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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
La classicità nel sangiovese. Verticale di Fontalloro

di Riccardo Farchioni

Nel corso degli anni ’80 il vino italiano si trovò protagonista di grandi mutamenti. Profondamente segnato dallo scandalo del vino al metanolo, avvertì una esigenza di “purificazione” che si saldò con un forte desiderio di affrancamento da disciplinari ormai antiquati e visti come limitativi per un territorio che veniva visto, finalmente con piena coscienza, capace di esprimere vini del rango rischiesto da un confronto internazione ai massimi livelli.

Così si spiega la nascita di un vino come il Fontalloro, “pensato” grazie al sodalizio fra Giuseppe Mazzocolin, appena arrivato in Chianti Classico alla Fattoria di Felsina e Franco Bernabei, un enologo allora anch’esso alle prime armi, che avrebbe poi tracciato molta della strada del rinnovamento enologico toscano. Un enologo che ha sempre fatto di due principi le colonne portanti del suo lavoro: riutilizzo dei materiale genetico già presente nelle vigne dell'azienda, e la vinificazione separata dei cru.

I vigneti della Fattoria di Felsina sono attraversati dal confine fra il territorio del Chianti Classico, da dove viene la Riserva Rancia, e di quello del Chianti Colli Senesi, da dove viene il Fontalloro, a simboleggiare in qualche modo le due strade parallele ma diversissime della nuova via al vino toscano: l’innovazione chiamata supertuscan, il “vino da tavola” che fu una ribellione a regole considerate inadeguate, e la tradizione della Riserva che si vuol caparbiamente preservare (o magari si ha paura di abbandonare), perché è un legame con il territorio che non si vuol perdere.

Certo, fare un vino oggi sembra la cosa più facile del mondo. Piantare vigneti con criteri scelti in base anche alla spesa dell’investimento, dopo quattro anni la vendemmia e il gioco è fatto, via sul mercato a prezzi che lo rendano importante. Ma un vino è anche un progetto, è anche iniziare qualcosa di nuovo, è mantenere un'identità e una riconoscibilità negli anni. Ed in questo, il Fontalloro appartiene senz’altro alla classicità del sangiovese toscano.


Fontalloro 1983

Di colore granato limpido, sfoggia un quadro olfattivo quanto mai sfaccettato: dalla frutta rossa gentile, rotonda e levigata al sottobosco, dagli intensi toni affumicati ad una sensibile scia minerale, dalle sfumature balsamiche agli spunti di clorofilla, il tutto a comporre un quadro diretto, intenso e persistente. La bocca si esprime coerente, mostra nerbo e una spinta acida che si smorza lentamente durante la beva. La stoffa è fine e la linea di frutto si mantiene integra fino al bel finale.

Fontalloro 1985

Il naso, ampio, intenso, si arricchisce di toni di erbe aromatiche e di una finissima speziatura “rossa” (cannella) rimanendo ricco di una frutta rossa dall’espressione lievissima e molto elegante. Trama serrata in una bocca che libera una grande energia arrivando ad un finale compatto e persistente.

Fontalloro 1986

Inizialmente chiuso e non particolarmente espressivo al naso, mostra poi un carattere piuttosto dolce e levigato, contraddistinto anche da note laccate e di lucido da scarpe. Si apre progressivamente, rimanendo però non amplissino e di espressione un pochino monodimensionale. In bocca ancora una trama finissima e grande energia, ma anche qualche tono acre, e una beva dal passo non particolarmente sciolto e dallo sviluppo non limpidisissimo, che tende anche a perdere mordente approssimandosi al finale.

Fontalloro 1987

All’eleganza dell’impianto olfattivo, ricco di un frutto rosso maturo e di espressione franca, contribuiscono una spruzzata di erbe aromatiche e una bella mineralità. Lo sviluppo in bocca mostra qualche sbandamento iniziale ma si assesta presto mettendo in mostra ancora un frutto diretto e una trama serrata e compatta. Vino saporito e fragrante, non è particolarmente pieno ma ha espressione diretta e termina con un finale di media lunghezza segnato da piacevoli rimandi di sottobosco.

Fontalloro 1988

Si percepisce un salto nella fittezza del colore; al naso, piuttosto chiuso ma dolce e maturo, compare un chiaro contributo della frutta nera. Al palato entra compatto e spesso, dolce e dalla buona grinta, arrivando pastoso in un finale dal tannino straordinariamente fine e maturo.

Fontalloro 1990

Frutta rossa fine e compatta, spunti di frutta nera, sottofondo floreale, minerale e di bel sottobosco. Densità e pienezza in una bocca dalla giusta dolcezza nella quale il frutto viene elargito a piene mani. Poco altro da dire: grande vino, ricco e opulento, elegante, che chiude con un tannino dolce e scintillante.

Fontalloro 1993

In un quadro sempre elegante diminuisce l’espressione diretta di frutto ed aumenta il “contorno” fatto di sottobosco, foglie morte, erbe aromatiche ed eucalipto; complessivamente, un naso trattenuto e aristocratico, anche un pochino austero. Al palato spiccano, nell’attacco, note vegetali e mentolate che preludono a buona struttura e tensione congiunte a bella espressività. La parte finale della beva appare in discesa, arrivando ad un finale contraddistinto da tannino di bella finezza.

Fontalloro 1995

Una linea profonda di frutto maturo ma anche ricche sensazioni di viola vanno a comporre un naso coinvolgente e impreziosito da spunti balsamici e di clorofilla. Palato di medio corpo, elegante e vellutato, ancora traboccante di frutto, concluso da un tannino di straordinaria dolcezza. Di nuovo un vino ai massimi livelli.

Fontalloro 1997

Intensissimo, solare, pieno di frutta rossa pienamente territoriale, ampio, etereo e comunicativo, quasi esplosivo nei profumi che si addolciscono con l’ossigenazione facendo intravedere uno spunto vanigliato. Coerente in bocca, mostra levigata dolcezza, compattezza e bella progressione. La sua generosa e bella solarità si risolve in una trasperenza di lettura che può farlo sembrare meno coinvolgente solo in un confronto coi grandissimi.

Fontalloro 1999

Quadro olfattivo sempre elegantemente ricco di intensa frutta di bosco, ma anche marcato da sensazioni laccate e medicinali . Ancora bel frutto rosso in un palato nel quale il vino mostra ancora tratti di giovanile crudezza, quasi aggressivi. La beva arriva al finale con stoffa vellutata accompagnata da una scia fruttata e da nette sensazioni di tabacco.

Fontalloro 2000

Di colore molto fitto, risente al naso dell’annata calda attraverso una dolcezza di frutto un tantino superficiale ma di bella opulenza. La bocca, che ribadisce il bel frutto maturo, non arriva ad avere le articolazioni delle annate migliori risultando un pochino monocorde, ma riesce ad essere sostenuta da discreta fragranza e succosità.

Fontalloro 2001

Il naso si ricollega idealmente alle grandi annate: viola elegantissima e una frutta di bosco della levigatrezza di una gemma. Bella progressione in un palato a livelli altissimi, che a riesce ad avere una espressione misurata e astratta, ma con le grandi profondità degli anni migliori.


Degustazioni a margine

Rosso di Felsina 1956

Naso ampio e aperto, ricco di humus, foglie morte, liquirizia, e una bella ciliegiona aperta e caratteriale. Sorprendente al palato, dove è spesso e grasso, anche se la beva termina bruscamente mettendo in evidenza quasi una assenza di finale.

Chianti Classico Riserva Rancia 1990

Elegante e profondo, aristocratico al naso, in bocca è concentrato, progressivo ed elegante. Più appariscente, esuberante e irruento del Fontalloro 1990. Il finale è esplosivo, amplissimo e scintillante, dai tannini dolci.


Degustati in azienda il 3 novembre 2004
In collaborazione con la rivista Gola Gioconda

Nelle foto:
Giuseppe Mazzocolin
Franco Bernabei

19 maggio 2005

 
 
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