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La terra del Mito L'antico Sannio I grandi vini della Terra di Lavoro Ischia e Capri: i vini delle isole Campania felix
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Campania Felix (un grandangolo di Campania). L'isola di Ischia, già nota, un bel po' di anni prima di Cristo, con il nome di Pitecusa, è considerata dagli studiosi la culla dell'enologia italica. È infatti qui che sbarcarono i primi coloni Greci portando con se, fra l'altro, la coltura della vite e la cultura del vino. La fama dei vini prodotti in questa area geografica della penisola arrivò, in un continuo crescendo, fino al tempo dei romani, quando i vini della zona del Massico (oggi provincia di Caserta) erano considerati tra i migliori in assoluto. Purtroppo la fama di questi vini riuscì a resistere, seppur attraverso varie vicissitudini, solo fino agli inizi del secolo scorso, quando subì un grave colpo a seguito dell'arrivo, fra l'altro piuttosto tardivo rispetto ad altre aree del continente, della filossera. Infatti, dopo la filossera, l'auspicata ripresa della viticultura non fu mai realtà, relegando sempre più questa regione a serbatoio di uve e vini da taglio (destino comune ad altre regioni del sud quali Puglia e Sicilia) per produttori del centro-nord, sia d'Italia che d'Europa. La politica comunitaria di incentivazione agli espianti fece il resto, ed è solo grazie all'opera "illuminata" di alcuni produttori che è stato possibile salvaguardare quello che rimaneva di un glorioso passato e soprattutto del patrimonio ampelografico di questa regione. Sto parlando dei Mastroberardino in Irpinia e non solo, di Moio nel casertano, di D'Ambra a Ischia, e di non molti altri. Grazie a questi, in questi ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria rinascita della viticultura Campana di cui cercheremo di dare testimonianza. Passiamo ora ad un primo approccio alle Denominazioni d'Origine, ai vitigni e alle aree geografiche che ad esse fanno riferimento, riservandoci di approfondire successivamente queste prime generiche notizie. Principali DOC e vitigni a bacca rossa presenti in purezza e/o in uvaggio sul territorio campano: (in ordine puramente casuale) TAURASI C'è stato un tempo in cui si pensava ad una strettissima parentela di questo vitigno con il Nebbiolo e che addirittura quest'ultimo ne fosse una sua derivazione-mutazione genetica, oggi non se ne parla quasi più, ma è ad ogni modo ritenuto, insieme al barbera e al nero d'Avola, tra i vitigni che vedremo protagonisti del prossimo futuro!!! LACRYMA CHRISTI DEL VESUVIO - ROSSO (che si chiama così perchè si racconta che quando Lucifero fu scacciato all'Inferno rubò un pezzo di Paradiso e Cristo pianse alla vista di tale scempio versando le proprie lacrime in quell'area donandole fertilità e prosperità...). Ottenuto principalmente da uve Piedirosso in uvaggio con altre uve rosse autoctone e in particolare con l'Aglianico, questo vino, come molti altri prodotti in Campania, è caratterizzato dalla natura vulcanica dei terreni sui quali le uve vengono coltivate. È bene ricordare che oltre al Vesuvio abbiamo il vulcano di Roccamonfina nel casertano, la zona dei Campi Flegrei nel napolateno (dove proprio grazie a questi terreni si produce, probabilmente, la migliore Falanghina) e che queste rocce sott'acqua raggiungono l'isola di Ischia (isola importante per la produzione di vini, bianchi in particolare, caratterizzata per il tipo di viticultura che vi si pratica, molto disagiata a causa di ripidi terrazzamenti e paragonabile a quella "eroica" di altre zone, tipo Val d'Aosta, Valtellina, Cinqueterre, e che proprio per tale motivo ha rischiato più volte l'abbandono). Il Lacryma rosso è un vino molto piacevole ed il vitigno che ne è alla base, il piedirosso. viene coltivato dappertutto in Campania (isole comprese). È meglio noto da queste parti come Per'e palummo (piede di palombo - il peducolo assume un colore rossastro che ricorda appunto il piede di un colombo). Per le sue caratteristiche di piacevolezza e morbidezza viene spesso utilizzato negli uvaggi per stemperare il carattere impetuoso dell'aglianico. Difficile suggerire qualche produttore non essendo che da poco l'area, quella vesuviana, vocatasi ad una viticultura di qualità. "Classica" la versione di Mastroberardino, interessante quella di de Falco. GRAGNANO
e LETTERE FALERNO
DEL MASSICO - ROSSO Sempre l'area a nord di Caserta è conosciuta anche con l'appellativo di Terra di Lavoro, ed è proprio questo appellativo che dà il nome ad un altro tra i più famosi vini campani, uvaggio di aglianico e piedirosso, prodotto dalla Azienda Fontana Galardi, quasi impossibile da trovare purtroppo, data l'esigua quantità prodotta. Infine tra le altre aziende che operano nelle provincia di Caserta, fuori dalla DOC Falerno, sono da segnalare Telaro nella zona di Roccamonfina (DOC Galluccio) e Vestini Campagnano che lavora su alcuni "curiosi" vitigni autoctoni misconosciuti (il pallagrello bianco e rosso e il casavecchia). Si producono vini DOC e non solo sempre a base aglianico, anche nell'area della Costiera Amalfitana e del Cilento, rispettivamente a sud e a nord della provincia di Salerno. Sono molto quotati ad esempio i vini di Marisa Cuomo a Furore, Ettore Sammarco a Ravello, Giuseppe Apicella a Tramonti in costiera, ed i vini di De Concilis, Maffini e Montevetrano nel Cilento. Tutti hanno ricevuto svariati riconoscimenti da parte della stampa specializzata. Solo a Montevetrano si produce in realtà un vino base cabernet con solo una piccolissima percentuale di aglianico. Aglianico e piedirosso sono infine protagonisti insieme ad altri vitigni minori di alcune DOC del Beneventano (Solopaca, Sannio e Taburno). Questa area è stata per anni, e continua ad essere spesso ancora oggi, solo un grande serbatoio di uve, terra di vino sfuso e bottiglie di profilo pittosto basso. Le uniche aziende meritevoli di menzione sono Mustilli, Corte Normanna, Assini, Venditti, Ciabrelli, Ocone ma soprattutto alcune grosse strutture cooperative tra cui la Cantina Sociale del Taburno, che quest'anno ha avuto un vero exploit tra trebbicchieri e cinquegrappoli. Ricordiamo inoltre la Cantina Sociale di Solopaca,che produce un aglianico dall'eccezionale rapporto qualità-prezzo, e le "ristrutturande" La Guardiense e Vinicola del Sannio, impegnate in un vero e proprio progetto di rilancio di immagine e di innalzamento qualitativo della loro produzione. Curiosità: nell'area del Cilento così come del Sannio beneventano ci sono anche produzioni, non irrivelanti, di barbera e di sangiovese (reimpianti dell'epoca post-filossera) che rientrano in talune DOC e con le quali si producono, in purezza, dei vini talvolta interessanti (ricorderemo le barbera della Cooperativa Val Calore nel salernitano e dell'Antica Masseria Venditti nel beneventano). Ad ogni modo si tratta il più delle volte di vini di piacevole e pronta beva. Ed eccoci ora alle DOC e ai vini a bacca bianca. ASPRINIO
D'AVERSA FIANO
D'AVELLINO GRECO
DI TUFO FALANGHINA CODA
DI VOLPE Dimenticavo Ischia: biancolella, forastera, uva rilla ed altri nomi fantasiosi indicano vitigni che sono esclusivamente coltivati su quest'isola, originano vini semplici, genuini, che ben si sposano con il mare ed il sole, in un modo unico ed inimitabile. Qui operano la famiglia D'ambra e le Cantine Pietratorcia, accanto a piccoli produttori locali. Dal prossimo
articolo cercheremo di approfondire ad uno ad uno tutti gli argomenti
che ora abbiamo solo superficialmente accennato. Alla prossima, Fabio Cimmino |
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