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Liguria a ponente

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Le nostre cronache delle edizioni passate

 


Liguria a ponente
di Luca Bonci

Lunga lingua sottile costretta tra monti e mare, di buona tradizione enoica ma stretta tra due giganti del settore, la Liguria stenta un poco a entrare nel novero delle regioni emergenti in campo vinicolo. Non che questo ci preoccupi più di tanto a dire il vero, infatti, se per entrare nel giro bisogna abbandonare storia e tradizioni e lanciarsi all'inseguimento di effimere mode, ben venga la vitivinicoltura ligure, schiva e difficile.

Viticoltura difficile, quasi eroica in gran parte della regione, dove le vigne sono abbarbicate sugli scoscesi pendi che fronteggiano il mare, e viticoltura di tradizione, legata ai numerosi vitigni autoctoni e assai refrattaria all'internazionalizzazione dei gusti. Vermentino, albarola, bianchetta genovese, pigato, bosco e poi rossese, ciliegiolo, dolcetto, pollera, sono i nomi dei vitigni scritti sulle bottiglie a DOC. Qualche incursione di merlot e sauvignon, ma poca cosa, per un mercato sorretto da un forte consumo locale. E forse è proprio questo il segreto per questa resistenza ligure, l'attaccamento alla tradizione nei consumi ha sorretto un comportamento dei produttori che oggi di sicuro inizia a pagare, vista la rapidissima crescita di interesse verso la gran varietà di vitigni autoctoni italiani.

Comunque sia, la presenza ligure al Vinitaly continua ad essere poca cosa; una piccola pattuglia di vignaioli e lo stand del consorzio. Abbiamo visitato sia questi che quello, con particolare attenzione alla Liguria per noi più lontana, quella che da poco prima di Genova si spinge a Ponente, verso la Francia. Golfo del Tigullio, Riviera Ligure di Ponente e Rossese di Dolceacqua sono quindi le DOC che abbiamo scelto per rappresentare la regione, e specialmente i rossi rossese ci hanno lasciato un bel ricordo, nonostante la fama sicuramente bianchista della Liguria.

Ecco le degustazioni:

13 maggio 2004

 

   

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