| Simposio
Internazionale
"Il sangiovese" |
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Un pomeriggio a Riecine, ricordando John Dunkley Viaggio degustativo nella Borgogna: Introduzione, Le degustazioni Mario Soldati: un precursore Vinitaly '99 I vini del millennio L'AcquaBuona: l'editoriale di fondazione. |
Dal 15 al 17 febbraio
2000 si è svolto a Firenze il Simposio Internazionale il "Sangiovese"
organizzato dall'ARSIA e dalla
regione Toscana. Il simposio ha fatto il punto della situazione sullo stato
della ricerca su questo vitigno ed ha visto la partecipazione del mondo
accademico nazionale ed internazionale e di vari esperti del settore vitivinicolo.
In cinque sessioni sono state trattate le seguenti tematiche:
Ci è sembrato interessante
l'intervento dell'assessore M. Periccioli che ha affrontato subito il
tema centrale del convegno, cioè l'importanza del legame tra vino
e territorio per la salvaguardia della produzione vitivinicola Toscana.
Nell'esaltare
l'importanza del sangiovese, ha richiamato l'attenzione alle caratteristiche
del mercato e della viticoltura internazionale: nel nuovo mondo si sta
sviluppando una viticoltura nuova, basata su tecniche produttive avanzate,
nella quale prevale il concetto del vitigno su quello del territorio.
Secondo questa logica il vitigno produce qualità con caratteristiche
forti, facilmente percepibili, senza necessità del territorio e
della sua influenza specifica. Esistono paesi produttori emergenti come
la California, il Sud Africa, il Cile, che si stanno imponendo sul mercato
mondiale con produzioni qualitative di alto livello ed è importante
fin da ora valutare i possibili effetti di questa offerta di vino varietale.Inoltre il vino ottenuto
dai famosi vitigni internazionali sembra prevalere non solo per gli aspetti
qualitativi, ma anche per le sue caratteristiche di chiarezza e di immediatezza
nei confronti del consumatore.
Molti interrogativi
invece riguardano la viticoltura europea che deve affrontare il problema
del rinnovo degli impianti di età media molto elevata ed appare
inadeguata alle esigenze attuali di competitività e in molte aree
poco orientata al mercato.
Anche il professor
Fregoni ha posto l'accento sull'omogeneizzazione del mercato internazionale
del vino riferendosi al predominio dei vitigni cabernet sauvignon, merlot,
chardonnay, sauvignon, sirah: secondo alcuni studi da questi vitigni proviene
una produzione di circa 100.000.00 di Hl sui 250.000.000 complessivi a
livello mondiale.
In questo quadro l'importanza
del sangiovese è legata alla sua possibilità di diventare
un vitigno internazionale andando ad aumentare la variabilità qualitativa
e genetica che si sta perdendo. Il sangiovese è considerato un caso
unico di vitigno autoctono toscano, che ha saputo conquistarsi fama internazionale
grazie al fatto di essere associato a vini che hanno fatto grande l'immagine
della Toscana nel mondo quali il Brunello, il Chianti, ecc. Secondo l'Enoteca
Italiana, il territorio di origine è un elemento di qualificazione
del vitigno; la forte impronta regionale ne ha fatto un ambasciatore della
"toscanità enologica" a livello internazionale.
Il sangiovese attira un interesse particolare riservato a pochissimi altri vitigni che non siano internazionali, ma al momento non si è ancora affermato come potrebbe per la difficoltà del vitigno di poter essere ubiquitario. Allo stato attuale il sangiovese è ancora un vitigno che esprime appieno le sue potenzialità solo negli areali "storici" di coltivazione. Gli studi sulla selezione clonale del vitigno saranno quindi un elemento fondamentale per il superamento di questi limiti. Comunque sono frequenti impianti di sangiovese nei nuovi paesi produttori, anche se ancora legati ad una produzione di nicchia. In California l'interesse per il sangiovese è crescente ed ha portato ad una produzione di vini commercializzati con il nome di sangiovese. Per quanto riguarda l'attuale diffusione del vitigno e la sua possibilità di diffusione il professor Boselli (Università di Firenze) ha fornito dati interessanti: il sangiovese occupa
l'11% della superficie viticola italiana ed entra nella composizione di
388 vini tra DOC, DOCG e IGT, e nella produzione di 182 vini DOC.
Nel 1999 il sangiovese
è stato propagato per 17.000.000 di innesti talea e rappresenta
la varietà più importante dal punto di vista vivaistico in
Italia: rispetto a dieci anni fa la produzione vivaistica è aumentata
del 780%. Dai dati del censimento del 1990 si sa che vi sono 86.000 ettari
coltivati a sangiovese in Italia, di cui 36.000 ettari in Toscana; nella
nostra regione, su 29 dei 38 vini a DOC, il disciplinare di produzione
prevede che il sangiovese sia presente obbligatoriamente nella base ampelografica
in percentuale variabile. A livello mondiale vi sono inoltre 1373 ettari
in California, 1250 ettari in Francia, 34 ettari in Cile.
La produzione Toscana
di vini DOCG a base sangiovese si aggira intorno ai 1.082.000 ettolitri.
La coltivazione del Sangiovese è ammessa in 67 province italiane.
In Francia è raccomandato in due dipartimenti.
Un altro tema molto
interessante del convegno è stata la discussione sull'importanza
delle Denominazioni di Origine. Noi europei dobbiamo infatti accettare
l'idea che il consumatore d'oltre oceano è poco attento alle differenze
esistenti tra le innumerevoli Denominazioni di Origine che ci sono in Europa:
molto spesso le Denominazioni di una stessa regione sono così numerose
e così piccole che gli stessi cittadini di quella regione non le
conoscono tutte! In futuro il concetto di Denominazione andrà quindi
utilizzato in un'accezione più ampia, che preveda il legame tra
la produzione e il suo ambiente di origine, inteso non solo come ambiente
agronomico ma anche come tradizioni e cultura del luogo. Il legame tra
la produzione ed il territorio permetterà quindi di fruire del territorio
stesso grazie alle sue innumerevoli risorse, che vanno dalla gastronomia
al patrimonio artistico. Questa potrebbe essere la ricetta per superare
i punti di debolezza del sistema delle denominazioni di origine.
Anche per il sangiovese si dovrà pensare ad una politica di marketing orientata da una parte al vitigno e dall'altra al territorio, cioè alla possibilità di vendere il territorio insieme al vino. Da questo punto di vista la Toscana è il luogo ideale per tutti coloro che intendono orientarsi verso un'offerta enologica abbinata ad altre di tipo gastronomico, turistico, ecc. Consideriamo poi che l'offerta di vino a livello mondiale si aggira intorno a 250.000.000 di Hl e la domanda è sui 220.000.000 di Hl e che in futuro sarà sempre più accentuato il fenomeno della globalizzazione dei mercati: in questo scenario la concorrenza sarà sempre più spietata e bisognerà fare molta attenzione alla domanda del consumatore. I vini ottenuti da vitigni internazionali entreranno sul mercato a basso prezzo e il binomio vino-territorio sarà forse una delle principali discriminanti per la scelta del consumatore! Susanna Grilli
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