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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Pieve de' Pitti:
un crescendo rossiniano
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni
Se l'attività in vigna è abbastanza frenetica anche nel resto dell'azienda si tiene al passo: così registriamo la produzione d'olio d'oliva (nonostante le gelate si siano progressivamente portate via trentamila ulivi, da registrare un'ottima produzione di monocultivar da olive razza), la recentissima apertura di un servizio agrituristico in un bel rustico nelle vicinanze della villa e i progetti di risitemazione della cantina (dove alle barrique si stanno gradualmente sostituendo i tonneau), la parte rimasta forse più indietro nella filiera vinicola, che sarà ammodernata seguendo i criteri della bioarchitettura, banco di prova di una nuova tesi di Caterina, stavolta di dottorato. Una cantina che tenterà di replicare le caratteristiche favorevoli in fatto di inerzia termica delle attuali vasche in cemento, dove riposano i vini di pregio dell'azienda, e sarà quindi termoregolata tramite impianti radianti nei pavimenti e areata tramite tecniche di ventilazione naturale. E proprio in cantina iniziamo a spillare i campioni dell'ultima vendemmia: un cabernet sauvignon dalla bella ampiezza aromatica (si avvertono prugna, mirtillo, ribes, pepe) e con una notevole concentrazione e dolcezza di frutto, ma che si percepisce ancora leggermente ispido e rigido nel finale; un merlot con profumi "in divenire" ma già bellamente sapido e succoso, un syrah dal naso incerto fra il confetto e la caramella di frutta, corposo, con tanta materia che spinge e già sorprendentemente equilibrato ed estroverso. Ma è il sangiovese che andrà a finire nel Chianti Superiore Cerretello a lasciarci l'impressione più peculiare, frutto di una vendemmia avvenuta dal 12 al 22 ottobre scorso da vigne abbondantemente policlonali: si presenta con profumi, dolci, di ribes e carne fresca, sapido, vivo e di freschissima e spiccata aromaticità; quello che colpisce è la scorrevolezza e la fragranza della beva, forse ancora un pochino ispida, ma fine nei tannini. Un vino che ha fatto solo cemento, non ha conosciuto lieviti selezionati, e che a bicchiere vuoto regala seducenti sensazioni di aglio e rosmarino.
L'Aprilante 2006 è un Bianco di Toscana IGT composto da un 60% di malvasia e da vermentino ottenuto da una vigna nuova posta volutamente verso nord est, per mirare ai profumi con un clima fresco. Vinificato in acciaio, ha un naso ampio, che spazia dagli agrumi alla frutta gialla e alla confettura di zucca, arricchito da una scia minerale. Fresco e senza pretese di struttura si prolunga discretamente nel finale. Il Tribiana 2006 (che assaggiamo dalla bottiglia n. 676 delle 1500 prodotte) è il vino fortemente voluto da Caterina, frutto di una vendemmia tardiva di trebbiano che fermenta in tonneau di primo passaggio, come è ancora fin troppo evidente al naso. Un'influenza del rovere che ha tempo di ridursi prima dell'uscita in commercio a settembre, e che comunque lascia trasparire un naso ricco, tra il floreale e il marino, con cenni di pesca gialla, mela renetta e agrumi. Analogamente, al palato l'attacco è monopolizzato da note terziarie che poi si stemperano a favore di una bella trama vellutata L'Appunto 2004 è composto da sangiovese al 70%, un 20% di cabernet sauvignon e malvasia nera. Il rubino è limpido e lucente, il naso è vivo, di erbe aromatiche e liquirizia. Scorrevole la beva, leggera e punteggiata da note verdi, con un sicuro nerbo acido. Il Chianti Superiore Cerretello 2005 è un po' il vino simbolo dell'azienda, seppur non quello più importante. ha colore di media intensità, ed un naso guizzante di erbe aromatiche e menta piperita, oltre naturalmente ad un buon corredo di frutta rossa. Più corposo del rosso precedente, ne ripercorre tuttavia la freschezza e la leggerezza sul palato in un contesto assai più elegante e profondo. Un vino leggero, floreale ma anche fruttato, vivo, bevibilissimo. Il Moro di Pava 2004 uscirà solo a gennaio, è prodotto in 4500 bottiglie, ha 14,5% di alcol e affina in barrique e tonneau di secondo, terzo e quarto passaggio. Un sangiovese dal colore rubino intenso e dal naso serioso, fatto di frutta rossa matura, e dove l'austerità cede a qualche venatura cioccolatosa. Pieno e ricco al gusto, si allarga bene e, anche se lo si percepisce ancora un po' disunito, piace la positiva apertura e il passo leggero, fino ad arrivare al finale ancora marcato dal rovere. 14 agosto 2007 |
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