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I titoli
Catanzaro. Undici percorsi individuati dall'assessorato regionale all'Agricoltura. Strade del vino e dei sapori. Adesso sono da finanziare numerosi progetti Betty Calabretta CATANZARO [...] In direzione dell'emersione dei problemi si sta muovendo la Giunta anche a proposito di agricoltura. E anche qui il problema è quello degli svantaggiati: per dare una mano alle aziende con lo strumento delle agevolazioni contributive, tutte le aree agricole calabresi sono state dichiarate in difficoltà. Lo ha deciso il ministero delle Risorse agricole, che ha accettato la proposta dell'assessore regionale Giovanni Dima: tutto il territorio interessato al settore primario ricade ora nelle due categorie delle aree "svantaggiate" e "particolarmente svantaggiate". "Un obiettivo che non tutte le Regioni hanno raggiunto", ha osservato Dima: il riferimento è ad altre realtà del Sud che non sono riuscite ad ottenere il riconoscimento e le conseguenti misure di detassazione. Svantaggiate sì, ma non per questo meno interessanti: le campagne si riscattano mettendo in mostra gli antichi sapori lungo una rete di percorsi che esaltano le potenzialità del paesaggio, della storia e dell'enogastronomia. Sono undici le "strade del vino e dei sapori" individuate dall'assessorato all'Agricoltura su indicazione dei relativi comitati promotori: attraversano aree ad alto tasso di tipicità e tradizione come Camigliatello e la Sila, il Monte Poro, il Medio Tirreno cosentino, i luoghi cassiodorei nel Catanzarese, Torre Melissa, Soveria Mannelli, la Valle del Crati e i "paesi del vino" Donnici e Savuto. E ancora, Lamezia Terme, il Pollino, la Locride e la "strada dei Normanni" a Corigliano. La giunta regionale ha approvato gli undici percorsi e i relativi progetti, "anche se le risorse disponibili - ha osservato Dima - non sono sufficienti per realizzare i programmi": ma un segnale d'attenzione può mettere in moto ingranaggi privati. Quei privati che attendevano da tempo il nuovo prezziario agricolo e ora ce l'hanno, messo a punto dall'assessorato e da una commissione composta dai rappresentanti delle Organizzazioni e dagli Ordini professionali agricoli. Approvato dalla Regione e adeguato all'aumento dei costi delle imprese (che nel vecchio strumento tecnico erano fermi al '95), "il nuovo prezziario - ha spiegato Dima - consentirà l'aggiornamento delle pratiche non ancora finanziate dai precedenti programmi e che risultino compatibili con le misure previste da Agenda 2000". Il prezziario sarà on line, inserito nel sito dell'assessorato assagricalabria.it . Perchè decolli la new agriculture , la parola d'ordine è modernizzare, o il mercato globale ucciderà i piccoli imprenditori: Dima lo ha ricordato ai produttori di patate silane, penalizzati dalla concorrenza del Nord Europa e per questo inserite (in misura di 5 mila tonnellate) tra i prodotti da destinare agli aiuti umanitari. (La Gazzetta del Sud, 14/1/2000) Nelle cantine Donnafugata festa con la bistecca fiorentina
MARSALA - Bistecche «fiorentine»
e vino siciliano sono stati distribuiti ieri a pranzo a Marsala per
una manifestazione provocatoria intitolata "A Donnafugata tutti
pazzi per la mucca», organizzata a difesa della qualità
dei cibi e della tutela dei prodotti italiani di tradizione. Ad offrire
la carne toscana c'era Dario Cecchini, il macellaio di Panzano nel Chianti
famoso oltre che per la qualità della sua merce per la capacità
di tagliare filetti recitando la Divina Commedia. Nella trasferta siciliana
Cecchini ha declamato brani del Gattopardo ed allestito un buffet a
base di salumi, bistecche cotte alla brace e legumi. L'iniziativa è
stata voluta dalla famiglia Rallo, titolare delle cantine di Donnafugata.
«L'obiettivo - spiega Josè Rallo - è quello di far
comprendere il valore della tutela dei nostri alimenti nella tradizione
della nostra terra, a partire proprio dalla carne e dal vino. Credo
che la "mucca pazza" sia il frutto delle aberrazioni di coloro
che hanno un solo un unico interesse: facile profitto ottenuto senza
pensare alle conseguenze». Da qui la sua proposta: «Le istituzioni
devono fare di tutto per colpire questi abusi. Le aziende produttrici,
quelle sane, quelle che amano il proprio lavoro e rispettano il consumatore,
non possono fermarsi alla semplice condanna. Dovremo tutti insieme costruire
una lega per la tutela del patrimonio enogastronomico e culturale del
nostro paese». Cinque Terre, boom di "adozioni". Richieste anche dal Giappone e dagli Stati Uniti Grande successo dell'iniziativa dell'affitto gratuito degli appezzamenti di terra in abbandono BRUNO PERSANO MONTEROSSO - Francesca, disoccupata di 28 anni, abita a Torino: «Non voglio più stare in città. Voglio andare a vivere in riva al mare, coltivare l'uva e fare la contadina. Regalatemi un pezzo di terra». E come Francesca ce ne sono seicento di metropolitani pentiti che vogliono imbottigliare Sciacchetrà. Pure un professore giapponese dell'università di Kumamoto ha scritto al presidente del Parco delle Cinque Terre per avere una fascia da coltivare. Tremila metri quadrati gratis, attrezzature e vitigni compresi nel pacco regalo. È una specie di adozione: non è bambino, non è neppure un monumento. È l'adozione di un pezzo di terra. Ha riscosso molto successo l'iniziativa: hanno scritto tantissimi dalla Germania, dagli Stati Uniti, dalla Francia, anche dalla Spagna. Sono professionisti, viticoltori, anche giornalisti. Gli appezzamenti pronti per essere consegnati sono dieci, presto saliranno a sessanta e, in futuro, anche i comuni di Vernazza e Monterosso offriranno la loro disponibilità. La richiesta che proviene da più lontano è quella del professor Kihachiro Nakajima, del dipartimento di Scienze e ambiente dell'Università di Kimamoto, nel sud dell'isola giapponese. Ha conosciuto le Cinque Terre qualche anno fa, durante un viaggio di lavoro; alla terra dello Sciacchetrà ha dedicato un libro scritto in giapponese: ce n'è una copia anche nella libreria del presidente del Parco. È per gente come lui, che dal Giappone certo non potranno spostarsi ogni fine settimana per coltivare la terra, che a Riomaggiore sta nascendo una cooperativa di giovani agricoltori. Forse di loro usufruiranno anche gli americani, i tedeschi o i francesi che hanno presentato domanda di adozione. Hanno conosciuto l'iniziativa grazie al Salone del gusto che si è svolto un paio di mesi fa a Torino. Come i tre ragazzi spagnoli che gestiscono già un'azienda vinicola in Andalusia per la produzione di un vino rosso; vorrebbero esportare la loro società in Liguria e impiantare vitigni per lo Sciacchetrà. Le altre domande di adozione prevengono da metropolitani pentiti o piccoli imprenditori italiani del settore: un produttore del Brunello di Montalcino ha mostrato interesse alla vicenda da subito, da quando l'iniziativa è stata pubblicità la prima volta in una conferenza stampa a Riomaggiore nella primavera scorsa. Poi ne hanno scritto riviste specializzate di turismo e agricoltura anche straniere e la notizia è rimbalzata dall'altra parte dell'Oceano. Il termine per presentare le domande non è ancora chiuso. Finora la disponibilità è per sessanta lotti di terreno compresi tra Riomaggiore e Manarola. Alcuni conservano vecchi ricoveri per attrezzi che gli affittuari potranno ristrutturare e collegare agli impianti idrici. Il Parco impone solo due vincoli: che il terreno sia coltivato a ulivo o a vite, e che siano ripristinasti i muretto a secco. I vitigni da piantare e gli alberelli di ulivo li regalerà l'amministrazione; anche le motozappe saranno offerte gratuitamente, e agli agricoltori a cui saranno affidati i lotti più lontani dalla statale, l'ente Parco è pronto a finanziare la costruzione di quei simpatici trenini su monorotaia che hanno reso le Cinque Terre così originali. La proprietà degli appezzamenti di terreno non sarà intaccata: rimarrà ai titolari; gli affittuari otterranno le terre in comodato gratuito con contratto venticinquennale. Sono tutte fasce abbandonate da anni; la legge prevede che siano dimenticate almeno da ‘due annate agricole', ma le terre che saranno presto assegnate non vedono uno zappatore da cinque, anche dieci anni. Fino al termine della seconda guerra mondiale, tutte le Cinque Terre, dalla costa fino a sei, settecento metri dal mare, erano un unico filare di viti. Oggi, sono meno di cento gli ettari coltivati. Uno degli obiettivi del progetto adozione è raddoppiare nei prossimi anni la superficie coltivata. (La Repubblica, 8/1/2001) La rassegna enologica "Vinum" punta ancora sul territorio. La fiera enologica "Vinum", che giunge questanno alla venticinquesima edizione, si terrà dal 22 aprile al primo maggio prossimi. Su iniziativa del presidente dellEnte turismo, Claudio Alberto, si è instaurato il comitato tecnico organizzativo, che si è già messo allopera. E composto da 22 persone: ne fanno parte i sindaci di Alba, Bra e Dogliani, rappresentanti delle cinque enoteche regionali, Aca, Consorzio del barolo, Unione produttori vini albesi, Scuola enologica, associazioni di categoria agricole, Comunità montane, vicesindaco di Alba, Associazione sindaci e consiglieri dellEnte turismo. LEnte turismo sta predisponendo la campagna promozionale con una serie di incontri con la stampa italiana ed estera. La kermesse darà il via alla stagione turistica di Langa e Roero. (La Stampa, 16/1/2000) Vino OGM. E' stata vinta una battaglia,... E' stata vinta una battaglia, non la
guerra. Ma contro il vino "Ogm" le proteste di agricoltori e comuni del
Chianti, unite a quelle delle altre zone con produzioni di pregio, hanno
cominciato a cogliere nel segno. di Andrea Ciappi (La Nazione, 17/1/2001) Chianti - Falsi vini Chianti sul mercato... CHIANTI - Falsi vini Chianti sul mercato.
Argomento affrontato anche durante l'incontro tra i dirigenti del
Consorzio del Chianti Classico e il ministro Alfonso Pecoraro Scanio.
Capitolo attività di controllo: "questo problema risulta di particolare
attualità alla luce dei recenti episodi di frode sulla denominazione
Chianti che hanno creato non pochi problemi sotto il profilo dell'immagine
anche alla nostra produzione seppure non direttamente coinvolta", ha
affermato davanti al ministro il presidente del Consorzio Vittorio Pozzesi.
E la prima volta che lassemblea del Consorzio ha dovuto scegliere fra quattro candidati. Nuovo leader (e polemiche) per il barolo. Eletto Minetti: sancita la frattura nel mondo del vino. Giuseppina Fiori ALBA Il "Consorzio di tutela del barolo, barbaresco, Alba, Langhe e Roero" ha un nuovo presidente: è lalbese Giovanni Minetti, direttore generale dei Tenimenti di Barolo e Fontanafredda. E stato eletto lunedì sera dallassemblea dei soci, che ha anche rinnovato il consiglio damministrazione. I candidati alla presidenza erano quattro: oltre a Minetti, che ha ottenuto 48 preferenze, erano in lizza Teobaldo Cappellano dellomonima azienda di Serralunga dAlba (40), Mario Cordero dellazienda vinicola Vietti di Castiglione Falletto (27) e Claudio Rosso della Cantina Gigi Rosso di Castiglione Falletto (25). Allassemblea hanno partecipato 140 aziende su 280 aderenti al consorzio. E stata la prima volta in cui si è dovuto scegliere tra quattro candidati. Il neo-presidente Giovanni Minetti esprime rammarico: "La presenza di quattro candidati che si sono divisi le preferenze è significativo della frattura nel mondo del vino e forse anche di un disagio. Mi auguro che sia stato solo un episodio, un momento di legittima espressione di tendenze diverse: il consorzio è un organismo importante, voluto dalla legge che regolamenta lenologia e che ha bisogno della collaborazione di tutti per svolgere i suoi compiti di tutela e valorizzazione dei vini dellAlbese". Laltra sera non cè stata discussione: dopo le polemiche dei giorni scorsi, la serata è stata occupata dalle votazioni. Dice Minetti: "Il consorzio è un organismo eterogeneo: raggruppa aziende piccole, medie, grandi, viticole, vinicole, imbottigliatrici. Fa ben sperare il fatto che nel consiglio di ammnistrazione sono rappresentate le diverse realtà". Del consiglio fanno parte, per la categoria vinificatori e imbottigliatori: Massimo Martinelli (Az. Bricco Mollea), Claudio Rosso (Cantina Gigi Rosso), Alfio Cavallotto (Cavallotto Fratelli), Giuseppe Caviola (az. Caviola), Maria Cristina Oddero (Fratelli Oddero), Aldo Vacca (Produttori del barbaresco), Pietro Ratti (az. Renato Ratti), Aldo Vaira (az. Vajra). Per la categoria viticoltori: Giuseppe Contratto (az. Alberto Contratto), Lorenzo Alluvione (Tenuta Bompé). Sono stati eletti i comitati tecnici per ogni docg e doc. Il comitato del barolo è composto da Claudio Rosso, Teobaldo Cappellano, Alfio Cavallotto, Giovanni Minetti, Sergio Germano, Roberto Vezza, Maria Cristina Oddero, Paolo Fenocchio, Pietro Ratti, Aldo Vaira, Luca Currado. Per il comitato del barbaresco: Gianni Testa, Cesare Barbero, Alessandro Ceretto, Pietro Berutti, Sergio Minuto, Bruno Nada, Paolo Fenocchio, Marina Marcarino, Giancarlo Rocca, Ileana Corradini. Per la denominazione Alba (nebbiolo, barbera e dolcetto dAlba): Mauro Bussi, Claudio Rosso, Giuseppe Veglio, Daniele Savio, Sergio Germano, Giuseppe Mascarello, Paolo Fenocchio, Pietro Ratti, Luca Currado. Per la denominazione "Langhe": Walter Porasso, Giuseppe Accomo, Lorenzo Calorio, Giuseppe Veglio, Daniele Savio, Giuseppe Mascarello, Nicola Argamante, Marina Marcarino, Mauro Bussi, Piero Giachino, Gianluca Viberti. Per "Langhe Monregalesi": Massimo Martinelli, Carlo Riccati. Per la doc Roero (Roero e Roero arneis): Lorenzo Calorio, Marco Faccenda, Marina Mortara, Angelo Negro, Vittorio Oberto. Per la denominazione "Dogliani": Maria Astegiano, Aldo Marenco, Matteo Sardagna, Bruno Chionetti, Mauro Zabot. Per "Diano dAlba): Claudio Alario, Giuseppe Accomo, Claudio Rosso, Giuseppe Veglio, Bruno Accomo. Per il "Verduno Pelaverga": Vittore Alessandria, Paolo Torchio, Giuseppe Veglio, Vincenzo Bianco, Fabio Alessandria. Quali saranno i primi obiettivi del nuovo consiglio? Risponde Minetti: "Il consorzio è ampiamente rappresentativo del barolo e barbaresco, non altrettanto per altri vini come barbera dAlba e dolcetto: è necessaria una maggior rappresentatività da far valere nei confronti del ministero e della Ue. Dovrà aprirsi al dialogo con gli altri consorzi e istituzioni, portare a termine modifiche ai disciplinari". Il consorzio - nuovo direttore è Claudio Salaris - attende lo statuto, alla ratifica dal ministero delle Risorse agricole. (La Stampa, 17/1/2001) AL CONGRESSO DEL PRC. Sarà un brindisi ad alto livello con il Montepulciano di Masciarelli PESCARA- Sarà un brindisi di
alto livello quello che si terrà domenica prossima a Livorno
in occasione del decimo anniversario del Prc e dell'ottantesimo della
nascita del Partito Comunista. Saranno vendute, al prezzo politico di
20.000 lire, mille bottiglie del Montepulciano d'Abruzzo prodotto da
Gianni Masciarelli, vincitore dell'oscar degli oscar 2001 del Gambero
Rosso come migliore vino rosso nel rapporto qualità prezzo. Le
mille bottiglie sono state regalate dal produttore a Rifondazione comunista,
il partito di Fausto Bertinotti, per festeggiare i suoi dieci anni di
vita. Si tratta di una selezione speciale del vino premiato, con la
riproduzione sull'etichetta del manifesto di convocazione della celebrazione
di Livorno e la frase "un brindisi per Rifondazione comunista",
che Masciarelli ha voluto dedicare al Prc anche per festeggiare un'annata
che passerà alla storia per la casa vinicola abruzzese che è
riuscita ad ottenere un successo strepitoso. La Corvo ha perso appeal. Solo in 12 interessati all'acquisto del vino della Regione Nel primo tentativo erano stati 23 gli operatori che avevano avanzato la loro proposta. Ed è polemica CARMELO LOPAPA BANCHE d'affari, ma anche imprese vinicole internazionali e grosse case produttrici di bevande analcoliche. Dodici aziende rispondono al nuovo bando per la vendita della Vini Corvo pubblicato dal governo Leanza all'indomani del suo insediamento. Sono le manifestazioni di interesse pervenute sul tavolo del commissario liquidatore Rosalba Alessi entro la mezzanotte del 16 gennaio. Primo passo per ripartire verso la vendita della casa vinicola di Casteldaccia che dovrebbe concludersi comunque entro l'estate. Un flop, il risultato raggiunto dal governo del Polo, secondo le opposizioni di centrosinistra: al primo bando erano state 23 i marchi - tutti produttori di vino - che avevano risposto all'offerta della Regione. Questa volta all'appello ha risposto solo la metà delle aziende. Un calo tanto più vistoso se si considera che la nuova maggioranza di centrodestra e il governo tutto ha voluto fortemente la modifica del bando per garantire l'apertura a tutti i soggetti interessati, dotati di certi requisiti, eliminando la limitazione ai soli produttori di vino. Un insuccesso, dunque, questo nuovo tentativo di mettere sul mercato il "gioiello di famiglia" della Regione imprenditrice di un tempo? L'assessore all'Industria Giovanni Ricevuto non la pensa così, anche se a bussare alla porta è stato un numero di aziende inferiore al passato. Si dichiara soddisfatto: «Si riduce forse la quantità dei soggetti interessati, ma non certo la qualità. Si tratta, mi è stato assicurato, di imprese molto solide, alcune delle quali non italiane. Tutte, comunque, pronte a mantenere il marchio in Sicilia, come d'altronde prevede il bando. È il migliore risultato che potevamo raggiungere», conclude fiducioso l'assessore passato alla neonata formazione del Polo, Nuova Sicilia. Ma chi ha risposto all'offerta della Regione? Bocche cucite nell'ufficio del commissario Rosalba Alessi, unica depositaria dell'elenco assieme alla Sofipa, la società di advisor nominata dalla Regione. Trapela solo qualche indiscrezione generica. Come la presenza nell'elenco dei dodici di alcune banche d'affari italiane, destinate a fare lievitare il prezzo di vendita della casa vinicola. E ancora, ci sono produttori vitivinicoli stranieri, ma anche italiani seppure in misura ridotta. E poi aziende produttrici di bevande alcoliche e analcoliche, ma niente Coca Cola, per intenderci. Se erano state 23 le aziende che avevano presentato la manifestazione di interesse rispetto al bando pubblicato sotto il governo del diessino Capodicasa, solo 5 di quelle avevano poi presentato le offerte corredate di piano industriale. Si trattava di Zonin, Marzotto, Campari, Ilva di Saronno e la Caviro associata alle cantine trapanesi Foraci. Di certo, si sa che alcune di quei soggetti si sono ripresentati. Ad esempio Marzotto: «Sono all'estero, ma ho dato mandato ai vertici della mia azienda di tornare a sondare il terreno della Corvo», dice il conte Paolo Marzotto. E all'offerta ha di certo risposto anche la Ilva di Saronno. Se ne saprà di più nei prossimi giorni, quando il commissario liquidatore procederà alla verifica dei requisiti delle aziende che hanno espresso manifestazione di interesse e fisserà la data per la presentazione delle offerte preliminari. Il nuovo bando, disegnato dal governo Leanza dopo le polemiche sollevate dal forzista Micciché e dal resto del Polo sulla gara limitata alle aziende vinicole. Gli aspiranti acquirenti devono avere ora un fatturato pari alla media del fatturato segnato dalla Corvo negli ultimi tre anni. Ma quella soglia - e qui sta la novità - può essere raggiunta anche da consorzi di imprese. E tra le dodici aziende che hanno risposto al bando ci sarebbero proprio alcune società consorziate. E poi c'è l'obbligo per il futuro acquirente di mantenere la sede della società e la principale attività in Sicilia. Il marchio inoltre non dovrà essere ceduto per almeno cinque anni. L'ex assessore al Bilancio, il democratico Franco Piro, parla di insuccesso dell'operazione: «Sono pervenute solo 12 manifestazioni di interesse. Se si considera che la guerra santa scatenata dal Polo contro la vendita è stata condotta all'insegna della necessità di ampliare la platea dei possibili acquirenti, siamo di fronte a un risultato misero. La verità è che il baillame scatenato sulla Vini Corvo ha finito per allontanare molti possibili acquirenti e per scoraggiarne altri. Il governo Leanza dovrà risponderne». Critiche che l'assessore Ricevuto non accetta: «Le aziende che si sono presentate sono in grado di far raggiungere un buon risultato economico alla Regione, con la garanzia del mantenimento del marchio in Sicilia» (La Repubblica - Palermo, 18/1/2001) Lattrice porterà i vini prodotti nella sua azienda di Lerma alla kermesse in programma a marzo. La Muti madrina del Dolcetto dOvada. A Milano oggi presenta la rassegna di Castelletto dOrba Renzo Bottero CASTELLETTO DORBA. Ci sarà anche la bella attrice Ornella Muti al Circolo della Stampa di Milano, stamane alle 11, alla presentazione della "Rassegna del Vini dellAlto Monferrato - edizione 2001", che si svolgerà al Palazzetto dello sport di Castelletto dOrba, in regione Castelvero, dal 10 al 13 marzo. La popolare attrice, che ha tenuto a battesimo le prime edizioni della manifestazione, anche per questanno ha assicurato la sua presenza alla inaugurazione. Ciò rappresenta unulteriore conferma del suo interesse e del suo amore per il "Dolcetto dOvada", il vino doc che anche la Muti produce nella sua azienda di Lerma, più volte presente a Castelletto dOrba nelle precedenti rassegne. Alla riunione degli espositori, svolta in anteprima laltra sera, il sindaco Lorenzo Repetto, accanto allormai consolidato programma che ha caratterizzato le rassegne degli scorsi anni, ha preannunciato alcune grosse sorprese, destinate a rendere ancora più famosa questa rassegna che ormai vanta il sostegno delle istituzioni e la collaborazione delle associazioni di categoria dei produttori, dellOnav, ma anche dellAssociazione Città del Vino italiane e Città del Vino dEuropa delle quali il Comune di Castelletto dOrba, fa parte. Gli stands a disposizione per gli espositori nel caratteristico Palazzetto dello sport sono una cinquantina, ma, con la presenza delle cantine sociali e delle associazioni di categoria, il ventaglio dei produttori sarà ben più ampio, con la gamma dei sette vini a denominazione dorigine controllata che si producono nel territorio dellAlto Monferrato: Dolcetto di Ovada e Dolcetto di Acqui, Barbera del Monferrato e Brachetto dAcqui per quanto riguarda i rossi, Gavi, Cortese dellAlto Monferrato e Moscato dAsti, per i bianchi. Anche questanno la ristorazione, nel corso dei quattro giorni della rassegna, sarà curata dai cuochi del Consorzio ristoratori di Recco, con un menù tipico locale e con laggiunta della caratteristica "focaccia al formaggio". Non mancherà neppure la collaborazione della Scuola alberghiera di Acqui e della Scuola darte "Jona Ottolenghi" della città termale. Diverse sono la manifestazioni collaterali, alcune già definite altre allo studio, mentre sono in corso trattative con la Rai per assicurare le riprese per la trasmissione domenicale "Linea Verde". La risonanza pubblicitaria sarà affidata, oltre che ai canali tradizionali, a manifesti affissi in 45 stazioni ferroviarie dellItalia settentrionale e negli scompartimenti dei più importanti treni. (La Stampa, 18/1/2001) Vino biologico, dal senese parte la nuova sfida ai mercati. Se ne fa ormai un gran parlare, ma il biologico è diventato una realtà. Anche in provincia di Siena, e anche in un settore tradizionale come quello vitivinicolo. Il vino biologico, insomma, non è più solo una scelta di pochi ma risponde a precise richieste del mercato, soprattutto straniero. E le aziende sono pronte a produrlo, senza per questo sacrificare la qualità. Siena, insieme a Firenze, Arezzo e Grosseto è tra le province dove maggiormente si produce e imbottiglia vino biologico, e la stessa Toscana è una delle prime regioni italiane. Secondo una ricerca curata dai tecnici dell'Arsia e presentata nei giorni scorsi a Rispescia, sono 1750 le aziende biologiche toscane, ma altre 350 starebbero attivando le pratiche per essere riconosciute. Un numero che è destinato a salire continuamente e che può già contare su quasi 900 ettari di superfici vitate. Di queste una cinquantina sono le aziende che imbottigliano, immettendo sul mercato vini biologici, che, per lo più sono destinati al mercato interno, centro e nord Italia. e soprattutto alla Germania, Svizzera, Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone. La ricerca ha permesso anche di conoscere molti aspetti dell'attività aziendale, dalla struttura aziendale alla gestione agronomica del vigneto, alle tipologie di vino prodotto alla gestione dell'uva in cantina. Aspetto, quest'ultimo, di non poca importanza visto che non vi sono norme precise su questo punto. Uno dei campi sui quali intervenire resta la commercializzazione del prodotto, anche se i mercati stranieri in particolare rispondono in maniera soddisfacente. Anche perché sono già sensibilizzati a consumare vini di grande qualità, anche biologici, dal Brunello al Chianti. La ricerca, che è stata la prima nel suo genere, proseguirà anche l'anno prossimo. Michele Taddei (La Nazione, 19/1/2001) Nascerà a Napoli un "palazzo del vino" Tra i rossi trionferanno l'Aglianico ed il Piedirosso, tra i bianchi sarà primavera per Falanghina, Fiano e Greco di Tufo. Parola di Gennaro Martusciello, presidente dell'Associazione Enologi della Campania. E sarà una grande annata quella celebrata ieri all'Hotel Royal di Napoli per presentare la vendemmia del 2000 con i prodotti tipici di qualità e la cucina d'autore. Un gran galà con tanto di degustazione organizzato dalla Provincia e dall'Università del Vino sulle prospettive del turismo enogastronomico. «La qualità dei vini del 2000 è andata oltre ogni aspettativa - ha detto Martusciello. Basti pensare che le uve rosse nella prima decade di agosto erano già molto colorate. Quest'anno presentano un contenuto zuccherino più elevato di 23 gradi rispetto al ‘99 e un'acidità più bassa. D'altro canto la resa è stata quantitativamente inferiore del 10 per cento a causa della maggiore siccità». I rossi avranno così tutte le carte in regola per diventare grandi vini da invecchiamento: l'Aglianico, su tutti, con un colore molto intenso e un sapore di frutta rossa; il Piedirosso, con un colore rosso rubino e di buona gradazione alcolica primeggerà con il suo profumo di ciliegia e marasca. «Ormai il mercato campano è in grande espansione - ha detto il presidente della Provincia Amato Lamberti. L'Università del Vino, che accoglie produttori e associazioni del vino, era una scommessa nel ‘96, ora la stiamo vincendo con la qualità dei nostri vini». Ne è convinto anche Tommaso Sodano, assessore al Lavoro, che annuncia la nascita di un «Palazzo del vino» a Napoli, «un'idea da realizzare accanto alla nascita di nuove sedi dell'Università, nella Penisola Sorrentina come nella zona flegrea, a Capri come in tutte le province della Campania». Un progetto che trova d'accordo il direttore dell'Ersac Pasquale Beato, gli assessori Vincenzo Falco e Alfonso Ascione. Tutti d'accordo, dunque, le strade del vino sono infinite. (ferruccio fabrizio) (La Repubblica - Napoli, 19/1/2001) |
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