Appunto
(d)al Vinitaly
Sulla strada del Montecucco, strada sangiovesa
di Fernando Pardini
Devo dire che nelle mie intenzioni era di già in programma un'escursione
golosa e pagana in quel di Montecucco (Montecucco: o dov'é, vi
chiederete?!), poi, grazie all'amato Vinitaly, l'escursione l'ho potuta
compiere senza stancarmi affatto nello stand intitolato alla omonima
strada del vino (escursione per pigri) saltellando comodamente tra i
vari tavoli del salotto. Non è proprio la stessa cosa.... però
tenendo conto dell'interesse già instillatomi da quei vini e
della frequentazione sia pur frammentaria delle loro terre, quale migliore
occasione per approfondire conoscenze di volti e vini ? Montecucco:
oddio, il nome forse non avrà dalla sua il conforto della evocazione
o la magia onomatopeica della musicalità parlata, ma tant'è,
questo è il nome di un piccolo borgo dell'entroterra grossetano
con il quale recentemente si è voluto identificare pure il contenitore
di tutela e controllo istituzionale della produzione vinicola di un
areale nuovo nuovo della nostra Toscana. Insomma, l'ennesima doc, direte
voi; sì -rispondo io- una doc prepotentemente "rossista"
fra l'altro, e fin qui meraviglia alcuna. Però, a ben guardare,
ed il passare del tempo - con i rodaggi, le prime apparizioni, gli assestamenti,
le scelte e gli orizzonti- me lo conferma, qualcosa di nuovo c'è,
e quel qualcosa mi piace davvero.
Partiamo
dalla geografia intanto: la doc Montecucco riunisce e accomuna quelli
del south side dell'Orcia, il fiume che segna il confine meridionale
dell'area classica ilcinese per poi confluire nell'Ombrone. Uno sguardo
ad ovest, verso il Mar Tirreno, e ti trovi davanti la piana maremmana
dei miracoli; uno sguardo ad est, meglio a nord est, e punti diritto
su Montalcino, con il cui territorio quello di Montecucco confina. Una
zona ampia direi, prevalentemente collinare, che si sviluppa nella provincia
di Grosseto con epicentro in Montenero d'Orcia e diramazioni sostanziali
nei comuni di Cinigiano, Civitella Paganico, Castel del Piano, Roccalbegna,
Campagnatico, Arcidosso e Seggiano, alcuni dei quali già in odor
di Amiata. Venendo ai fatti possiamo certamente affermare che il "fiato
sul collo" di Montalcino ha segnato la storia vinicola passata
di questa zona e conseguentemente le scelte campagnole, mai concentratesi
come necessario sulla qualità della materia prima quanto piuttosto
sull'abbondanza e sulla circolazione di damigiane contadine di sanguigna
ingenuità. Perché in questa gente ha dimorato per lungo
tempo un sentimento di ammirazione e frustrazione nei confronti dei
vicini ilcinesi, quasi che l'aura di nobiltà ed importanza dei
brunello freddasse anzitempo gli entusiasmi a fare qualcosa di più,
che potesse dirsi di personale impronta. Bene, oggi non è più
così, e la nascita della doc non ha fatto altro che ufficializzare
un sentimento già diffuso di accresciuta consapevolezza corroborato
dai primi, importanti risultati. Credere nel proprio lavoro così
come nel proprio territorio, ascoltare per interiorizzare gli stimoli
esterni, cambiare in meglio, sono i presupposti genuini di ogni agricoltura
consapevole, qui amplificatisi sinergicamente al punto da trasformare
radicalmente l'approccio agricolo e commerciale nel volger di un sol
lustro. E le cose sono cambiate al punto tale che Montecucco potrebbe
davvero rappresentare una strada nuova. Sì, una strada diversa,
identificativa, ad alta dignità, scritta soprattutto - da quel
che vedo assaggio e odoro - in nome del sangiovese. L'attenzione dedicata
e rispettosa verso il caro vecchio vitigno toscano con uno spirito rinnovato
e avido di conoscenze, la generalizzata assenza di furberie o di voglia
di apparire a tutti i costi , il rispetto del tempo di campagna unito
all'umiltà e alla genuinità di spirito mi rendono ottimista.
La terra sta rispondendo da par suo. C'è una tendenza benemerita
- in quei vini- all'equilibrio, uno sforzo continuo teso al riconoscimento
varietale e territoriale, ad una cifra stilistica epurata da ostentazioni
e forzature, fatta di chiaroscuri, freschezza, eleganza, terrosità,
generosità, intuitiva appartenenza, da cui davvero sta spuntando
fuori una impronta territoriale di elettiva purezza. I tempi sono ancor
giovani per parlare di miracolo Montecucco ma la genuinità e
l'ingegno di questi contadini, ai quali per la verità si sono
unite di recente maison importanti ad investire sul territorio, la progressiva
rivelazione dei vari terroir, la giustezza delle idee nonché
i primi risultati vinosi di cui agli assaggi dello scorso anno ( in
certi casi eclatanti), quelli di oggi che vi narro insieme alle anteprime
di già "ascoltate" dell'annata 2003, mi indicano in
Montecucco la vera nuova sorpresa in fatto di toscanità del vino.
Adesso basta non farsi prendere dalla frenesia, non dare retta ai grilli
parlanti, sviluppare con equilibrio e saggezza il territorio coniugando
sapientemente le esigenze della azienda più grande a quelle del
piccolo vigneron e continuare a lavorare la vigna per la vigna con cura
rinnovata e spasmodica. Se ne vedranno delle belle, senza che sussistano
ragioni di soggezione nei confronti di alcunché. Nel frattempo,
la volontà di dichiarare in etichetta Montecucco Sangiovese -
siamo o non siamo in Toscana? - è già un bel viatico,
soprattutto se poi il carattere e l'espressione preziosa del vitigno
ce le ritrovi tutte dentro quella bottiglia. Non so dirvi perché,
ma parlare di Montecucco oggi è come sentirsi finalmente a casa.
Con i piedi per terra tornare a volare. Invece, tornando nuovamente
all'appuntamento Vinitaliano e alle degustazioni, qui d'appresso son
riuniti nove produttori con relativi vini delle annate che stanno per
uscire sul mercato: 2002 per i Montecucco Rosso e Montecucco Sangiovese,
2001 per i Montecucco Sangiovese Riserva.Nella rassegna mancano dei
sicuri protagonisti, che è necessario citare. Per esempio Montesalario,
che già mi ha stregato con le produzioni recenti di Montecucco
Sangiovese 2001 e Riserva 2000; Perazzeta, già ottima con il
suo Montecucco Sangiovese Licurgo 2001 e sorprendente en primeur
con il Licurgo 2003, dove un respiro giovanile puro e floreale si unisce
alla setosità tannica e alla freschezza dell'impianto che verrà;
Castello Collemassari, una delle realtà nuove più importanti
della zona, creata da Claudio Tipa ( già Grattamacco); Castello
di Potentino ed il suo Sacromonte, luogo e vino magici dei quali vi
narrerò in sede separata; Villa Patrizia, ovvero uno dei pionieri
della viticoltura amiatina, già raccontata altre volte sulle
pagine de L'AcquaBuona; Le Capannacce..... altri se ne aggiungeranno,
ne son certo.Di tutti coloro che non stanno qui mi riprometto a breve
gli assaggi , dei quali vi dirò. Quanto alle annate in gioco,
il 2002 anche a Montecucco non pare aver sortito risultati propriamente
gloriosi, eppure in certi casi non ha impedito di trarne vini ben stilizzati,
rappresentativi, degni e piacevolissimi, nei quali il territorio non
si disperde ma vi respira. Discorso a parte per le selezioni 2001, che
dimostrano in molti casi le grandi potenzialità di queste terre,
in buona parte ancora da esplorare. Tra di loro, son sicuro, si annideranno
futuri prim'attori liquidi. E non sto parlando certo a livello soltanto
regionale.
Vegni Medaglini Giannetti
Già podere del castello di Porrona, questa cantina porta il nome
dei 3 soci fondatori, che conducono oggi 10 ettari di vigna. A due passi,
Cinigiano. Dei vini vi dico che qualcosa hanno da guadagnare sul piano
dello spessore gustativo mentre appieno ne cogli di già il carattere
varietale, dichiaratamente sangiovesista. Come i vignaioli che li creano,
rendono anch'essi una benemerita sensazione di ingenuità contadina
non disgiunta da una certa timidezza. L'effetto, vedrete, sarà
quello di una istantanea amicizia.
Montecucco Rosso Cerro dei Locchi 2002 (sang 90%, mer/malvasia nera)
Il profilo aromatico vinoso - sentori di mora e bosco- ti annuncia un
palato in cui spiccata si fa la linea sapida e dichiarato l'attacco
acido, poi una impuntatura ed una conseguente ripidità tannica
a chiosare, per una sostanza non maturissima a cui si accompagnano note
animali di carattere, queste ultime a screziare.
Montecucco
Sangiovese L'Addobbo 2002 (sangiovese)
Naso di buona profondità, sfumato e ricco nelle note di sottobosco,
mora e pepe, di bella intensità. Bocca diffusiva, di trama e
sostegno, sapida e tannica. Non un mostro di continuità, questo
no, perché qualche incertezza gustativa la cogli qua e la, eppure
coerenza e dignità vi dimorano.
Montecucco Sangiovese Riserva 2001 (sangiovese)
Naso ancora reticente, compresso, boisé con aromi sangiovesisti
di cerasa e foglie in retrovia. Tattilmente morbido, caldo, serio, ordinato,
dimostra sviluppo ampio e disteso abbraccio, senza meraviglie. Manca
una tensione gustativa di livello ma è un vino da crescere, perché
generosa è l'impronta, reale la sincerità.
Assolati
Loriano Giannetti e Daniela Sani conducono con impegno questa piccola
azienda di Montenero d'Orcia che già ha dimostrato numeri e potenzialità
per ben figurare. I vini sono caratterizzati, espressivi, e da essi
traspare una chiara attenzione alla qualità della materia, all'estrazione
tannica. A proposito di tannini, forse una maggiore parsimonia nell'uso
del rovere piccolo, in certe annate, non guasterebbe.
Montecucco Rosso 2002 ( sang 90%, ciliegiolo)
Colore e profumi di buona solidità su note di muschio e sous
bois. Buona la beva, di bell'impegno e calore. Tannini ben estratti
su peso e forza medi.
Montecucco Sangiovese 2002
Colore profondo e granato per un naso di bell'impegno, con il rovere
integrato che batte. Sotto percepisco una certa surmaturazione. Calore,
solarità, definizione e corpo disegnano un vino generoso che
approfitta ora della veste roverizzata ma che ha in dote pure una certa
energia e ragion d'essere. Manca la grinta delle annate migliori ma
sotto vi scorgo un buon impianto.
Montecucco Sangiovese Riserva 2001
Naso riflessivo, di giusta collocazione boschiva; more di rovo e
pepe nero ne segnano la scia varietale. Nota leggera di moka. La bocca
è una diffusa morbida carezza, con tannini setosi e svolgimento
fine. Integro ne ho il frutto, per uno stile senza fronzoli, diretto
e veritiero.
Le Vigne
Andrea Pettini prima di tutto è un bravissimo oliandolo.
Il suo Olivetaccio, da olivastra in purezza, è uno dei must per
chi vuole capire di potenzialità seggianesi e non solo. In più,
da giovane intraprendente, insieme alla moglie, tenta l'avventura vignaiola
con qualche ettaro di vigna nuovo di zecca per vini nuovi di zecca anch'essi.
Come il vigneto sono vini da crescere, che devono cioé acquisire
profili più rilassati e complessi, e nella crescita slanciarsi.
Certo come prima annata imbattersi in un 2002 è un bel banco
di prova per aspiranti vignaioli....... sono ottimista però,
perché so della serietà.
Montecucco Rosso 2002 ( sang. 100%)
Naso di ciliegia nera matura, sottilmente fumé, pieno ma non
greve, con qualche riduzione giovanile a screziare. Bocca di vivido
attacco acido, leggermente marcato, discreta tensione nello sviluppo
e marcatura tannica rigida nel finale. Ne esce fuori un profilo severo,
rigoroso, mascolino, a cui manca forse una capacità espressiva
più dialogante e rilassata.
Montecucco Sangiovese Fontecuoia 2002 ( sang.100%)
Naso
ancora da rilassarsi ed esprimersi appieno, sotto la coltre del rovere
che copre una trama fruttata matura. Cospicuo l'effetto, forse monolitico.
Bocca che sconta un po' di staticità nel dispiegarsi e tendersi,
rendendo una sensazione di morbidezza piuttosto consolatoria.
Parmoleto
Realtà agricola di 10 ettari condotta da Duilio Sodi, Parmoleto
si trova a Montenero d'Orcia. Intravvedo nei suoi Montecucco un calore
ed una forza innegabile, non priva di ruspante esuberanza. Il montepulciano
marca a volte l'impianto regalando colore, ricchezza e rotondità
al profilo più austero e rigoroso del sangiovese. Notevoli le
riserve, che disegnano bene l'annata di provenienza: profondità,
calore, ricchezza, spessore nella 2001; profumi, finezza, slancio nella
2000. Bene così.
Montecucco
Rosso 2002 ( sang 70%, montepulciano 25%, cabernet sauvignon 5%)
Naso cospicuo, forse un po' statico, con note animali e reminiscenze
floreali, queste ultime ad ingentilire. Bocca morbida, di buona dolcezza,
dove il pepe è d'accompagno. Non c'è struttura ne stazza
di rilievo ma un insieme ben oliato alla beva. Una sostanziale surmaturità
ne determina una staticità d'insieme ed un'evoluzione che chiama
una stappatura non troppo ritardata.....
Montecucco Sangiovese 2002 (sang 90%, montepulciano 10%)
Naso interessante perché oltre ad un frutto profondo sa comunicare
sensazioni intriganti come di erbe campestri, sottobosco e spezie. Bocca
d'abbraccio morbido, corpo, fusione, solo un surplus di ruvidità
nella marcatura tannica. Sa farsi apprezzare però con generoso
cipiglio. Ne ricevi un'idea di volume e di solo relativa staticità.
Montecucco Sangiovese Riserva 2001 (sang 95%, montep. 5%)
Naso compatto, ancor compresso, di spezie e rovere, che cova dignitoso
sostanza ed impegno. Bocca che impatta con una decisa sensazione di
volume e forza, e che si fa importante nella matrice tannica. Ricca,
con un frutto ed un equilibrio da aggiustarsi ed affinarsi, è
bocca di vino caldo e territoriale. Non male davvero.
Montecucco Sangiovese Riserva 2000
Profumi caldi e boschivi, di genuino disegno e riflessione. Succo, densità
e finezza tannica per un profilo slanciato di generoso abbraccio. Buono
il sostegno acido e rigorosa la linea sapida. Bello.
Orcia Verde
Sempre in area Montenero, ad un passo dall'Orcia e due da Sant'Angelo
Scalo, quindi confinante con il meridione di Montalcino, OrciaVerde
produce Montecucco ed alleva chianine selezionate. Sulle chianine non
so dirvi ma sui vini sì. Gli assaggi effettuati sulla recente
produzione nonché questi ultimi mi parlano di grande cura del
dettaglio, definizione, frutto, equilibrio e precisione. Una dolce espressività
di reale finezza e purezza, soltanto da crescere per ulteriori meraviglie.
Nel frattempo, notevolissima appare la riserva 2001.
Montecucco
Rosso 2002 (sang 70%,cab sauv 15%, merlot 15%)
Profilo dolce, leggibile, a semplice ed intuitivo coinvolgimento. Bocca
morbida e ben vestita, con il merlot che rincuora e consola una sostanza
sangiovesa nuda e cruda. Semplice semplice ma piacevole.
Montecucco Sangiovese 2002 (sang. 100%)
Naso sfumato - ciliegia, sottobosco e note fumé in generoso intreccio-.
Bocca agile e sapida, che si lascia bere e ribere.....Non ha il corpo
nè la struttura degli anni migliori ma ti offre una genuina essenzialità
senza fronzoli, costellata da tannini di fiera asciuttezza.
Montecucco Sangiovese Riserva 2001 (sang. 100%)
Naso cospicuo e sostenuto, di frutti rossi e neri, ben supportato dal
rovere. Bocca di bella tensione e slancio, ottima materia e rigore.
E' vino ricco e materico, questo è, senza orpelli nè finzioni.
Un vino che vince e convince.
Leonardo Salustri
Di fede biologica e "terroiriste", Leonardo Salustri è
forse il vigneron più borgognone del comprensorio. Selezioni
accurate da vecchie vigne, nessuna forzatura, una tendenza chiara a
far esprimere i vari terroir nella loro sapida, umorale, terrosa essenza
onde poterne apprezzare le sfumature sottili apportate dai minerali
o dalle argille, questo è Salustri. Una qualità in costante
ascesa che ci regala oggi vini asciutti, affascinanti, nudi, di essenziale
purezza per sangiovese puri.
Montecucco Rosso Marleo 2002 (sang. 90%, cilieg 10%)
Naso pimpante, floreale, spigliato e genuino. Bocca fresca, agile, con
forti richiami di roccia e terra. Buon carattere. Asciutta ma dinamica.
Montecucco Sangiovese Santa Marta 2000 ( sang. 100%)
Naso terroso, generoso, old fashioned, minerale, serio e nudo. Tenue
il colore con decadenze meno vive ai bordi. Bocca sapida, di prugna
e minerale. Evoluti i cenni ma fascinoso l'insieme. Tannini rigorosi,
stilizzati ma non secchi.
Montecucco
Sangiovese Grotte Rosse 2000
(sang. 100%)
Profilo austero ma più fruttato del Santa Marta. Ancora rigore
nell'aria ma sostanza più sentita al tatto, prugna e bosco. Elettiva
tensione sapida. Possiede energia e sfumature in un quadro classico
e nient'affatto esuberante, direi stilizzato, con molte ragioni dalla
sua parte.
Montecucco Sangiovese Santa Marta 2001 (sang. 100%)
Colore tonico e vitale, molto naturale nell'espressione rubineggiante.
Frutto con accenti malinconici e soave tabacco a impreziosire. Bocca
sapida, secca senza concessioni, rigorosa, fine e diritta, non espansiva
ne volumica bensì decisa e tersa, con il pregio di richiamare
a piena voce la terra di appartenenza e regalartela in un bicchiere.
Le Calle
Sei ettari di vigna in quel di Poggi del Sasso, Le Calle cresce vini
sanguigni, corposi, calorosi, a delineare un esprit sangiovesista fatto
di pienezza e forza, con qualche tratto di rusticità per la verità
da smussare ancora.
Montecucco Rosso Campo Rombolo 2003 (sang 90%, cilieg 10%)
Profumi vinosi e pimpanti, come di fragranze fruttate e floreali giovani
e fresche. Bocca di violetta ed amarena gentile e succosa. Imbrigliato
bene il calor alcolico, è un vino che non sente necessità
di complesse complessità ma che nella sua schiettezza si lascia
ben bere.
Montecucco Sangiovese Poggio d'Oro 2002 ( sang. 100%)
Naso di prugna matura e mora su note più confortanti e dinamiche
di erbe aromatiche e minerali. Buona la pienezza. Bocca d'attacco vivido,
proseguio dedicato ed ordinata massa tannica. Senti il battito minerale.
Montecucco
Sangiovese Poggio d'Oro 2001
Profilo ridotto, mascolino e selvatico. Bocca di più gioviale
e precisa diffusione, discreta tensione minerale ed integrità
fruttata per un insieme caloroso a cui occorrerà assestare il
tiro.
Montecucco Sangiovese Riserva Poggio d'Oro 2001
Naso ferroso, selvatico, di humus e pelliccia, pieno, con nota mineral-ferritica
old fashioned e spirito fruttato contenuto, rigoroso ed artisan. La
sua bocca presenta qualche spigolatura acida non ben contenuta, eppure
dignitosa ne ricevo la sensazione di volume e morbidezza. Mascolina,
severa, con polpa rigorosa e carattere ruspante, non sarà un
mostro di finezza ma lascia intravedere un carattere niente male.
Tenuta di Montecucco
Realtà importante perché possiede 40 ettari vitati,
perché è stata tra le prime a credere nel territorio e
perché si fregia di un nome che richiama l'intera denominazione.
In più, la Tenuta di Montecucco pare proprio attrezzata- sono
terre, intelligenze e cantine - per porsi ai vertici qualitativi della
zona. Cura assoluta, confezioni precise e ricche dove il frutto recita
la sua bella parte da prim'attore, vinificazioni moderne senza snaturare
o mortificare le presumibili peculiarità dei suoi vigneti, tutto
questo per vini a nettissima prevalenza sangiovese di sontuosa avvolgenza
e spessore, verso i quali intuitivo si fa il trasporto.
Montecucco Rosso Passonaia 2002 ( sang. 70%, cilieg. 30%)
Naso riflessivo, asciutto, con bocca rigorosa, fumé, austera
e dignitosa per un dialogo trattenuto e contratto, di semplice abbraccio.
Montecucco Sangiovese Le Coste 2001
Naso
generoso, impegnato, fulgido nella sua varietale essenza. Bella incisività
al palato, dove vi incontri volume e tensione, ricchezza e spessore
che aiutano il vino ad uscir fuori con carattere e determinazione. Puledro
di giovane tempra, da attendere con ansia perché ci siamo.
Montecucco Sangiovese Rigomoro 2001 ( sang. 90 %, sirah 10%)
Naso succoso, pieno, di bella profilatura speziata, sfumato e ricco.......Bocca
sontuosa ed avvolgente, tannicamente matura, spessa, accogliente ma
tesa. Vino distintivo, di forza e carattere, con una linea slanciata
e dinamica nonostante i parametri, la veste e l'apparenza.
Pasqui Dario
Parli con Dario Pasqui e scopri immediatamente la passione che lo anima,
che è passione giovanile. Centralità della vigna, basse
rese, precisione, cura del dettaglio, spirito da vigneron con tecniche
moderne di cantina, tutto questo per realizzare vini in cui il frutto
vuole la sua parte. Non solo frutto però: eleganza, spessore,
volume e piacevolezza sono voci attinenti ai suoi articoli. L'annata
2002 non gli ha consentito di ottenere il massimo eppure lo stile viene
fuori, lo senti. Ricordo con affetto il sorprendente Sangiovese Trottolo
2001, tra i migliori dell'anno.
Montecucco Rosso Trottolo 2002 ( sang. 85%, cab sauv e merlot)
Ricco, boisé, di spinta sensuale e giovanile, ancor compresso
ma ben mantenuto. Agile in bocca, di calibrato sostegno acido, fragrante
nei sapori e spedito nella trama, mantiene sapidità e dignitosa
freschezza sì da favorirne, continua, la beva, senza picchi di
complessità.
Montecucco Sangiovese Trottolo 2002 ( sangiovese 100%)
Naso sfumato, riflessivo, caldo e caloroso, con un frutto che tende
al surmaturo, poi toni tabaccosi più nobili, di buona fusione
e charme. Bocca spessa e morbida, senza la tensione e lo slancio propositivo
del 2001 giacché il frutto è più spalmato, ma lo
stile e la cura si intravvedono anche in una annata non facile.
8 giugno 2004
Vini e vignaioli incontrati nel mese di aprile 2004, al Vinitaly.