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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Davide Oldani a Identità
golose 2008. La ricca povertà del gusto
di Paolo Rossi
Titolo del suo intervento era "La ricca povertà del gusto", ovvero come abbinare cucina d'autore, ingredienti di stagione e prezzi contenuti. Nel suo ristorante infatti si può mangiare a pranzo con un menù da 11.50 euro tutto compreso, e a cena con un menù a 35 euro (cenando alla carta con il vino si arriva a circa 50 euro). Per mantenere questa tipologia di prezzi, offrendo al cliente un servizio impeccabile e proposte gastronomiche sempre interessanti, intelligenti, ben curate e mai banali, Oldani ha dovuto fare una scelta di base: evitare materie prime costose, come ad esempio tartufi, caviale, crostacei pregiati, e puntando tutto sulla sapienza nell'elaborare le materie prime povere, grazie a una tecnica di alto livello, appresa alle prestigiose scuole di Marchesi, Albert Roux e Alain Ducasse. In questo modo le uova, le verdure, i tagli poveri di carne possono vivere una trasformazione che li esalta nelle loro peculiarità e freschezza, e al tempo stesso permette un salto di qualità al piatto finito davvero notevole; ovvero, come ha detto Oldani in apertura, "il prodotto povero è nobilitato dal gusto e dalla tecnica". Nel suo intervento ha cucinato un classico lombardo, la trippa, però sezionandola e focalizzandosi su tre tagli differenti: il nido d'ape, la chiappa, il foiolo. In questo passo iniziale, che può essere chiamato sezionamento o destrutturazione, può essere riconosciuto lo stacco innovatore rispetto alla cucina tradizionale; l'esperienza della nouvelle cuisine viene innestata così su un piatto tradizionalissimo, dando vita a qualcosa di diverso. Tre tagli per tre processi di cottura.
Chiappa arrostita. La peculiarità tecnica del procedimento è in questo caso il fatto che il pezzo della trippa viene arrostito pressato sotto un peso. Si parte in ogni caso da trippa sbollentata come il precedente pezzo, poi messa in padella semplicemente con burro e il peso sopra. La trippa viene servita con un salsa acida, che bilancia la grassezza del pezzo. Una nota curiosa è la modalità di servirla: "allo stile della trattoria", o, se vogliamo, "finger food alla milanese", ossia semplicemente avvolta nella carta, come un pezzo di focaccia, e da mangiarsi senza posate. Raviolo al foiolo. Il foiolo ha poca consistenza, e quindi viene tagliato a piccoli pezzi, unito a verdure (carote e sedano) e purè di patate, per legare. Il foiolo sta quindi a metà strada tra il croccante della verdura e il cremoso del purè. E per il condimento, vengono recuperati due elementi della büseca tradizonale milanese, il fagiolo (varietà regina umbra) e il pomodoro (cotto in forno). Per la pasta, Oldani prepara una sfoglia senza uovo. È un piatto molto morbido, e la bollitura rispetta questa morbidezza. La presenza del fagiolo e del pomodoro denotano la stagionalità del piatto: Oldani lo mette in carta solo in estate (che nel suo locale vuol dire 20 giugno-20 settembre), quando sono disponibili fagioli e pomodori freschi. Dopo un'ultima ricetta, il sufflé al profumo di tartufo bianco, scende verso il palco della sala delle grida, per tirare le fila del suo discorso. Anzi, per fare un discorso sulla sua poetica gastronomica; l'esperienza del D'O a Cornaredo è, nelle nelle parole di Oldani, un lavoro continuo per arrivare ad un prodotto più italiano possibile, rispolverando i valori della trattoria tradizionale, naturalmente arricchendola con la tecnica e l'esperienza della grande gastronomia internazionale, e con un servizio che sia il più attento possibile al cliente. Una breve intervista.
Lo lasciamo alle altre interviste; per chi volesse mettere alla prova
la sua cucina, il consiglio è quello di avere pazienza. La lista
d'attesa è proverbialmente lunga. Lunga più di una stagione
e mezza. 5 marzo 2008 |
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