Simposio Internazionale
"Il sangiovese"
Presente e futuro del sangiovese
 
 
Quattro passi tra i tre bicchieri 
Un pomeriggio a Riecine, ricordando John Dunkley


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un precursore
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I vini del millennio
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Dal 15 al 17 febbraio 2000 si è svolto a Firenze il Simposio Internazionale il "Sangiovese" organizzato dall'ARSIA e dalla regione Toscana. Il simposio ha fatto il punto della situazione sullo stato della ricerca su questo vitigno ed ha visto la partecipazione del mondo accademico nazionale ed internazionale e di vari esperti del settore vitivinicolo. In cinque sessioni sono state trattate le seguenti tematiche:
  • Aspetti economici e di mercato
  • Aspetti genetici
  • Aspetti agronomici ed ambientali
  • Aspetti fitopatologici
  • Aspetti enologici
Ci è sembrato interessante l'intervento dell'assessore M. Periccioli che ha affrontato subito il tema centrale del convegno, cioè l'importanza del legame tra vino e territorio per la salvaguardia della produzione vitivinicola Toscana. Nell'esaltare l'importanza del sangiovese, ha richiamato l'attenzione alle caratteristiche del mercato e della viticoltura internazionale: nel nuovo mondo si sta sviluppando una viticoltura nuova, basata su tecniche produttive avanzate, nella quale prevale il concetto del vitigno su quello del territorio. Secondo questa logica il vitigno produce qualità con caratteristiche forti, facilmente percepibili, senza necessità del territorio e della sua influenza specifica. Esistono paesi produttori emergenti come la California, il Sud Africa, il Cile, che si stanno imponendo sul mercato mondiale con produzioni qualitative di alto livello ed è importante fin da ora valutare i possibili effetti di questa offerta di vino varietale.
Inoltre il vino ottenuto dai famosi vitigni internazionali sembra prevalere non solo per gli aspetti qualitativi, ma anche per le sue caratteristiche di chiarezza e di immediatezza nei confronti del consumatore. 
Molti interrogativi invece riguardano la viticoltura europea che deve affrontare il problema del rinnovo degli impianti di età media molto elevata ed appare inadeguata alle esigenze attuali di competitività e in molte aree poco orientata al mercato. 
Anche il professor Fregoni ha posto l'accento sull'omogeneizzazione del mercato internazionale del vino riferendosi al predominio dei vitigni cabernet sauvignon, merlot, chardonnay, sauvignon, sirah: secondo alcuni studi da questi vitigni proviene una produzione di circa 100.000.00 di Hl sui 250.000.000 complessivi a livello mondiale. 
In questo quadro l'importanza del sangiovese è legata alla sua possibilità di diventare un vitigno internazionale andando ad aumentare la variabilità qualitativa e genetica che si sta perdendo. Il sangiovese è considerato un caso unico di vitigno autoctono toscano, che ha saputo conquistarsi fama internazionale grazie al fatto di essere associato a vini che hanno fatto grande l'immagine della Toscana nel mondo quali il Brunello, il Chianti, ecc. Secondo l'Enoteca Italiana, il territorio di origine è un elemento di qualificazione del vitigno; la forte impronta regionale ne ha fatto un ambasciatore della "toscanità enologica" a livello internazionale. 

Il sangiovese attira un interesse particolare riservato a pochissimi altri vitigni che non siano internazionali, ma al momento non si è ancora affermato come potrebbe per la difficoltà del vitigno di poter essere ubiquitario. Allo stato attuale il sangiovese è ancora un vitigno che esprime appieno le sue potenzialità solo negli areali "storici" di coltivazione. Gli studi sulla selezione clonale del vitigno saranno quindi un elemento fondamentale per il superamento di questi limiti. Comunque sono frequenti impianti di sangiovese nei nuovi paesi produttori, anche se ancora legati ad una produzione di nicchia. In California l'interesse per il sangiovese è crescente ed ha portato ad una produzione di vini commercializzati con il nome di sangiovese. 

Per quanto riguarda l'attuale diffusione del vitigno e la sua possibilità di diffusione il professor Boselli (Università di Firenze) ha fornito dati interessanti:

il sangiovese occupa l'11% della superficie viticola italiana ed entra nella composizione di 388 vini tra DOC, DOCG e IGT, e nella produzione di 182 vini DOC.
Nel 1999 il sangiovese è stato propagato per 17.000.000 di innesti talea e rappresenta la varietà più importante dal punto di vista vivaistico in Italia: rispetto a dieci anni fa la produzione vivaistica è aumentata del 780%. Dai dati del censimento del 1990 si sa che vi sono 86.000 ettari coltivati a sangiovese in Italia, di cui 36.000 ettari in Toscana; nella nostra regione, su 29 dei 38 vini a DOC, il disciplinare di produzione prevede che il sangiovese sia presente obbligatoriamente nella base ampelografica in percentuale variabile. A livello mondiale vi sono inoltre 1373 ettari in California, 1250 ettari in Francia, 34 ettari in Cile. 
La produzione Toscana di vini DOCG a base sangiovese si aggira intorno ai 1.082.000 ettolitri. La coltivazione del Sangiovese è ammessa in 67 province italiane. In Francia è raccomandato in due dipartimenti.

Un altro tema molto interessante del convegno è stata la discussione sull'importanza delle Denominazioni di Origine. Noi europei dobbiamo infatti accettare l'idea che il consumatore d'oltre oceano è poco attento alle differenze esistenti tra le innumerevoli Denominazioni di Origine che ci sono in Europa: molto spesso le Denominazioni di una stessa regione sono così numerose e così piccole che gli stessi cittadini di quella regione non le conoscono tutte! In futuro il concetto di Denominazione andrà quindi utilizzato in un'accezione più ampia, che preveda il legame tra la produzione e il suo ambiente di origine, inteso non solo come ambiente agronomico ma anche come tradizioni e cultura del luogo. Il legame tra la produzione ed il territorio permetterà quindi di fruire del territorio stesso grazie alle sue innumerevoli risorse, che vanno dalla gastronomia al patrimonio artistico. Questa potrebbe essere la ricetta per superare i punti di debolezza del sistema delle denominazioni di origine.

Anche per il sangiovese si dovrà pensare ad una politica di marketing orientata da una parte al vitigno e dall'altra al territorio, cioè alla possibilità di vendere il territorio insieme al vino. Da questo punto di vista la Toscana è il luogo ideale per tutti coloro che intendono orientarsi verso un'offerta enologica abbinata ad altre di tipo gastronomico, turistico, ecc.

Consideriamo poi che l'offerta di vino a livello mondiale si aggira intorno a 250.000.000 di Hl e la domanda è sui 220.000.000 di Hl e che in futuro sarà sempre più accentuato il fenomeno della globalizzazione dei mercati: in questo scenario la concorrenza sarà sempre più spietata e bisognerà fare molta attenzione alla domanda del consumatore. I vini ottenuti da vitigni internazionali entreranno sul mercato a basso prezzo e il binomio vino-territorio sarà forse una delle principali discriminanti per la scelta del consumatore!

Susanna Grilli
Agronomo
 
 

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