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Le vibrazioni, ovvero la Valpolicella secondo i F.lli Tedeschi

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Meloni Vini, Sardegna in grande

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Le vibrazioni, ovvero la Valpolicella secondo i F.lli Tedeschi
di Fernando Pardini

Ricordo la bottiglia scura, d'un polveroso che vi immaginerete, con l'etichetta affaticata dal tempo da non consentirne più la lettura dell'annata. Così come ricordo il richiamo squillante della sua ceralacca rossa. Un segno di vitalità, a ben pensare. Riccardo Tedeschi, da Pedemonte in Valpolicella, prima del "sacrificio", l'ha squadrata in controluce come una volta usavano fare gli osti. Sapeva già cosa contenesse. Forse non si immaginava la bellezza. Era il Recioto "della terza nicchia", proveniente dal cru Monte Fontana, di una annata stimabile fra il 1959 ed il 1962. Erano gli anni quelli in cui suo padre Renzo iniziava il traghettamento della azienda familiare dalla vecchia alla nuova viticoltura. Quel Recioto, di Amarone, l'ultimo figlio lasciato dai nonni. Dall'altra parte del tavolo, noi viandanti, beatamente "sfiancati" da tre memorabili verticali ravvicinate-oggetto e stimolo di questo racconto- abbiamo volentieri unito alla selva di bicchieri ebbri un bicchiere in più. Quel che ne è seguito ha manifestato chiaramente fin da subito, fin dai primi respiri, la sua intenzione a non esser (de)scritto. Perché a volte le parole devono arrestarsi. Non servono più. E' allora che intervengono i suoni, così come i silenzi, a colmarle. Ecco, da quel vino abbiamo ricevuto la suggestione di mille suoni in confidenza euritmica con la natura. Da vivere ed ascoltare, e basta. Non i violini no, non la rarefatta tessitura di un movimento per archi , ma una schiamazzante, roboante, sontuosa fanfara di ottoni e grancasse che ti passa accanto, con il bassotuba a sorreggere il tempo e gli schiaffi dei piatti a risvegliare il ritmo, oltreché le attenzioni. Una vibrazione continua, immensa, irresistibile, a percorrere il corpo. Cento battiti uniti a quello del cuore, per un visibilio di battiti. Quel vino è oggi un monumento alla singolarità e un invito sincero alla commozione, senza vergognarsene. Tu, in silenzio, di fronte ad un frutto della terra partorito e cresciuto come inno alla gioia.

Ecco, dopo quel bicchiere, seguito ai venti splendenti di cui vi dirò, hai chiara la sensazione di come elettive siano le terre ed innato l'estro contadino. Entrambe, terre ed estro, paiono appartenere di diritto alla famiglia Tedeschi. I loro vini, un per l'altro, una interpretazione intransigente piena di rigore e personalità, suggellata da una manifesta volontà di durare nel tempo, e nel tempo arricchirsi.

Senza dubbio, una delle più belle verticali a cui abbia mai avuto l'onore di partecipare. Senza dubbio, la dimostrazione di come da certi terroir di Valpolicella, da certi vignaioli, da certe uve che di nome fanno ancora corvina, corvinone, rondinella,molinara, rossignola, oseleta, negrara e dindarella ne discendano vini dalla prorompente identità, irriproducibile altrove.

Sono i vini del nostro passato e del nostro futuro, sono gli insegnamenti e gli stimoli della nostra terra, da riservare dritti dritti alla "terza nicchia" dei nostri cuori. A futura memoria.

AMARONE CAPITEL MONTE OLMI

Dall'omonimo, terrazzato, ripido vigneto in Pedemonte, da suoli argillosi rossi e calcarei di origine morenica, dalle pergole trentine, da uve corvina, corvinone e rondinella in larga parte più un saldo di molinara, rossignola, oseleta, negrara,dindarella,croatina e forselina con rese medie di 60 quintali/ettaro, è questo il cru storico per eccellenza della famiglia, le cui uve appassiscono fino alla fine di gennaio in ambienti ad umidità controllata. Seguono la lunga fermentazione post spremitura, poi l'affinamento di 1 anno in barrique e 1 anno in botti di rovere di Slavonia.

Vino di acclarata personalità e stazza, ha più sussurri che grida (pur restando innegabilmente Amarone) perché i contrasti, i chiaroscuri e le mezze tinte sono il suo forte, unite ad una solida compattezza strutturale e ad una proverbiale austerità. Nessuna concessione alla fruttuosità più esasperata o alle smancerie ad effetto. Nessun accomodamento, solo un fare signorile e sicuro di sè. Quasi sempre, annata permettendo, appare orgoglioso nella sua matrice ferrosa e minerale. Il bosco, quello più umido e rigoglioso che c'è, vi respira. Otto le annate presentate in assaggio, per una cavalcata sensoriale appagante e rigeneratrice ad altissima dignità territoriale. Indimenticabili il 1990, 1997, 1999.

Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1986

Ad un rubino/granato profondo ed espressivo fa da sponda un naso boschivo e mascolino di foglie e selva, nudo, affascinante, solo leggermente intaccato da note ossidative. La bocca ti accoglie setosa, laddove piccole spigolature vegetali tendono a renderne più asciutta la trama. Fine però ne ho apprezzato la matrice tannica, e nobile il portamento, per un carattere serioso e voglioso di esserci.

Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1990

Già quel suo colore, così vivido e profondo, naturale e spesso, te lo fa apparire bello fin dal primo sguardo. Il naso, ampiamente caratterizzato, è innervato da sussulti pirici e boschivi, con spezie fini al contorno, di lunga scia. La bocca dolce e salmodiante, irradiante e ben tessuta, dimostra rigore, freschezza e idrocarburi: c'è un'anima terrosa ed artigianale sotto che pulsa, ecco cosa c'é, e una nota mineral sulfurea che la fa volare. Sono classe e sentimento.

Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1995

Il granato è scuro e compatto, sicuro di se e quasi sfrontato a dispetto del tempo. Il suo naso severo, energico, risoluto, lì per lì restio a concedersi con amorevole complicità, rivela un severo profilo boschivo, laddove spezie e note grigliate concorrono al carattere, liquirizia e cioccolato alla scia odorosa. La bocca ha trama serrata, se vuoi più selvatica e cupamente vegetale che non in altre edizioni, ma in lei dimorano tannini di razza, lo senti, e una grande vitalità interiore, che vuole ancora tempo per affacciarsi quieta.

Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1996

Anche qui il granato è molto profondo, pieno, naturale, ed il naso ampio e riflessivo, leggibile e sfumato, con l'immancabile tocco boschivo a commentare la sua identità. La bocca è morbida e viva -frutto e scorza della terra- mentre con l'aria se ne escono note minerali e foglia di thé.......sentimentale ed asciutto si fa il suo finale.

Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1997

Colore perentorio e giovanile, di sicura saldezza e costituzione, vivo, vegeto e stimolante. Naso molto simile al 1996, con quell'umore vegetal-boschivo dichiarato e permeante in prima linea ma qui con un più conclamato impegno del frutto rosso ad emergere. La bocca però, ben oltre il 1996, è carezzevole e strutturata, dinamica e flemmatica. Eh sì, qui siamo di fronte alla quintessenza del Monte Olmi, un cru che rivela di nuovo nel portamento e nella solidità la sua identità, quale intrico fascinoso di introspezioni e chiaroscuri sensoriali, concedendosi in quella emblematica e toccante austerità divenuta oramai la cifra di uno stile.

Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1998

L'unghia ancor rubineggia sul fondo compatto, ma il suo granato mi appare altresì più rilucente rispetto alle "oscurità" dichiaratemi dalle altre versioni recenti in assaggio. Il suo naso, as usual, mi regala un abbraccio di trattenuta dolcezza. La sua bocca invece si fa calda, generosa, dolce, larga nella espansione, più matura del solito nella sensazione del frutto. Note caramellate ne rendono meno fresco l'impianto, ma non perde un grammo della proverbiale prestanza.

Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 1999

Naso solido, ancora in trattenere, pieno di cose buone, lo senti. Una austera presenza che si fa magico ascolto, implosione stimolante e propositiva, sospensione onirica sopra un fondo ferroso, di puro minerale. Il palato è fresco, ordito, teso, diritto, compatto, e sa allungarsi a dismisura nello sviluppo, profilandosi e coinvolgendoti. Un bicchiere dal futuro radioso. In questo bicchiere tutto il rigore del cru, la precisione, l'equilibrio e la razza. Quest'ultima, a ben vedere, da sembrare innata.

Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi 2000

Bella davvero quella traccia ferrosa sulla scia. Il quadro aromatico deve ancora assestarsi e respirare, ma rivela una grande solidità nell'impianto, non c'è che dire, e pure tonicità. La sua bocca è potente, piena, energica, giovane giovane, con un frutto non così in evidenza - come suo costume d'altronde- ma con molto rigore old fashioned da regalare. Ancora una volta flemma, portamento, aristocraticità. Diavolo di un Monte Olmi! Non sarà un Amarone docile e flessuoso, ciarliero ed espansivo, ma invariabilmente sa trasportarti in una dimensione intima talmente evocativa da farsi impossibile la dimenticanza.

AMARONE LA FABRISERIA

Derivato, nelle annate reputate degne, da sole uve corvina, corvinone e rondinella in contributo paritario, per di più cresciute in tre vigneti differenti di tre valli differenti (corvina dalla valle di Marano, rondinella da Negrar e corvinone da Fumane) e lavorate con criteri simili al Monte Olmi, è la prova di forza della cantina. Profondamente amarone, con un ruolo della passitura e della prepotenza fruttata che negli anni si è fatto più dichiarato, è un vino per il quale, con il tempo, si sono andate forse sempre più affinando tecniche di vinificazione ed appassimento moderne, alla ricerca di una qualità tannica e di frutto superiore.

Invece della austerità e del rigore old fashioned del Monte Olmi, di dolcezza sempre così trattenuta, qui hai monumentalità, frutto, ricchezza, tinte forti. Una personalità differente e dirompente, che non passa inosservata. Tanti i pregi. Per quanto mi riguarda, quello di avermi regalato uno dei più bei bicchieri della mia storia consapevole di degustatore errante, figlio legittimo del millesimo1988.

Amarone La Fabriseria 1983

Qui il naso è ampio e rilassato, asciutto, nobilmente evoluto e di fascino raro. Silex, foglie, humus, un filo di dolcezza a sfumare.....La bocca è setosa, dai tannini levigati e belli, rigorosa ed irresistibile nel richiamo profondo che il tempo ha saputo infondergli e al quale tu non sai dire di no.

Amarone La Fabriseria 1988

Profondo, pieno, monumentale, pirico, sentimentale, voluttuoso, terroso, potente, da inchiodare all'ascolto senza soluzioni di continuità.... bocca ricca ed aristocratica, che si protende ed allunga fin dove profondità e rigore non sentono più ragionamenti di sorta, solo intuitiva emozione. Vino edenico, da annoverare tra gli unici. Si potrà dire perfetto?

Amarone La Fabriseria 1995

E' un naso rigoglioso e fruttato questo, con note di tisana sulla scia. Con l'aria l'amalgama si perfeziona secondo evoluzioni di pirite e liquirizia, per un quadro aromatico molto personale e penetrante. Al palato severità e frutto creano un efficace contrasto al fine di donargli un carattere austero, orgoglioso, non così colloquiale ne accondiscendente ma di piena dignità territoriale. Grande la stazza, così come evidente la gioventù.

Amarone La Fabriseria 1997

Qui la connotazione del frutto si fa esuberante in quel naso concentrato, conservando invero senso e precisione. Note minerali e balsamiche corroborano la sensazione di maturità che non lesina. Bocca ultra potente, quasi irruenta, con stimoli di frutta macerata, e foglie, e tisane........l'equilibrio non è il suo forte ma l'energia motrice è quella di un vino autentico, che pare da questa annata destinato alla ricerca di un'anima più viscerale e spinta dello stile amarone, meno in chiaroscuro che non nei fratelli maggiori.

Amarone La Fabriseria 1998

Naso poliedrico, personale e ricco, che non lesina la passitura e che ricalca in buona parte lo stile del 1997, al quale manca soltanto la più pura delle distensioni, dovendo scontare un rovere aggressivo, in odor di mogano. La sua è una bocca dolce e morbida, molto amarone, di ottima finezza ma con qualche surplus in dolcezza. Certo fine l'estrazione tannica, per un Fabriseria di eccelsa materia prima, che sta attraversando forse una fase di leggera involuzione come solo i vini di carattere possono permettersi, per ritornare sicuro a veleggiare armonico - basta aspettare- sulle rotte di una più matura e dichiarata complessità. A supporto della tesi non solo l'intima consistenza del bicchiere di oggi, ma anche il ricordo di un assaggio meno recente ( circa tre anni orsono), lui così giovane, dal quale letteralmente ho respirato bellezza.

RECIOTO DELLA VALPOLICELLA CAPITEL MONTE FONTANA

Dal cuore della Valpolicella classica di Pedemonte, dal singolo ettaro di vigna chiamato Monte Fontana coltivato a pergoletta trentina, ecco il fascinoso rosso Recioto. Derivato in larga parte da uve corvina, corvinone e rondinella più un saldo di molinara, rossignola, oseleta, negrara e dindarella, lasciate appassite in camere ad umidità controllata poi fermentate fino al blocco spontaneo, segue un affinamento di due anni in tonneaux di rovere francese prima dell'imbottigliamento.

La fantastica degustazione, a cavallo tra vari decenni, ha dimostrato la statura di questo rosso dolce, capace di rivelarsi unico nel panorama mondiale. In lui quel meraviglioso intrico di sensazioni contrastanti, tra sapidità e dolcezza, forza tannica ed alcool, acidità e morbidezza che ne rappresentano la cifra e la singolarità sensoriale. In particolare, nel Monte Fontana, una personalità mai sfrontata ne sdolcinata bensì seriosa, di spalla diritta, pensierosa, flemmatica,evocativa, sorretta immancabilmente da una vibratile tensione interna e da una solidità strutturale superiore. Una compagnia amica che inanella in questa verticale una serie di risultati felicissimi, facendosi quasi inenarrabile nel "ragazzino" 1976.

Recioto della Valpolicella Capitel Monte Fontana 1976

Il naso è terroso, balsamico, vivo, di fruttuosità impressionante e profonda intimità. E' una dolcezza trattenuta la sua, irresistibile, traditrice, mentre l'afflato tannico, compiuto e freschissimo, sta lì a contrastare e rilanciare la beva. E' questo un vino magico e circuitore, che con naturalezza - manco te ne accorgi- riesce a commuoverti.

Recioto della Valpolicella Capitel Monte Fontana 1988

Naso pensieroso, umorale, lento, che vuole aria e tempo per rilassarsi ed offrirti così quel substrato di profonda quanto discreta fruttuosità su evidenze vegetali chinate e speziate. In bocca rivela appieno le sue insegne, nel nome di un felice contrasto dolce-sapido che si risolve in un finale slanciato, di grande finezza tannica.

Recioto Capitel Monte Fontana 1990

Naso di grande intensità, ampio, artigiano, non finissimo ma vivido e presente. In bocca un autentico timbro sapido troneggia, a bilanciare il frutto flemmatico che lo innerva e a indirizzare la beva nel segno del contrasto e del dinamismo, beva peraltro suggellata da un finale irradiante.

Recioto della Valpolicella Capitel Monte Fontana 1995

Colore e naso sono un tutt'uno, se ti riferisci alla profondità. Grande concentrazione e vigore, e fascino indiscreto di terra e pirite. In lui tessitura delle feste, equilibrio, ricchezza estrattiva ma nessun velleitarismo fine a se stesso. Solo succo naturale, scorza della terra e sensibilità. La beva si fa trascinante, laddove più dolce del solito ho la matrice zuccherina del frutto suo passito.

Recioto della Valpolicella Capitel Monte Fontana 1998

Naso caldo e spinto sulle rotte del frutto. La dolcezza, con i rivoli vinosi e la violetta, si esprime secondo trame larghe e calorose, meno fresche e progressive che non nel 1995. Bocca morbida e carezzevole, intuitivamente amica, che ti riserva un insieme armonico e comunicativo, senza di contro lo spolvero di quella tonicità e di quella tensione tipiche del grande millesimo.

Recioto della Valpolicella Capitel Monte Fontana 1999

Naso dall'accento ancor vinoso, compatto, denso, materico. Grande trama di bocca, non finissima ma progressiva, di peso e sostanza, che sfuma in una setosità tattile di carnale attrazione.....

Recioto della Valpolicella Capitel Monte Fontana 2000

Nel mio bicchiere il nero è il colore dominante.I profumi, ancora da svilupparsi ed esplodere appieno, rivelano una finezza indiscutibile, il timbro del sottobosco più puro che c'è e scie bucciose in lontananza. La bocca è tesa, scalpitante, vivida, compatta, nobile, sapida, risolta nel segno di una seducente quanto trattenuta dolcezza, che ormai - lo avrete capito - è il suo nome.

Assaggi effettuati in azienda nella tarda estate del 2004

3 gennaio 2005

 

  

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