La parola
all'agronomo
di Lamberto Tosi
 
 
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Le forme di allevamento della vite: Prima parte
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Vino fragolino:
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Micotossine e vino

VITE '99:
prima parte
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A quando la vendemmia?

Se il vino sa di tappo...

L'ambiente, l'uomo, la vite.
 

 







 

Le forme di allevamento della vite

Parte seconda

La moderna viticoltura persegue la qualità a partire dalla forma di allevamento e dalla densità di impianto.

Molti viticoltori guardano con notevole interesse alle esperienze francesi in particolare per quanto concerne la densità di impianto e la forma di allevamento. Si è così diffusa una tendenza a progettare impianti fitti, a prediligere in ogni condizione il cordone speronato, a propagare anche in Italia quel sistema di allevamento della vite che è la base dei grandi cru francesi.

Le basi fisiologiche di queste scelte colturali risiedono in studi effettuati in Francia negli anni ultimi 30 anni ma che come impostazione pratica risalgono all'età prefillosserica.

Semplificando molto le ricerche francesi hanno portato a determinare che la qualità della produzione dipende dal rapporto tra kg di uva e superficie fogliare esposta stabilendo come optimum il rapporto 1/1.

Questo significa che per garantire la qualità produttiva bisogna che per ogni kg di uva prodotto ci sia 1 mq di superficie fogliare esposta.

Esposto così , questo metodo di valutazione dell'efficienza qualitativa della forma di allevamento, non giustifica ancora l'elevata densità di impianto data che è possibile sviluppare una superficie fogliare tale da mantenere fermo il rapporto 1/1 anche variando la densità dei ceppi per Ha.

Ma un'altro fattore che determina la qualità è anche la produzione per ceppo, che da studi anche italiani risulta essere intorno agli 1,5-2 kg per ceppo.

A questo punto abbiamo in mano tutti gli elementi che guidano la teoria delle alte densità di impianto.

In un cordone speronato che sviluppa per metro lineare una superficie fogliare di 2 mq, sopporta una produzione di 80 ql teorici e considerando una produzione a ceppo di circa 1,2 kg e una distanza tra le file di 2,5 m si ha una densità teorica di 6666 piante per ha.

Con questa densità avremo una distanza sulla fila paria 0,6 m e quindi un cordone speronato pari al massimo a 60 cm.

In queste condizioni si denota come anche altri fattori devono concorre al raggiungimento del controllo vegeto produttivo della vite. Il portinnesto infatti gioca un ruolo importante, così come il clone utilizzato. Un portainnesto vigoroso tenderà a far vegetare eccessivamente la vite e a rendere molto onerosa la gestione della chioma con queste distanze di impianto. D'altro canto un clone debole accoppiato ad un portinnesto non eccessivamente vigoroso potrebbero sortire un effetto tale da limitare molto l'intervento di gestione della chioma che comunque si renderà necessario in fase di pre-maturazione.

Nel breve esempio riportato abbiamo accennato al concetto di superficie fogliare. Già studi di Intrieri negli anni '80 avevano delineato un metodo di calcolo della superficie fogliare della vite distinguendo tra superficie totale e superficie esposta.

Considerando in sezione un filare di vite con forma di allevamento in parete essa è assimilabile ad un parallelepipedo. La superficie esposta risulta essere quella che effettivamente riceve durante il giorno l'irraggiamento solare. Come è visibile nella fig. 1 in un vigneto posto in direzione est- ovest alcune parti del filare rimangono non esposte alla luce e quindi "consumano" senza produrre materiale fotosintetizzato, o almeno ne producono molto meno poiché utilizzano luce riflessa.

Nella determinazione della quantità di queste superfici inefficienti molto dipende dalla distanza tra le file e dell'altezza delle file stesse, oltre che dalla latitudine.

Questo perché la distanza tra le file e l'altezza delle stesse determinano l'ombreggiamento reciproco di una fila sull'altra e quindi la effettiva superficie fogliare esposta.

Importante è comunque la latitudine dato che più basso è il sole sull'orizzonte maggiore sarà l'effetto ombreggiante dell'altezza delle file. Ecco perché nei paesi viticoli posti più a nord le forme di allevamento sono forzatamente più ridotte e sfruttano soprattutto le aree collinari. Parimenti nelle aree molto soleggiate e aride dei paesi del sud Europa le forme di allevamento risultano ancora basse questa volta per l'effetto completamente opposto della luce e del calore: difendere la pianta dall'eccessiva traspirazione e dal notevole irraggiamento che determinano fenomeni di fotorespirazione.

Tornando alle nostre zone ed alle nostre forme di allevamento nella determinazione di una superficie fogliare esposta dovremo tenere conto di una zona bassa del filare ( la base del parallelepipedo ideale L2 della fig. 4) che forzatamente sarà in ombra, oltre ad una parte dei lati H, circa un 10% per lato, che rimangono in ombra per molta parte della giornata.

La formula empirica per il calcolo della superficie fogliare esposta sarà dunque:

SFE=(H+H)*90%*L1

Come si vede questa formula ipotizza una forma di allevamento assimilabile ad un parallelepipedo.

Come è ovvio molte delle forme di allevamento diffuse nelle varie zone viticole non sono perfettamente assimilabili ad un parallelepipedo e quindi si sono elaborati dei coefficienti di correzione che per esempio nel caso dell'archetto risulta essere 0,9. Altro fattore importante è la continuità del filare; se esistono fallanze sulla fila bisogna tenerne conto calcolando la percentuale di controspalliera vuota e sottrarla alla lunghezza totale dei filari.

Chiamando F la percentuale di filare continuo e LT la lunghezza totale dei filari la nuova formula per calcolare la SFE è la seguente:

SFE=((2H*90%)+F1)*L1*(LT*F)

In pratica un vigneto a cordone speronato con sesto di impianto 2,5 m tra le file sviluppa una lunghezza totale di 4000 m (LT) ipotizzando un H di 1 m, L1=0,20 m e una F di 10% la SFE corrisponderà a :

SFE=(2*0,9)+0,2*(4000*0,9)=7200 mq.

Quindi la produzione di uva che secondo
Foto 6. Pinot Bianco in attesa di divenire EisWine (novembre 1997, foto dell'autore)

questi canoni garantisce la qualità sarà di 72 ql/ha. Tale produzione dovrà essere distribuita su 6000 ceppi/Ha. Ma questo non è ancora tutto; poiché la produzione dipende dal numero di grappoli prodotti per gemma e dal peso medio dei grappoli, un altro fattore importante da tener conto per stabilire le distanze di impianto e le forme di allevamento sono la fertilità delle gemme (foto 6) e la loro disposizione sul tralcio.

Di questo parleremo nei prossimi articoli.

Lamberto Tosi

 

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