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Le Cecche
di Luca Bonci
Paola
Invrea, piemontese, ha la vigna nei geni, l'aveva sua nonna, ma
non nella vita. Passa parte del tempo in Toscana, dove possiede alcuni
immobili. Jan Jules De Bruyne, belga, è medico e ama passare
in Toscana le vacanze, anzi, decide di comprarvi una casa e sceglie
una che Paola ha messo in vendita. Così ha inizio una storia
di amore che cambia la vita di entrambi. Lei non può andare in
Belgio e così è Jan che scende e, insieme, decidono di
far vino! Un cambiamento radicale che è anche "una scelta
per combattere il disagio di una vita frenetica," ci dice Jan,
che pur non avendo vignaioli in genealogia è un gran amante del
mondo vegetale con un giardino di 360 piante in Belgio. "Aver sempre
avuto questa passione mi ha aiutato, mi ha dato il necessario fatalismo
per accettare l'andamento stagionale." Un fatalismo che a Jan e
Paola serve da subito visto che provano a fare il loro primo vino nell'annata
2002. "Il 18 dicembre 2001 acquistiamo questa cascina," ci
dice Paola, "già questa un'impresa visto che per la frammentazione
della proprietà siamo andati ben quattro volte dal notaio. E,
da profani, ma con l'amore per la terra ci mettiamo al lavoro nella
vigna che già esiste. Una vigna storica di meno di due ettari,
che abbiamo letteralmente restaurato, trattandola come la pupilla dei
nostri occhi."
Con
l'aiuto di Ezio Boasso come agronomo e Alberto Marchisio come enologo
nasce così il primo vino dell'azienda Le Cecche, un Dolcetto
2002 che con grandi diradamenti in vigna e con le belle caratteristiche
dei vecchi impianti riesce a salvarsi dalla piovosissima annata e il
cui mosto raggiunge una concentrazione zuccherina di 20 Babo: "il
cantiniere dell'azienda Abrigo, dove abbiamo vinificato quel primo anno,
non voleva crederci!"
Da
allora l'azienda è cresciuta, arrivando a 4 ettari e mezzo di
vitato, compresa naturalmente la vecchia vigna. "Abbiamo piantato
sul bric, a oltre 450 metri di altezza, sopra la casa, mirando soprattutto
al dolcetto, ma senza tralasciare barbera e nebbiolo. A me piace la
Barbera, e vorrei riuscire a farne una bella," continua Jan, mentre
visitiamo i nuovi impianti. E ora c'è anche la cantina, dove
non mancano gli ultimi ritrovati tecnologici, come un rotomaceratore
che viene utilizzato sul nebbiolo e in parte sul dolcetto. "Passa
da qui la metà dell'uva che finisce nel Sori Le Cecche (il Dolcetto
di punta), facciamo macerazioni di 3, 4 giorni e possiamo estrarre i
vinaccioli durante la fermentazione. Abbiamo anche provato la micro-ossigenazione,
ma senza risultati significativi." Poi barrique usate, tonneau
e anche botti da 750 litri, "un esperimento di Garbellotto; per
ora un quarto del Dolcetto lo passiamo in barrique usate, ma l'idea
è quella di utilizzare i legni da 750 litri." Tanta tecnica
quindi, ma anche perché si vuole ottenere un vino ben fatto,
da imbottigliare senza filtraggi e stabilizzazioni, per portare in bottiglia
tutti i profumi di uva e territorio.
"Certo
che emozione fare il vino, e che paura anche," interviene Paola,
"mi ricordo il primo anno, che ci chiedevamo come fosse possibile
vendere tutte quelle bottiglie, e mi svegliavo la notte a contare quante
ne mancassero ancora." Parole che fanno sorridere se si pensa ai
numeri de Le Cecche, il cui obiettivo, quando tutto il vitato sarà
a regime, è di produrre meno di 25.000 bottiglie, di cui oltre
la metà di Dolcetto, ma che fanno anche capire come il mestiere
di vignaiolo sia un impegno assoluto, che prende l'anima. E comunque
questo vino si vende, molto va in Belgio e in Olanda, per le conoscenze
di Jan, e un 30% direttamente a New York. Si vende anche perché,
aggiungiamo noi, la politica dei prezzi, vista la qualità, è
molto buona. I Dolcetto escono dalla cantina (IVA esclusa) a meno di
5 euro, e a 8 euro barbera e nebbiolo.
Siamo ai saluti, contenti di questo incontro che ci ha fatto toccare
con mano la felicità di tornare alla terra. Jan sta pian piano
distaccandosi dal suo studio medico, e tra poco sarà vignaiolo
al 100%; con lui Paola, finalmente riconciliata col mestiere dei suoi
avi. Mille auguri.
I vini:
Quattro sono le etichette attualmente prodotte a Le Cecche. Due Diano
d'Alba, da uva dolcetto, una Barbera e un Nebbiolo. Partiamo da quest'ultimo,
che al momento ci sembra il vino meno riuscito.
Il
Nebbiolo d'Alba 2003 sfodera un bel rubino, vivo e lucente,
e un naso leggermente vanigliato e segnato da sentori verdi. Buona
la sapidità e la grinta gustativa, con un frutto pulito,
reminescente di ciliegie, ma nel proseguio di beva tornano evidenti
note acerbe e un tannino che tende all'amaro, probabile lascito
della caldissima annata. Certo, nella patria del nebbiolo questo
vino ha ancora strada da fare per rivaleggiare degnamente. |
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La
Barbera d'Alba 2003 è il vino che piace a Jan, quello
che vorrebbe fare bene. A tal scopo nuove vigne sono state impiantate.
L'annata 2003 dichiara 14% e il suo colore rubino sfuma nel porpora.
I profumi sono intensi, barberisti, freschi, aciduli, seppur marcati
dal tostato del legno che offre un leggero vanigliato e note dolci
di alchermes. Bocca morbida, saporita e con un bel fruttato evidente,
che solo nel finale lascia il passo a note terziare non eccessive.
Una Barbera moderna, ma comunque ben riconoscibile. Solo nel finale
l'annata non si smentisce, con tannini leggermente polverosi.
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Il
Dolcetto base è il Diano d'Alba 2003. 13,5% e un
naso assai varietale, con tanta frutta rossa, lampone, melograno,
ribes e una sferzata di rosmarino e liquirizia a rinfrescare.
Profumi intensi e ampi, espressivi, freschi e dolci. A tanta ricchezza
segue una bocca un po' più piccola di quanto ci saremmo
attesi. Acida e tesa, segnata da note vegetali e terrose, piacevole
ma semplice. Bello il tannino.
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Chiudiamo
col Diano d'Alba Sorì Le Cecche 2003, 14%, il pezzo
forte dell'azienda. Anch'esso è rubino purpureo e propone
una sequenza aromatica simile al Dolcetto base, ma più
profonda, più complessa, forse più dolce. Ma è
all'assaggio che questo vino, ottenuto dalla vecchia vigna restaurata,
dimostra la sua classe. E' sapido, armonioso e al tempo stesso
vivace. Frutta rossa in abbondanza, così come si deve a
un Dolcetto, e screziature dolci, lascito del lieve affinamento
in legno. Un beva veramente piacevole, succosa e chiusa da tannini
anche importanti, visto il vitigno, ma precisi e eleganti.
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24 febbraio 2006
Visita effettuata a inizio settembre 2005
Le Cecche
Via Moglia Gerlotto, 10
12055 Diano d'Alba
www.lececche.com
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