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Breve sosta a Copenhagen e ... Svizzera Irlanda Barcelona! Un viaggio in Alsazia prima parte seconda parte La botte di Heidelberg
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APPUNTI DI VIAGGIO ALSAZIANI (prima parte)
Prima esperienza alsaziana in vita mia. Questo lembo di terra a fine settembre si presenta rigoglioso e la lunga striscia di vigne che guarda alla Piana da sud a nord offre spettacolo estatico, pregnante, vero. Queste note vogliono invece essere lievi, passare leggere sulle sensazioni avute e sulle cose viste, o meglio, su alcune delle cose viste, e si propongono il miraggio di trasmettere informazioni e brandelli di un viaggio fisico e del gusto racchiuse come sono dentro a un articolo che ahimé non può soffermarsi più di tanto sulle descrizioni poetiche di nature, genti e città (e che poesia…) ma deve cercare, lievemente e velocemente, di arrivare al sodo. Quassù, per dirla alla francese e per arrivare al sodo, sopra ogni cosa c’è il terroir,ovvero quel particolare connubio di acqua sole terra che elegge quelle strisce di vigna a regine del vino. In Alsazia il microclima ha dello speciale: assolutamente non piovoso beneficia della protezione di una catena montuosa, i Vosgi che, da Ovest, non consentono l’influsso malevolo dei venti umidi e costituiscono barriera incredibile alle piogge: basti pensare che a soli 10 chilometri in linea d’aria, tant’è la distanza dal Grand Ballon d’Alsace alle più prossime ripe a vigna, la piovosità è più che dimezzata. Quindi microclima soprattutto secco e caldo, mediterraneo direi, nella stagione estiva e mai rigido in inverno, con piovosità che nella zona di Colmar raggiungono addirittura il minimo per la Francia intera. E poi ci sono i terreni; c’è una varietà di suoli incredibile: si va dalla natura vulcanica dei vigneti più meridionali (Thann per intenderci con il mitico Rangen) fino a suoli costituiti da conglomerati calcarei e da marne dell’Oligocene con tessiture silico-argillose a pH alcalino variabile da 7 a 8. Grande capacità di drenaggio ed esposizioni dei vigneti Grand Cru rigorosamente a sud, sud-est fanno il resto. In annate non eccelse difficilmente si hanno problemi di maturazione delle uve che qui, per i grandi vini secchi, vengono vendemmiate normalmente entro la prima metà di ottobre, mentre nelle grandi annate da vendemmia tardiva e muffe nobili, portate dalla naturale umidità autunnale, si può arrivare anche a dicembre, ed è tutta un’altra storia. Dimenticavo di dire che questa è terra di elezione per vini bianchi rigorosamente mono-vitigno e rigorosamente da vitigni autoctoni che hanno fatto e stanno facendo la storia di questa denominazione: riesling, gewurztraminer, tokay-pinot gris, muscat su tutti e poi sylvaner, pinot blanc, chasselas. A proposito di denominazioni: la AOC Alsaceè abbastanza recente e ancor più recente (sui venti anni di età) è la denominazione Alsace Grand Cru che annovera ad oggi 50 vigneti dove vigono regole precise tra le quali spiccano: rese per ettaro limitate ad un massimo di 70 hl; solo 4 vitigni eleggibili a Grand Cru (riesling, gewurztraminer, tokay-pinot gris, muscat); titolo alcoolometrico naturale minimo per le uve (es. 12° per tokay-pinot gris e gewurz); zuccheraggio limitato ad un massimo di 2°, argomentino questo che ritratterò più avanti, assieme ai mieivignaioli alsaziani. Ancor più recenti e costellate nel proprio iter da ripetuti e costosi controlli svolti dalle commissioni tecniche regionali (che ci fanno capire la serietà con cui le istituzioni francesi guardano al vino) sono le denominazioni Vendange Tardivee Selection des Grains Nobles;veri e propri fiori all’occhiello della enologia alsaziana, che la rendono unica nel panorama mondiale; proprio lì, in quei vini con residuo naturale zuccherino e… ma ne riparleremo. Scegliere le cantine da visitare è stata impresa ardua, stante il poco tempo a disposizione e il gran numero di piccoli e grandi vigneronsdislocati lungo la Route des Vins (e non solo) che da Thann conduce fino a Marlenheim, su a Nord, per un percorso vitato impressionante di 170 km. La scrematura è d’obbligo e i miei piccoli appunti si riferiscono ad una ristretta cerchia di cantine appartenenti al dipartimento dell’Haut Rhin, eccetto una. Le dimensioni di queste cantine sono modeste (ma solo in termini di ettari a disposizione, sia ben chiaro) tranne che per due grandi maisons, ma tutte, senza esclusione, possono vantare come vedremo una gamma di vini invidiabile per qualità e bontà. Nell’ordine le vado a presentare: Domaine Lucien Albrecht
Gli incontri Percorrendo da sud a nord la Route
des Vins, grande meraviglia desta l’ingresso nella cosiddetta Vallée
Noble, non tanto per la maestosità Ma tant’è, arrivati ad Orschwihr vale una sosta il Domaine Lucien Albrecht, l’unica cantina, tra quelle da me visitate, che possa considerarsi alla stregua del negociant eleveurdi tradizione borgognona, anche se possessore di propri appezzamenti a vigna tra cui alcuni nel Grand Cru Pfingstberg,il celebre vigneto di Orschwihr. Da lui assaggio in sequenza: Aoc Alsace Riesling Réserve
1998 per quello che è stato il mio primo vero approccio di sempre ai vini di questa terra, e che mi ha senza dubbio sorpreso. La sorpresa altamente positiva è venuta dall’assaggio del gewurz(in Alsazia questo è il nome amichevole che danno al vino), ottimo nella versione Réserve 1998, con grande bilanciamento del residuo zuccherino e della spinta acida del frutto, ancor giovane e, soprattutto, eccellente e dal grande impatto gustativo e olfattivo nella versione 1997 Vendange Tardive,che senza troppi fronzoli ha fatto conoscere alle mie papille stili fino ad allora a me estranei e forse anche per questo ancor più sorprendenti. La sorpresa negativa è invece arrivata dall’assaggio del riesling, che io attendevo con trepidazione, anche perché da molti considerato il vero vin noblealsaziano, quello che esprime più di ogni altro l’essenza del vino bianco: delicatezza, souplesse,fragranza lieve e molto ben sfumata, elegantissimo portamento. Ebbene, sia la versione Rèserve che la versione Grand Cru non mi hanno affatto colpito, stante la pochezza di contenuto aromatico e la beva elegante sì, ma abbastanza anonima. Mai giudizio però fu così avventato: assaggerò ancora riesling nel corso del mio viaggio alsaziano e come vedrete il giudizio starà su tutt’altra linea. A pochi passi dal domaineveniamo attirati dall’ambiente, tutto aldifuori che smaccatamente ammiccante,offerto allo sguardo da una vera e propria fattoria vecchio stile e dal nome del vignaiolo che vi sta scritto di fronte: Jean Michel Welty, e noi lì ci dirigiamo. Ci accoglie una anziana signora che scopriamo essere la madre del vignaiolo ma anche colei che ha mandato avanti la cantina fino all’avvento a tempo pieno del figlio e quindi, dall’alto delle sue ottanta primavere, altamente consapevole sul da farsi. La proposta, su mia indicazione, ha vertito su un tokay-pinot gris e poi su una piccola verticale di gewurzvinificati con tecniche diverse, e la degustazione è stata condita dalle sagaci e sensate puntualizzazioni della signora Welty, sorprendente esempio di saggezza contadina fatta persona, piena di giusto orgoglio e di simpatia innate. Scopriamo che la piccola proprietà non contempla alcuna vigna all’interno di un Grand Cru eppure sono encomiabili per fattura e stoffa sia il Tokay-Pinot Gris 1998 che il Gewurztraminer1997. Ottima bocca e complessità aromatica ancor più in evidenza nel Gewurztraminer 1996 Cuvée Aurèlie e poi cambio di registro con gli assaggi in sequenza del Gewurztraminer Vendange Tardive 1994 e del Gewurztraminer Selection des Grains Nobles 1989, dei quali conservo ricordi di grande avvolgenza e complessità nonché di estrema caratterizzazione, quasi mai riscontrata prima nel piccolo delle mie esperienze di degustazione, in vini dolci o da meditazione, se non in rari e blasonati esempi. In particolare i colori, l’opulenza, la polposità e la gamma aromatica persistentissima che sprigiona dal bicchiere del Gewurz1989 sono impressionanti. Da un piccolo vigneronalsaziano, senza Grand Cru a dar bella mostra di sé, è nata una perla tra altre piccole perle, per una produzione di alto livello qualitativo e che sconta dei prezzi in cantina che, se rapportati al valore intrinseco, danno di che pensare alla produzione italiana di vini bianchi di qualità. E’ stato lì, nella accogliente
saletta di degustazione, che per la prima volta ho parlato di zuccheraggio
ed ho appreso che, seppur ammesso, dalla cantina in questione era stato
usato solo raramente e per certi vini, tanto che sulla lista di proposte
veniva segnalata la presenza di zuccheri aggiunti, caratteristica comune
questa anche di liste di altri vignaioli, sinonimo di grande serietà,
perlomeno apparente, e che serve loro per ribadire della unicità
del clima di cui moltissimi vigneti alsaziani godono e del fatto che si
possono portare a maturazione uve sane e dal tenore zuccherino giusto
sì da poterle vinificare senza chaptalisationalcuna.
Nella piccola saletta d’accoglienza lui insiste per poter guidare la degustazione e così inizia un altro viaggio, questo sì del gusto puro, attraverso le mille caratteristiche diverse dei suoi vini, dai cremantai sylvaner ai riesling ai gewurztraminer offerti in progressione e poi spiegati, valutati, pensati. Nel frattempo cresce attorno a noi l’atmosfera fremente e leggermente elettrizzante che caratterizza sempre la vigilia di vendemmia dei veri vignaioli, di quelli che oltre alle pubbliche relazioni scendono in vigna a faticare: si aggiungono infatti a noi uno studente moldavo, figlio di agronomo, ospite di Seppi per fare la vendemmia, un ragazzo di Bordeaux, appena arrivato per imparare qualcosa da una vendemmia alsaziana, una coppia di origine belga, lui amico di Seppi e vendemmiatore e lei cuoca ufficiale di casa Landmann per tutto il tempo che la vendemmia si sarebbe protratta. La prova d’assaggio nel frattempo proponeva i Crémant d’Alsace con: Crémant 1995 Pas Dosé
vini spumante metodo tradizionale (o meglio champenois)che soprattutto nel Pas Dosé hanno mostrato buone qualità organolettiche: nitide e compiute, con bella spuma, persistenza e ottimo retrogusto. Ma è con l’assaggio dei Sylvaner che si comincia a prendere il largo; assaggiamo l’ultima produzione in ordine di tempo: Sylvaner 1998
Seppi si muove sicuro tra una selva di bottiglie tutte conservate alla giusta temperatura e ci spiega intanto come una attenta selezione in vigna, insieme a vigneti vocati, possa condurre queste uve a dare vini di ottimo spessore, e come sia tutto sommato non comprensibile che tali vini, pur derivando nel suo caso da uve coltivate in vigneti Grand Cru, non possano fregiarsi di tal titolo "nobiliare" e nobilitante: la Cuvée Z ne è un esempio, dato che le uve si trovano di fatto nel Grand Cru Zinnkoepflé che lui giustamente cita sulla etichetta, così come nella cuvée Hors La Loi (in senso letterale "Fuorilegge"). Sorprendenti risultano proprio per la loro specificità il Sylvaner Récolté en Vin de Glace e il Sylvaner ‘Hors la loi’, quest’ultimo praticamente un vendange tardivea tutti gli effetti e con i pregi di un vendange tardive.Il primo deriva dalla tecnica, praticabile solo in annate propizie dal punto di vista climatologico, di raccogliere l’uva in avanzata surmaturazione (si parla di dicembre o anche gennaio!!) sfruttando una naturale "crio-raccolta" in quanto, raggiunti i 7° sotto zero, non è consentita la penetrazione dell’acqua e quindi si può preservare l’essenza negli acini (senza muffe nobili in generale). Essenzialmente due i fattori da tenere in conto per la buona riuscita: il tempo soprattutto, visto e considerato che la neve o le forti piogge possono rovinare il raccolto già di per sé molto limitato, è necessario quindi che il gelo preceda tali eventi climatici per poter sperare di coglierne i frutti. La scelta di tempo del vignaiolo è l’altro fattore: occorre poi difendere i succulenti frutti dalla voracità di alcuni uccelli; insomma una vera e propria sfida che solo in certe annate ha condotto ai risultati attesi: un vino come quello assaggiato ora: maestoso ed intrigante, dagli intensi profumi floreali, varietale, corposo: da meditazione, unico (e molto costoso). Ma la rassegna prosegue con una vera e propria verticale di Riesling Grand Cru ed è a questo punto che ho capito un po’ della grandezza di questi vini tanto rinomati e dei quali avevo in precedenza avuto approccio non convincente. In sequenza si assaggiano: Riesling Vallée Noble 1998
E poi Riesling Grand Cru Zinnkoepflé
Vendange Tardive 1996 Ho voluto scriverli di getto e metterli tutti insieme allineati in questo lungo elenco quasi a voler sottolineare il leggero straniamento provato nella girandola e nella grande varietà di sensazioni organolettiche che da essi si dipanavano. Vividi ricordi mantengo ancora per alcuni di loro, quelli che mi sono apparsi di caratura superiore e di grande livello qualitativo, in particolare tra i Riesling secchi i Grand Cru Zinnkoepflé nelle annate 1997, 1994, 1993, 1991; tra le Vendange Tardiveil 1995, il 1993, il 1989, così come incredibili sono apparsi il Riesling Vin de Glace 1997 e la Selection des G.N. 1998. E per finire eccoci ai Gewurztraminer che nell’ordine, sono stati: Gewurztraminer Vallée Noble
1996 Ebbene, eccetto che per il Vallée Noble 1996, per gli altri ci sono ben pochi commenti o appunti da fare tanto grandi erano la fattura, la persistenza aromatica, la morbidezza e la lunghezza: la tipicità direi. Ma il buon Seppi non si ferma qui: prima ci vuol "mostrare" il suo Pinot Nero nella versione 1996 . Io, piccolo appassionato di pinot neri, non credevo proprio di trovarne di degni da quelle parti, dove tutto sommato in molti, come da tradizione, vinificano in rosa questa uva e in molti, ancora purtroppo da tradizione, sogliono berli a temperature di 8-10°, i rossi si intende. Ma qui eravamo di fronte a un signor pinot nero, una vera delizia, proprio come il nome affibbiatogli da Seppi, "Jardin des delices",e in più servito alla giusta temperatura. Poi lui continua a esplicare, in modo esauriente, nella cantina di vinificazione e di affinamento: ordinata, completa di macchinari moderni e di qualche barrique, impiegata appunto per il pinot nero e per preziose cuvée di gewurz o tokay, e ci rivela persino di aver studiato in Borgogna. A questo punto, con un brindisi augurale fatto con il vino nuovo, pareva d’obbligo il commiato ma Seppi è travolgente nella sua cordialità: dobbiamo andare con lui in vigna, anzi nel cuore della vigna, perché ci vuol condurre nel Grand Cru Zinnkoepflé dove da soli due ettari di terra ricava alcune delle sue creature, così le chiama lui, il resto provenendo da non più di 4 ettari nel vigneto di Bollenberg. È un tramonto ancora nuvoloso ma non piove più ormai e l’orizzonte appare nitido quando saliamo su uno dei poggi a strapiombo su Soultzmatt, da dove si abbraccia in un unico sguardo parte della Plaine d’Alsace, con in mezzo alcuni minuscoli borghi alsaziani dai colori pastello e dai campanili appuntiti. Seppi ci parla di ampelografia mostrandoci le caratteristiche dei chicchi di riesling e gewurz, ormai prossimi alla piena maturazione e poi, rivolgendosi alla vallata, davanti a un tableau d’orientation,ci parla del microclima di QUEL vigneto, che poi è un po’ diverso da quello del vigneto che sta laggiù, e così via. Le ombre della sera in stato d’avanzamento ci indicano che è tempo di saluti: la fugace apparizione di un giorno concentratasi in 4 ore e le emozioni provate si stemperano in un amichevole abbraccio mentre io stavo pensando: "certo che ci sanno proprio fare". Una giornata così meritava senz’altro un degno finale: una cena da Philippe Boerher nel suo accogliente e confortevole restaurantdi Rouffach. Un cuoco intelligente per un ristorante ormai stellato, che ci ha deliziato con la sua cucina essenziale eppur "tutto sapore" che nel menù degustazione propostoci era giocata in particolare sulla nobilitazione di materie prime tradizionalmente povere: filet de sardines fraiches marinée au croquant de fenouile moelleux de volaille au pinot noir et Greisflutasono stati mirabili esempi di equilibrio gustativo e intensa piacevolezza. Essenziale e sostanzioso il dessert con una presentazione di una Sablé de morues au fromage blanc caramelisédi polposa fragranza. Un servizio accurato, simpatico e mai invadente, la fantasia dei pani, gli amouse-bouchee un grande tokay-pinot gris hanno fatto il resto. Per i posteri, il tokay in questione era il Tokay-Pinot Gris Grand Cru Vorbourg 1998 di Hunold, piccolo produttore di Rouffach: una grande beva ad un prezzo di "sole" 30.000 lire.
Fernando Pardini
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