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La terra del Mito L'antico Sannio I grandi vini della Terra di Lavoro Ischia e Capri: i vini delle isole Campania felix
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Catone, Varrone, Plinio e Columella descrivono con chiarezza e con una precisione ampelografica soddisfacente per l'epoca, le caratteristiche delle viti aminee con cui si indicavano tutti i vitigni campani di origine greca. Tali viti furono portate in Italia dagli Aminei, popolo pelagico venuto dalla Grecia: inizialmente localizzate nella parte bassa del golfo di Poseidone, furono successivamente ritovate lungo il golfo di Napoli. Nei loro scritti i Georgici latini fanno più volte riferimento al "Falerno Gaurano" che era ottenuto dalle vigne dei Campi Flegrei della zona intorno al Massico del Monte Gauro. Dopo un periodo di abbandono, seguito ai fasti dell'età imperiale romana, sul Gauro le coltivazioni vinicole vennero sostituite dalle sterpaglie finchè in epoca medioevale una comunità di religiosi riprese le antiche usanze, favorendo così, con l'aiuto di agricoltori e contadini locali, il sorgere di molte nuove coltivazioni di falanghina e piedirosso. Le uve di Quarto continuarono a produrre i mitici vini e (fatto straordinario destinato a rimanere come esempio unico nella storia del vino campano) riuscirono a superare indenni il flagello apportato ai vitigni europei dalla "Philossera vastatrix". Nei Campi Flegrei, e a Quarto in particolare, la fillossera non riuscì a svilupparsi per la particolare struttura del terreno vulcanico, i cui grani, sciolti, grossolani, impedivano alle larve di poter scavare percorsi e gallerie risultando essenziali alla loro riproduzione. I vitigni originari poterono così conservarsi fino ad oggi ed ancora attualmente il metodo di coltivazione che avviene per propaggine piantata nel terreno e successivamente separata dalla pianta madre, consente di mantenere inalterata, per una sorta di clonazione naturale, il bagaglio genetico, delle viti originarie. Il recente riconoscimento di area DOC della piana di Quarto in quella che fu la mitica terra dei Ciclopi (qui infatti la mitologia per effetto dei continui fenomeni vulcanici esplosivi, aveva localizzato la lotta dei Giganti contro gli Dei dell'Olimpo, donde il termine Fleguros = ardente dato a tutta l'area Flegrea) rende, in effetti, solo giustizia al paziente e prezioso lavoro dei viticultori di Quarto che, oggi come allora, hanno contribuito a conservare questa tradizione di gusto, fragranza, di raffinatezza, che da soli basterebbero a dare lustro e prestigio all'intera regione campana. I due vitigni che sono alla base della produzione dei vini dei Campi Flegrei e segnatamente della piana di Quarto sono, come già precedentemente ricordato, la falanghina a buccia bianca ed il piedirosso a buccia nera. La falanghina deve il suo nome al termine greco-latino falange cioè palo, in quanto la caratteristica della viticoltura flegrea è quella della vite attaccata al palo (sistema di allevamento puteolano). Il piedirosso, o piede di colombo, deve il suo nome al graspo rosso come il piede di un colombo.
Uve piedirosso, coltivate ancora a piede franco (!) in un vigneto storico alle pendici del lago vulcanico Averno per il Montegauro Riserva 1997, di un bel rosso granato con riflessi aranciati, naso svolto su note speziate ed eteree, mostra in bocca unavvolgente ed elegante struttura, lasciando un piacevole finale di frutta matura e confettura. Ancora piedirosso e aglianico per il Quarto di Sole 1999 rosso granato di trama estremamente fitta, affascinante nei profumi cipriati, di frutti di bosco e sottili note burrose e speziate di pepe e cannella, il gusto si lega alla polposità della ciliegia e dei gelsi neri mantenendo coerenza estrattiva. Il Piedirosso dei Campi Flegrei passito 1997 è ottenuto da uve selezionate da un vigeto molto particolare, ubicato sempre sulle rive del lago d'Averno a Pozzuoli: l'uva viene raccolta con leggero ritardo e viene pigiata nei mesi di gennaio-febbraio, dopo una maturazione in barrique per un periodo di circa 12 mesi, il vino viene fatto affinare in bottiglia per almeno altri 5 mesi; se ne produce una quantità molto limitata, circa 600 bottiglie l'anno. Proseguiamo la degustazione con alcune etichette a denominazione di origine prodotte con uve acquistate "fuori-zona". Alla vista il Lacryma Christi bianco 2000 ha colore giallo paglierino, profumo delicato, con fresca fragranza di fiori di campo, con ricordi di pesca gialla, sapore asciutto, pieno, armonico ed aromatico che si sofferma a lungo in bocca. Il Lacryma Christi rosso 2000 ha un bel colore rubino brillante intenso, molto concentrato e vivace, mostra un naso ampio, carnoso e caldo, con aromi molto ben rilevati di frutta rossa e lievi venature speziate, la bocca è piena, con un frutto polputo ed un gusto sapido minerale, tannini ben rilevati ma non aggressivi: un vino che si fa apprezzare per la sua genuina personalità.
Interessante la produzione spumantistica: l'Asprinio Spumate Brut viene elaborato con il metodo Charmat e presenta una spuma bianca esuberante ed evanescente, un colore giallo paglierino e un profumo ben pronunciato e composito, il sapore è secco, sapido con sentore di limoncella; il Lacryma Christi del Vesuvio spumante ottenuto da uve selezionate del vitigno caprettone, coltivato sulle pendici del Vesuvio, ha sempre colore paglierino con profumo delicato ed avvolgente, il sapore è pieno e generoso, giustamente acido, maliziosamente dolce, morbido ed armonico.
Altre due aziende agricole,
dove è possibile avere una degustazione "al naturale"
dei due pricipali vini dell'area flegrea, sono situate l'una di fronte
all'altra: la Masseria Cecere Migliaccio e la Masseria F.lli
Apa, quest'ultima azienda in realtà principalmente frutticola,
specializzata nella rinomata mela annurca, ma che ha destinato una discreta
parte della sua superficie alla coltivazione di uve a denominazione di
origine. L'azienda vinicola, il Cellaio, è di proprietà
di Nicola Caradente Tartaglia che offre la possibilità, insieme
ai figli, di degustare una falanghina più artigianale. Infine segnalo
la Masseria Vitivinicola di Santolo De Vivo e la Masseria Spinelli
di Sabatino Loffredo, dove è pure prevista visita e degustazione
dei vini. Fabio Cimmino P.S. Per chi fosse interessato
a saperne di più sulla storia della viticultura campana rinvio
al seguente indirizzo internet: |
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