordina, ma poi si amplia ma sempre su note vegetali e affumicate. Bello il sostegno acido ma un poco asciutto il tannino.

Grotta del Sole
Azienda che produce a nord di Napoli, in terreni vulcanici sciolti, su cui la fillossera non attecchisce. Falanghina e piedirosso vengono quindi coltivati senza innesto, donando al vino particolarità tipiche del terroir. La Falaghina Coste di Cuma 2001 è una DOC Campi Flegrei dal colore paglierino dorato e dai profumi marini, minerali, leggermente segnati da sentori di chiodo di garofano. Passa infatti per il 10-15% in barrique e la troviamo piena al gusto, dove mantiene, con eleganza, i sentori minerali già percepiti all’olfatto.
Il Campi Flegrei DOC Piedirosso Montegauro Riserva 1999 ha 12,5% e discende da uve coltivate sulle sponde del lago d'Averno. Il suo colore è rubino e i profumi, fini e di media intensità, sono di ciliegia. Media grassezza e frutto ben maturo al gusto, dove la dinamica non è esaltante e il vino si fa apprezzare specialmente per la freschezza e la gentilezza della beva.

Fontanavecchia
La Falanghina IGT Facetus 2002 viene prodotta fermentando il 40% delle uve in legno. Paglierino il colore, profuma di fiori ma anche di terra, con sentori di roccia vulcanica, di mosto maturo e agrumi. In bocca il vino è acido e ha un bel passo, incede pieno e sapido e sempre molto fresco. Finale lungo su note fruttate.
L'IGT Orazio 2001 (14%) è prodotto con aglianico al 60% e cabernet sauvignon per il resto. Fa barrique di primo, secondo e terzo passaggio e ha un colore rubino concentrato e profumi di piccoli frutti rossi affiancati da toni più austeri di cipria e balsamici. Balsamicità che rimane all'assaggio dove incontriamo un frutto ben concentrato e una bella trama tannica. Finale segnato da un piacevole sentore di bacca selvatica.
L'Aglianico del Taburno Grave Morae 2001 ha 15% e un colore rubino di buona intensità. Si tratta di un vino che viene prodotto solo nelle annate migliori, caratterizzato da un alta concentrazione di estratti. L'incontro con le note acri dell'aglianico è inizialmente un po' sconcertante, poi il vino svela profumi profondi di frutta nera e toni floreali di viola e iris. Al gusto sono evidenti le note minerali e terrose, che rendono il vino un po' rustico, così come i tannini che non sono certo trascurabili. Però anche la componente fruttata ha la sua importanza, in veste ben matura ma senza cedimenti al confetturato. Passa 13 mesi in barrique nuove.

Ciccio Zaccagnini ci riporta verso il centro dello stivale, con la sua azienda che dal 1978 insegue la qualità e la modernità. Il Montepulciano d'Abruzzo San Clemente 2001, prodotto in vigne che rendono solo 60ql/ha, ha colore rosso vivo, 14,5%, e profumi di un fruttato intenso a cui si aggiunge una netta nota cioccolatosa. Il vino, che macera in legno e sfrutta il sistema "ganimede" per rimontaggi dolci, affina poi per 15 mesi in legni piccoli e tutto questo si riflette in un carattere assai piacione, sia al naso che al gusto. Specialmente in bocca la cioccolata è evidentissima, insieme a toni cosmetici e a un frutto dolce e pieno. Un vino succoso, pieno, morbido, ma la tipicità?! Assaggiamo anche l'annata 2000 (14%) di questo vino e la troviamo meno terziarizzata, con toni floreali più evidenti e una certa austerità nei profumi, che sono intensi e persistenti. In bocca il frutto è bello e ben definito, seppur sempre abbastanza dolce e leggermente cotto. Carica tannica abbastanza rustica, ma piacevole e ben bilanciata dalla corposità del vino.
Il Capsico Rosso 1999 (14%) è un Colline Pescaresi IGT e ha una storia un po' curiosa, visto che ha origine in una vigna in cui vennero piantate delle barbatelle pensando di piantare montepulciano e che invece dettero vita a una varietà inaspettata, qualcosa assai simile al cabernet franc. Sia come sia, il vino che ne è venuto fuori di peperone ne sapeva assai, e così ecco il nome, dal latino capsicum. Il rubino è intenso e vivo e il naso elegante, piccantino, fresco. La bocca si fa apprezzare per una bella pulizia e un frutto delineato, non troppo concentrato e ben bilanciato con gli apporti terziari (il vino fa sia legno piccolo che grande). Fine il tannino. Buona anche l'annata precendente (1998 - 14%) dove i profumi di peperone rosso sono evidenti e freschi, piacevoli, senza sconfinamenti nell'erbaceo. Pepato e profondo, presenta un bel frutto maturo, con sentori di frutti di bosco e toni liquiriziosi. Bella anche la chiusura, decisa nei tannini eppur relativamente morbida.

Non lasciamo l'Abruzzo e concludiamo con i prodotti di Buccicatino Vini. Il Montepulciano d'Abruzzo Don Giovanni 2000 ha 13%, un colore rubino intenso e profumi intensi di ciliegia nera matura e di minerali. Profumi penetranti e austeri a cui si accompagna una bocca pulita, non concentrata, ma sorretta da un bel tono acido e conclcusa da una fine massa tannica. Il vino proviene da una vigna di 15 anni e affina sia in botti grandi sia in barrique.
Il Montepulciano d'Abruzzo Stilla Rubra 1999 (13,5%) proviene invece da vigne quasi trentenni e ha un colore rubino fitto e profumi di ciliegia di buona eleganza. Affina in barrique nuove, ma il contributo terziario è ben amalgamato in bocca, dove però il frutto perde un po' di nitidezza e gli aromi virano sulla bacca e su toni metallici e di carne fresca.
Il Cabernet Sauvignon delle Colline Teatine 1998 ha 14% è rubino vivo e profuma di frutta rossa matura, bacche, cipria, vaniglia. Ha una bocca molta larga in cui, agli aromi primari si associano toni di cioccolata bianca. Anche questo vino affina in barrique e presenta delle similarità col precedente che fanno pensare a una preponderanza dell'affinamento sull'uva.

15 febbraio 2004


   

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