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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Anteprima Vitigno Italia
di Fabio Cimmino

Napoli - Martedì 28 novembre, nel padiglione America Latina della Mostra d’Oltremare di Napoli, è stata presentata alla stampa nazionale ed estera, la III Edizione di VitignoItalia, il salone del vino da vitigno autoctono e tradizionale italiano, in programma a Napoli dal 20 al 22 maggio 2007 (www.vitignoitalia.it). La grande e più attesa novità di quest’anno sarà VitignoSud, I salone dei vini del Mediterraneo, parallelo e complementare a VitignoItalia, dedicato ai vini autoctoni del Mediterraneo e co organizzato dall’Ersac, l’Ente Regionale di Sviluppo Agricolo di Regione Campania.

Una nuova ed ambiziosa sfida che candida Napoli a capitale del mediterraneo e dei vini del sud. Nel mio piccolo ritengo che questa manifestazione si sarebbe potuta specializzare, fin dall'esordio, in questa direzione considerato sia la location che il proliferare di manifestazioni sul tema "autoctono" in ogni dove della penisola. L'evento è stato accompagnato con un grande incontro degustazione: un'iniziativa aperta ai produttori e, per la prima volta, anche al semplice pubblico di eno appassionati. Quest'ultima decisone ha provocato un notevole afflusso di persone che è andato, secondo me, al di là di ogni aspettativa mostrando il fianco ed evidenziando più di qualche lacuna di carattere organizzativo (la solita storia delle sputacchiere fantasma è ormai diventata un classico!). La conseguente e prevedibile confusione non ha permesso che si realizzassero le condizioni ideali per un degustazione professionale e, pertanto, le note che seguono sono puramente indicative e da leggere con beneficio d'inventario.

Ho iniziato il mio giro dalle aziende campane privilegiando come sempre le cantine esordienti. La CECAS è una cooperativa di produttori sanniti seguita dal giovane e bravo enologo Maurizio de Simone. I vini sono etichettai con il marchio "Vigne Sannite" ed al momento le diverse tipologie ottenute sono il frutto dei classici uvaggi del territorio: falanghina, trebbiano, malvasia, greco e coda di volpe per i bianchi, aglianico, piedirosso, barbera e sangiovese per i rossi. Per il futuro è prevista una produzione, più qualificata, di monovitigni. I vini puntano, in questa prima fase, essenzialmente su semplicità ed immediatezza espressiva che, considerati anche i prezzi particolarmente favorevoli, possono rappresentare una valida alternativa per la tavola ed il consumo quotidiano. Sicuramente il migliore dei vini prodotti dalla prima annata 2005 è il Sannio Rosso Doc che offre profumi intensi di frutta rossa matura e leggermente speziati con un ingresso morbido ed abbastanza fresco al palato ed un finale di media intensità e persistenza.

Le cantine Olivella nascono a Sant'Anastasia nel cuore del parco del Vesuvio. Lacrimanero 2005 è un Lacryma Christi doc ottenuto da un blend di piedirosso 50%, olivella 30% ed aglianico 20%: al naso si percepiscono piccoli frutti di bosco pervasi da interessanti sfumature speziate e minerali, al palato è coerentemente fresco e salino. Il Lacryma Christi Bianco DOC 2005 (Lacrimabianco) è un originale uvaggio di caprettone (coda di volpe) 80% e catalanesca 20%: più scontato lo spettro olfattivo dominato da note di frutta gialla esotica (banana) che emarginano sullo sfondo gli spunti più interessanti di natura floreale e vagamente minerale. VO. 2005 è, addirittura, un passito di catalanesca 100% (esclusa dai disciplinari e catalogata come uva da tavola ma da sempre utilizzata dai vignaioli della zona anche per la vinificazione) in cui al naso emergono netti i sentori di uva passa, frutta secca e miele sostenuti da una buona acidità e sapidità al palato.

Calafe' è una nuova piccola realtà della provincia di Avellino che produce attualmente greco di Tufo ed aglianico. La prima annata del greco, la 2005, è stata imbottigliata presso terzi mentre l'aglianico ha potuto essere lavorato direttamente, foin dall'inizio, nelle proprie cantine. Il Greco di Tufo è molto, forse troppo, delicato: mostra un profilo erbaceo al naso ed un'acidità ancora slegata al palato, non aiutato dall'improbabile temperatura di servizio. L'Hellenicum, aglianico in purezza, è, invece, ancora piuttosto decisamente condizionato dal rovere. Prima di allontanarmi ho dato un breve ma meritato ripasso all'Etichetta Bronzo 2003 di Masseria Felicia in netta e consistente crescita dopo essersi giovata di ulteriori mesi di affinamento in bottiglia e al Grecomusc' 2005 di Enza Lonardo che alla sua prima annata di vinificazione con lieviti autoctoni sembra aver guadagnato ancora di più in termini di originalità e personalità.

Dalla Campania alla Puglia per assaggiare i vini di Taurosso azienda dall'immagine molto moderna e provocatoria fondata, negli anni sessanta, da Elio Taurino. Le uve provengono in larga parte da un'altra azienda, sempre di proprietà, la "San Paolo" ed in misura minore da piccoli selezionati viticoltori. Il vino che mi è piaciuto di più è stato il Negroamaro "100x100" ottenuto da vigne di 30-40 anni d'età media che nonostante un profilo ossidativo caratterizzato da un ingombrante fruttone sotto spirito, in primissimo piano, è riuscito a richiamare alla mente delle belle sensazioni terrose che io solitamente riconduco alle migliori interpretazioni del vitigno e del Salento. Il Pilu Niuru che dovrebbe essere una versione più tradizionale mi è sembrato pur nella sua maggiore precisione e ricerca d'eleganza anche un attimino più lavorato ed imbrigliato in uno schema organolettico meno stimolante. Anche il Primitivo "100x100" mi è sembrato un po' scontato, ancorato al classico binomio alcol-frutto, e meno territoriale. Tutti i rossi erano figli della siccitosa vendemmia 2003, mi piacerebbe risentirli in annate meno dificili da gestire.

Dal Salento a Gioia del Colle rimaniamo in Puglia per assaggiare il Primitivo di Gioia di Giuliani: non pulitissimo e decisamente polveroso viene ottenuto dalla vinificazione in purezza di uve primitivo coltivate nei 25 ettari di proprietà dopo una prolungata macerazione sulle bucce. Qualche problema di pulizia olfattiva risolto quasi del tutto con una buona ossigenazione nel bicchiere anche per la tintilla molisana I Kuq di Masseria Flocco, un rosso dalla struttura importante ed un profilo gustativo giocato tra note resinose ed un frutto quasi impercettiblle al naso ma che ritorna prepotente per via retrolfattiva. Spostiamoci a Ponza dove ritroviamo l'enologo Maurizio de Simone e la nuova sfida-avventura che ha deciso di affrontare sull'isola laziale con le Antiche Cantine Migliaccio. A Punta Fieno è stata recuperata una vigna dalle potenzialità straordinarie come dimostra l'ottimo bianco ottenuto con uve biancolella di Ponza all'80% ed altre uve locali 20%. I terreni di natura tufaceo-sabbiosa e l'influenza della brezza marina conferiscono un'inaspettata ed apprezzabile verve minerale a questo insolito bianco. Peccato, solo, per una bocca non all'altezza dove la sapidità da sola non basta per esaltarne fino in fondo la dinamica gustativa ed avrebbe necessitato di una maggior apporto anche in termini di spinta acida. Sono ansioso di provare i rossi e gli spumanti.

In Sicilia Rocca d'Api, vinicola dal 1958 a Castiglione di Scilia, presentava i suoi Etna doc della linea Le Moire. Il bianco da uve carricante e cataratto denunciava qualche segnale di precoce ossidazione (note non fastidiose che mi hanno lasciato il dubbio in merito ad un voluto stile ossidativo) e pur evidenziando una certa dose di carattere minerale, il suo sforzo in tal senso rimane piuttosto sottotono rispetto alle aspettative sempre molto elevate che si hanno nei riguardi di questo particolare e speciale terroir. Stesso discorso per il rosso che sembra preferire un sviluppo più concentrato sul frutto che sulle suggestioni di matrice vulcanica ed anche in questo caso mi è parso rimanere disattesa l'eleganza e la sobrietà dei rossi della zona denotando qualche limite di definizione aromatica. Il Cagnulari di Feudi della Medusa conferma le doti di buona personalità mostrate anche in precedenti assaggi dai vini di quest'azienda. E' molto piacevole ed interessante notare al naso il contrasto tra le sensazioni salmastre e marine con quelle più dolci del frutto. Grande coerenza gusto-olfattiva anche nell'approccio al palato.

Prima di congedarmi, infine, voglio segnalare anche se non è un vino del sud il Respiro 2004, un Chianti Colli Fiorentini Docg, della Fattoria Le Sorgenti che mi ha molto e positivamente colpito: una naso di grande personalità e carattere con note ferrose ed ematiche particolarmente intense ed assolutamente originali, palato tutto incentrato sulla freschezza in questa fase risulta più acido che sapido e, pertanto, non lunghissimo nel finale. Un ottimo vino per rischiarare l'immagine dei Chianti provenienti dalle denominazioni cosìdette minori.

10 dicembre 2006
 
 
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