Verticali a Montalcino:
Siro Pacenti, o l'ossessione della integrità
di Fernando Pardini
Una
cosa è certa: difficile incontrare un vignaiolo "pensante"
come Giancarlo Pacenti. Intendiamoci: non che gli altri vignaioli non
lo siano, ci mancherebbe, ma qui la capacità (quasi la volontà)
di arrovellarsi e di compiere una analisi, le reali capacità
di approfondimento (gli studi di matematica di un tempo un segno l'avran
pure lasciato!), finanche l'atteggiarsi e la gestualità sono
quelli di una persona che pensa e che difficilmente si esprime se non
a ragion veduta. Da questo "modus operandi" ecco qua il ritratto
di un vignaiolo che si porta cucita addosso un'aura di raziocinante
razionalità ma che con naturale nonchalance non si fa mancare
niente in fatto di sensibilità umana, generosità e simpatia.
Nel frattempo, tutto potrai dire di lui fuorché cavalchi l'onda.I
gesti di campagna e di cantina sono figli talmente legittimi del suo
pensiero da non lasciare spazio a fraintendimenti. Perché ciascun
cambiamento apportato nel concetto e nella pratica all'interno della
sua azienda familiare, dal 1990 in poi, è frutto di un senso
critico mai sopito, della fervida curiosità, del puntiglio e
della mania di precisione. Giancarlo ha così rivoluzionato i
modi che furono del padre Siro (e della maggior parte dei produttori
ilcinesi del tempo) nel nome di una ossessione tutta nuova: l'integrità.
Integrità quale purezza, pulizia, maturità, equilibrio,
dolcezza tannica..aggettivi questi che a tradurli armoniosamente in
una bottiglia di vino - meglio, ad infilarli dentro una bottiglia di
vino- ci vuole forse forse una vita di lavoro. Scommessa nelle scommesse:
produrre un Brunello moderno senza che si disperdano minimamente i caratteri
del territorio, per la verità in questo caso costituito da due
zone molto differenti fra loro, quella del Canalicchio (zona classica,
fresca, a maturazione lenta e meditata, posta a nord della denominazione),
e quella di S.Angelo in Colle (a sud della denominazione, ad altitudini
inferiori e maggiori insolazioni).
Se cercassimo poi di individuare qualche punto fermo nel suo percorso
consapevole di vignaiolo, magari enumerandolo come ama fare lui, metteremmo:
- attentissima tecnica colturale: sorvegliata, accorta, tesa ad ottenere
la perfetta maturazione fenolica delle uve.
- certosino controllo grappolo grappolo sul tavolo di cernita, per
sfrondare le uve da tutte le impurità vegetali e nel contempo
preservarne la sanità.
- uso indefesso dei legni piccoli.

Eppure
i modi che Giancarlo ha posto in essere per gestire la fase di maturazione
ed affinamento del vino (dal controllo delle temperature alla speciale
conformazione dei vasi vinari di fermentazione, fino alla regolazione
dell'umidità negli ambienti di affinamento per poter variare il
potere microossigenante delle barrique), hanno del maniacale. Sul cammino,
i vini hanno assunto profili diversi. Ma i formidabili terroir sui quali
si permea la loro anima ne hanno fortemente impresso la sostanza, che
sta nel gioco bello fra seduzione e potenza, che sta nella incrollabile
volontà di resistere al tempo. Prova ne sono, alla luce dell'assaggio
odierno, due millesimi come il buonissimo 1995 e l'incredibile 1996, che
ricordo piacevolissimi e boisé (generosamente boisé) nei
primi anni di vita, e che adesso me li ritrovo quali giovani partigiani
liquidi di incontaminata forza espressiva, che fanno del carattere e della
essenza "sangiovesa" un marchio ineludibile e fiero. Io non
so se questa volontà di plasmare il vino per ricercare il tannino
perfetto, con quel coté aromatico che per compostezza ed equilibrio
qualche critico ha dipinto come "bordolese", porterà
con sè la reale emozione di una esperienza di assaggio, perché
nelle ultime edizioni, quelle dove teoricamente più sicura si è
fatta la mano, si gioca su un crinale affascinante da percorrere ma non
esente da qualche rischio interpretativo. Dalla storica verticale di un
giorno eppure traspare la rotta e il disegno, e man mano che il suo Brunello
respira e invecchia pare acquisire il passo che altri vini non riescono
a sostenere. In quei vini diversi e profondamente moderni vi respira un'anima
antica, ecco cos'è, ed è un richiamo a cui non puoi sfuggire,
ben prima e ben oltre il lanciarsi in affrettate conclusioni. Insomma,
questi vini sono vini pensanti, tanto quanto il vignaiolo!
A remare contro (si fa per dire) un piccolo tarlo "liquido":
il Brunello di Montalcino 1988 di Siro Pacenti, nato con l'imprimatur
dei vecchi metodi, i metodi che furono dei padri. E' un Brunello che
irretisce e bellamente inquieta, per bellezza e complessità.
Perché quel vino è uno dei migliori Brunello di sempre.
Da lui, dai suoi silenzi e dalla sua rimbombante, lucida verità,
Giancarlo deve raccogliere e far sua l'ulteriore sfida. So che non è
solito fermarsi di fronte alle difficoltà. Alla lunga (lo sappiamo
no?) la terra gratifica chi la rispetta. E qui in fondo, barrique o
non barrique, la serietà sta di casa. Il rispetto, cosa ovvia.
Brunello
di Montalcino 2004 (campione di botte)
Nitido, levigato, preciso, di bella dolcezza aromatica. Purezza di frutto
invidiabile. Nemmeno un'ombra di terrosità. Una allure purificata,
diversa, di implacabile seduzione e freddezza allo stesso tempo. Bocca
di buona densità ed equilibrio: c'è frutto, dedizione,
freschezza. Viola e ciliegia appaiono limpide e focalizzate, il rovere
realmente integrato, la beva complice, esente da interferenze e sovrastrutture.
Brunello di Montalcino 2003 (imbottigliato nel mese di settembre
2006)
Abbraccio caldo, "largo", sanguigno, con il rovere in fase
digestiva. Bocca ben tessuta, ampia, dai tannini incisivi. Sento il
geranio e l'alloro, e sto già meglio. Sul finale di bocca vi
leggo la dolcezza tipica dell'annata. Indubbie però le doti di
equilibrio e garbo espositivo, che stanno lì a dimostrare la
meticolosità di un lavoro fatto per non creare eccessi, proprio
in un millesimo portatore di eccessi. Scopo pienamente raggiunto. Gradevolezza
assicurata.
Brunello di Montalcino 2001
La nota di caffé bracca l'umore gentile della viola. Eppure
qui hai un naso intenso, netto, solo sorpreso in una fase di apertura
aromatica non ottimale. Qui hai una bocca grintosa, ordinata, sentitamente
fresca e giovanile, dai tannini non troppo accondiscendenti, per uno
sviluppo flemmatico quanto rigido. Nel finale non si risparmia una nota
amarostica. Rispetto agli assaggi estivi di un anno fa mi appare meno
esotico nella timbrica aromatica e più focalizzato nella sua
essenza territoriale. Aleggia in lontananza una parvenza di sovraestrazione.
Ah, dimenticavo: ottenuto da uve in netta prevalenza provenienti dalla
zona nord.
Brunello
di Montalcino 2000
Cenni di goudron, ciliegia macerata, liquirizia, pirite, minerale
e spezie. Bocca di bella terrosità, tannini vivaci, riottosi
ma non amari. Sia pur non lunghissimo, il vino conserva una schiettezza
di fondo e una sana "rusticità" (uhei, teniamo conto
degli standard pacentiani, di assoluta pulizia ed integrità!!)
che insieme ad una vibrazione balsamica ne rendono confortevole la compagnia.
Brunello di Montalcino 1999
Naso d'impatto e velleità "giovanilistiche": carnoso,
pieno, speziato, su ricordi di ciliegia nera e rabarbaro. Denso e ricco
al palato, con un finale lungo e una viscosità che presto si
fa seta. Reattività tannica sostenuta per una materia prima integra
e matura. Il futuro radioso è una speranza più che condivisibile.
Di più, una prospettiva certa.
Brunello di Montalcino 1998
Intenso, speziato, esotico, su richiami "ammonitori" e
imperativi di china e corteccia. Coté boschivo, "scuro"
e vitale. Bocca che attacca densa e volitiva per poi irrigidirsi di
fronte alla marea montante di un apparato tannico incisivo e amaricante.
Ancor oggi risente di una impronta boisé che stenta ad acquietarsi.
Brunello
di Montalcino 1997
Bella carnosità e trasparenza aromatica. Buon frutto su leggibile
spalla tabaccosa. Bocca di buon attacco ma senza una caratterizzazione
spinta. Tannino incisivo, vivace, quasi ostruente. Ancora una volta
un 1997 buono ma non eccelso, a dimostrazione di una annata non così
memorabile come la si è voluta dipingere.
Brunello di Montalcino 1996
Profilo aromatico pieno e sensuale, di cerasa nera e minerale, molto
intrigante. Bocca reattiva, di bella purezza espressiva, snella, salata,
dal finale slanciato. Ottimo equilibrio, grande beva. Sorprendente riuscita
se sto all'annata, per un Brunello integro e bello, che già mi
ricordo dividere le platee fin da giovane, quando le connotazioni boisé
della prim'ora disegnavano i contorni del vino innovatore. A distanza
di anni, l'essenza e la timbrica pura del sangiovese di Montalcino non
tradiscono le aspettative, emergendo a pieno titolo da una bottiglia
solare ed invidiabile.
Brunello di Montalcino 1995
Nel mio bicchiere di oggi una indiscutibile profondità: bosco,
terra, humus, foglie secche, sangue...... una vertigine di umori per
una grande suggestione aromatica. Bocca di struggente bellezza e vitalità:
freschissima, fremente e salmastra, reattiva e convincente, a regalare
una beva armoniosa ed estroversa. Vino di razza, compiuto e ancora giovane.
Brunello
di Montalcino 1988
Naso profondo, caleidoscopico, struggente di sottobosco e agrumi.
Bocca di gran lignaggio, "carnosa e carnale", capace di una
beva contrastata, irresistibile e fiera, e di un finale denso e succoso.
Grande sentimento ed attaccamento territoriale. Fra i migliori di sempre.
Di nuovo a casa.
Assaggi effettuati in azienda nel febbraio 2007.
Nelle foto: Giancarlo Pacenti; G.P. insieme ad Ernesto Gentili e
Fabio Rizzari, miei compagni di viaggio; i tappi; un Fabio Rizzari pensante
al tavolo di degustazione; logo; tramonto invernale al Canalicchio.
19 giugno 2007