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Prosecco
d'autore - Carpenè Malvolti
L'impronta,
gialla, del fondatore
Castillo de Fuendejalón
Crianza 1998 - Bodegas Aragonesas
Tutto il vigore del Piave nel
Raboso 1997 Walter Nardin
Primitivo di manduria 2001- Vinicola
Mediterranea
Vasco's song
Colli
Bolognesi Pignoletto Superiore 2001 - Bonfiglio
In archivio

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Tutto il vigore del Piave
nel Raboso 1997 Walter Nardin
di Mario Crosta
Questa volta il Piave non mormora affatto al nostro passaggio. Dopo più
di due mesi invernali senza pioggia, nel suo imponente alveo scorre soltanto
qualche rigagnolo molto tranquillo, fra dune di ciottoli e pozze dacqua
pura e trasparente come il cristallo, dove si specchiano qua e là
i vigneti. Sullargine si snoda la tortuosa stradina che è
la gioia dei bambini in bicicletta e dei raccoglitori di brusandoli, gli
asparagi selvatici, ma anche il tormento dei conigli selvatici che, intontiti
dal sole, si rifugiano goffamente tra i rovi dopo aver annusato laria
dello straniero.
Sono
questi, insieme alle consuete ronde di oche in ricognizione, i custodi
quotidiani delle spettacolari vigne rubate veramente al placido fiume
in tanti anni di faticoso e geniale consolidamento degli argini. Terreni
poverissimi, tutta finissima sabbia e bianchi ciottoli arrotondati. Sabbia
che permette alle radici delle viti di penetrare in profondità
per non dipendere dalla capricciosità delle precipitazioni e non
soffrire di siccità, ciottoli che il senno sopraffino degli anziani
espone al sole intorno ai ceppi per accumulare calore durante il giorno
e rilasciarlo lentamente durante la notte. Questi ceppi, prevalentemente
di Raboso, autoctono e tradizionale, come sono disposti ed allevati
qui non lo sono in nessunaltra parte del mondo. Tronchi solidi che
si arrampicano per catturare meglio la luce del sole, con tralci perfettamente
allineati. Da lontano sembrano tanti reggimenti di fucilieri, ora capisco
forse perchè gli Austriaci qui hanno perso la Grande Guerra, assaliti
dai bersaglieri che, in mezzo alle vigne, sembravano appunto moltiplicarsi...
Poco lontano, dopo uno slalom tra allevamenti di pesce ed antiche fornaci,
spicca dal suo silenzio la chiesa medioevale dei Templari in Tempio di
Ormelle, che richiama nella sua pace assoluta in mezzo ai campi coltivati
gli echi di ben altre guerre, le antiche Crociate per conquistare prima
e difendere poi il Santo Sepolcro, che qui facevano tappa obbligata. Nellospedale
annesso, lacqua purissima e quei famosi coni di raggi magnetici
di cui si scrive in quel periodo aiutavano le preghiere a curare le ferite
e non soltanto quelle del corpo, ma soprattutto quelle dellanimo.
Questo Piave non è soltanto un bel fiume od un mito, ma una vera
oasi ricca di tranquillità bucolica, paesaggi di grande profondità
visiva e culturale, storica, religiosa e contadina, un territorio fantastico
per rigenerare le forze ed il credo nella vita, fra gente generosa come
i suoi vitigni e gagliarda come i suoi vini.
Il
Raboso, il grande, magico, versatile Raboso, scalpitante come una cavalla
ancora da domare, è vino daltri tempi, un passo indietro
verso il futuro, come la nostra guida, il prof. Giovanni Cargnello, Granduca
(presidente) della Confraternita Colle di Giano e direttore della Sezione
Tecniche Colturali dellIstituto Sperimentale per la Viticoltura
di Conegliano, ama dipingere con le sue parole. Azzeccate davvero, certamente
indovinate perchè una volta qui si era soliti perfino impiantare
i vigneti alternando vitigni diversi nellambito dello stesso filare.
Soltanto in tempi più recenti i vignaioli hanno capito in pieno
lesigenza di una coltivazione più razionale ed hanno rinnovato
completamente i vigneti, ripulendo la tradizione dai retaggi che la possono
soffocare e mutando profondamente il profilo produttivo dei vini del Piave.
Vitigni
e cloni selezionati, impianti più fitti e pochi grappoli per ceppo,
cimature attente, giuste sfogliature e diradamenti per garantire uniformità
di esposizione solare e vendemmie più sane ed omogenee. I risultati
qualitativi sono straordinari, specialmente in riferimento al bilancio
della nostra visita ad una delle migliori aziende del Piave, la Walter
Nardin, nata nel 1922, meno di dieci ettari, 8 ettari e mezzo di vigneti
specializzati in produzione, circa 140.000 bottiglie lanno prodotte.
Padre e figlio che riescono anche a divertirsi lavorando insieme duramente,
come pochi sanno fare, razza Piave, ma con un sorriso che si allarga spesso
e volentieri fino alle orecchie.
Mentre
i rossi da degustare si scaldano un po, perchè qui laria
frizza anche dentro le case, ci vuole il camino a volte anche destate,
un bel bianco da benvenuto, floreale nei profumi e minerale nei sapori,
molto interessante e luminoso, apre e chiude subito il tema degli ottimi
vini da aperitivo. La gente del posto bada al sodo, quando si beve tra
uomini forti, i vini forti cominciano a giocare. Anche i formaggi, se
non sono embriaghi, cioè ubriachi, affogati un mese, uno e mezzo
fra le vinacce, non son degni di stare in tavola. E quindi via alla degustazione
con una serie di delizie rosse prodotte dalleccezionale vitigno
Raboso, secondo un ordine di assaggio che parte proprio dal vino con le
caratteristiche organolettiche più vicine a quelle della buccia
duva ancora selvatica, non domata, un vino rosso pieno con una genuina
voglia di esplodere in tutte le sue espressioni gusto-olfattive, che fanno
a spintoni una con laltra per conquistarsi il primo approccio, monelle
come i bambini quando suona la campanella e corrono tutti insieme gioiosamente
fuori dalla scuola.
Tanta vitalità e freschezza, un collare di bella schiuma rossa
nel bicchiere, vino brioso, rinfrescante, di corpo sostenuto, che è
sempre stato storicamente associato e non a caso alle allegre grandi bisbocce
dei nostri Alpini. Subito dopo segue un Raboso frizzante di colore rosa
antico, per pulire elegantemente la bocca con dei profumi di viola e fruttati,
predomina il lampone con la fragolina di bosco, per preparare il palato
ai successivi rossi di grande struttura. Ma è talmente gustoso
e profumato da far discutere nel frattempo del progetto di un Raboso spumante
ancora da realizzare, forse in collaborazione con una famosa cantina di
Castello Roganzuolo. Progetto ambizioso e che fa onore a chi lha
promosso e a chi lo realizza. Come cliente potenziale ci metterei subito
la firma, visti i risultati di questo sorprendente gioiellino, che anticipa
un grande Malbeck aperto in onore dellospite, la prima dimostrazione
di come si sanno dominare i tannini, un vino che mette a tacere perfino
gli orologi puntati tutti sullora della vicina Santa Cresima.
Arrivano
due bottiglie di Raboso, annate diverse, ma non solo. Questi due vini
sono il frutto di una grande attenzione alla maturazione fenolica e già
con il primo emerge una spiccata tipicità assolutamente locale.
Nel variegato territorio della DOC Piave cè chi sa lavorare
con metodo e scientificità per ottenere appunto lottimale
maturazione fenolica di questuva rabbiosa della terra dei sassi
del fiume, che privilegia sempre più la peculiarità territoriale
ed è stata adottata dai sindaci della zona (Cimadolmo, Ormelle,
San Polo di Piave, Ponte di Piave, Vazzola ed altri) per realizzare in
primis lavvincente progetto della Denominazione Comunale
dOrigine (De.C.O.), il vino del Sindaco. Il primo Raboso
proposto è un portabandiera di questa frazione di territorio su
cui si stanno applicando in vigneto quelle culture-colture che valorizzano
in pieno luva. Ma è anche il frutto degli studi sullimpiego
del gelo al fine di ottenere vini di alto pregio, ricerche in cui lepoca
di vendemmia è stabilita usando la tecnica di analisi sensoriale
e degustazione delluva dopo un corso tenuto a tecnici ed imprenditori
a Conegliano ed a Ormelle su vendemmia tardiva e molto molto tardiva (per
esempio il 6 novembre e il 30 dicembre), doppia maturazione ragionata,
appassimento sulla pianta e tradizionale moderno in fruttaio (non in cassette
o cassettoni) con vinificazione dopo la metà di marzo.
Luva del vino successivo è stata vendemmiata il 23 dicembre,
dopo tre giorni di temperature arrivate perfino a -11°C. In pratica
è un Raboso eiswein (vino da ghiaccio) con luva gelata non
per ottenere più zuccheri, ma per far maturare a piacimento ed
in modo controllato i polifenoli delluva ancora sui tralci, per
domare laggressività dei tannini in vigneto anziché
con la tecnologia classica di cantina. Questo meraviglioso vigneto ha
più di 40 anni e la forma di allevamento della vite è la
storica Bellussi, con sesti dimpianto di metri 3,5 x 7, che arrivano
a comprendere circa 2200 ceppi per ettaro. La resa della vendemmia 1997
è stata di 104 quintali per ettaro. La fermentazione è stata
fatta in contenitori d'acciaio inox. Questo Raboso ha avuto una prima
maturazione in vasca di cemento, quindi ha fatto 24 mesi di barriques
di secondo ciclo ed altri 12 mesi di vasca di cemento prima di essere
imbottigliato, poi altri 6 mesi di affinamento in bottiglia prima di essere
messo in vendita.
La bella giumenta è stata domata, osserva compiaciuto il prof.
Cargnello. In effetti è un grande vino di eccellenza organolettica,
più permane nel bicchiere e prende ossigeno e tanto più
libera tutti gli aromi ed i gusti di frutti rossi e neri in ordinata successione,
non è un mazzo rimescolato di carte ed è il fiore allocchiello
di questazienda. Rosso rubino carico con riflessi granati, bouquet
ampio e pieno che ricorda le violette di campo, la mora selvatica e, marcatamente,
il profumo della marasca, sapore secco, carnoso, austero, sapido, lievemente
acidulo, pienamente appagante. Un vino tipico ed eccezionale, frutto di
tanto lavoro dei Nardin, ma anche delle sinergie messe in campo sulla
qualità come espressione di tutte le risorse del territorio da
parte dellassociazione Plavensi, della scuola enologica, della confraternita
Colle di Giano, enti locali, associazioni, istituzioni e privati. Un vino
che ribadisce il vivo interesse della comunità della Terra di Ormelle
per la concretizzazione della De.C.O. e che è stato messo in commercio
con grande coraggio per sottoporlo al giudizio severo del mercato.
Il nostro è stato espresso da un grande e riverente silenzio. Qui
si fa la Storia, non ci sono parole. Lasciando un pochino di vino sul
fondo del bicchiere per una mezzoretta e avvinando un po il
bicchiere, si avvertono anche quegli aromi complessi che la vendemmia
tradizionale non riesce a far estrarre completamente dalluva, veramente
favolosi. Questo specifico stile di vinificazione ha prodotto un vino
ben strutturato, equilibrato e maestoso, straordinariamente ricco e complesso,
sicuramente longevo e che migliorerà ancora affinandosi ulteriormente
in bottiglia. Lesperienza dei nostri anfitrioni, palati sopraffini,
consiglia di stappare la bottiglia anche due o tre giorni prima, il tempo
della tradizione trasmessa di padre in figlio.
Compare una forma di formaggio embriago a nobilitare questo vino, si parla
di questo e di altri esperimenti e qui la simpatia prende il sopravvento,
salta fuori un bianco Sauvignon da una barrique, ancora non filtrato,
poi una bottiglia di spumante che fa sorridere, era un vino difettoso
cui sono stati aggiunti lieviti di un altro vitigno per spumantizzarlo
e vedere come va a finire. Con noi si diverte anche il professore ed ha
ragione; lo champagne fa male, ma questo spumante fa bene soprattutto
al morale, con tutto lentusiasmo che sprizza da questa fervida generazione
di vignaioli che non disperde le eredità tramandate, ma si rigenera
nelle tradizioni enologiche e si presenta alle nuove sensibilità
dei consumatori facendo della qualità la misura del loro piacere.
6 novembre 2003
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