acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Le Cecche

di Luca Bonci

Paola Invrea, piemontese, ha la vigna nei geni, l'aveva sua nonna, ma non nella vita. Passa parte del tempo in Toscana, dove possiede alcuni immobili. Jan Jules De Bruyne, belga, è medico e ama passare in Toscana le vacanze, anzi, decide di comprarvi una casa e sceglie una che Paola ha messo in vendita. Così ha inizio una storia di amore che cambia la vita di entrambi. Lei non può andare in Belgio e così è Jan che scende e, insieme, decidono di far vino! Un cambiamento radicale che è anche "una scelta per combattere il disagio di una vita frenetica," ci dice Jan, che pur non avendo vignaioli in genealogia è un gran amante del mondo vegetale con un giardino di 360 piante in Belgio. "Aver sempre avuto questa passione mi ha aiutato, mi ha dato il necessario fatalismo per accettare l'andamento stagionale." Un fatalismo che a Jan e Paola serve da subito visto che provano a fare il loro primo vino nell'annata 2002. "Il 18 dicembre 2001 acquistiamo questa cascina," ci dice Paola, "già questa un'impresa visto che per la frammentazione della proprietà siamo andati ben quattro volte dal notaio. E, da profani, ma con l'amore per la terra ci mettiamo al lavoro nella vigna che già esiste. Una vigna storica di meno di due ettari, che abbiamo letteralmente restaurato, trattandola come la pupilla dei nostri occhi."

Con l'aiuto di Ezio Boasso come agronomo e Alberto Marchisio come enologo nasce così il primo vino dell'azienda Le Cecche, un Dolcetto 2002 che con grandi diradamenti in vigna e con le belle caratteristiche dei vecchi impianti riesce a salvarsi dalla piovosissima annata e il cui mosto raggiunge una concentrazione zuccherina di 20 Babo: "il cantiniere dell'azienda Abrigo, dove abbiamo vinificato quel primo anno, non voleva crederci!"

Da allora l'azienda è cresciuta, arrivando a 4 ettari e mezzo di vitato, compresa naturalmente la vecchia vigna. "Abbiamo piantato sul bric, a oltre 450 metri di altezza, sopra la casa, mirando soprattutto al dolcetto, ma senza tralasciare barbera e nebbiolo. A me piace la Barbera, e vorrei riuscire a farne una bella," continua Jan, mentre visitiamo i nuovi impianti. E ora c'è anche la cantina, dove non mancano gli ultimi ritrovati tecnologici, come un rotomaceratore che viene utilizzato sul nebbiolo e in parte sul dolcetto. "Passa da qui la metà dell'uva che finisce nel Sori Le Cecche (il Dolcetto di punta), facciamo macerazioni di 3, 4 giorni e possiamo estrarre i vinaccioli durante la fermentazione. Abbiamo anche provato la micro-ossigenazione, ma senza risultati significativi." Poi barrique usate, tonneau e anche botti da 750 litri, "un esperimento di Garbellotto; per ora un quarto del Dolcetto lo passiamo in barrique usate, ma l'idea è quella di utilizzare i legni da 750 litri." Tanta tecnica quindi, ma anche perché si vuole ottenere un vino ben fatto, da imbottigliare senza filtraggi e stabilizzazioni, per portare in bottiglia tutti i profumi di uva e territorio.

"Certo che emozione fare il vino, e che paura anche," interviene Paola, "mi ricordo il primo anno, che ci chiedevamo come fosse possibile vendere tutte quelle bottiglie, e mi svegliavo la notte a contare quante ne mancassero ancora." Parole che fanno sorridere se si pensa ai numeri de Le Cecche, il cui obiettivo, quando tutto il vitato sarà a regime, è di produrre meno di 25.000 bottiglie, di cui oltre la metà di Dolcetto, ma che fanno anche capire come il mestiere di vignaiolo sia un impegno assoluto, che prende l'anima. E comunque questo vino si vende, molto va in Belgio e in Olanda, per le conoscenze di Jan, e un 30% direttamente a New York. Si vende anche perché, aggiungiamo noi, la politica dei prezzi, vista la qualità, è molto buona. I Dolcetto escono dalla cantina (IVA esclusa) a meno di 5 euro, e a 8 euro barbera e nebbiolo.

Siamo ai saluti, contenti di questo incontro che ci ha fatto toccare con mano la felicità di tornare alla terra. Jan sta pian piano distaccandosi dal suo studio medico, e tra poco sarà vignaiolo al 100%; con lui Paola, finalmente riconciliata col mestiere dei suoi avi. Mille auguri.

I vini:

Quattro sono le etichette attualmente prodotte a Le Cecche. Due Diano d'Alba, da uva dolcetto, una Barbera e un Nebbiolo. Partiamo da quest'ultimo, che al momento ci sembra il vino meno riuscito.

Il Nebbiolo d'Alba 2003 sfodera un bel rubino, vivo e lucente, e un naso leggermente vanigliato e segnato da sentori verdi. Buona la sapidità e la grinta gustativa, con un frutto pulito, reminescente di ciliegie, ma nel proseguio di beva tornano evidenti note acerbe e un tannino che tende all'amaro, probabile lascito della caldissima annata. Certo, nella patria del nebbiolo questo vino ha ancora strada da fare per rivaleggiare degnamente.

La Barbera d'Alba 2003 è il vino che piace a Jan, quello che vorrebbe fare bene. A tal scopo nuove vigne sono state impiantate. L'annata 2003 dichiara 14% e il suo colore rubino sfuma nel porpora. I profumi sono intensi, barberisti, freschi, aciduli, seppur marcati dal tostato del legno che offre un leggero vanigliato e note dolci di alchermes. Bocca morbida, saporita e con un bel fruttato evidente, che solo nel finale lascia il passo a note terziare non eccessive. Una Barbera moderna, ma comunque ben riconoscibile. Solo nel finale l'annata non si smentisce, con tannini leggermente polverosi.

Il Dolcetto base è il Diano d'Alba 2003. 13,5% e un naso assai varietale, con tanta frutta rossa, lampone, melograno, ribes e una sferzata di rosmarino e liquirizia a rinfrescare. Profumi intensi e ampi, espressivi, freschi e dolci. A tanta ricchezza segue una bocca un po' più piccola di quanto ci saremmo attesi. Acida e tesa, segnata da note vegetali e terrose, piacevole ma semplice. Bello il tannino.

Chiudiamo col Diano d'Alba Sorì Le Cecche 2003, 14%, il pezzo forte dell'azienda. Anch'esso è rubino purpureo e propone una sequenza aromatica simile al Dolcetto base, ma più profonda, più complessa, forse più dolce. Ma è all'assaggio che questo vino, ottenuto dalla vecchia vigna restaurata, dimostra la sua classe. E' sapido, armonioso e al tempo stesso vivace. Frutta rossa in abbondanza, così come si deve a un Dolcetto, e screziature dolci, lascito del lieve affinamento in legno. Un beva veramente piacevole, succosa e chiusa da tannini anche importanti, visto il vitigno, ma precisi e eleganti.

24 febbraio 2006
Visita effettuata a inizio settembre 2005

Le Cecche
Via Moglia Gerlotto, 10
12055 Diano d'Alba
www.lececche.com

 
 
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici