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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
I nuovi protagonisti dell'aglianico
di Fabio Cimmino

Gli "emergenti" del Taurasi sono ormai così tanti che diventa difficile stargli dietro. Pochissimo spazio sulle guide se non addirittura inspiegabilmente ed ingiustamente dimenticati finendo nel novero degli assenti ingiustificati. Non di certo sconosciuti per chi scrive setacciando il territorio, come il sottoscritto ed altri bravi giornalisti "autoctoni", trovando stimolo e nutrimento solo nella ricerca afissiante e continua di novità puntando alla scoperta di piccole produzioni artigianali.

La "Perillo" è un’azienda relativamente"nuova". Michele Perillo è, come molti altri in zona, un contadino "di ritorno". Fu costretto a lasciare la Ferrero per riaprire la vecchia cantina paterna che risale ai primi del '900. Fino ad oggi si è dedicato, in quel di Castelfranci, solo a due etichette, un Aglianico base ed il Taurasi, ma a partire da quest'anno ha deciso, quasi certamente, di imbottigliare, per la prima volta, anche la sua ottima coda di volpe (un bianco destinato allo sfuso di cui mi ha fatto provare una bottiglia superstite del 2004 che ha rivelato una insospettabile e notevole materia prima). I due rossi rappresentano, comunque, una produzione limitata di circa 14.000 bottiglie di cui, nelle migliori annate, poco più di 10.000 diventano Taurasi.

Le vigne da cui nascono i suoi vini sono due ed entrambe su terreni prevalentemente argillosi ma con esposizioni ed altitudini variabili: una molto vecchia, l'altra decisamente più giovane. In realtà troverei più giusto invece della cuvèe (solo un mio personalissimo parere sia ben chiaro), imbottigliare separatamente la vigna vecchia come Taurasi e l'Aglianico base dalla vigna più giovane. L'assaggio dalle vasche, relativo al millesimo 2004, dei due diversi cru prima dell'assemblaggio ha confermato le mie sensazioni. Il collega Ugo Baldassare, in occasione dell'ultima anteprima Taurasi, l'ha definita un' "azienda da sempre coerente" in quanto alla qualità dei prodotti e mi trova perfettamente d'accordo. Che non sia una meteora lo dimostra la degustazione verticale delle ultime annate del suo affidabilissimo Taurasi a partire proprio dall'ultima difficile vendemmia, la 2003 che, in effetti, è stata tra le migliori interpretazioni presentate lo scoso dicembre. Naso difficile da afferrare tra le noti dolci del frutto ed una speziatura insistente; al palato si fa asciugante anche se sembrerebbe voler allungarsi rispetto ad altri campioni nel finale, merito di una sapidità altrove latitante.

L´annata 2002 sottotono per molti produttori non lo è stata per lui che è riuscito, comunque, ad ottenere un prodotto apprezzabile e più che dignitoso. Il 2000 colpisce per il perfetto rapporto tra forza ed eleganza, potenza e morbidezza. Il 2001, che ho volutamente lasciato per ultimo, è forse la più entusiasmante delle annate finora prodotte. Quella difficilissma vendemmia gli costò l'intero raccolto sulla vigna più giovane e quelle poche bottiglie che furono prodotte arrivarono tutte dalla vigna più anziana (ed ecco rifare capolino la mia teoria sopra esposta). Un rosso ampio e complesso con i sentori tipici dell'aglianico di razza: piccoli frutti di bosco, fiori secchi, spezie, tabacco e cuoio. Classico ed ancora molto rispettoso del varietale la sua nota finaledi liquirizia. Filo conduttore di tutte le annate fino ad oggi prodotte un alcol sempre importante ma anche molto ben integrato ed un timbro minerale, quasi affumicato, molto affascinante e che lo distingue immediatamente da altri aglianico prodotti nell'ambito della stessa denominazione. Michele Perillo, Castelfranci (Avellino) 0827-72252.

Luigi Tecce è un giovanissimo emergente. Ha 35 anni e, dopo aver iniziato una collaborazione con i ragazzi di Cantina Giardino, ha deciso di mettersi in proprio facendo subito parlare tanto e bene di se e dei suoi partiolarissimi vini. Avevo assaggiato il Polyphemo per la prima volta già un anno fa in occasione di una degustazione cieca di aglianico organizzata ad Ariano Irpino proprio dagli amici di Cantina Giardino che con parte di quelle uve producono il proprio vino di punta. il Nude. Dopo aver riassaggiato il vino ad Anteprima Taurasi, in dicembre, ho avuto un ulteriore conferma sulla peculiare qualità del prodotto. Ho deciso così di recarmi sul posto per conoscere di persona questo giovanissimo produttore.

Luigi è innanzitutto un vignaiolo che con orgoglio e dedizione ha deciso di continuare a lavorare la terra dopo la scomparsa del padre. Non avedo competenze di cantina si affida a consulenze (e consigli) esterne in fase di vinificazione. Il suo straordinario aglianico nasce da viti risalenti al 1930 ed allevate nella classica forma della raggiera avellinese. I quasi quattro ettari di proprietà sono distribuiti nella zona del Taurasi, tra Paternopoli e Castelfranci: i terreni hanno natura argillosa con esposizione a sud tra i 500 ed i 550 metri sul livello del mare. Il fiume Calore lo separa dalle vigne di Salvatore Molettieri. La fermentazione avviene in tini di legno ed il vino affina, successivamente, in barriques di allier e troncais. Durante la mia fugace ma significativa incursione serale in casa sua ho avuto modo di riassaggiare ancora una volta non solo l'annata attualmente in commercio la 2003 ma anche la prossima, cioè la 2004, e quelle che non lo saranno mai la 2002 e 2001 (la primissima) .

E' bene ricordare che Luigi imbottiglia due etichette Satyricon e Polyphemo a seconda delle caratteristiche del vino e dell'annata: Satyricon quando il risultato è più sobrio e meditato, Polyphemo quando più ricco e potente. Abbiamo cominciato dall'ultima vendemmia che essendo stata da poco imbottigliata scontava ancora un profilo decisamente scomposto e in divenire. Quello che meno mi ha convinto è stato lo scollegamento tra la fase olfattiva e la bocca: l'impatto piacevolmente balsamico al naso non ha trovato, infatti, un adeguata corrispondenza al palato dove il vino è apparso, stranamente, già, piuttosto stanco ed eccessivamente morbido. Ripeto sono sicuro che il precoce imbottigliamento abbia inciso in modo determinante su questa prestazione poco brillante e quindi lo riassaggeremo con calma più avanti. Il Polyphemo 2003 ha, invece, probabilmente, raggiunto l'apice della sua parabola ascendente: si percepiscono, ripetendo una progressione che ormai ho imparato molto bene, prima sentori di piccoli frutti di bosco e di prugna matura, quindi di cioccolato, liquirizia e cuoio, fino alla chiusura su note minerali. Al palato col trascorrere dei mesi ho notato un lenta flessione della freschezza (complice, probabilmente, in questo caso l'annata ed i 15 gradi d'alcol) a favore di una maggiore rotondità confortata dalla risoluzione di una trama tannica che all'inizio era quasi devastante. Il vino può comunque contare su una dotazione consistente di sapidità che consente di mantenere la giusta tensione gustativa.

Siamo, successivsamente, passati alle annate mai commercializzate e prodotte solo per il consumo familiare nonchè di pochi fortunati amici. Il 2002 non ha l'esplosività e l'esuberanza del 2003 ma è un gran bel bere e dimostra che non si è trattato di un'annata poi così disastrosa come molti avevano profetizzato. Il 2001 è, infine, un fuoriclasse davvero difficile da descrivere. Uno di quei vini da tuffo al cuore che in una sola parola definirei semplicemente emozionante. L'annata, causa una tremenda gelata primaverile, ha concesso una produzione limitata ma di altissima qualità. E' un rosso ancora giovanissimo supportato come è da un'incredibile nerbo di acidità. Il naso è fine, complesso, elegante, speziato, minerale. La persistenza al palato è notevole ed il finale lungo, lunghissimo. Una struttura complessiva di tutto rispetto. Il confronto con i suoi vini più recenti ha evidenziato la scelta, forse, di adeguarsi alle esigenze e alle richieste del mercato sacrificando parte di quel carattere e personalità in favore di prodotti più pronti e godibili fin da subito. Speriamo in un repentino ritorno al passato o, in alternativa, che la decisione di portare avanti due etichette possa andare in questa direzione (una più pronta al consumo ed una destinata all'invecchiamento). Azienda Tecce, Paternopoli (Avellino), 0827 71375.

Rimaniamo in zona ed ancora pù vicini, siamo ad un tiro di schioppo dalle vigne del celebrato Molettieri, in quel di Montemarano, per assaggiare in anteprima i vini ancora in affinamento di uno degli ultimi arrivati, una novità assoluta, quelli di Romano Soccorso, detto "Il Cancelliere" per distinguerlo da possibili omonimie (tra cui, giusto per fare un esempio a tema, il titolare dell'azienda vitivinicola Cortecorbo). Ultimo solo in ordine cronologico e nella veste di imbottigliatore perchè, anche in questo caso, Soccorso l'uva ed il vino lo fa da sempre. Una curiosità sul nome di questo simpaticissimo personaggio. Nella zona è molto comune e più che probabilmente solo in questa zona dove l'usanza di chiamare i maschi "Soccorso" deriva dalla devozione alla Madonna del Soccorso. Le vigne sono state tutte reimpiantate e quindi la materia prima riflette la gioventù delle piante. I vini, dicevo, sono attualmente in affinamento tra botti grandi, piccoli e vasche d'acciaio. La versione più convincente è stata proprio quella in botte grande che si preannuncia davvero promettente. Più scontata la versione in barriques che hanno marcato in modo più evidente il vino e che potranno, secondo me, iniziare meglio a lavorare solo dal prossimo anno in poi, dopo vari passaggi. Interessantissimo l'assaggio del 2006 che annuncia di essere per tutta la zona una delle migliori annate di sempre. Vini e produttore da seguire.

28 gennaio 2007
 
 
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