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I dettagli passati
Le ragioni del tempo. Granbussia in verticale. La classicitą nel sangiovese. Verticale di Fontalloro Le trentuno vendemmie di Stefano Farkas Verticale di San Martino Le vibrazioni, ovvero la Valpolicella secondo i F.lli Tedeschi La Borgogna nel cuore. Prima puntata: Vosne-Romanée Seconda puntata: Gevrey-Chambertin Terza puntata: Chambolle-Musigny Meloni Vini, Sardegna in grande In archivio
| Le vibrazioni, ovvero la Valpolicella secondo i F.lli Tedeschi di Fernando Pardini
Ecco, dopo quel bicchiere, seguito ai venti splendenti di cui vi dirò, hai chiara la sensazione di come elettive siano le terre ed innato l'estro contadino. Entrambe, terre ed estro, paiono appartenere di diritto alla famiglia Tedeschi. I loro vini, un per l'altro, una interpretazione intransigente piena di rigore e personalità, suggellata da una manifesta volontà di durare nel tempo, e nel tempo arricchirsi. Senza dubbio, una delle più belle verticali a cui abbia mai avuto l'onore di partecipare. Senza dubbio, la dimostrazione di come da certi terroir di Valpolicella, da certi vignaioli, da certe uve che di nome fanno ancora corvina, corvinone, rondinella,molinara, rossignola, oseleta, negrara e dindarella ne discendano vini dalla prorompente identità, irriproducibile altrove. Sono i vini del nostro passato e del nostro futuro, sono gli insegnamenti e gli stimoli della nostra terra, da riservare dritti dritti alla "terza nicchia" dei nostri cuori. A futura memoria. AMARONE CAPITEL MONTE OLMI
Vino di acclarata personalità e stazza, ha più sussurri che grida (pur restando innegabilmente Amarone) perché i contrasti, i chiaroscuri e le mezze tinte sono il suo forte, unite ad una solida compattezza strutturale e ad una proverbiale austerità. Nessuna concessione alla fruttuosità più esasperata o alle smancerie ad effetto. Nessun accomodamento, solo un fare signorile e sicuro di sè. Quasi sempre, annata permettendo, appare orgoglioso nella sua matrice ferrosa e minerale. Il bosco, quello più umido e rigoglioso che c'è, vi respira. Otto le annate presentate in assaggio, per una cavalcata sensoriale appagante e rigeneratrice ad altissima dignità territoriale. Indimenticabili il 1990, 1997, 1999. Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1986 Ad un rubino/granato profondo ed espressivo fa da sponda un naso boschivo e mascolino di foglie e selva, nudo, affascinante, solo leggermente intaccato da note ossidative. La bocca ti accoglie setosa, laddove piccole spigolature vegetali tendono a renderne più asciutta la trama. Fine però ne ho apprezzato la matrice tannica, e nobile il portamento, per un carattere serioso e voglioso di esserci. Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1990 Già quel suo colore, così vivido e profondo, naturale e spesso, te lo fa apparire bello fin dal primo sguardo. Il naso, ampiamente caratterizzato, è innervato da sussulti pirici e boschivi, con spezie fini al contorno, di lunga scia. La bocca dolce e salmodiante, irradiante e ben tessuta, dimostra rigore, freschezza e idrocarburi: c'è un'anima terrosa ed artigianale sotto che pulsa, ecco cosa c'é, e una nota mineral sulfurea che la fa volare. Sono classe e sentimento. Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1995 Il granato è scuro e compatto, sicuro di se e quasi sfrontato a dispetto del tempo. Il suo naso severo, energico, risoluto, lì per lì restio a concedersi con amorevole complicità, rivela un severo profilo boschivo, laddove spezie e note grigliate concorrono al carattere, liquirizia e cioccolato alla scia odorosa. La bocca ha trama serrata, se vuoi più selvatica e cupamente vegetale che non in altre edizioni, ma in lei dimorano tannini di razza, lo senti, e una grande vitalità interiore, che vuole ancora tempo per affacciarsi quieta. Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1996 Anche qui il granato è molto profondo, pieno, naturale, ed il naso ampio e riflessivo, leggibile e sfumato, con l'immancabile tocco boschivo a commentare la sua identità. La bocca è morbida e viva -frutto e scorza della terra- mentre con l'aria se ne escono note minerali e foglia di thé.......sentimentale ed asciutto si fa il suo finale. Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1997 Colore perentorio e giovanile, di sicura saldezza e costituzione, vivo, vegeto e stimolante. Naso molto simile al 1996, con quell'umore vegetal-boschivo dichiarato e permeante in prima linea ma qui con un più conclamato impegno del frutto rosso ad emergere. La bocca però, ben oltre il 1996, è carezzevole e strutturata, dinamica e flemmatica. Eh sì, qui siamo di fronte alla quintessenza del Monte Olmi, un cru che rivela di nuovo nel portamento e nella solidità la sua identità, quale intrico fascinoso di introspezioni e chiaroscuri sensoriali, concedendosi in quella emblematica e toccante austerità divenuta oramai la cifra di uno stile. Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1998 L'unghia ancor rubineggia sul fondo compatto, ma il suo granato mi appare altresì più rilucente rispetto alle "oscurità" dichiaratemi dalle altre versioni recenti in assaggio. Il suo naso, as usual, mi regala un abbraccio di trattenuta dolcezza. La sua bocca invece si fa calda, generosa, dolce, larga nella espansione, più matura del solito nella sensazione del frutto. Note caramellate ne rendono meno fresco l'impianto, ma non perde un grammo della proverbiale prestanza. Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1999 Naso solido, ancora in trattenere, pieno di cose buone, lo senti. Una austera presenza che si fa magico ascolto, implosione stimolante e propositiva, sospensione onirica sopra un fondo ferroso, di puro minerale. Il palato è fresco, ordito, teso, diritto, compatto, e sa allungarsi a dismisura nello sviluppo, profilandosi e coinvolgendoti. Un bicchiere dal futuro radioso. In questo bicchiere tutto il rigore del cru, la precisione, l'equilibrio e la razza. Quest'ultima, a ben vedere, da sembrare innata. Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 2000 Bella davvero quella traccia ferrosa sulla scia. Il quadro aromatico deve ancora assestarsi e respirare, ma rivela una grande solidità nell'impianto, non c'è che dire, e pure tonicità. La sua bocca è potente, piena, energica, giovane giovane, con un frutto non così in evidenza - come suo costume d'altronde- ma con molto rigore old fashioned da regalare. Ancora una volta flemma, portamento, aristocraticità. Diavolo di un Monte Olmi! Non sarà un Amarone docile e flessuoso, ciarliero ed espansivo, ma invariabilmente sa trasportarti in una dimensione intima talmente evocativa da farsi impossibile la dimenticanza. AMARONE LA FABRISERIA
Invece della austerità e del rigore old fashioned del Monte Olmi,
di dolcezza sempre così trattenuta, qui hai monumentalità,
frutto, ricchezza, tinte forti. Una personalità differente e dirompente,
che non passa inosservata. Tanti i pregi. Per quanto mi riguarda, quello
di avermi regalato uno dei più bei bicchieri della mia storia consapevole
di degustatore errante, figlio legittimo del millesimo1988. Qui il naso è ampio e rilassato, asciutto, nobilmente evoluto e di fascino raro. Silex, foglie, humus, un filo di dolcezza a sfumare.....La bocca è setosa, dai tannini levigati e belli, rigorosa ed irresistibile nel richiamo profondo che il tempo ha saputo infondergli e al quale tu non sai dire di no. Amarone La Fabriseria 1988 Profondo, pieno, monumentale, pirico, sentimentale, voluttuoso, terroso, potente, da inchiodare all'ascolto senza soluzioni di continuità.... bocca ricca ed aristocratica, che si protende ed allunga fin dove profondità e rigore non sentono più ragionamenti di sorta, solo intuitiva emozione. Vino edenico, da annoverare tra gli unici. Si potrà dire perfetto? Amarone La Fabriseria 1995 E' un naso rigoglioso e fruttato questo, con note di tisana sulla scia. Con l'aria l'amalgama si perfeziona secondo evoluzioni di pirite e liquirizia, per un quadro aromatico molto personale e penetrante. Al palato severità e frutto creano un efficace contrasto al fine di donargli un carattere austero, orgoglioso, non così colloquiale ne accondiscendente ma di piena dignità territoriale. Grande la stazza, così come evidente la gioventù. Amarone La Fabriseria 1997 Qui la connotazione del frutto si fa esuberante in quel naso concentrato, conservando invero senso e precisione. Note minerali e balsamiche corroborano la sensazione di maturità che non lesina. Bocca ultra potente, quasi irruenta, con stimoli di frutta macerata, e foglie, e tisane........l'equilibrio non è il suo forte ma l'energia motrice è quella di un vino autentico, che pare da questa annata destinato alla ricerca di un'anima più viscerale e spinta dello stile amarone, meno in chiaroscuro che non nei fratelli maggiori. Amarone La Fabriseria 1998 Naso poliedrico, personale e ricco, che non lesina la passitura e che ricalca in buona parte lo stile del 1997, al quale manca soltanto la più pura delle distensioni, dovendo scontare un rovere aggressivo, in odor di mogano. La sua è una bocca dolce e morbida, molto amarone, di ottima finezza ma con qualche surplus in dolcezza. Certo fine l'estrazione tannica, per un Fabriseria di eccelsa materia prima, che sta attraversando forse una fase di leggera involuzione come solo i vini di carattere possono permettersi, per ritornare sicuro a veleggiare armonico - basta aspettare- sulle rotte di una più matura e dichiarata complessità. A supporto della tesi non solo l'intima consistenza del bicchiere di oggi, ma anche il ricordo di un assaggio meno recente ( circa tre anni orsono), lui così giovane, dal quale letteralmente ho respirato bellezza. RECIOTO DELLA VALPOLICELLA CAPITEL MONTE FONTANA
La fantastica degustazione, a cavallo tra vari decenni, ha dimostrato
la statura di questo rosso dolce, capace di rivelarsi unico nel panorama
mondiale. In lui quel meraviglioso intrico di sensazioni contrastanti,
tra sapidità e dolcezza, forza tannica ed alcool, acidità
e morbidezza che ne rappresentano la cifra e la singolarità sensoriale.
In particolare, nel Monte Fontana, una personalità mai sfrontata
ne sdolcinata bensì seriosa, di spalla diritta, pensierosa, flemmatica,evocativa,
sorretta immancabilmente da una vibratile tensione interna e da una solidità
strutturale superiore. Una compagnia amica che inanella in questa verticale
una serie di risultati felicissimi, facendosi quasi inenarrabile nel "ragazzino"
1976. Il naso è terroso, balsamico, vivo, di fruttuosità impressionante
e profonda intimità. E' una dolcezza trattenuta la sua, irresistibile,
traditrice, mentre l'afflato tannico, compiuto e freschissimo, sta lì
a contrastare e rilanciare la beva. E' questo un vino magico e circuitore,
che con naturalezza - manco te ne accorgi- riesce a commuoverti. Naso pensieroso, umorale, lento, che vuole aria e tempo per rilassarsi ed offrirti così quel substrato di profonda quanto discreta fruttuosità su evidenze vegetali chinate e speziate. In bocca rivela appieno le sue insegne, nel nome di un felice contrasto dolce-sapido che si risolve in un finale slanciato, di grande finezza tannica. Recioto Capitel Monte Fontana 1990 Naso di grande intensità, ampio, artigiano, non finissimo ma vivido e presente. In bocca un autentico timbro sapido troneggia, a bilanciare il frutto flemmatico che lo innerva e a indirizzare la beva nel segno del contrasto e del dinamismo, beva peraltro suggellata da un finale irradiante. Recioto della Valpolicella Capitel Monte Fontana 1995 Colore e naso sono un tutt'uno, se ti riferisci alla profondità. Grande concentrazione e vigore, e fascino indiscreto di terra e pirite. In lui tessitura delle feste, equilibrio, ricchezza estrattiva ma nessun velleitarismo fine a se stesso. Solo succo naturale, scorza della terra e sensibilità. La beva si fa trascinante, laddove più dolce del solito ho la matrice zuccherina del frutto suo passito. Recioto della Valpolicella Capitel Monte Fontana 1998 Naso caldo e spinto sulle rotte del frutto. La dolcezza, con i rivoli vinosi e la violetta, si esprime secondo trame larghe e calorose, meno fresche e progressive che non nel 1995. Bocca morbida e carezzevole, intuitivamente amica, che ti riserva un insieme armonico e comunicativo, senza di contro lo spolvero di quella tonicità e di quella tensione tipiche del grande millesimo.
Naso dall'accento ancor vinoso, compatto, denso, materico. Grande trama
di bocca, non finissima ma progressiva, di peso e sostanza, che sfuma
in una setosità tattile di carnale attrazione..... Nel mio bicchiere il nero è il colore dominante.I profumi, ancora da svilupparsi ed esplodere appieno, rivelano una finezza indiscutibile, il timbro del sottobosco più puro che c'è e scie bucciose in lontananza. La bocca è tesa, scalpitante, vivida, compatta, nobile, sapida, risolta nel segno di una seducente quanto trattenuta dolcezza, che ormai - lo avrete capito - è il suo nome. Assaggi effettuati in azienda nella tarda estate del 2004
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