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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Il salotto del vino
della Provincia di Salerno
di Fabio Cimmino
Tre storiche verticali con protagonisti vini di produttori tra i più conosciuti hanno rappresentato il momento "clou" della manifestazione: il Naima di Bruno De Conciliis, il Montevetrano di Silvia Imparato ed il Pietraincatenata di Luigi Maffini. In questa provincia la viticoltura di qualità si è imposta sia sul fronte dei vitigni autoctoni che internazionali: aglianico, fiano e piedirosso così come trebbiano, chardonnay, barbera, sangiovese, merlot, cabernet sauvignon, indistintamente. Non c'era una tradizione da salvaguardare né il pericolo di derive moderniste da arginare. Produrre vini di qualità è divenuta, alla fine, l'unica regola da rispettare con la massima libertà d'espressione nel bicchiere. Tre le denominazioni punto di riferimento di questa produzione: a nord, i terrazzamenti sul mare della doc Costa d'Amalfi, con le sottozone Ravello, Tramonti e Furore; a sud, in direzione di Rocca d'Aspide, procedendo nell'entroterra, la doc Castel San Lorenzo; infine, in direzione Agropoli, di nuovo verso la costa, la doc Cilento. Per poter conoscere alcuni dei produttori e delle etichette della zona, degustati in occasione del banco d'assaggio che ha chiuso la manifestazione, cominciamo, dunque, un vero e proprio, seppur breve, viaggio lungo le tre diverse direttrici indicate. In costiera, a Ravello, incontriamo la storica cantina Episcopio che produce bianchi, rosati e rossi. Ho potuto assaggiare sia il rosato che il rosso, ottenuti entrambi da un blend di uve autoctone tra cui spicca nel rosso l'impiego della misteriosa "serpentaria". Il rosé ha profilo floreale ed una bella freschezza al palato. Il rosso si distingue per un apporto più marcato di spezie e sensazioni balsamiche. Ed è tra bianco e rosso che si divide anche la produzione dell'azienda Ettore Sammarco. Questo vecchio gentiluomo del vino meriterebbe molta più attenzione per i suoi ottimi vini. Il Ravello Bianco Vigna Grotta Piana, da uve bianca tenera (nome locale della biancolella), ginestrella e falanghina, ha una florealità intensa ed elegante, accompagnata da note di frutta gialla matura. Al palato è sapido ed incisivo, per un finale di grande soddisfazione. Il rosato è più semplice con sentori fruttati e floreali di maggiore immediatezza. Più strutturato ed importante il Ravello Rosso Selva delle Monache da aglianico, piedirosso e sciascinoso, che si rivela un rosso solido e rigoroso, pur senza liberare una carica aromatica particolarmente ampia o complessa. Ne esiste anche una versione riserva. Salendo ancora più in alto, fin nel cuore contadino della costiera amalfitana, che corrisponde all'incantevole Tramonti, troviamo Giuseppe Apicella che continua con i suoi vini la tradizione di famiglia. Il suo bianco ed il suo rosso base sono vini di impostazione semplice che tradiscono una certa ruspantezza espressiva. Io li trovo, per la loro freschezza ed istinto fruttato, riuscitissimi nell'abbinamento con la cucina del territorio. Il rosato merita una menzione a parte. Il naso è intenso e persistente, giocato tra note di piccoli frutti rossi e spezie. Al palato la beva è lunga ed appagante, c'è nerbo e sapidità. A'Scippata rappresenta, invece, il rosso più ambizioso, affinato in barrique ed ottenuto da uve tintore (clone locale di aglianico?) e piedirosso. E' ricavato da una vigna di sessant'anni ma non riesce ad esprimersi in tutta la sua ampiezza e profondita, rivelandosi un pò troppo statico ed imbrigliato dagli eccessi di concentrazione e del rovere. Al palato si evidenzia, invece, qualche limite espressivo del tannino. Da ormai diversi anni ad Apicella si è affiancato un altro piccolo produttore, Luigi Reale, che lavora su due ettari di proprietà. Il vino è quasi esclusivamente destinato ai clienti della sua osteria aperta nell'antica frazione di Gete. Il rosato Getis nasce dalle uve di una vigna a piede franco del 1920 e regala piacevoli profumi di piccoli frutti a bacca rossa. Al palato mostra una bella struttura ed una sapidità che consente di allungarsi nel finale. Il rosso Cardamone è sempre un classico uvaggio di tintore e piedirosso. Un vino più ingessato e meno raffinato rispetto alla versione in rosa. Anche in questo caso la materia prima è molto interessante ma si avverte la mancanza di quelle sfumature che possono fare la differenza. E sempre a Tramonti troviamo la Fattoria San Francesco che è l'ultima new entry: la cantina nasce con la vendemmia 2004. Il Tramonti Bianco è frutto di un uvaggio di falanghina, biancolella e pepella: profumato di fiori e frutta bianca con una freschezza ed una mineralità ben pronunciate. Il Tramonti Rosato è più concentrato sul frutto e, nonostante la solita buona dose di freschezza, sembra scontare una dinamica più prevedibile. La selezione PerEva è, infine, un uvaggio di falanghina, localmente detta bianca zita, ginestra e pepella. Si tratta di un interessante blend di uve ottenute da piante a piede franco in località Vigna dei Preti. Ripropone una naso floreale e vegetale che, nonostante gli oltre 13 gradi alcolici, non risente di alcun appesantimento, grazie ad una citrina e viperina acidità. Chiude sapido anche se non particolarmente lungo. Superata Salerna, ci spingiamo a sud fino a Rocca d'Aspide dove un piccolo produttore, Giuseppe Scorziello, conduce una delle prime cantine della zona ad essersi certificate biologicamente. L'azienda produce, tra l'altro, una barbera in duplice versione light & strong (a questo poposito devo dire di non condividere fino in fondo la scelta di nomi così esageratamente "marketing oriented"). I vini sono di apprezzabile fattura con la barbera che viene interpretata con buona aderenza varietale e che non sembra soffrire le condizioni climatiche decisamente calde della zona. Sempre nella zona di Castel San Lorenzo, dagli anni '60, il punto di riferimento (nel bene e nel male) è stata la Cantina Sociale Val Calore. La Cantina Sociale produce due classici della zona, il Moscato Spumante ed il Moscato Lambiccato: i vini delle feste. La versione spumante è fruttata con sfumature di erbe aromatiche, miele e mandorla. Le bollicine, metodo charmat, sono piuttosto grossolane, e la freschezza ristabilisce un certo equilibrio con il residuo zuccherino. Il lambiccato è ottenuto con un'antichissima tecnica dei "filtri a sacco" che bloccano la fermentazione alcolica in modo che il risultato finale sia un bianco fermo poco alcolico (da far bere perfino ai bimbi durante le feste natalizie) e decisamente dolce. Ritornano le note di miele ed una leggerissima nota vegetale, mentre al palato la dolcezza è prevaricante essendo anche l'acidità meno pronnunciata. Lasciamo la zona doc di Castel San Lorenzo per riavvicinarci gradualmente al mare ed entrare nell'altra zona doc, quella cilentana. A Rutino, troviamo Francesco Barone che lavora da alcuni anni con risultati piuttosto interessanti sull'aglianico. Miles 2003 è vinificato in purezza da una vigna a 400 metri sul livello del mare e maturato in botti da 40 hl di rovere slavo. Il colore è fitto intenso con delle note suadenti di fiori appassiti e marasca. Un sensazione lievemente lattaginosa disturba inizialmente l'olfatto. Col trascorrere dei minuti escono fuori note di spezie e di liquirizia, cioccolata e Mon Chéri. A bicchiere vuoto si percepisce un sentore di tabacco dolce. Al palato soffre a tratti la presenza ingombrante di tanta materia ed estratti. Sempre a Rutino troviamo l'azienda di Alfonso Rotolo che continua la tradizione avviata negli anni venti dal nonno. I suoi vigneti hanno una delle migliori esposizioni, sempre sotto i raggi del sole a mezza collina. Tra i prodotti di punta, il Respiro Aglianico ed il Valentina, quest'ultimo un fiano fermentato parzialmente in barrique che ha ricevuto con la vendemmia 2005 la corona di Vini Buoni d'Italia. Un fiano, qui chiamato anche Santa Sofia, sicuramente meno minerale e acido di quello irpino, decisamente più alcolico (siamo a 14% vol.), caldo ed esotico. Un naso più intenso che complesso. In questo momento sembra compresso dalla sua stessa esuberante aromaticità: frutta a pasta gialla, dunque, ananas sciroppato, con sfumature di timo, camomilla, ginestra, fiori gialli ed una nota resinosa del rovere. Più sapido che fresco. Di Bartolomeo è una delle ultime cantine nate nella zona e produce un rosso che mi ha colpito molto positivamente. L'Archetto è ottenuto da uve aglianico in purezza e offre grande finezza ed impatto balsamico. Al palato segue dimostrando un'ottima coerenza e corrispondenza gusto olfattiva. Rimaniamo nel Cilento per scoprire due Fiano molto interessanti quelli di Mila Vuolo e dell'azienda San Giovanni. Il primo sconta qualche eccesso di gioventù, mostrando sensazioni più verdi e tendenzialmente vegetali non sempre nelle mie corde, meno scontato il Tresinus che offre una tangibile e sorprendente mineralità rocciosa, austero ed asciutto nel finale. Tra gli outsider, infine, ho riassaggiato per la seconda volta sia il rosso di Spera che i Vini di Velia. Il primo, pur mostrando una certa rusticità e qualche incertezza espressiva, si fa apprezzare per la schiettezza e la scorrevolezza della beva. Discorso diverso per il Vino dei Grieci (scritto proprio così) ed il Vino dei Filosofi di Velia, in cui c'è maggior ambizione di intenti anche se i risultati sono ancora interlocutori. Il legno appare ben dosato ed integrato ed i vini esibiscono un ventaglio di sensazioni olfattive niente affatto banali, con qualche spunto di interessante personalità. Carattere che si conferma anche al palato. Da seguire, come del resto tutta la provincia salernitana, che oltre ad offrire la garanzia di prodotti e produttori ormai affermati si rivela sempre in gran fermento di novità. 8 gennaio 2007 |
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