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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Dieci perle color rosa Ferrari. Anzi, Perlé

di Fernando Pardini

Il ricordo della mia due giorni trentina si muove per flash, flash brevi ma intensi: sicuramente in quei lampi trovano posto l'umiltà e la gentilezza quasi imbarazzanti dei padroni di casa (la cordialità e la passione tutta giovanile di Marcello Lunelli, la simpatia istintiva di Mauro Lunelli); poi il caracollare adrenalinico, i silenzi pieni di significati e gli sguardi penetranti di Ruben Larentis (enologo di casa Ferrari) fra le vasche e le botti degli amati champenois. Nei miei flash c'è l'audace visione d'altura dei masi e dei vigneti, che ci ricorda come qui in Trentino, al contrario di altri luoghi d'Italia con aspirazione spumantistica, siano soprattutto le altitudini a sparigliare e far la differenza, senza le quali pensare di ottenere una acidità naturale e pervasiva nei vini che verranno resta essenzialmente una chimera. Poi ancora c'è la "stanza dei giochi" e delle sperimentazioni, ovvero la cantina nella cantina, dove poter provare cose nuove, cose altre, il vero laboratorio di famiglia. Su tutto domina una maniacale attenzione per il particolare, che non ti immagineresti proiettata e fatta propria da una realtà che in quanto a numeri produttivi non scherza. Non posso dimenticarmi infine di quella Trento ordinata e tranquilla che risplende d'un colpo nelle fantastiche facciate affrescate dei palazzi suoi migliori, e che anche se è notte ti abbaglia e scuote. Beh, poi ci sono loro, i piccoli gioielli liquidi di casa Ferrari, protagonisti di una storica verticale per pochissimi fortunati (io e l'amico-collega Massimo Zanichelli, accompagnati per l'occasione da Renzo Priori, colui che ha interceduto affinché l'evento potesse realizzarsi): Perlé Rosé, Riserva del Fondatore Giulio Ferrari, Ferrari Perlé, una triade che chiede e merita rispetto.

E se al celeberrimo Giulio Ferrari sarà destinata la seconda puntata, raccontiamo qui la sorpresa sensoriale più bella di un giorno, che risiede nella personalità ineludibile e fiera del Perlé Rosé (per essere precisi oggi si chiama Trento Brut Talento Metodo Classico Perlé Rosé; per gli amici, appunto, Perlé Rosé), lo champenois dai piccoli numeri (circa 15.000 le bottiglie prodotte in media) che anno dopo anno va sciorinando un carattere e una finezza conclamati, ritagliandosi persino spicchi di cielo se solo sto a millesimi quali 2001, 1998, 1997, 1995, 1993 e - anche se allora non si chiamava ancora Perlé, pur essendo stato elaborato da uve di una sola vendemmia - il mirabolante 1990. Ma quel che più conta, checché ne dica la singola annata, fortunata o meno, è l'incrollabile volontà a resistere nel tempo, è l'esaltazione generosa di una fragranza carnosa e seducente, è quel nervo acido infiltrante che tanto rende profondi e "resistenti" gli champenois di razza. Non ultimo, quell'immancabile richiamo minerale, quasi "pietroso", che resta il marchio indelebile di una vite finalmente maritata ad un terroir elettivo.

Questo vino (d'accordo, è uno spumante, ma è bello chiamarlo vino!) nasce esclusivamente da vigneti di proprietà. Da Maso Montalto, proprio sotto il monte Bondone, proviene il pinot nero; da Maso Pianizza, oppure da altri masi, la quota restante di chardonnay (variabile a seconda delle annate dal 25-35% ), l'amato vitigno che Giulio Ferrari contribuì in maniera determinante ad importare nella zona un centinaio di anni orsono. Molto interessanti i metodi di vinificazione, dove si è soliti procedere sulle varie masse in maniera differenziata, per comporre un mosaico in cui fragranza, frutto, acidità, tannini vadano tutti nella direzione voluta, per un prodotto che ha da sfidare il tempo. Ecco così che una parte di pinot nero (parzialmente anche con le bucce) fa una macerazione prefermentativa a freddo più lunga per dare intensità al colore; eccone un'altra vinificata in rosato con stazionamento in pressa per 1/2 notti e poi classica fermentazione in bianco; ecco infine un'altra parte di massa che viene vinificata direttamente in bianco. Particolare cura viene riservata alla selezione delle uve chardonnay, che non hanno qui funzione di spina dorsale ma soltanto lo scopo di apportare finezza e cremosità: ecco quindi il perché di una scelta che prediliga uno chardonnay acido, d'altura, profumato e fruttato. Segue poi una seconda fermentazione in bottiglia dove il vino resta sulle sue fecce per un minimo di 45 mesi, fondamentali per restituire complessità e profondità gustativa ad un rosé che voglia distinguersi, infine la sboccatura, la tappatura definitiva e la conseguente commercializzazione. Ultima annotazione tecnica: le bottiglie della degustazione, appartenenti alla riserva di famiglia, sono state sboccate nel corso dell'anno 2006. Da qui in poi, bando ai tecnicismi, ecco le suggestioni di un giorno, naturalmente orfane del voto, ché non si misura una emozione.

Perlé Rosé 2002

La silhouette sottile e introspettiva non si fa mancare la vena agrumata, l'accenno marino-salmastro e la nota fumé. Se le attendi, fragranze più candide e dolci coloreranno il quadro: sono fragoline di bosco e petali di rosa. Buon guizzo acido al palato, che è palato efficace per finezza e portamento, sia pur "stretto" ed essenziale nello sviluppo. Finale alquanto rigido, da sbrigliarsi.

Perlé Rosé 2001

Qui un naso finissimo e composto, di intima suggestione minerale. Qui i frutti piccoli del bosco ad incontrare il mare. Qui un attacco gustativo di polpa e spessore, slancio e freschezza. Qui il dinamismo e l'armonia, il frutto limpido e l'allungo. Sulla scia la respiri tutta la solida intelaiatura minerale.

Perlé Rosé 2000

Naso perentorio e diretto, ammonitore e senza peli sulla lingua, tutto succo d'ostrica e pietra. Bocca peperina, decisa, ordinata e lineare; una punta di austera severità a percorrerla tutta, senza mai scadere però in amaritudini o contrazioni. Finale fresco a diffusione media, quale chiosa rigorosa di uno sviluppo sicuro ma un pochino rigido e frenato.

Perlé Rosé 1999

Sotto un colore acceso ho un naso carnoso e maturo che lascia qualche spazio di troppo ad intrusioni ossidative. Con l'aria aromi di forno e biscotto si propongono per dirigere le danze, sfaldando ai margini la baldanza olfattiva della prim'ora. La bocca di contro è austera, sulfurea, di buona grana carbonica e più restia del solito a concedere gli umori suoi fruttati. Pur "attaccato" dal tempo reagisce con dignità, dimostrando casomai qualche limite di finezza e progressione.

Perlé Rosé 1998

Ottima timbrica fruttata, cordiale, colloquiale, espansiva, per un naso ampio, elegante, sensuale, carnoso, di dichiarate armonia ed estroversione. Bella verve al palato: qui portamento e mineralità. Balsamico, variegato, polposo, ha tratto morbido e gaudente, irresistibile e solare. In piena fase armonica, è godimento puro senza freni.

Perlé Rosé 1997

Eleganza, mineralità, cristallina purezza, scheletro e anima (sia pur con sensazione fruttata più nascosta rispetto al caloroso 1998): queste le armi pacifiche della seduzione. Poi una bella finezza carbonica per un profilo sostenuto, vibrante, ritmato. Diretto e deciso, rigoroso ed elettrico nel lungo finale, sembra andar fiero del futuro che ha davanti.

Perlé Rosé 1996

Naso compresso e poco "aereo", sia pur sfumato: qui gli umori propositivi della fragola e dell'agrume devono fare i conti con le avvolgenti note di carne frollata e petit four. Un leggero caramello ne chiosa la scia aromatica. Sul cammino non emerge la distensione che vorresti: è energico ma contratto, nervoso e caratteriale. Non trova oggi le cento sfaccettature delle edizioni migliori. Una certa staticità ne incrina la proverbiale sua eleganza.

Perlé Rosé 1995

Naso sulfureo e minerale, da odorare ancora e ancora, tutto in trattenere, nudo e allo stesso tempo ricco della sua nudità. Bocca freschissima e agrumata, quasi compressa da cotanta energia vitale. Diretto e deciso, non fa una piega al tempo (che in riverente ossequio lo ignora). E' una lama acida di chiara purezza, che punta dritto al cuore. Cristallino, tonico e rinfrescante, è suggestione liquida di bellezza inquieta. Razza autentica di traccia luminosa.

Perlé Rosé 1993

Affresco aromatico di imbarazzante naturalezza espressiva, tenero quanto vitale: gelatina di fragole, pietra e agrume in corrispondenza euritmica. Bocca di felpa e sentimento, polpa e nitidezza. E' un componimento morbido e confortevole. Nel finale spunta una dominante dolce fruttata a trattenerne l'ampiezza e semplificarne i sapori. In lontananza leggere noti ossidative. Un niente di fronte alla complicità di un incontro amico.

Perlé Rosé nm (da uve del millesimo 1990)

Qui tutto il fascino e la struggente verità di una nobile ossidazione bellamente digerita ed esaltata. Fresco, tagliente, diritto, fiero, senza peli sulla lingua, è solo anima e volontà senza ostentazioni. E' essenziale chiarezza, cascata dolce di agrumi, beva traditrice. E' ineludibile immedesimazione e incanto.

Degustazione effettuata in cantina il 28 aprile 2007. Si ringrazia la famiglia Lunelli tutta per l'accoglienza, le attenzioni e l'incredibile cordialità. Salutiamo con affetto i compagni di viaggio di un giorno: Massimo Zanichelli e Renzo Priori.

Foto: dettaglio di cantina; parata di bicchieri rosé; Ruben Larentis in veste di sommelier; gruppo di famiglia in un interno (Marcello Lunelli in evidenza, Mauro Lunelli sullo sfondo, la figlia Camilla al suo fianco).

5 luglio 2007

 
 
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