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I dettagli passati
Le ragioni del tempo. Granbussia in verticale. La classicitą nel sangiovese. Verticale di Fontalloro Le trentuno vendemmie di Stefano Farkas Verticale di San Martino Le vibrazioni, ovvero la Valpolicella secondo i F.lli Tedeschi La Borgogna nel cuore. Prima puntata: Vosne-Romanée Seconda puntata: Gevrey-Chambertin Terza puntata: Chambolle-Musigny Meloni Vini, Sardegna in grande In archivio
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Quanto accaduto al tempo, di cui persi il computo quel lunedì, non mi ha fatto meraviglia. Non più dei luoghi che ho camminato nei giorni a venire. Nel frattempo, alla mia sinistra, senza soluzioni di continuità, scorreva una mare ondulato e mosso di vigneti nudi, dalla pianura su su fino alla sommità delle basse colline, secondo una geometria ordinata e fitta di tronchi grassi, goffi, corti, quali moncherini in attesa di germogli. In cima alle colline, inevitabili, i ciuffi sempre verdi dei boschi. Le case, dentro quel mare, si riunivano volentieri in borghi ma più spesso preferivano l'isolamento, in mezzo al mare-vigneto, con ricordi di fuochi, silenzio e spazio tutto attorno. Ero arrivato nella terra della esasperata identità. Quanto tempo dall'ultima volta.... Ho trascorso una buona notte, confortato da un sonno rigeneratore, circondato da un vigneto di pinot nero, a Chorèy -Les -Beaune. Un posto amico, conosciuto anni fa, ai tempi della mia prima Borgogna. Al risveglio, già di buon mattino, mi attendevano i grandi vigneron di Vosne-Romanée. Iniziava così un nuovo viaggio, probabilmente lastricato di bellezza. Senza necessità di contare il tempo, sono arrivato puntualissimo all'appuntamento. Vosne Romanée......che incanto! Denominazione comunale tra le più prestigiose, dedica la sua vigna pressoché esclusivamente al pinot noir. E' pure la più piccola delle grandi appelations borgognone: 105 ettari a village, 60 ettari a premier cru ed altrettanti a grand cru, questi ultimi peraltro celeberrimi ( Romanée, Romanée Conti, La Tâche, La Grand Rue, Richebourg, Romanée St Vivant nel comune di Vosne; Grands Echezeaux e Les Echezeaux nel comune di Flagey-Echezeaux), i cru sui quali letteralmente ha costruito il mito nel corso dei secoli. Oltre 60 vignaioli, perlopiù aziende familiari di lunga tradizione, rappresentano oggi il tessuto connettivo di una intera comunità. Qui come altrove, in Borgogna, è il regno della parcellizzazione spinta, pochi ettari ciascuno ed ancestrale esasperazione del terroir. "Da lui tutto dipende", è quello che ti senti dire più spesso da quella gente. Le loro storie sono intrise di una cultura, vaddassé, tutta contadina. Sagome, questi vignaioli borgognotti. Si passa da altezzose presenze con reminiscenze nobiliari, alla timidezza, alla semplicità, alla furbizia ma anche alla vera cordialità di un lavoratore dei campi. Sanno di avere gli occhi del mondo puntati addosso. Sanno del tesoro di cui la storia li ha onorati. Quel che è certo che continuano ad onorarlo quel tesoro, tesoro liquido, parlante, come non se ne vede in giro spesso. D'appresso vi riporto quindi qualche suggestione liquida, tratta dagli incontri primaverili - anno 2004- con alcuni vignaioli e con i loro tesori. La vendemmia protagonista, nella stragrande maggioranza dei casi, è la nuova 2002, salutata in Borgogna come una delle migliori degli ultimi venti anni, da far pariglia con il mitico 1990 o con il più recente 1999. Senza necessità di suono, mi son trovato estasiato ad ascoltarli per ore. Non un filo di stanchezza, solo un crescente, bellissimo, malinconico struggimento, da quando ho realizzato che molti di loro non li avrei reincontrati mai più.
Domaine Jean Grivot Etienne Grivot, vignaiola accanita, ama vinificazioni che potremo definire "estrattive" se rapportate ai canoni stilistici classici di queste latitudini ( con i dovuti distinguo se solo pensiamo alla proverbiale effusione tannica del pinot noir!), dalle quali se ne evincano le ragioni primarie del frutto, sempre in bella mostra nei suoi giovani vini, senza per questo andare a detrimento della sfumatura o della singola identità territoriale. La batteria dei 2002 conferma questa impostazione, dove l'accentatura fruttata, sempre dichiarata, non copre affatto la sinuosità tattile e la personalità. Così è per il piacevolissimo V.R. 2002 , un village spigliato ed espressivo, solo non propriamente dotato di una tensione superiore; e così è, su livelli di maggiore caratterizzazione, per il V.R. 1er cru Beaux Monts 2002 , dal frutto - appunto - dedicato, pieno, evidente ma dalla bocca cristallina, animata da una sottile, continua tensione sabbiosa nella matrice tannica, da una fruttuosità discreta e da una accattivante aromaticità di miele, sensazioni strappate ch'è un piacere dalla hauteur dei vigneti, proprio alle spalle di Echezeaux. Molto convincente infine Echezeaux Grand Cru 2002, dal naso fitto e profondo, carnoso e importante. Più agile e scattante - as usual - la sua bocca: diretta, pura, inconfondibile, dalla toccante salinità. Qui la terra vince su tutto. Domaine Bruno Clavelier Essenzialità, naturalezza, timidezza quando non esilità o ritrosia, sono sensazioni ricorrenti nei vini di Bruno Clavelier. Questo vigneron possiede 6 ettari di vigneto, non soltanto nel comune di Vosne-Romanée. Di questa appelation trattasi spesso e volentieri di parcelle dislocate su in alto, laddove la maturazione del frutto può incontrare, a volte, qualche difficoltà. Di contro, in certe annate, queste terre sanno far svolazzare da par loro le rarefatte pulsioni. Il V.R. Les Hauts de Beaux Monts 2002 per esempio, ha un ossatura spigolosa e una trama sfumata, minerale. Non uno strappo, niente urla, solo tensione d'altura. Il V.R. La Combe Brulée 2002 , altro lieux-dit haut-coteau - ha un profilo aromatico di roccia, sottile, timido, ancora in trattenere, ed una magra intelaiatura, nuda, particolare, parlante, a cui manca soltanto un po' di polpa in più da dichiarare. Il V.R. Les Hautes Maizières 2002 ha un naso ancora sussurrato ma decisamente più fruttato rispetto ai campioni precedenti. La bocca dimostra essenziale coerenza, un corpo discreto e una diretta espressività, senza troppe profondità da svelare. Dal V.R. La Montagne 2002 traspaiono suggestioni d'altura e rarefazioni aromatiche, beva sparagnina ed energico portamento sapido. Manca la profondità, ma lo bevi ch'è un piacere. Salendo di "grado", il V.R. 1er cru Aux Brulées 2002 possiede un naso fascinoso- ciliegia, lampone e minerale- uno charme discreto ed un modo di comunicare le sue intimità confortevolmente abbracciante. La bocca, ancora una volta, è fusa, appuntita, naturale e ossuta. Infine, il V.R. 1er cru Les Beaux Monts 2002 assume un profilo finalmente più carnoso, sia pur nello stile "in trattenere" tipico del domaine. Al gusto brividi minerali, sfumature, perfino silenzi ti intrattengono piacevolmente prima di quel finale, laddove ottima sentirai la spinta salina. Domaine Sylvain Cathiard Sylvain Cathiard possiede 5 ettari di vigna, in gran parte contenuti nella appelation Vosne-Romanée; peraltro trattasi di parcelle molto caratterizzanti, come Les Malconsorts e Les Suchots, quando non altamente altisonanti, ed è il caso di Romanée-St -Vivant. Il V.R. 2002 ha un naso carnoso, fresco ed uno sviluppo gustativo di buona presenza ma poco dinamismo . Il V.R. 1er cru En Orveaux 2002 - proveniente dal vigneto che sta proprio alle spalle di Les Echezeaux - conserva in sè calore, frutto e pirite. La bocca ben si diffonde, tradendo aspettative solo nel finale, dove si semplifica un po' . Il V.R. 1er cru Aux Malconsorts 2002 , dall'omonimo vigneto a mi-coteau attaccato a La Tâche, ha un naso pensieroso, da chiarirsi ancora nelle sfumature e nel disegno aromatico, ma dimostra continuità e pienezza al palato, filando via con giustezza e profondità d'intenti e risultando di gran lunga il più complesso fra i premier cru della casa . Le strade poi si impennano, inevitabilmente, quando ti accosti al Romanée St Vivant Grand Cru 2002 perché finezza aromatica e nerbo lasciano attoniti l'interlocutore; fragranza, soavità, mineralità e tensione sono quelle di un prim'attore. Impalpabile la bellezza. Occorrono le cinture da tanto salire. Lassù sei davvero in mezzo al panico, nel ricordo del dio Pan, e della felicità che spandeva in ogni dove. Domaine J.P. et M. Guyon Jean Pierre e Michel Guyon lavorano circa 8 ettari di vigna, dislocata su diverse appelations comunales ma con significativa presenza proprio qui, a Vosne-Romanée. Ricerca del peso estrattivo, maturazioni spinte, determinano vini presenzialisti da non passare inosservati, forse forse però a discapito della articolazione e della armonia complessiva. Tant'è, il V.R. 1er cru Les Brulées 2002 ha un naso carnoso, possente, pieno e selvatico. La sua bocca è massiccia, corposa, poco dinamica, possedendo più peso che agilità . Il V.R. 1er cru En Orveaux 2002 è pure intenso e animalesco, con un naso ancor pieno ma sensuale nella sua vitale carica selvatica. La sua bocca è di nuovo screziata e forte, non propriamente leggiadra nel passo ma fine tannicamente. Carattere e tempra vi dimorano,questo sì, ma da qualche chiaroscuro in più ne ricaverebbe maggiori equilibrio e souplesse. Echezeaux Grand Cru 2002 cerca di mettere in mostra le sue gloriose insegne: il naso è profondo, sensuale, carnale e potente; piena hai la maturità del frutto, chiara l'impronta. Eppure non così fine ho percepito l'estrazione tannica. Per fortuna però la personalità e la profonda linea sapida d'accompagno rendono prevalente il terroir sulla tecnica. E questo, a ben vedere, basta. Domaine Jean Tardy La famiglia Tardy lavora 4 ettari di vigna e ha un debole per il suo Les Chaumes, un premier cru situato proprio nel paese di Vosne-Romanée, laddove le pendenze si fanno più rade e si occhieggia di già la pianura, con la riga dritta della Route Nationale a tagliarla in mezzo. Suppongo abbia un debole dal momento che decide di offrire una piccola verticale degli ultimi 3 millesimi in commercio. Tre vini molto differenti fra loro, figli di annate molto diverse, a riprova di quanto la benevolenza/malevolenza stagionale sparigli spesso e volentieri le carte in tavola. La sua versione migliore, senza ombra di dubbio, è rappresentata dal V.R. 1er Cru Les Chaumes 2002 , dall'impatto buono, caldo, maturo, dalla bellissima succosità e dai tannini di razza. Poco concessivo e timoroso nello slancio, pur dimostrando attributi di equilibrio e compostezza non banali, ho trovato il V.R. 1er Cru Les Chaumes 2001; decisamente scorbutico e freddo, umorale, untuoso, poco armonioso nella proposta il V.R. 1er Cru Les Chaumes 2000 a cui non mancano doti, anche qui, di equilibrio. La famiglia Tardy ci lascia con un fiore all'occhiello, Echezeaux Grand Cru "Les Treux" Vieilles Vignes 2002 , dal finissimo impatto aromatico, in espansione, dalla bocca fusa, potente, ammirevole nel portamento, ancora boisée. Il finale non è trascendentale ma ne respiri appieno la razza. Domaine Mugneret-Gibourg Con la gestione di Marie Christine e Marie Andrée Mugneret, siamo di fronte ad una cantina che parla nuovamente al femminile, ed io ne son felice. Per la verità il V.R. 2002 con il quale si presentano è un village un po' svagato e confuso sul da farsi, con uno sviluppo fine ma troppo sfuggente al palato, che mantiene sì giovanile vinosità ma a discapito del peso e della complessità. Tutta un'altra storia se ti accosti al loro fiore all'occhiello: Echezeaux Grand Cru 2002 è carnoso, fruttato, intenso. Esplicativa nella verve fruttata la sua bocca, laddove fragranza e giovanile essenza ne delineano il carattere. Energia e naturalezza sono dalla sua, così come il futuro. Echezeaux Grand Cru 2001 invece ha un profilo più composto, quasi trattenuto, con un'anima viperina dentro, tessuta nervosamente. Sottili le sfumature, importanti e puntuti i tannini, che scontano forse una vendemmia non così prodiga, per Echezeaux, di frutto e maturità. Domaine Anne Gros Continuando la saga bella di Borgogna tutta al femminile, ecco una vignaiola della nuova leva già diventata un piccolo mito. Anne Gros ha l'aria di chi sa quel che vuole e appare sempre affaccendata. Mi accoglie e mi prepara con il suo V.R. Les Barreaux 2002 , dall'assetto molto fine e charpenté, con liasion pas dangereuse del frutto e con un sentimento intimo di fascinoso abbraccio. Maturità e succo, dolcezza e lunghezza mi appaiono ben sopra la media per essere un village. Poi, senza troppi indugi, cala l'asso e mi stende: Richebourg Grand Cru 2002 ha profondità e classe. Complesso, lungo, tannicamente importante. Di indescrivibile razza e piacevolezza innata. Da valere un viaggio e, quasi da solo, una terra. Domaine Gros Frère et Soeur
Domaine Méo- Camuzet Celebrato vigneron borgognotto, Jean Nicolas Méo della sua terra è grande portavoce. D'altronde cresce vini esemplari per nitidezza ed espressività, spesso dotati di una interiorità così seducente che è quasi la cifra del suo lavoro. Nei miei ricordi di quest'anno tre vini a loro modo esemplificativi: un V.R. 1er cru Les Chaumes 2002 giovanile, succoso, vinoso, esplicativo, nitido e giocoso. Un V.R. 1er cru Aux Brulées 2002 di dichiarata finezza fruttata ed eleganza espositiva, che non disdegna di rivelare il suo corpo e la sua tiepida solarità per un abbraccio molto personale, che sa strappare dal suo speciale terroir la forza del minerale più puro. Infine, un Richebourg Grand Cru 2002 dalla struggente trama olfattiva. Inenarrabile il resto, di finissimo componimento. Perché da lui hai la quintessenza del pinot noir ed una beva travolgente, da sognare ad occhi aperti. Ecco, appunto, un vino da sognare. Altre parole non ho, ma forse non servono. 22 ottobre 2004
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