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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Verticali a Montalcino: Siro Pacenti, o l'ossessione della integrità

di Fernando Pardini

Una cosa è certa: difficile incontrare un vignaiolo "pensante" come Giancarlo Pacenti. Intendiamoci: non che gli altri vignaioli non lo siano, ci mancherebbe, ma qui la capacità (quasi la volontà) di arrovellarsi e di compiere una analisi, le reali capacità di approfondimento (gli studi di matematica di un tempo un segno l'avran pure lasciato!), finanche l'atteggiarsi e la gestualità sono quelli di una persona che pensa e che difficilmente si esprime se non a ragion veduta. Da questo "modus operandi" ecco qua il ritratto di un vignaiolo che si porta cucita addosso un'aura di raziocinante razionalità ma che con naturale nonchalance non si fa mancare niente in fatto di sensibilità umana, generosità e simpatia. Nel frattempo, tutto potrai dire di lui fuorché cavalchi l'onda.I gesti di campagna e di cantina sono figli talmente legittimi del suo pensiero da non lasciare spazio a fraintendimenti. Perché ciascun cambiamento apportato nel concetto e nella pratica all'interno della sua azienda familiare, dal 1990 in poi, è frutto di un senso critico mai sopito, della fervida curiosità, del puntiglio e della mania di precisione. Giancarlo ha così rivoluzionato i modi che furono del padre Siro (e della maggior parte dei produttori ilcinesi del tempo) nel nome di una ossessione tutta nuova: l'integrità. Integrità quale purezza, pulizia, maturità, equilibrio, dolcezza tannica..aggettivi questi che a tradurli armoniosamente in una bottiglia di vino - meglio, ad infilarli dentro una bottiglia di vino- ci vuole forse forse una vita di lavoro. Scommessa nelle scommesse: produrre un Brunello moderno senza che si disperdano minimamente i caratteri del territorio, per la verità in questo caso costituito da due zone molto differenti fra loro, quella del Canalicchio (zona classica, fresca, a maturazione lenta e meditata, posta a nord della denominazione), e quella di S.Angelo in Colle (a sud della denominazione, ad altitudini inferiori e maggiori insolazioni).

Se cercassimo poi di individuare qualche punto fermo nel suo percorso consapevole di vignaiolo, magari enumerandolo come ama fare lui, metteremmo:

  1. attentissima tecnica colturale: sorvegliata, accorta, tesa ad ottenere la perfetta maturazione fenolica delle uve.
  2. certosino controllo grappolo grappolo sul tavolo di cernita, per sfrondare le uve da tutte le impurità vegetali e nel contempo preservarne la sanità.
  3. uso indefesso dei legni piccoli.
Eppure i modi che Giancarlo ha posto in essere per gestire la fase di maturazione ed affinamento del vino (dal controllo delle temperature alla speciale conformazione dei vasi vinari di fermentazione, fino alla regolazione dell'umidità negli ambienti di affinamento per poter variare il potere microossigenante delle barrique), hanno del maniacale. Sul cammino, i vini hanno assunto profili diversi. Ma i formidabili terroir sui quali si permea la loro anima ne hanno fortemente impresso la sostanza, che sta nel gioco bello fra seduzione e potenza, che sta nella incrollabile volontà di resistere al tempo. Prova ne sono, alla luce dell'assaggio odierno, due millesimi come il buonissimo 1995 e l'incredibile 1996, che ricordo piacevolissimi e boisé (generosamente boisé) nei primi anni di vita, e che adesso me li ritrovo quali giovani partigiani liquidi di incontaminata forza espressiva, che fanno del carattere e della essenza "sangiovesa" un marchio ineludibile e fiero. Io non so se questa volontà di plasmare il vino per ricercare il tannino perfetto, con quel coté aromatico che per compostezza ed equilibrio qualche critico ha dipinto come "bordolese", porterà con sè la reale emozione di una esperienza di assaggio, perché nelle ultime edizioni, quelle dove teoricamente più sicura si è fatta la mano, si gioca su un crinale affascinante da percorrere ma non esente da qualche rischio interpretativo. Dalla storica verticale di un giorno eppure traspare la rotta e il disegno, e man mano che il suo Brunello respira e invecchia pare acquisire il passo che altri vini non riescono a sostenere. In quei vini diversi e profondamente moderni vi respira un'anima antica, ecco cos'è, ed è un richiamo a cui non puoi sfuggire, ben prima e ben oltre il lanciarsi in affrettate conclusioni. Insomma, questi vini sono vini pensanti, tanto quanto il vignaiolo!

A remare contro (si fa per dire) un piccolo tarlo "liquido": il Brunello di Montalcino 1988 di Siro Pacenti, nato con l'imprimatur dei vecchi metodi, i metodi che furono dei padri. E' un Brunello che irretisce e bellamente inquieta, per bellezza e complessità. Perché quel vino è uno dei migliori Brunello di sempre. Da lui, dai suoi silenzi e dalla sua rimbombante, lucida verità, Giancarlo deve raccogliere e far sua l'ulteriore sfida. So che non è solito fermarsi di fronte alle difficoltà. Alla lunga (lo sappiamo no?) la terra gratifica chi la rispetta. E qui in fondo, barrique o non barrique, la serietà sta di casa. Il rispetto, cosa ovvia.

Brunello di Montalcino 2004 (campione di botte)
Nitido, levigato, preciso, di bella dolcezza aromatica. Purezza di frutto invidiabile. Nemmeno un'ombra di terrosità. Una allure purificata, diversa, di implacabile seduzione e freddezza allo stesso tempo. Bocca di buona densità ed equilibrio: c'è frutto, dedizione, freschezza. Viola e ciliegia appaiono limpide e focalizzate, il rovere realmente integrato, la beva complice, esente da interferenze e sovrastrutture.

Brunello di Montalcino 2003 (imbottigliato nel mese di settembre 2006)
Abbraccio caldo, "largo", sanguigno, con il rovere in fase digestiva. Bocca ben tessuta, ampia, dai tannini incisivi. Sento il geranio e l'alloro, e sto già meglio. Sul finale di bocca vi leggo la dolcezza tipica dell'annata. Indubbie però le doti di equilibrio e garbo espositivo, che stanno lì a dimostrare la meticolosità di un lavoro fatto per non creare eccessi, proprio in un millesimo portatore di eccessi. Scopo pienamente raggiunto. Gradevolezza assicurata.

Brunello di Montalcino 2001
La nota di caffé bracca l'umore gentile della viola. Eppure qui hai un naso intenso, netto, solo sorpreso in una fase di apertura aromatica non ottimale. Qui hai una bocca grintosa, ordinata, sentitamente fresca e giovanile, dai tannini non troppo accondiscendenti, per uno sviluppo flemmatico quanto rigido. Nel finale non si risparmia una nota amarostica. Rispetto agli assaggi estivi di un anno fa mi appare meno esotico nella timbrica aromatica e più focalizzato nella sua essenza territoriale. Aleggia in lontananza una parvenza di sovraestrazione. Ah, dimenticavo: ottenuto da uve in netta prevalenza provenienti dalla zona nord.

Brunello di Montalcino 2000
Cenni di goudron, ciliegia macerata, liquirizia, pirite, minerale e spezie. Bocca di bella terrosità, tannini vivaci, riottosi ma non amari. Sia pur non lunghissimo, il vino conserva una schiettezza di fondo e una sana "rusticità" (uhei, teniamo conto degli standard pacentiani, di assoluta pulizia ed integrità!!) che insieme ad una vibrazione balsamica ne rendono confortevole la compagnia.

Brunello di Montalcino 1999
Naso d'impatto e velleità "giovanilistiche": carnoso, pieno, speziato, su ricordi di ciliegia nera e rabarbaro. Denso e ricco al palato, con un finale lungo e una viscosità che presto si fa seta. Reattività tannica sostenuta per una materia prima integra e matura. Il futuro radioso è una speranza più che condivisibile. Di più, una prospettiva certa.

Brunello di Montalcino 1998
Intenso, speziato, esotico, su richiami "ammonitori" e imperativi di china e corteccia. Coté boschivo, "scuro" e vitale. Bocca che attacca densa e volitiva per poi irrigidirsi di fronte alla marea montante di un apparato tannico incisivo e amaricante. Ancor oggi risente di una impronta boisé che stenta ad acquietarsi.

Brunello di Montalcino 1997
Bella carnosità e trasparenza aromatica. Buon frutto su leggibile spalla tabaccosa. Bocca di buon attacco ma senza una caratterizzazione spinta. Tannino incisivo, vivace, quasi ostruente. Ancora una volta un 1997 buono ma non eccelso, a dimostrazione di una annata non così memorabile come la si è voluta dipingere.

Brunello di Montalcino 1996
Profilo aromatico pieno e sensuale, di cerasa nera e minerale, molto intrigante. Bocca reattiva, di bella purezza espressiva, snella, salata, dal finale slanciato. Ottimo equilibrio, grande beva. Sorprendente riuscita se sto all'annata, per un Brunello integro e bello, che già mi ricordo dividere le platee fin da giovane, quando le connotazioni boisé della prim'ora disegnavano i contorni del vino innovatore. A distanza di anni, l'essenza e la timbrica pura del sangiovese di Montalcino non tradiscono le aspettative, emergendo a pieno titolo da una bottiglia solare ed invidiabile.

Brunello di Montalcino 1995
Nel mio bicchiere di oggi una indiscutibile profondità: bosco, terra, humus, foglie secche, sangue...... una vertigine di umori per una grande suggestione aromatica. Bocca di struggente bellezza e vitalità: freschissima, fremente e salmastra, reattiva e convincente, a regalare una beva armoniosa ed estroversa. Vino di razza, compiuto e ancora giovane.

Brunello di Montalcino 1988
Naso profondo, caleidoscopico, struggente di sottobosco e agrumi. Bocca di gran lignaggio, "carnosa e carnale", capace di una beva contrastata, irresistibile e fiera, e di un finale denso e succoso. Grande sentimento ed attaccamento territoriale. Fra i migliori di sempre. Di nuovo a casa.

 

Assaggi effettuati in azienda nel febbraio 2007.

Nelle foto: Giancarlo Pacenti; G.P. insieme ad Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, miei compagni di viaggio; i tappi; un Fabio Rizzari pensante al tavolo di degustazione; logo; tramonto invernale al Canalicchio.

19 giugno 2007

 
 
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