La
classicità nel sangiovese. Verticale di Fontalloro
di Riccardo Farchioni
Nel
corso degli anni 80 il vino italiano si trovò protagonista
di grandi mutamenti. Profondamente segnato dallo scandalo del vino al
metanolo, avvertì una esigenza di purificazione che
si saldò con un forte desiderio di affrancamento da disciplinari
ormai antiquati e visti come limitativi per un territorio che veniva
visto, finalmente con piena coscienza, capace di esprimere vini del
rango rischiesto da un confronto internazione ai massimi livelli.
Così si spiega la nascita di un vino come il Fontalloro, pensato
grazie al sodalizio fra Giuseppe Mazzocolin, appena arrivato in Chianti
Classico alla Fattoria di Felsina e Franco Bernabei, un enologo allora
anchesso alle prime armi, che avrebbe poi tracciato molta della
strada del rinnovamento enologico toscano. Un enologo che ha sempre
fatto di due principi le colonne portanti del suo lavoro: riutilizzo
dei materiale genetico già presente nelle vigne dell'azienda,
e la vinificazione separata dei cru.
I vigneti della Fattoria di Felsina sono attraversati dal confine fra
il territorio del Chianti Classico, da dove viene la Riserva Rancia,
e di quello del Chianti Colli Senesi, da dove viene il Fontalloro, a
simboleggiare in qualche modo le due strade parallele ma diversissime
della nuova via al vino toscano: linnovazione chiamata supertuscan,
il vino da tavola che fu una ribellione a regole considerate
inadeguate, e la tradizione della Riserva che si vuol caparbiamente
preservare (o magari si ha paura di abbandonare), perché è
un legame con il territorio che non si vuol perdere.
Certo,
fare un vino oggi sembra la cosa più facile del mondo. Piantare
vigneti con criteri scelti in base anche alla spesa dellinvestimento,
dopo quattro anni la vendemmia e il gioco è fatto, via sul mercato
a prezzi che lo rendano importante. Ma un vino è anche un progetto,
è anche iniziare qualcosa di nuovo, è mantenere un'identità
e una riconoscibilità negli anni. Ed in questo, il Fontalloro
appartiene senzaltro alla classicità del sangiovese toscano.
Fontalloro 1983
Di colore granato limpido, sfoggia un quadro olfattivo quanto mai sfaccettato:
dalla frutta rossa gentile, rotonda e levigata al sottobosco, dagli
intensi toni affumicati ad una sensibile scia minerale, dalle sfumature
balsamiche agli spunti di clorofilla, il tutto a comporre un quadro
diretto, intenso e persistente. La bocca si esprime coerente, mostra
nerbo e una spinta acida che si smorza lentamente durante la beva. La
stoffa è fine e la linea di frutto si mantiene integra fino al
bel finale.
Fontalloro
1985
Il naso, ampio, intenso, si arricchisce di toni di erbe aromatiche e
di una finissima speziatura rossa (cannella) rimanendo ricco
di una frutta rossa dallespressione lievissima e molto elegante.
Trama serrata in una bocca che libera una grande energia arrivando ad
un finale compatto e persistente.
Fontalloro 1986
Inizialmente chiuso e non particolarmente espressivo al naso, mostra
poi un carattere piuttosto dolce e levigato, contraddistinto anche da
note laccate e di lucido da scarpe. Si apre progressivamente, rimanendo
però non amplissino e di espressione un pochino monodimensionale.
In bocca ancora una trama finissima e grande energia, ma anche qualche
tono acre, e una beva dal passo non particolarmente sciolto e dallo
sviluppo non limpidisissimo, che tende anche a perdere mordente approssimandosi
al finale.
Fontalloro 1987
Alleleganza dellimpianto olfattivo, ricco di un frutto rosso
maturo e di espressione franca, contribuiscono una spruzzata di erbe
aromatiche e una bella mineralità. Lo sviluppo in bocca mostra
qualche sbandamento iniziale ma si assesta presto mettendo in mostra
ancora un frutto diretto e una trama serrata e compatta. Vino saporito
e fragrante, non è particolarmente pieno ma ha espressione diretta
e termina con un finale di media lunghezza segnato da piacevoli rimandi
di sottobosco.
Fontalloro 1988
Si percepisce un salto nella fittezza del colore; al naso, piuttosto
chiuso ma dolce e maturo, compare un chiaro contributo della frutta
nera. Al palato entra compatto e spesso, dolce e dalla buona grinta,
arrivando pastoso in un finale dal tannino straordinariamente fine e
maturo.
Fontalloro
1990
Frutta rossa fine e compatta, spunti di frutta nera, sottofondo floreale,
minerale e di bel sottobosco. Densità e pienezza in una bocca
dalla giusta dolcezza nella quale il frutto viene elargito a piene mani.
Poco altro da dire: grande vino, ricco e opulento, elegante, che chiude
con un tannino dolce e scintillante.
Fontalloro 1993
In un quadro sempre elegante diminuisce lespressione diretta di
frutto ed aumenta il contorno fatto di sottobosco, foglie
morte, erbe aromatiche ed eucalipto; complessivamente, un naso trattenuto
e aristocratico, anche un pochino austero. Al palato spiccano, nellattacco,
note vegetali e mentolate che preludono a buona struttura e tensione
congiunte a bella espressività. La parte finale della beva appare
in discesa, arrivando ad un finale contraddistinto da tannino di bella
finezza.
Fontalloro
1995
Una linea profonda di frutto maturo ma anche ricche sensazioni di viola
vanno a comporre un naso coinvolgente e impreziosito da spunti balsamici
e di clorofilla. Palato di medio corpo, elegante e vellutato, ancora
traboccante di frutto, concluso da un tannino di straordinaria dolcezza.
Di nuovo un vino ai massimi livelli.
Fontalloro 1997
Intensissimo, solare, pieno di frutta rossa pienamente territoriale,
ampio, etereo e comunicativo, quasi esplosivo nei profumi che si addolciscono
con lossigenazione facendo intravedere uno spunto vanigliato.
Coerente in bocca, mostra levigata dolcezza, compattezza e bella progressione.
La sua generosa e bella solarità si risolve in una trasperenza
di lettura che può farlo sembrare meno coinvolgente solo in un
confronto coi grandissimi.
Fontalloro
1999
Quadro olfattivo sempre elegantemente ricco di intensa frutta di bosco,
ma anche marcato da sensazioni laccate e medicinali . Ancora bel frutto
rosso in un palato nel quale il vino mostra ancora tratti di giovanile
crudezza, quasi aggressivi. La beva arriva al finale con stoffa vellutata
accompagnata da una scia fruttata e da nette sensazioni di tabacco.
Fontalloro 2000
Di colore molto fitto, risente al naso dellannata calda attraverso
una dolcezza di frutto un tantino superficiale ma di bella opulenza.
La bocca, che ribadisce il bel frutto maturo, non arriva ad avere le
articolazioni delle annate migliori risultando un pochino monocorde,
ma riesce ad essere sostenuta da discreta fragranza e succosità.
Fontalloro
2001
Il naso si ricollega idealmente alle grandi annate: viola elegantissima
e una frutta di bosco della levigatrezza di una gemma. Bella progressione
in un palato a livelli altissimi, che a riesce ad avere una espressione
misurata e astratta, ma con le grandi profondità degli anni migliori.
Degustazioni a margine
Rosso di Felsina 1956
Naso ampio e aperto, ricco di humus, foglie morte, liquirizia, e una
bella ciliegiona aperta e caratteriale. Sorprendente al palato, dove
è spesso e grasso, anche se la beva termina bruscamente mettendo
in evidenza quasi una assenza di finale.
Chianti Classico Riserva Rancia 1990
Elegante e profondo, aristocratico al naso, in bocca è concentrato,
progressivo ed elegante. Più appariscente, esuberante e irruento
del Fontalloro 1990. Il finale è esplosivo, amplissimo e scintillante,
dai tannini dolci.
Degustati in azienda il 3 novembre 2004
In collaborazione con la rivista Gola
Gioconda
Nelle foto:
Giuseppe Mazzocolin
Franco Bernabei
19 maggio 2005