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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Ornellaia: la bella inquietudine e il Masseto che verrà

di Fernando Pardini

Non puoi restare insensibile di fronte ad un posto così. Proprio non puoi. Neanche se lo volessi. Neanche se ti sforzassi. E' una generosità struggente e silvestre che ti investe e non perdona. Senza un attimo di circuizione, senza preliminari, ti prende e basta. E quasi ti ferisce. Quella luce è un laser irruente, quel silenzio un frastuono di natura. Difficile resistergli, così come difficile non partorire un sentimento di inquietudine, un sentimento agitato come l'aria che c'è lì, sempre in movimento. Sì, quel posto mi ha inquietato. Perché è un posto talmente sicuro delle sue ragioni che dei tuoi pensieri se ne infischia. Cosa vuoi che gliene importi dei tuoi struggimenti ad un posto così? La sua fierezza è oltre, che solo il mare lì davanti può contenere e rilanciare. Di Bolgheri, di quella Bolgheri, di quella cioè che respiri fra le strade bianche e le colline basse dell'Ornellaia, sapevo un po' di cose. Ma quello che non sapevo è che avesse l'ardire della naturalezza. Che la sua immagine cangiante e variopinta con ambizioni da cartolina avesse il conforto della storia e del tempo. Una storia che era già lì, con i suoi passaggi di natura selvatica, ben prima dell'ordine di cose, e di vigne, voluto dalla famiglia Antinori. Quello che non immaginavo era di scoprirvi oliveti centenari, quello che non immaginavo era di incontrarvi la variegata commistione dei suoli: marino, alluvionale, persino vulcanico. Quello che non immaginavo è un posto come Bellaria, o l'elezione pura di un luogo come Masseto. Quello che non immaginavo è il vento.

Ecco che questa alchimia di ordine e disordine, di innato e previsto, assume oggi una perfezione lacerante, che sfugge alle parole per insinuarsi più sotto, dove le parole non bastano più. E' l'incanto sospeso di una emozione che fa abbassare lo sguardo. Perché il solo guardare quel posto ti imbarazza, questo è. Perché in fondo l'aspettativa di visioni sempre nuove si trasformano qui, all'Ornellaia, nella tua resa emozionale, nella tua impotenza di viaggiatore. Allora ti chiedi come avranno fatto gli uomini e le donne di Ornellaia a reggere il confronto, al solo pensiero di vestire quel luogo come un giardino da frutto (perché quei vigneti che scorrono davanti ai miei occhi sono autentici giardini da frutto). Ti chiedi che cosa un bicchiere di vino avrebbe potuto rendere di quel turbinio di natura selvaggia e ordinata beltà che innerva quella campagna, orizzonti compresi. Forse la grande quercia di Bellaria, una sorta di vedetta del tempo, una risposta ce l'avrebbe. E forse ce l'avrebbero anche i tassi e i cinghiali, la vera popolazione indigena. Non so invece se la risposta dimori nel vino Ornellaia, o nel vino Masseto, ovvero nella ricerca ossessiva di una idea di bellezza sensuale e concettuale insieme. Non so se la risposta dimori nell'umiltà del vino Le Volte o nella centellinata misura del Serre Nuove. Però mi accorgo che i gesti, qui all'Ornellaia, i gesti del passato e quelli del presente, hanno pur generato un senso e una rotta. E la rotta disegnata da questa grande maison con le maniere di un meticoloso artigiano sta riempiendo i contorni di un qualcosa che non stona e che va ben oltre i passaggi di proprietà o gli assetti societari. I vini che vi racconto qui sotto, gli ultimi nati e quelli che verranno, sono parte integrante di quel disegno, ne costituiscono la rotta attuale, ed anche il senso. Sfidano l'inquietante sicurezza della natura attorno cercando di leggerne le intimità, di compenetrarla. Nella bellezza di certi bicchieri intuisci che non è stato invano. Nella maturità conclamata del parco vigneti, nella sensibilità interpretativa che scorgo al solo annusare i vini delle annate 2004, 2005 e 2006, nelle giovanili intelligenze che animano la Tenuta dell'Ornellaia, nella passione e nel rigore di un lavoro condiviso e micrometrico, nei 50 e passa vini diversi partoriti ogni anno per poi ricavarne solo 4 etichette, nelle mani sapienti di una cernita manuale grappolo-grappolo, nel salutare guyot esteso oramai a tutta la vigna e perché no, nella gioiosa sperimentazione sul petit manseng, sta il raccordo ideale con una natura maestra e padrona, una natura che scuote e inquieta.

Dopo questi bicchieri, dopo questi estri, ho potuto persino permettermi di rialzare lo sguardo a quella visione di natura incalzante. La testa più sgombra, l'imbarazzo lontano.

L'annata 2006

Qualche assaggio istruttivo di monovitigni provenienti da varie parcelle della proprietà; più precisamente da Ornellaia, Masseto e Bellaria. In generale, per adesso, maggiore complessità ed incisività tannica nei vini provenienti da Ornellaia e Masseto; più slancio, profumi e freschezza, sia pur a discapito del peso, per i vini di Bellaria, che si prefigura però come zona altamente vocata, assai peculiare per microclima e suoli, e che potrà incidere fortemente sul carattere -ancor più "terroiriste"- dei vini del futuro. In più, una piccola chicca d'autore in bianco, il petit manseng: affascinante! Assaggiato in tre versioni differenti in ragione del tipo di "tardivizzazione" o appassimento adottati, da uve raccolte l'11 novembre 2006. E' stato istintivo per me il coinvolgimento. Ne sentiremo riparlare. Ah, quanto all'annata, sicuramente eccelsa.

Merlot da zona Bellaria: sabbioso ed elegante, fresco e suggestivo, non di peso ma di discreta profondità tannica, in lui più terroir che vitigno.

Merlot da vigneto Masseto centrale: straordinaria tessitura, profondità e dolcezza, maestosità e ricchezza. Non una manchevolezza, non una ovvietà. Irradiante.

Cabernet franc da zona Bellaria: graziosa aromaticità, simpatica "verzura", palato scattante, speziato, godibile, sincero.

Cabernet franc da Vigneto del Pero, zona Ornellaia (estirpato dopo la vendemmia) : ritrosia aromatica; denso, amaricante, frutto maturo, molto corposo. Non la leggiadria del Bellaria.

Cabernet Sauvignon da zona Bellaria (vigneto del 1992): profumi poco espansi ma bella densità tattile, con una freschezza d'impianto dichiarata.

Cabernet Sauvignon da vigna vecchia, zona Ornellaia: completezza, dolcezza, tridimensionalità, assoluta delizia tannica, importante e setosa.

Petit Verdot da zona Bellaria Alta: ottima aromaticità, profonda e seducente, misuratamente "maschia" e garbatamente speziata. Bocca ben modulata, tannicamente viva senza ruvidità alcuna.

L'annata 2005

Annata alquanto godibile e fresca, senza la tessitura e la nobiltà delle migliori edizioni, se si esclude uno splendido Masseto, irresistibile per slancio e naturalezza e che trova proprio nella silhouette meno opulenta un intrico di sapore di grande suggestione. Buono l'Ornellaia, ma non è la sua migliore performance. Sicuramente franco e piacevolissimo il Le Volte 2005. In fase d'assestamento il Serre Nuove, da attendere con fiducia magari dopo adeguato periodo di riposo in bottiglia.

Le Volte 2005 ( sangiovese 50%, merlot 30%, Cabernet Sauvignon 20% - già in bottiglia)

Profumi restii a uscir fuori per un naso di media ampiezza ed articolazione, innervato da gradevoli sensazioni vegetali che sfiorano ma non toccano la crudezza, e da confortanti rivoli di frutto; bocca spedita e fresca, simpaticamente speziata, da beva reiterata e senza troppi pensieri.

Bolgheri Rosso Serre Nuove dell'Ornellaia 2005 ( campione da vasca; in bottiglia dal mese di aprile 2007)

Vino in chiara fase d'assestamento. Non ti nasconde il timbro boisé, ma il coté salmastro non è niente male, sia pur in un naso dall'assetto provvisorio e poco espansivo. Solo dopo un quarto d'ora si concede in maniera più elegante e compiuta. Così la bocca, che a un attacco di buon dinamismo contrappone un proseguio piuttosto impacciato e solo nel finale offre un barlume di scioltezza in più, dal quale spuntano un buon tannino e la speranza concreta di future armonie.

Bolgheri Rosso Superiore Ornellaia 2005 (taglio definitivo, campione da vasca, in bottiglia dal maggio 2007)

Aromaticità per ora compressa. C'è garbo e misura però. Bocca d'attacco setoso ed avvolgente, buona modulazione e progressione. Finale dolce, con un rovere che vuol dire ancora la sua. Materia prima più che valida, non lo scarto che fa la differenza. Meno opulento del solito, meno dotato, ma godibile e fiero.

Masseto 2005 ( merlot - campione da botte; raccolto il 30 settembre, andrà in bottiglia a novembre 2007)

Intenso, balsamico, carnoso: un Masseto meno presenzialista, più "nudo" se volete, eppure ricco interiormente, che risolve in coinvolgente bevibilità e suggestione aromatica (ottima la timbrica floreale) uno sviluppo tutto slancio e speditezza, per un gusto fresco e salino al quale è difficile opporre resistenza.

L'annata 2004

Annata da manuale, perlomeno meteorologicamente, che ha ben assistito ogni fase fenologica della vite, mettendoci del suo nella qualità finale dei prodotti. In prospettiva una delle migliori annate qui a Bolgheri. Buonino (ma non esaltante) il Bolgheri Le Serre Nuove, in compenso Ornellaia in grande spolvero. Ottimissimo il Masseto.

Bolgheri Rosso Le Serre Nuove 2004 ( 40% cabernet sauvignon; 40% merlot, 15% cabernet sauvignon; 5% petit verdot)

Riassaggio a distanza di qualche mese il Serre Nuove 2004, senza che il vino abbia risolto in un maggiore dinamismo le incertezze di allora, riscontrabili soprattutto da centro bocca in avanti, dove tensione, pertugi ed allunghi latitano un po'. Al naso oggi incalza una nota calda, matura, sicuramente ben fruttata. Solo di contorno le erbe aromatiche, insieme ad un legno oramai in fase digestiva. Il tutto per donarti una sensazione di rotondità ed accoglienza ben espresse, ma nel contempo un che di risolto e fin troppo "pacificato".

Bolgheri Rosso Superiore Ornellaia 2004 (cabernet sauvignon 60%, merlot 25%, cabernet franc 12%, petit verdot 3%- in commercio dal maggio 2007)

Vino di grande complessità ed eleganza, che trova in questa annata un perfetto bilanciamento delle parti senza eccedere in peso, maturità fruttata o rovere: qui un palato sapido, salmastroso, reattivo. Qui polpa e sensualità, definizione e calibro. Con il passo felpato di chi sa conquistare, uno dei migliori Ornellaia di sempre.

Masseto 2004 ( merlot - in commercio dal mese di ottobre 2007)

Ricco, balsamico, carnoso, imperativo e allo stesso tempo sfumato. Succoso, denso, caldo ed espressivo, con una incredibile grinta e una presenza scenica da prim'attore. Bello stacco di freschezza nel finale, con tannini cesellati. Enorme la stazza eppure incantevole la beva. Grande annata e grande razza, con il futuro dalla sua parte.

(25 aprile 2007)

Tenuta dell'Ornellaia - Via Bolgherese 191 - Bolgheri (LI) Tel. 0565.71811 info@ornellaia.it

Visita in azienda effettuata nel mese di marzo 2007

Foto, nell'ordine: olivi centenari con Bolgheri sullo sfondo; la quercia di Bellaria; vigneti a Bellaria; Leonardo Raspini (a dx) con Ernesto Gentili (curatore Guida Vini Espresso); Axel Heinz fra le barriques di petit manseng; dettaglio di vigna; vista da Masseto; scorcio di Masseto 2004.

Si ringraziano la Tenuta dell'Ornellaia per l'ospitalità, Leonardo Raspini ( direttore tecnico) e Axel Heinz (enologo) per la squisita compagnia.

3 maggio 2007

 
 
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