Dal Vinitaly

Il grande Piemonte del Nord


Appunto (d)al Vinitaly
Sulla strada del Montecucco, strada sangiovesa


Liguria a ponente

La Campania del Taurasi

All'origine dell'Aglianico - Azienda Agricola Michele Laluce

1-5 Aprile: torna Vinitaly

Le nostre cronache delle edizioni passate

 


La Campania del Taurasi
di Riccardo Farchioni

Perché fare un viaggio nel mondo del Taurasi? La risposta è semplice: è qui che il vitigno aglianico (aglianico di Taurasi per la precisione) sembra essere uno dei migliori candidati a seguire la strada del nebbiolo e del sangiovese nella produzione di vini “importanti” e con le potenzialità giuste per godere di un lungo invecchiamento. Questa condizione è stata “certificata” dalla nuova DOCG con un disciplinare paragonabile appunto, per il rigore imposto ai tempi di affinamento, a quello delle grandi denominazioni piemontesi e toscane: devono passare tre anni, di cui almeno uno in legno, prima della commercializzazione. Un impegno non indifferente per i produttori, come lo è quello sostenuto da un produttore di Barolo o di Brunello di Montalcino, che va premiato con una grande attenzione.

E accanto ai nomi già celebrati e stabilmente inseriti nelle guide, esiste un intero universo, esiste l'"altra faccia del Taurasi", accolta a Vinitaly negli ambienti del padiglione dedicato alla Campania, che riproduceva con grandi scenografie una piazza di paese.

Come sempre, ognuno ha il suo stile: chi rustico, chi elegante, chi concentrato e chi lieve. Ma al di là di tutto va messa in risalto la grande fiducia che viene riposta in questo vitigno, molto spesso vinificato in purezza (nonostante il disciplinare ammetta altri vitigni fino al 15% dell’uvaggio), e protagonista spesso anche in un secondo vino, più semplice e meno impegnativo nei tempi di invecchiamento, inserito nella indicazione geografica tipica Aglianico dell’Irpinia.

E un supporto fondamentale ad una produzione vinicola in grande progresso viene da una cucina dalle grandi tradizioni, e per di più intelligentemente aggiornata da chef come quelle della famiglia Fischetti del Ristorante Oasis-Sapori Antichi di Vallesaccarda (AV) (tel. 0827.97021, www.oasis-saporiantichi.it), all'opera in una cena a cura della Regione Campania.

Gli assaggi

Cantine Antonio Caggiano

Di questa Cantina già molto celebrata, sentiamo il Taurì 2002 (aglianico in purezza, vinificazione in acciaio e affinamento 4-6 mesi in barrique) che offre profumi di viola, e sensazioni speziate espresse con media intensità, bella pulizia, ed affiancate da una punta vegetale. Di nuovo un bel frutto limpido in una bocca di medio spessore e dal finale discretamente lungo. Il Salae Domini 2002 presenta al naso un forte contributo di erbe aromatiche, ancora sensazioni vegetali, e attacca in bocca pronto, fresco, di discreto impatto, con un frutto ben delineato e forte apporto speziato. Un vino che, data l’annata, mostra carattere ma non probabilmente si esprime al meglio delle sue possibilità. Infine, il Taurasi Vigna Macchia dei Goti 2000 sfoggia un naso profondo e sensuale pieno di marasca ed amarena, abbinate a fascinose sensazioni di prezzemolo e basilico. Cremoso, molto dolce ma non stucchevole né banale, termina con una lunghezza più che buona.

Macchialupa

Da questa azienda di recente fondazione (2001) sentiamo L’Aglianico 2002 che mostra nello spettro olfattivo l’impronta della frutta sia rossa che nera, assieme ad una leggera impronta vegetale che completa un quadro di bella eleganza. Conferma positiva in un palato di medio corpo, privo di spigoli, croccante, che stupisce per cremosità in un vino maturato esclusivamente in acciaio. Il Taurasi 2001 (due anni in barrique) spinge invece il pedale verso un apporto fruttato dal vistoso carattere confetturato; anche in bocca conferma uncarattere marmellatoso, concentrato, spesso, denso e dal finale persistente.

I Normanni – Cantine Terra di Lavoro

Interessanti i vini di questa azienda, dallo spettro di produzione amplissimo che comprende praticamente tutte le varietà campane, espresse in più linee, con relativi prezzi: la linea “base”, sotto la denominazione I Normanni, comprende vini da 1.4 a 4 euro (prezzo "sorgente" senza IVA e ricarichi). Nella fascia denominata Villa Carafa sono compresi i prodotti più importanti: il Lacrima Cristi del Vesuvio Rosso Villa Carafa 2002 (80% piedirosso, aglianico) ha un naso rotondo ed intenso, nel quale si alternano erbe aromatiche, frutta rossa, cenni di polvere pirica, ed un palato dolce, espressivo e di bella franchezza. L’Aglianico Villa Carafa 2002 propone un olfatto improntato sulla confettura di amarena e sulla crostata di frutti di bosco, e confermato in un palato dolce e maturo, forse pericolosamente al limite della stucchevolezza, che riesce ad essere bilanciata da una discreta spinta acida. Netto cambio di marcia, e “antenne che si drizzano” per questo Casavecchia 2002 (vitigno autoctono) dal colore cupissimo e dalla densità che si indovina subito alla vista. Naso profondo, pieno di frutta rossa e nera, mature, composte e ribadite in un palato progressivo e ancora profondo, concentrato e dal bel tenore acido. Infine lo Zinè 2001 (ancora aglianico), che ha un bel naso persistente e caratterizzato da un frutto dolce e maturo; peccato che in un palato di corpo medio sembri andare in discesa invece che in progressione, ribadendo comunque un buon frutto dolce.

Di Prisco

Buone proposte arrivano dall’azienda Di Prisco, o meglio dal viticultore Pasqualino Di Prisco. L’Aglianico 2001 (15 giorni di macerazione) ha un naso profondo e di buona intensità, con note di frutta nera molto matura e confettura di mora. In bocca è fluido, regala sensazioni confetturate, una grande sostanza che ne fanno un vino dalla beva piuttosto impegnativa e conclusa da un tannino ancora piuttosto spigoloso. Su altri livelli viaggia il Taurasi 2000 (un anno in botte grande), caratterizzato da un frutto nero composto, da qualche spunto terroso e belle note minerali. Attacco espressivo e pronto in una bocca dalla grande polpa, magari un tantino compressa, ma dalla indubbia sostanza che si libera infine in un finale saporito e molto lungo.

Manimurri

Soddisfacente anche il quadro offerto da Manimurri: il 4 Contrade 2003 ha un approccio fresco, basato su una delicata florealità esposta con buona intensità, persistenza e con qualche cenno verde sullo sfondo. Si conferma fragrante e fresco al palato, dove tende ad espandersi con buon carattere. Di altro spessore è il Rosso Cupo 2002 (otto mesi in barrique, cinque in bottiglia) che al di là di una scia “legnosa” non disturbante sfoggia sicura eleganza, sostenuta anche da note balsamiche ma sorretta da belle sensazioni di prugna. Il carattere in bocca è quello di un vino non monumentale ma dal fruttato sicuro, dalla consistenza setosa e dal bel finale serrato.

Contrade del Taurasi

Di nuovo fresco e di beva invitante questo Aglianico 2002 di Contrade del Taurasi: di colore di media intensità, ha una frutta rossa ampia e limpida che configura un olfatto brillante ed espressivo. Carattere coerente al palato, dove un tocco di basilico rende ancora più fragrante una beva fresca e succosa. Il Taurasi 1999 mostra invece finissima speziatura, erbe aromatiche, qualche crudezza nel frutto ma grande eleganza. La bocca è diretta, dalla decisa progressione, e senza essere eccezionalmente piena è scorrevole e fragrante, lasciando gli influssi del rovere sullo sfondo, fino ad un finale lungo e speziato. Sul Taurasi Riserva 2000, che uscirà nel 2005, siamo disposti a scommettere parecchio: sfoggia un frutto diretto e molto maturo, ancora naturalmente un pochino monodimensionale; la bocca è compatta, potente, dolce e comunicativa, ed è conclusa da un finale lunghissimo.

I Capitani

L’Emè 2000 (65% aglianico, il restante fra sangiovese e piedirosso) mostra un bel naso speziato ed estroverso, pervaso di convincente frutta rossa, al quale segue una bocca che si insiste su toni di dolcezza fino dall’attacco, toni che alla fine risultano alquanto stancanti. Il Taurasi Bosco Faiano 1999 (12 mesi in botte grande) ribadisce una certa qual ingenuità stilistica: al naso il quadro, composto di frutta nera, erbe aromatiche e cenni terrosi, presenta dolcezze rusticheggianti, confermate in un palato fluido ma di nuovo tendenti ad una certa stucchevolezza.

Azienda Agricola Petiliani

L’Aglianico 2003 mostra alla vista colore rubino di media intensità ed una sorprendente densità; il naso è estroverso, pieno di una fragrante frutta rossa accompagnata da lieve speziatura, e caratterizzato da buona persistenza; dolcezza, cremosità e grande densità sono le caratteristiche del palato, concluso da una carica tannica ancora ingombrante. Il Taurasi 1999 esibisce carattere floreale, di spiccata aromaticità, invadendo lieve il naso con fresche folate di erbe aromatiche. Al palato attacca su toni vegetali e di leggera menta, per poi proseguire sicuro con bella fragranza e succosità.

Cantine dei Monaci

Il Santa Lucia 2001 (qualche mese in barrique) ha un naso fresco e contraddistinto da una chiara linea vegetale e di canna di fucile; al palato ha bell’impatto, è spesso, denso senza eccedere in dolcezze, rotondo e fresco allo stesso tempo. Di impostazione meno territoriale è il Taurasi Monaco Rosso 1999, dove all’olfatto la accentuata laccatura, i toni balsamici e di liquirizia ne fanno un vino nel quale il carattere del vitigno viene un tantino schiacciato. Venendo al palato, e ribadite queste considerazioni, non si possono che rilevare fragranza e profondità di un frutto proposto in modo elegante e con bella concentrazione.

30 aprile 2004

 

   

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