Le occasioni
còlte

Prosecco d'autore - Carpenè Malvolti

L'impronta, gialla, del fondatore

Castillo de Fuendejalón Crianza 1998 - Bodegas Aragonesas

Tutto il vigore del Piave nel Raboso 1997 Walter Nardin

Primitivo di manduria 2001- Vinicola Mediterranea
Vasco's song

Colli Bolognesi Pignoletto Superiore 2001 - Bonfiglio

In archivio

 


(P)assaggi friulani
di Fernando Pardini

Una settimana fa ero in Friuli. Più volte ho oltrepassato l'Isonzo e lo Judrio per curiosare, zigzagando. Moltissimi, naturalmente, gli assaggi vinosi, pochi (purtroppo) gli incontri vignaioli. Di questo mio passaggio conserverò nei ricordi, oltre certi vini contadini targati Gravner, Zidarich e Borc Dodon, le notti. Sì, le notti. Sarà perché nel frattempo, con decisione e perseveranza, era scesa la prima vera calura di stagione -tanto attesa dai vigneti quanto temuta dagli impenitenti viandanti enofili di piena estate- che ti trovi a respirare solo a partire dal crepuscolo, o forse perché le luci e i chiaroscuri delle notti friulane hanno saputo disegnare (o far immaginare) talmente bene i confini da renderli a tratti bellamente onirici, e gli animi rilassare, le parole parlare, le amicizie confortare..... Sarà, ma nelle notti friulane sono stato bene. Quelle notti conserverò nei ricordi.

Fluttuante, stordente, affascinante il ricordo della notte di Grado, con l'intrico dei vicoli ancor più labirintico, il peso della storia ad incalzare, le luci calde a immaginare, il silenzio del mare -che non vedi ma è lì ai tuoi piedi- a rumoreggiare. Alla Trattoria degli Artisti, quella notte, abbiamo mangiato sotto una pergola d'altri tempi, di età - dicesi - centenaria. Cucina di pesce, anzi marinara, senza fronzoli, freschissima...... linguine ai sardoni e pennette al granciporo (il gustosissimo granchio locale) ti aprono un mondo, che il branzino sa poi rilanciare da par suo, se nel cucinarlo sai rispettarne e conservarne umori e liquidi. Piatti corroborati sia da suggestioni "foreste", di fine tessitura tattile, chiamate Franciacorta Cabochon 1998, sia da naturali vibrazioni locali chiamate Borc Dodon Uis Blanchis 2000.

Più ancora, vibrante e succosa, ho scoperto la cucina del mare elaborata ai Campi da Marcello, in Monfalcone. Intorno, forse, non c'è più la Monfalcone di un tempo, ma in quel dehors estivo di confortevole abbraccio ho incontrato davvero piatti misurati di sapienza e bontà, da cui spuntano un grandioso san pietro al forno con le patate (semplice da dire ma difficile da rendere a parole, se sto agli umori che mi ha regalato), i succulenti spaghetti ai sardoni dai quali resta difficile il separarsi, la grande girandola degli antipasti caldi (anche qui d'altri tempi la quantità) intrisi dei richiami marini delle vongole paparazze, della mediterranea essenza delle cozze in zuppetta, della sapida dolcezza delle canocchie, della terragna carnosità dello stocco, della croccante e popolare umoralità dei sardoni, dell'intensità aromatica della sarda a beccafico, della polposa consistenza, ricca di sfumature, della capasanta in gratin....... Insieme ai piatti, una carta dei vini quale sincero divertimento incantato- senza depauperamento finanziario - per ogni appassionato enoviandante, con grandi possibilità di verticali e vecchie annate dei mitici bianchi friulani a prezzi ultra-corretti. Andare per credere. Noi, nel frattempo, coccolati dal gigionesco Marcello - la sessantina passata, i bretelloni e la stazza in bella evidenza, il fare sornione e la battuta giusta di colui che conosce i suoi polli- abbiamo sognato con il fantastico Pinot Bianco degli Ulivi 1999 di Aldo Polencic e con il solidissimo, tirato, nudo, incredibile Tocai Ronco della Chiesa 1994 di Borgo del Tiglio.

Poi c'è lei, l'ultima notte, vissuta in amicizia sulla terrazza casalinga che volge gli sguardi al Monte Sabotino, e le orecchie alle cicale dei prati attorno, e al silenzio di Oslavia. Tutte le volte che vado lì c'è una suggestione profonda che piega i pensieri e gli stati d'animo. Non saprei raccontarla. Forse proviene dalla storia di quelle genti, e dalla storia d'Italia che da lì, rumorosamente, violentemente, è passata. Oslavia è per me un monito, che costringe a ricaricare le pile e ad impegnarsi ancora. Di contro, la bellezza delle sue campagne è un auspicio, contadino, a riscoprire l'importanza della terra come fondamento di una ruralità futuribile vissuta di nuovo consapevolmente, in pace. Quella terra, una rinascita.

Su quella terrazza, in amicizia, i cibi dell'orto di Josko Gravner sono stati un grande, genuino complemento per un incontro che ogni volta sa rendersi toccante. Non poco hanno contribuito la forza del personaggio, la gentilezza della moglie Maria, la voglia di comunicare esperienze e differenze, i silenzi così pieni di cose da dire del rarissimo pinot grigio imbottigliato per gli amici e le occasioni, o dell'aristocratico Rujno 1994, merlot in purezza, che vede da quest'anno la luce del mercato. Almeno altre quindici le suggestioni vinose di quella sera, spillate da botti e contro-botti, a nome ribolla, breg, pignolo, rujno, di varie annate, che abbiamo compreso essere capaci di parola. Ma questo è un altro discorso, da lasciar maturare per altre storie.

Oggi ho qui con me -sento di scriverle senza saperle raccontare- le piccole grandi virtù delle notti friulane. E tutto questo, a ben vedere, basta.

14 luglio 2004

 

   

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