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Spagna: Castillo de Fuendejalón Crianza 1998 - Bodegas Aragonesas
di Mario Crosta


Ci sono dei vini che stupiscono per l’eccellente rapporto tra qualità e prezzo e non è un caso che mia moglie, cercando col suo lanternino delle buone bottiglie per un gradito regalo di compleanno o di onomastico, riesca a trovarli meglio di me. Parlo di vini da bere, non di oggetti di culto o da cassaforte, perchè di questi sono già piene le guide, per comprarli non ci vuole molta fantasia, ma sono quasi sempre gli stessi. Invece le donne preferiscono regalare una buona bottiglia da godere per l’occasione, un vino piacevole subito anche se capace di un certo invecchiamento, cioè da non rovinare in collezione e simpatizzare subito con la persona che te l’ha regalato. In questo consiste l’esclusività della loro arte del regalo. Le donne, se non ci fossero, bisognerebbe inventarle e nel caso del vino sono ormai perfettamente convinto che siano indispensabili quantomeno per la grande attenzione che mettono nella scelta ponderata di un buon vino che garantisca la qualità ma con un occhio di riguardo al portafoglio. Uno di questi è il rosso Castillo de Fuendejalón Crianza 1998, denominacion de origen Campo de Borja prodotto dai vigneti di proprietà ed imbottigliato in Spagna da Bodegas Aragonesas S.L. di Fuendejalón.

Bodegas Aragonesas non è un piccolo produttore che fa poche migliaia di bottiglie in qualche osannato cru della caliente penisola iberica, ma tutt’altro. L’azienda possiede ben 3.500 ettari di vigneti nel cuore della denominazione di origine Campo de Borja, posizionata nella parte settentrionale della provincia di Saragozza, ai piedi del Moncayo, mitico monte della Cordillera Iberica che qui domina l’alta valle del fiume Ebro, condivisa con la Navarra e la Rioja. Un ambiente spettacolare dal punto di vista storico per cittadine, chiese e castelli in stile gotico, ma anche un gran bel paesaggio agricolo dove sono garantite delle terre e delle condizioni climatiche veramente privilegiate per la coltivazione della vite.

Si dice che questa grande azienda sia il cuore stesso della regione vinicola perchè ne occupa la maggior superficie vitata sui contrafforti collinari tra Magallón e Fuendejalón, ad un’altitudine minima di 400 metri sul livello del mare, e da sola produce circa i due terzi dei suoi vini, in media 9 milioni di litri da una media di 12 mila tonnellate d’uva l’anno. Principalmente si tratta di varietà rosse, in prevalenza garnacha (il nostro cannonau), poi tempranillo e un po’ di cabernet sauvignon. Le uve bianche sono delle varietà maccabeo, zarello, moscatel e perellada.

Bodegas Aragonesas è dunque un’azienda enorme che si caratterizza per il grande impulso agli investimenti, per la qualità dei progetti e per la qualità dei prodotti e la sua forza è radicata negli impianti che combinano la tecnologia dell’acciaio inossidabile con le grandi tradizionali barricaie dove le piccole botti sono disposte a più piani, con una capacità d’invecchiamento per almeno un milione e mezzo di litri di vino. Sono dimensioni notevoli, frutto della collaborazione dei tre principali soci che la fondarono nel 1984: Cooperativa San Juan Bautista de Fuendejalón, Instituto Aragonés de Fomento, Cooperativa Santo Cristo de Magallón.

Fin dalla sua nascita lo scopo di Bodegas Aragonesas è stato quello della diffusione in campo nazionale ed internazionale dei vini di Campo de Borja e per conseguire questo ambizioso obiettivo si sono applicate tecniche di coltivazione della vite e di elaborazione dei vini che hanno introdotto delle modernità e migliorato notevolmente la qualità di tutti i prodotti in gamma. Bisogna dire che questa è stata una vitivinicoltura di grandi cambiamenti. I consumatori spagnoli si erano abbondantemente annoiati dei vini prodotti nello stile bordolese, secondo il quale qualsiasi vino, anche il più ribelle, doveva esser penalizzato da un lungo periodo d’invecchiamento in botte. In effetti dominavano sul mercato dei vini concentrati, stanchi, afflosciati, con evidenti segni di maderizzazione, mentre la cucina spagnola è di una vitalità mediterranea prorompente, che richiede vini vigorosi ma fruttati e soprattutto limpidi e profumati.

Più che concentrare l’attenzione in cantina, era del vigneto che ci si doveva preoccupare maggiormente. Le uve garnacha e tempranillo di vini come il Castillo de Fuendejalón crianza possono dare dei risultati eccezionali se ben curate nel sistema di allevamento. Uve sane, mosti ottenuti con la massima igiene, botti di migliore qualità e soprattutto (questa per l’alta valle dell’Ebro è stata la vera novità) un’ottima proporzione tra l’affinamento in legno e quello in vetro, secondo il concetto che il legno è soltanto un momentaneo necessario scalo, mentre la perfezione dei grandi vini si raggiunge in bottiglia, in assenza di aria. Un capovolgimento di mentalità, e il pubblico si è accorto di quanta insperata gioventù e quanta freschezza si potessero trovare anche nelle bottiglie di 10 o di 15 anni. Questa è stata la base del vero successo.

Negli anni ’80 si sono consolidate le posizioni in Spagna e l’azienda è diventata una delle maggiori di tutta l’Aragona, cominciando ad esportare verso i Paesi della Comunità Europea. Negli anni ’90, crescendo la qualità dei vini in un ottimo rapporto con il prezzo, che è il vero merito di questa cantina, è iniziata una fase di grande penetrazione nel mercato internazionale che ha portato questi vini a conquistare ben 25 stati, tanto che dal 1996 l’azienda è diventata il vero leader dell’esportazione aragonese, guadagnando diversi nuovi soci.

La produzione principale comprende rossi, rosati e bianchi in tutt’e tre le linee di successo popolare, cioè i vini Coto de Hayas, Don Ramón, Viña Tito e Crucillón. Si fa anche un buon spumante Brut Don Yo (da uve maccabeo, zarello e perellada), ma i vini considerati più prestigiosi e rappresentativi sono il rosso Mosén Cleto e il rosso riserva Duque de Sevilla. Però questo piccolo gioiellino scovato da mia moglie (crianza G bottiglia numero 905.497) mi è piaciuto molto, perché pulito, armonico, equilibrato, di buon corpo, vellutato, ma soprattutto perché si è fatto bere bene, soavemente, senza uno spigolo, fino all’ultimo calice. Vino da tutto pasto come il Valpolicella superiore, che ricorda un po’ nel colore rubino limpido e brillante e nella versatilità, è vinificato da uve garnacha e tempranillo con macerazioni separate dei mosti, cui segue l’assemblaggio dei vini e la maturazione in barrique di rovere americano, da un minimo di sei mesi fino anche a nove, un periodo relativamente breve, quanto basta per lasciare al vino la bella delicatezza dei tannini delle bucce dell’uva, senza affogarli in quelli del legno.

La nota di vaniglia infatti si percepisce appena e ben si fonde con gli aromi di frutti rossi maturi e con le note speziate molto leggere. Ampio di sapore, ha un buon retrogusto ammandorlato, cosa assai rara in parecchi vini spagnoli, ed è fresco e ben equilibrato. Lo consiglierei a temperature sui 16°C con carni rosse cucinate in modo leggero, è un bel vino rosso per l’estate ed è perfettamente corrispondente allo stato attuale della vitivinicoltura spagnola. Finalmente nell’alta valle dell’Ebro si confrontano scuole di pensiero diverse, si discute sulla durata delle maturazioni dei vini, sull’origine dei legni delle botti, sui diversi vitigni più adatti per le nuove vigne che vanno conquistando territori fin qui destinati alle pecore, sull’allargamento o meno delle regioni vinicole, sui sistemi di allevamento, cose impensabili fino a quindici, venti anni fa. È un vero fermento, aria nuova, la stessa cosa che ho sentito emergere da questa buona bottiglia che in luogo non è costata più di 3 euro, ed anche questa è un’arte. Chi l’ha detto che per un grande vino ci vuole un grande portafoglio? Bere dev’essere un piacere, se si sborsa sempre una fortuna, che piacere è?

Una sorpresa invece, date le dimensioni della cantina e le quantità di produzione, l’ho ricevuta quando ho chiesto l’indirizzo del loro agente in Italia. «Purtroppo non abbiamo ancora un agente in Italia e l’unico luogo per assaggiare i nostri vini è attualmente in alcuni ristoranti, tra cui quello del Sole a Rivanazzano (Pavia, tel. 0383.944144)». Unisco quindi volentieri il recapito del produttore, per chi volesse prendere direttamente contatto: Bodegas Aragonesas S.L., Carretera de Magallón, s/n Fuendejalón 50.529 (Zaragoza) SPAGNA, tel. +34.976.862153, fax +34.976.862363, e-mail: barag@bodegasaragonesas.com

15/1/2004

 

   

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