Le ragioni del tempo.
Granbussia in verticale
di Fernando Pardini
Quella
sera (quella notte) le ragioni del tempo, come un lampo, mi è
parso persino di coglierle, una dopo l'altra per ogni bottiglia che
ho incontrato. Tanta la bramosia e tante le evidenze. Là fuori,
quel giorno, la prima neve di primavera era un tappeto abbagliante di
primigenia naturalezza a riflettere il cielo, cielo d'aria finissima
e fresca, che fa arrossare pelli e sbuffare nasi. Cielo d'altura. Tra
i monti sparsi della Cisa, in un locale d'incanto che faccio fatica
a non dichiarare del cuore, si è compiuto l'ennesimo atto, l'ennesimo
tributo. Ad una terra e ai suoi vini. Io nel frattempo, fra quei monti,
sotto un silenzio fitto di natura, mi sentivo pronto ad odorare tutti
gli umori del mondo, fino a farmi male. L'occasione non te la mandava
a dire. Sì, dell'originalità e dell'unicità: Barolo
Riserva Granbussia di Aldo Conterno in verticale. E che verticale!
Per lui, il blasonato monfortino che esce al mercato solo nei millesimi
reputati degni, Franco Conterno aveva scelto di presentare le vendemmie
storiche langhigiane, a cominciar dalla nascita: 1971, 1978, 1982, 1989,
1996, 1999. In quelle 6 bottiglie 35 anni di storia, che è poi
storia dei Poderi Aldo Conterno, che è poi storia del Barolo.
In quelle 6 bottiglie 35 anni di un percorso, ivi compresi i cambiamenti
e le acquisite consapevolezze. Da sempre vino integerrimo della tradizione,
nasce - a cominciar dal nome- nel tentativo di risolvere secondo esigenze
di identità e sintesi qualitativa le mediazioni della Bussia,
forte di commistioni elveziane nei suoi terreni, fatte di marne e sabbie
compatte, sì da ricavarne una idea elettiva di territorio, tramutata
in un vino solido e forte, nebbiolesco ch'é tutto dire, eppure
aggraziato nei contenuti per via di una felpa e di una carezzevole setosità
che poi diventerà il suo emblema. Come da tradizione il Granbussia
non deriva da vigna singola, ma da diversi appezzamenti di Bussia, che
con il tempo e le acquisizioni si sono perfezionati nella formula perpetuata
e ancora attuale: Romirasco, Cicala e Colonnello. Come da tradizione,
lunghi gli affinamenti, immancabili nei legni grandi di Slavonia. Durante
il percorso, mirabilmente sintetizzato da queste 6 annate simbolo, ci
sono stati aggiustamenti, ricerche, (ri)cambi
generazionali
, sensibilità ed interpretazioni nuove. Eppure, ben sopra la
tecnica e la tecnologia, la consapevolezza e lo studio, la temperature
controllata o meno, nella meraviglia rivelata di un giorno c'è
qualcosa di più e di meglio che quasi sfugge ai ragionamenti
troppo scientifici e ride in faccia ai luoghi comuni. Ci stanno la verità
di una terra vocata ed una idea di privilegio, ci sta il funambolico
miracolo malcelato per ogni pie' di vigna appartenuto o appartenente
al Romirasco, al Cicala e al Colonnello. Ci stanno quelle 6 bottiglie
di vino. Ci stanno le ragioni del tempo a decretare sentenze, indicare
strade, confermare intuizioni. Non altro. Qui senti il rispetto del
tempo di campagna, che è tempo lento e maestro, vissuto con amore
da uomini di campagna. Nessuna contaminazione. Nessuna scienza se non
la genuinità nei gesti e nei modi. E il vino - a ben vedere -
risponde da par suo, secondo esigenze di nobile purezza e sensibilità
espressiva, ribadendo il miracolo, splendido ed enigmatico, della vita
perpetuata nelle bottiglie bevute, noncuranti del tempo, giacché
il tempo gli appartiene. Sì, quella sera (quella notte), tra
vini e musiche complici, ha nevicato a festa.
Barolo Granbussia Riserva 1971
Ottima
compattezza nel mio bicchiere, ed orgogliosa la tenuta granata, da farti
brillare gli occhi. Da lui un naso di bel frutto, rosso e fresco - é
prugna sottile, e ciliegia- con il substrato minerale a decretarne lo
slancio e la purezza. Sinuoso ed aereo si sofferma e si libra, cangiante
e propositivo, nitido e snello, secondo evoluzioni precise corredate
di spezie e tamarindo. La bocca è spessa e setosa, di notevole
espansione e densità, fresca e potente, terrosa e fruttata .
Ancor gli appartengono fragranza tattile e tonicità. Croccanti
i tannini, di razza Bussia. Un niente le note di tisana sullo sfondo.....un
tutto la complicità e l'immedesimazione.
Barolo Granbussia Riserva 1978
Il
granato è vivido e compatto, l'unghia insignificante. Il naso
unito, polposo, grafitico e boschivo, di gran temperamento ed orgoglio,
rilancia una bocca di incredibile setosità e consistenza, possente
e ricca, pirotecnica e piena di umori, a regalare calor buono e generosità
insieme ad un finale vestito a festa. Monumento liquido strappato amorevolmente
alla sua terra, ti insegna in silenzio ad ascoltare le ragioni del tempo.
Barolo Granbussia Riserva 1982
Naso
perentorio, di grande impronta e temperamento, serioso e pieno di sé,
compendio armonico di frutto e voluttà, quasi euritmica vocazione.
Bocca sontuosa, inarrestabile, che solo l'ossigenazione, dopo ore, smorza
e impasta, ma nella quale dimorano schiena diritta e umori buoni, spirito
selvaggio e forza, humus e china, scorza della terra e sentimento. In
questo bicchiere c'è un monumento al vino. Di ieri e di oggi.
Il tempo, di lui, non se ne cura, in ossequioso rispetto.
Barolo Granbussia Riserva 1989
Naso sensuale e seducente, ancor vinoso pensa te! Di carne e spezie
si veste, di esotismi e circuizioni, su scie di oliva nera. Bocca lievemente
alcolica, potente e succosa, per una trama più lasciva del solito
e tannini di incredibile dolcezza. Non la monumentalità e la
freschezza dei primi tre ma una spigliata espressività, sentimentale
e amica.
Barolo Granbussia Riserva 1996
Naso
e colore compatti, forti, spessi, quasi avessero da rivendicare qualcosa.
Note boisée e mentolate, con l'immancabile ciliegia sotto spirito,
fissano oggi un quadro volitivo e roccioso, immobile e poco propenso
al dialogo o alla introspezione. In quella bocca morbida e suadente,
di leggera e perdurante staticità, ci stanno volume e forza estrattiva
ma forse non l'articolazione e la tensione che vorrei.......perché
si gioca di muscoli, stazza e presenza scenica. Non c'è spazio
per chiaroscuri e mezze tinte. Non ora, non qui.
Barolo Granbussia Riserva 1999
Note
profonde di amarena, mora, cuoio e humus su desinenze giovanili e boisée
disegnano un naso in divenire, roboante e di razza. Poi arriva lei,
bocca di grande charme, quale compendio elettivo di grinta e sensualità,
pugno e carezza. E' saggezza liquida di Bussia, è quintessenza
monfortina. Seducente la vegetalità - che si apre alle erbe officinali
- arioso l'affresco, giovanile l'essenza, croccante il tannino per un
vino ancora una volta futuribile, passista e circuitore, emblematico
e territoriale. Il tempo, lo sento, gli apparterrà. E sarà
tempo bello di campagna.
Assaggi effettuati alla Locanda Mariella, benemerita in Calestano
(PR), nel marzo 2005.
foto: bottiglie, tavoli, caci, salami e Franco Conterno
22 giugno 2005