La parola
all'agronomo
di Lamberto Tosi
 
 
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Le forme di allevamento della vite: Prima parte
Seconda parte

Terza Parte

Vino fragolino:
il fuorilegge

Micotossine e vino

VITE '99:
prima parte
seconda parte

A quando la vendemmia?

Se il vino sa di tappo...

L'ambiente, l'uomo, la vite.
 

 







 

Le forme di allevamento della vite
parte terza

Le gemme costituiscono il patrimonio produttivo dell'annata successiva. La loro differenziazione a fiore avviene già nella primavera precedente alla loro schiusura, durante la formazione dei nuovi tralci. Procede nell'estate e si arresta ad ottobre, per riprendere nella primavera con la formazione dei fiori che si schiuderanno poco tempo dopo.

Sono loro che contengono gli abbozzi fiorali che produrranno fiori e grappoli dell'annata. Ma non tutte le gemme del tralcio sono fertili (ovvero hanno abbozzi fiorali), non tutte schiudono nonostante che siano perfettamente formate e non tutte contengono la medesima quantità di abbozzi fiorali. Questi tre fenomeni danno origine a diverse definizioni della fertilità delle gemme che cercheremo di approfondire in questo articolo.

Durante l'accrescimento del germoglio ad ogni formazione di nodo, ascella della foglia, si ha la nascita di una gemma cosiddetta pronta, che si schiuderà subito dopo, ed una gemma detta dormiente, che darà origine sia a grappoli che a tralci non fruttiferi nell'annata successiva. Essa è formata da un asse principale (vedi fig. 1) che in genere è fruttifero e da due laterali (dette gemme di controcchio), che rimangono dormienti anche dopo la schiusura dell'asse principale e che nel corso del tempo potrebbero dare origine a succhioni.

Lo sviluppo di femminelle (ovvero la tendenza a formarsi ed a schiudere delle gemme pronte) dipende molto dalla posizione dei tralci e dalla loro vigoria. Nei tralci disposti verticalmente la presenza di femminelle è quasi tre volte più frequente che nei tralci disposti orizzontalmente. La vigoria è un'altro fattore importante nella produzione e nella schiusura delle gemme pronte dato che in germogli vigorosi le femminelle sono più sviluppate e frequenti e la loro presenza abbondante induce un eccessivo affastellamento dei tralci.

La gemma dormiente è invece il fulcro della fertilità per l'anno successivo e tale fertilità si distingue in fertilità reale e potenziale. Per fertilità reale si intende il numero di grappoli presenti nell'annata in funzione del numero di gemme effettivamente schiuse; per fertilità potenziale si intende il numero di grappolini presenti nelle gemme svernanti. La fertilità della gemma è definita come il numero di grappoli originati dalla gemma.

Naturalmente la fertilità delle gemme è molto variabile nel tralcio. Le gemme basali, come quelli distali del tralcio, sono in genere meno fertili di quelle mediane dato che si sono formate in periodi meno favorevoli dal punto di vista nutrizionale ed ambientale. Si parla quindi di fertilità media data dal numero totale di grappoli diviso il numero di gemme lasciato sulla pianta. In questo caso la fertilità può variare tra valori inferiori ad 1 a circa 3. Essa è correlata fino ad un certo punto con la vigoria del ceppo e del tralcio, considerando però che ceppi troppo o troppo poco vigorosi hanno una fertilità delle gemme inferiore alla media.

Un altro fattore essenziale che determina la distribuzione della fertilità delle gemme nel tralcio è la varietà di vite. È di comune conoscenza tra i vignaioli che vi sono varietà di vite che non sopportano la potatura corta, altre che sottoposte a potature espanse aumentano il numero di gemme cieche lungo il tralcio; infatti la varietà è uno dei fattori determinanti della fertilità lungo il tralcio. Questo fattore è intimamente legato alla forma di allevamento; sarebbe impensabile, infatti, un cordone speronato (vedi sopra) non associato a varietà che risultano dotate di buona fertilità basale come il sangiovese. Viceversa una pergola trentina sarebbe sicuramente più problematica se non fosse associata a varietà come la schiava.

Questo ci dimostra come le forme di allevamento della vite siano una necessaria mediazione tra le esigenze ambientali e quelle produttive. Questi tre elementi, ambiente, vitigno e forma di allevamento, si condizionano a vicenda ed hanno così determinato in maniera empirica la scelta e l'evoluzione della forma di allevamento al variare delle zone viticole.

Potremmo così dire che se l'ambiente condiziona la scelta del vitigno più adatto, il vitigno determina in qualche misura la forma di allevamento e questo binomio (forma di allevamento-vitigno) è a sua volta condizionato dall'ambiente.

Per fare un esempio esplicativo analizziamo la tipicità toscana.

Le forme di allevamento più diffuse in Toscana sono il cordone speronato (semplice o doppio) e il guyot (con le sue varianti). Con queste due forme di allevamento si coltiva il sangiovese, vitigno con una buona fertilità delle gemme basali. Il cordone speronato è diffuso in particolare nelle zone della Toscana centrale e meridionale mentre il guyot è più diffuso nelle zone dell'alta Toscana sia interna che litoranea. Il fattore su cui dobbiamo porre l'attenzione per comprendere questa diversità è la piovosità media estiva. Nelle zone del cordone speronato essa è medio bassa consentendo uno sviluppo naturalmente contenuto della chioma e quindi minori problemi di gestione del verde che può essere contenuto con i soli interventi sui rami dell'anno.

Nella zone a maggiore diffusione del guyot al contrario si assiste a piovosità più elevate che possono determinare chiome più vigorose ed interventi al verde più drastici e ripetuti lasciando a fine campagna una situazione più difficile da gestire lavorando solo sul legno dell'anno; il guyot allora è preferito poiché facendo "tabula rasa" dello sviluppo vegetativo dell'anno trascorso consente di ripartire con condizioni iniziali nuovamente ottimali.

Lamberto Tosi

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