Breve sosta a Copenhagen
e ...
Svizzera
Irlanda
Barcelona!
Un viaggio in Alsazia
prima parte
seconda parte
La botte di Heidelberg
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La Svizzera, così vicina e così
lontana!
Vicina lo è geograficamente, vicina per gli italiani che ci sono
andati a lavorare, ed è l'unico posto oltre confine dove si parla
anche la nostra lingua. Lontana, perché è fuori dall'UE
e dalle sue maglie fatte di regole che si stringono sempre di più,
tanto che se distrattamente cerchi un formaggio svizzero nell'elenco dei
formaggi DOP non lo trovi per il semplice motivo che il DOP è una
categoria UE... E lontana perché la politica è solo amministrazione
e non interessa pressoché a nessuno, perché la vita è
resa il più semplice possibile da mille aiuti, indicazioni, meccanismi
perfettamente oliati.Tutti sono sereni, tranquilli, rilassati e non sempre
tesi ad inventarsi il "colpo di genio" che permetta di superare
l'ennesima difficoltà o trappola dietro l'angolo.
Facciamo un giro a Berna, con i suoi lunghissimi porticati (una
volta si provò a dire che erano i più lunghi d'Europa, e
Bologna subito insorse), viva ma non disordinata. Arriviamo nella grande
piazza del Parlamento (Bundesplatz) dove si affacciano il Parlamento
dei Cantoni (Bundeshaus) e la Banca Nazionale (Nationalbank),
e chi ci accompagna ci avverte che stiamo camminando sull'immenso caveau
delle sue riserve auree. Comunque,
quello che vediamo è più piacevole: infatti, come ogni sabato
e domenica, c'è il "Mercato dei Fiori".
Da Berna ci spostiamo a Montreux,
città a forte vocazione turistica sul lago Lemano (per capirci,
su di esso si affacciano anche Losanna e Ginevra), e forse proprio per
questo "sporcata" da qualche grattacielo piuttosto antiestetico. Della
tranquillità e della organizzazione svizzera dove (scusateci il
pasticcio) tutto è pensato per evitare troppi pensieri (ricordate
la famosa battuta di Orson Welles ne "Il terzo uomo" sui Borgia e il Rinascimento,
e sulla pace svizzera e gli orologi a cucù?) hanno scelto di approfittare,
soggiornando qui per periodi più o meno lunghi, giganti del '900
come Strawinsky, Nabokov, Chaplin (nella vicina Vevey).

Ma noi sappiamo che qui intorno si
fa vino, e dunque entriamo nell'ufficio del turismo, ai margini del verde
lungolago, e non finiamo neanche di chiedere, in un incerto inglese, se
esiste del materiale informativo sul vino della zona e sui suoi produttori,
che l'impiegato al di là del banco scompare per riapparire poco
dopo con:
- Guide du vignoble vaudois, delizioso
libretto con belle foto di zone e vitigni;
- Caveaux vaudois recommandées,
cartina con evidenziate le zone vinicole dei laghi Lemano (che sono
il Lavaux e La C™te) e di Neuchatel (Bonvillars, Vully, C™tes-de-l'Orbe)
e, sul retro, gli indirizzi e orari di apertura delle "caveaux", che
sono i posti sparsi in tutte le zone a vocazione vitivinicola dove si
possono degustare ed acquistare vini dei produttori della zona.
- Switzerland wine areas, cartina
stradale della Svizzera con evidenziati i posti di interesse enologico,
ricca di descrizioni delle cose da vedere per l'occasione.
- Guide to the pleasures of Vaudois
wines, elegante libretto con foto e testi
- Lavaux & ses Vignerons, cartina
con i percorsi per l'eno-turista che sul retro presenta, a mo' di mosaico,
le etichette dei vini dei maggiori produttori della zona.
- A la decouverte des terrasses de
Lavaux, descrizione dell'intero percorso che attraversa i terrazzamenti
del Lavaux con evidenziate in vari colori le denominazioni d'origine
che via via si incontrano.
Tutto gratuito, naturalmente: bel Paese
la Svizzera, ci viene da pensare uscendo.
Cerchiamo di fare una sintesi delle informazioni avute. Molte delle migliori
zone vinicole della Svizzera costeggiano i suoi laghi, e la ragione è
semplice: essi sono di origine glaciale e dunque costituiscono delle "fenditure"
riparate dalle correnti fredde; il sole diretto e quello riflesso dalla
superficie dell'acqua e dalle rocce forniscono un doppio contributo alla
maturazione delle uve. Naturalmente le zone vitate sono quelle che si
affacciano a sud, e quindi sono poste sulle coste settentrionali dei laghi.
Le principali zone lacustri di produzione vinicola sono quella del lago
di Neuchatel, del lago di Bieler, del lago Lemano
e della parte settentrionale del lago Maggiore. La costa nord del
lago Lemano ha una forma ad arco con Montreux e Ginevra
nelle punte est ed ovest rispettivamente, e Losanna più
o meno al centro. La parte di costa che va da Montreux a Losanna costituisce
il Lavaux, quella da Losanna a Ginevra prende il nome di La
C™te.
Il vitigno che regna sovrano in queste zone è lo Chasselas,
uva bianca autoctona con acini dal caratteristico colore ramato, che solitamente
produce vini bianchi dal bel fruttato e, a seconda delle zone, di buon
corpo: fra i più importanti ricordiamo il Dorin e il Dezaley
(dal Lavaux) l'Yvorne (dallo Chablais, a est del lago Lemano),
e il Fendant (dal Valais), abbinati tradizionalmente con la Raclette
(formaggio la cui superficie viene fusa sul piatto), la Fondue
e il pesce di lago.
Per questo, se per i paesi esportatori di vino c'è buona possibilità
di esportare in Svizzera vini rossi, la cui produzione qui non trova climi
favorevoli (a parte buoni Pinot Neri e i Merlot del Ticino, che però
viene considerato un po' "Italia"), molto meno facilmente questo succede
per i bianchi.
Le espressioni dello Chasselas che abbiamo assaggiato nel nostro soggiorno
svizzero sono stati il Lutry AOC Domaine Moulin-La Vignette 1999
(Lavaux), il Bursinel AOC Domaine de l'Oujonnet 1998 (La C™te)
e il Vully AOC Cru de L'Hopital 1998 (altro lago, il Morat,
zona lago di Neuchatel). Tutti dal fruttato sorprendente, e in particolare
quest'ultimo (bevuto in un bel ristorante con vista sul lago di Biel,
ancora nei pressi del lago Neuchatel) colpiva per le sue note mielate,
e una bocca che, contraddistinta da una acidità piuttosto vivace,
migliorava col tempo nel bicchiere mettendo in luce una bella struttura.

Ma torniamo al Lavaux: la sua peculiarità sta nel fatto
che la superficie vitata è distribuita su stupendi terrazzamenti
che degradano verso il lago e lungo i quali è stata realizzata
una strada "pedonale" che a partire dal suggestivo castello di Chillon,
nei pressi di Montreux, attraversa senza soluzione di continuità,
per ben 32 chilometri (otto ore e trentacinque minuti stimati di cammino)
le Appellation Vevey-Montreux, Chardonne, St. Saphorin,
Dezaley (gran cru), Epesses et Calamin (grand cru), Villette
e infine Lutry, Appellation omonima al paese vicino a Losanna dove
il lungo percorso termina. E, sebbene in questa stagione le vigne e non
diano il meglio di loro, sono ancora spoglie, vogliamo fare almeno un
tratto di questa bella e panoramica strada.
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Per
questo decidiamo di arrivare in treno al primo paese dopo Montreux, e
cioè St. Saphorin. Eccoci dunque alla stazione con il nostro
(piuttosto caro) biglietto in mano. Inutile insistere sulla puntualità
del treno garantita dai concentratissimi operatori. La ferrovia costeggia
il lago e dai finestrini si ha già la possibilità di far
perdere lo sguardo sul lago e sul paesaggio che lo circonda; tuttavia
quando scendiamo e osserviamo il treno allontanarsi ci soffermiamo di
nuovo a guardare le montagne innevate nella cima riflettersi sulla superficie
dell'acqua. Usciti dalla stazioncina, attraversiamo la strada ed avvistiamo
l'insegna del primo "Caveaux de Vignerons" (un uomo ed una donna
in abiti folkloristici che reggono un grappolone d'uva posto in mezzo
a loro), che purtroppo come gli altri sarà aperto a partire dal
1 Maggio mentre siamo solo al 14 Marzo.
Entriamo dunque in questo grazioso paese dove ci accoglie il primo cartello
giallo a forma di freccia con su scritto "tourisme pedestre": e uscitine,
iniziamo a percorrere la strada immersa nei terrazzamenti vitati; contestualmente
entriamo nella Appellation St. Saphorin; ci lasciamo alle spalle
la lontana immagine di Montreux, immersa in una leggera nebbiolina. La
strada si biforca: una possibilità è di inerpicarsi verso
l'altro e raggiungere il paese di Chexbrex, l'altra è mantenersi
paralleli al lago, ed è quello che scegliamo di fare. Le vigne
sono alte pochi centimetri, e incontriamo un primo cartello esplicativo
che ci spiega le caratteristiche del vitigno e le malattie da cui può
essere affetto.
È
veramente suggestivo lo spettacolo delle montagne che si riflettono sulla
superficie del lago, ma eccoci arrivati al secondo paese, Rivaz,
che separa le appelation St. Saphorin dalla Dezaley. Vediamo subito
la sede di una delle aziende più rinomate della zona, la Vincent
Chappuis et Fils, (produttori di AOC Dezaley e St. Saphorin sia bianchi
che rossi con prezzi variabili fra le 16 e le 20 mila lire); esposta in
vetrina c'è proprio la foto di un figlio che spilla dalle botti.
Abbandoniamo anche Rivaz e proseguiamo nel nostro cammino. Subito un cartello
ci spiega la geologia del suolo della zona di Dezaley, ossia come i ghiacciai
hanno scolpito la roccia e come i sedimenti hanno creato le argille che
rendono così unico il carattere del vino di Dezaley. Ogni tanto
si scorge qualcuno compiere delle operazioni sulle vigne. Ecco la Clos
des Abbayes, creata dai monaci cistercensi nel XII e successivamente,
nel 1536, sequetrata dalla città di Losanna, seguita dalla Clos
de Moines. Scendiamo per dare un'occhiata alla costruzione (simile
ad un castello) e osserviamo affissa su una parete la ripartizione fra
i proprietari Daniel Chappuis e Jacques-Henry Chappuis dei vigneti che
la circondano. L'ennesimo cartello ci spiega che la zona di Dezaley gode
di un triplo effetto del sole: quello caldo e generoso che viene dall'alto,
quello dal basso, riflesso dalla superficie del lago, e quello trattenuto
dalle roccie durante il giorno e rilasciato durante la notte.
Ma eccoci già nella Appellation Epesses et Calamin,
e giungiamo nel paese di Epesses, un po' enfaticamente definito "coeur
du vignoble en terrasses". In un piccolo negozio di alimentari compriamo
una classica tavoletta di cioccolato per porre rimedio ad un drammatico
calo di zuccheri. Le fedeli freccie gialle del "tourisme pedestre", che
come per magia apparivano per indicarci la direzione da prendere ogni
qual volta eravamo colti dal dubbio stavolta ci spiegano con pignoleria
che per Lutry città ci vogliono 30 minuti a piedi, mentre per Lutry
stazione 35 minuti: questo ci conforta perché sentiamo che le nostre
energie cominciano a scarseggiare, e sta iniziando a cadere anche qualche
goccia di pioggia dalla quale non c'è proprio modo di ripararsi.
Eccoci alla stazione di Lutry, dalla quale arriviamo a Losanna, dove concludiamo
la faticosa giornata al L'Epicerie-Au Naturel, ristorante di religione
rigorosamente biologica, dove cipolle, asparagi e porri sono protagonisti
anche delle decorazioni delle pareti. Il nostro tavolo è su di
un soppalco fasciato di tela bianca legata con rustiche corde e ci piace
ricordare il Filet d'Agneau parfumé au thyme accompagnato
dal biologicissimo C™te du Rhone Domaine les Coccinelles dai bei
profumi di rosa e ribes rosso.
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