La viticoltura eroica
dei terrazzamenti campani
di Fabio Cimmino
La
Delegazione AIS "Salerno/Costiera Amalfitana" ha organizzato,
quest'anno per la prima volta, un'interessante ed inaspettata anteprima
riuscendo a coinvolgere tutte, o quasi, le aziende che operano lungo
i terrazzamenti della splendida Costiera Amalfitana. Ricordo, per tutti
gli appassionati, che la Doc Costa d'Amalfi prevede tre sottozone:
Ravello, Furore e Tramonti. La serata, veramente
molto piacevole, si è svolta presso il Country house - Il
Frescale, proprio in uno di questi comuni, quello di Tramonti. Una
degustazione gratuita, prevista solo una minima cauzione per i bicchieri,
con un gustoso accompagnamento di sfizi gastronomici sui banchi d'assaggio
approntati per l'occasione dove era possibile parlare direttamente con
i produttori.
Tutte le aziende hanno presentato l'annata 2005 ad eccezione di Gran
Caruso ed Andreina Sammarco che hanno, invece, preferito proporre la
2003. I vitigni impiegati nella produzione rossista della costiera sono
fondamentalmente due, aglianico e piedirosso, con qualche sporadica
aggiunta di sciascinoso. Ci sono, altresì, varietà locali
sulla cui originalità ed unicità stanno insistendo, più
di recente, molti produttori: il tintore e la serpentaria. Il tintore,
in particolare, sembra avere un potenziale notevole ancora praticamente
del tutto inesplorato. Così chiamato, infatti, per le incredibili
proprietà coloranti che da sempre ne hanno fatto una richiestissima
uva da taglio, è, allo stesso tempo, dotato di una straordinaria
acidità che storicamente ne ha decretato il successo nel vicino
agro nocerino-sarnese dove le famiglie di contadini lo preferivano ai
rossi pugliesi incapaci di resistere nel tempo e di reggere al torrido
caldo estivo del fondovalle. L'ordine con il quale troverete le mie
note di degustazione corrisponde, in linea di massima, anche alle mie
personalissime preferenze.
L'azienda agricola San Francesco di Chiara di
Palma (tel.e fax 089.87.67.48) esordisce registrando un clamoroso
successo sia tra gli addetti ai lavori che tra semplici appassionati.
La cantina nasce solo nel 2004 su iniziativa di tre storiche famiglie
di Tramonti: Bove, D'Avino e Giordano. Nonostante
ben quattro ettari sono rappresentati da vigneti centenari di tintore
e piedirosso fino ad oggi l'azienda ha imbottigliato e commercializzato
prevalentemente bianchi (una versione base e dal 2005 una selezione)
incontrando, anche in questo caso, da subito, un positivo apprezzamento.
Da diversi mesi, ormai, è in circolazione questo ottimo rosso
elevato in acciaio. Il colore è denso e luminoso, i profumi intensi
e persistenti di piccoli frutti a bacca rossa: ciliegia, mora e amarena.
Note speziate insieme a sfumature minerali di grafite, quest'ultime
mutuate da rocce di origine calcareo-dolomitica, apportano maggiore
ampiezza e complessità. Al palato il vino risulta piuttosto aggressivo
sia in termini di acidità che di tannino. Tutto ciò se
da un lato tradisce una certa rusticità d'impostazione contribuisce,
dall'altro, a renderlo un ottimo compagno per il cibo ed aiuta a sostenere
la tensione gustativa bicchiere dopo bicchiere.
La casa vinicola Ettore Sammarco (tel. e fax 089.87.27.74)
si trova lungo la strada che dalla costiera porta al borgo medioevale
di Ravello arroccato a 365 metri sul livello del mare. Tutta la famiglia
è impegnata nella conduzione aziendale: Ettore con il figlio
Bartolo si occupa della produzione, mentre le altre due figlie sono,
invece, impegnate nell'amministrazione e nelle vendite. Nata nel 1962,
l'azienda, oggi, produce una decina di etichette tra bianco, rosato,
rosso e riserve. Tra le ultime nate in ordine di tempo troviamo il Terre
Saracene, blend di pedirosso e sciascinoso, segnato, al naso come
al palato, dalla sapidità quasi salmastra che spesso ritrovo
quando mi imbatto in quest'ultimo, poco conosciuto ma molto diffuso,
vitigno autoctono. Al palato in particolare mostra una spigolosità
acido-tannica che mi ricorda talvolta, per certi versi e pur nella sua
distinta personalità, un grignolino piemontese. Anche in questo
caso un rosso che chiama il cibo. Il Selva delle Monache è
invece ottenuto con l'aggiunta di un 30% d'aglianico ed è un
rosso ricco di struttura, finezza ed eleganza. Un vino sicuramente più
lavorato ed anche molto ben riuscito. Al naso si percepiscono note di
ciliegia, pepe nero e liquirizia. Al palato è morbido, vellutato
e discretamente lungo nel finale.
Giuseppe Apicella (089.856.209) è viticoltore da sempre.
I vigneti storici risalgono agli inizi del '900 nella forma tipica di
allevamento a raggiera ed a piede franco. Dal 1977 ad oggi la produzione
è passata da 3000 a 40.000 bottiglie e, nel frattempo, il giovane
figlio Prisco è divenuto l'enologo dell'azienda. Tre dei sette
ettari a vigneto sono coltivati a uve rosse: piedirosso e tintore. Il
colore del vino è intenso, dai riflessi violacei. Frutto, vegetale
e spezie si rincorrono in un quadro di apprezzabile persistenza ed intensità
olfattiva. Al palato i tannini e l'acidità graffiano nel segno
della più verace tipicità. Un altro rosso strutturato
e ruspante da abbinare ad una tavola dai sapori forti e decisi.
Luigi Reale (tel. e fax 089.856.144), oltre che intraprendente
produttore di vino, gestisce, sempre nella stessa tranquilla e rilassante
frazione di Gete, a Tramonti, una locanda dove si mangia benissimo ed
all'occorrenza si può anche pernottare. Il suo Cardamone 2005
sembra aver trovato finalmente una fisionomia meglio definita ed una
veste decisamente indirizzata verso l'eleganza. Si tratta di un blend
di tintore e per'e palummo ottenuto da due vigne di proprietà,
una delle quali risale al 1920. Più morbido e composto rispetto
alle precedenti edizioni, offre una naso di frutta rossa matura, spezie
balsamiche e fiori. Al palato l'ingresso è caldo ed avvolgente
finalizzato da una chiusura piacevole e rassicurante.
Le cantine Andreina Sammarco (089.872544), come nel caso della
Gran Caruso, di cui hanno rilevato la proprietà ed il marchio,
hanno optato per presentare l'annata 2003 convinti che per placare la
rabbiosa irruenza dell'aglianico, presente nell'uvaggio di base, occorra
più che il lavoro in cantina quello di attesa e del tempo. Il
Giardino di Kinglsor è un rosso molto interessante per
il suo carattere minerale, anche se una nota un po insistente
di vegetale secco poteva far pensare a un problema di tappo. Inappuntabile
la corrispondenza al palato che si mostra sapido, secco ed asciutto
in una progressione non invidiabile ma efficace.
Episcopio, storica cantina di Ravello, offre una versione doc
in cui accanto all'uva piedirosso troviamo la misteriosa serpentaria.
Il colore è carico senza risultare eccessivo, l'olfatto è
leggermente evoluto con note di confettura e qualche accenno balsamico
e di spezie orientali. In bocca rispecchia il sobrio impianto aromatico
del naso e chiude in un finale senza particolari sussulti. Un vino dalla
personalità non di certo straripante che propone un profilo alternativo,
più austero e tradizionale.
Tornata a nuova vita dopo le vicissitudini che l'avevano portata al
fallimento la cantina di Ravello, Gran Caruso, ha deciso
di offrire in degustazione l'annata 2003. Ritiene, infatti, che i tannini
e l'acidità dei rossi della costiera, dell'aglianico in special
modo, necessitino di un certo tempo per ammorbidirsi. Nulla di più
condivisibile anche se il vino alla fine nel risolvere e smussare le
sue asperità può risultare anche precocemente maturo ed
evoluto. Comunque interessante la prova offerta da questo rosso molto
spostato su un registro terziario di spezie e suggestioni vagamente
salmastre. Rotondo e sapido al palato.
Marisa Cuomo non ha di certo bisogno di presentazioni. Uvaggio
paritario di aglianico e piedirosso il vino si presenta alla vista di
un color rosso rubino di media intensità. All'olfatto si avvertono
sentori di frutta dolce, quasi stramatura. Il palato segue mostrando
estrema coerenza gusto-olfattiva confermandosi sulle note dolci del
naso corroborate da una ricercata morbidezza e ruffianeria tipica di
certi rossi d'impostazione più moderna ed internazionale.
L'immagine è tratta dal sito www.amalficoast.it
23 marzo 2007