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Viticoltura difficile, quasi eroica in gran parte della regione, dove le vigne sono abbarbicate sugli scoscesi pendi che fronteggiano il mare, e viticoltura di tradizione, legata ai numerosi vitigni autoctoni e assai refrattaria all'internazionalizzazione dei gusti. Vermentino, albarola, bianchetta genovese, pigato, bosco e poi rossese, ciliegiolo, dolcetto, pollera, sono i nomi dei vitigni scritti sulle bottiglie a DOC. Qualche incursione di merlot e sauvignon, ma poca cosa, per un mercato sorretto da un forte consumo locale. E forse è proprio questo il segreto per questa resistenza ligure, l'attaccamento alla tradizione nei consumi ha sorretto un comportamento dei produttori che oggi di sicuro inizia a pagare, vista la rapidissima crescita di interesse verso la gran varietà di vitigni autoctoni italiani. Comunque sia, la presenza ligure al Vinitaly continua ad essere poca
cosa; una piccola pattuglia di vignaioli e lo stand del consorzio.
Abbiamo visitato sia questi che quello,
con particolare attenzione alla Liguria per noi
più lontana, quella che da poco prima di Genova si spinge a Ponente,
verso la Francia. Golfo del Tigullio, Riviera Ligure di Ponente e Rossese di
Dolceacqua sono quindi le DOC che abbiamo scelto per rappresentare la
regione, e specialmente i rossi rossese ci hanno lasciato
un bel ricordo, nonostante la fama sicuramente bianchista della Liguria.
Ecco le degustazioni:
13 maggio 2004
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