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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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I nuovi protagonisti
dell'aglianico
di Fabio CimminoGli "emergenti" del Taurasi sono ormai così tanti che diventa difficile stargli dietro. Pochissimo spazio sulle guide se non addirittura inspiegabilmente ed ingiustamente dimenticati finendo nel novero degli assenti ingiustificati. Non di certo sconosciuti per chi scrive setacciando il territorio, come il sottoscritto ed altri bravi giornalisti "autoctoni", trovando stimolo e nutrimento solo nella ricerca afissiante e continua di novità puntando alla scoperta di piccole produzioni artigianali. La "Perillo" è unazienda relativamente"nuova". Michele Perillo è, come molti altri in zona, un contadino "di ritorno". Fu costretto a lasciare la Ferrero per riaprire la vecchia cantina paterna che risale ai primi del '900. Fino ad oggi si è dedicato, in quel di Castelfranci, solo a due etichette, un Aglianico base ed il Taurasi, ma a partire da quest'anno ha deciso, quasi certamente, di imbottigliare, per la prima volta, anche la sua ottima coda di volpe (un bianco destinato allo sfuso di cui mi ha fatto provare una bottiglia superstite del 2004 che ha rivelato una insospettabile e notevole materia prima). I due rossi rappresentano, comunque, una produzione limitata di circa 14.000 bottiglie di cui, nelle migliori annate, poco più di 10.000 diventano Taurasi. Le vigne da cui nascono i suoi vini sono due ed entrambe su terreni prevalentemente argillosi ma con esposizioni ed altitudini variabili: una molto vecchia, l'altra decisamente più giovane. In realtà troverei più giusto invece della cuvèe (solo un mio personalissimo parere sia ben chiaro), imbottigliare separatamente la vigna vecchia come Taurasi e l'Aglianico base dalla vigna più giovane. L'assaggio dalle vasche, relativo al millesimo 2004, dei due diversi cru prima dell'assemblaggio ha confermato le mie sensazioni. Il collega Ugo Baldassare, in occasione dell'ultima anteprima Taurasi, l'ha definita un' "azienda da sempre coerente" in quanto alla qualità dei prodotti e mi trova perfettamente d'accordo. Che non sia una meteora lo dimostra la degustazione verticale delle ultime annate del suo affidabilissimo Taurasi a partire proprio dall'ultima difficile vendemmia, la 2003 che, in effetti, è stata tra le migliori interpretazioni presentate lo scoso dicembre. Naso difficile da afferrare tra le noti dolci del frutto ed una speziatura insistente; al palato si fa asciugante anche se sembrerebbe voler allungarsi rispetto ad altri campioni nel finale, merito di una sapidità altrove latitante. L´annata 2002 sottotono per molti produttori non lo è stata per lui che è riuscito, comunque, ad ottenere un prodotto apprezzabile e più che dignitoso. Il 2000 colpisce per il perfetto rapporto tra forza ed eleganza, potenza e morbidezza. Il 2001, che ho volutamente lasciato per ultimo, è forse la più entusiasmante delle annate finora prodotte. Quella difficilissma vendemmia gli costò l'intero raccolto sulla vigna più giovane e quelle poche bottiglie che furono prodotte arrivarono tutte dalla vigna più anziana (ed ecco rifare capolino la mia teoria sopra esposta). Un rosso ampio e complesso con i sentori tipici dell'aglianico di razza: piccoli frutti di bosco, fiori secchi, spezie, tabacco e cuoio. Classico ed ancora molto rispettoso del varietale la sua nota finaledi liquirizia. Filo conduttore di tutte le annate fino ad oggi prodotte un alcol sempre importante ma anche molto ben integrato ed un timbro minerale, quasi affumicato, molto affascinante e che lo distingue immediatamente da altri aglianico prodotti nell'ambito della stessa denominazione. Michele Perillo, Castelfranci (Avellino) 0827-72252. Luigi
Tecce è un giovanissimo emergente. Ha 35 anni e, dopo aver
iniziato una collaborazione con i ragazzi di Cantina Giardino,
ha deciso di mettersi in proprio facendo subito parlare tanto e bene di
se e dei suoi partiolarissimi vini. Avevo assaggiato il Polyphemo per
la prima volta già un anno fa in occasione di una degustazione
cieca di aglianico organizzata ad Ariano Irpino proprio dagli amici di
Cantina Giardino che con parte di quelle uve producono il proprio vino
di punta. il Nude. Dopo aver riassaggiato il vino ad Anteprima Taurasi,
in dicembre, ho avuto un ulteriore conferma sulla peculiare qualità
del prodotto. Ho deciso così di recarmi sul posto per conoscere
di persona questo giovanissimo produttore. Luigi è innanzitutto un vignaiolo che con orgoglio e dedizione ha deciso di continuare a lavorare la terra dopo la scomparsa del padre. Non avedo competenze di cantina si affida a consulenze (e consigli) esterne in fase di vinificazione. Il suo straordinario aglianico nasce da viti risalenti al 1930 ed allevate nella classica forma della raggiera avellinese. I quasi quattro ettari di proprietà sono distribuiti nella zona del Taurasi, tra Paternopoli e Castelfranci: i terreni hanno natura argillosa con esposizione a sud tra i 500 ed i 550 metri sul livello del mare. Il fiume Calore lo separa dalle vigne di Salvatore Molettieri. La fermentazione avviene in tini di legno ed il vino affina, successivamente, in barriques di allier e troncais. Durante la mia fugace ma significativa incursione serale in casa sua ho avuto modo di riassaggiare ancora una volta non solo l'annata attualmente in commercio la 2003 ma anche la prossima, cioè la 2004, e quelle che non lo saranno mai la 2002 e 2001 (la primissima) . E'
bene ricordare che Luigi imbottiglia due etichette Satyricon e
Polyphemo a seconda delle caratteristiche del vino e dell'annata:
Satyricon quando il risultato è più sobrio e meditato, Polyphemo
quando più ricco e potente. Abbiamo cominciato dall'ultima vendemmia
che essendo stata da poco imbottigliata scontava ancora un profilo decisamente
scomposto e in divenire. Quello che meno mi ha convinto è stato
lo scollegamento tra la fase olfattiva e la bocca: l'impatto piacevolmente
balsamico al naso non ha trovato, infatti, un adeguata corrispondenza
al palato dove il vino è apparso, stranamente, già, piuttosto
stanco ed eccessivamente morbido. Ripeto sono sicuro che il precoce imbottigliamento
abbia inciso in modo determinante su questa prestazione poco brillante
e quindi lo riassaggeremo con calma più avanti. Il Polyphemo
2003 ha, invece, probabilmente, raggiunto l'apice della sua parabola
ascendente: si percepiscono, ripetendo una progressione che ormai ho imparato
molto bene, prima sentori di piccoli frutti di bosco e di prugna matura,
quindi di cioccolato, liquirizia e cuoio, fino alla chiusura su note minerali.
Al palato col trascorrere dei mesi ho notato un lenta flessione della
freschezza (complice, probabilmente, in questo caso l'annata ed i 15 gradi
d'alcol) a favore di una maggiore rotondità confortata dalla risoluzione
di una trama tannica che all'inizio era quasi devastante. Il vino può
comunque contare su una dotazione consistente di sapidità che consente
di mantenere la giusta tensione gustativa. Rimaniamo
in zona ed ancora pù vicini, siamo ad un tiro di schioppo dalle
vigne del celebrato Molettieri, in quel di Montemarano, per assaggiare
in anteprima i vini ancora in affinamento di uno degli ultimi arrivati,
una novità assoluta, quelli di Romano Soccorso, detto "Il
Cancelliere" per distinguerlo da possibili omonimie (tra cui, giusto
per fare un esempio a tema, il titolare dell'azienda vitivinicola Cortecorbo).
Ultimo solo in ordine cronologico e nella veste di imbottigliatore perchè,
anche in questo caso, Soccorso l'uva ed il vino lo fa da sempre. Una curiosità
sul nome di questo simpaticissimo personaggio. Nella zona è molto
comune e più che probabilmente solo in questa zona dove l'usanza
di chiamare i maschi "Soccorso" deriva dalla devozione alla
Madonna del Soccorso. Le vigne sono state tutte reimpiantate e quindi
la materia prima riflette la gioventù delle piante. I vini, dicevo,
sono attualmente in affinamento tra botti grandi, piccoli e vasche d'acciaio.
La versione più convincente è stata proprio quella in botte
grande che si preannuncia davvero promettente. Più scontata la
versione in barriques che hanno marcato in modo più evidente il
vino e che potranno, secondo me, iniziare meglio a lavorare solo dal prossimo
anno in poi, dopo vari passaggi. Interessantissimo l'assaggio del 2006
che annuncia di essere per tutta la zona una delle migliori annate di
sempre. Vini e produttore da seguire.28 gennaio 2007 |
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