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Le ragioni del tempo. Granbussia in verticale.
La classicitą nel sangiovese. Verticale di Fontalloro
Le trentuno vendemmie di Stefano Farkas Verticale di San Martino
Le vibrazioni, ovvero la Valpolicella secondo i F.lli Tedeschi

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Meloni Vini, Sardegna in grande

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Le trentuno vendemmie di Stefano Farkas. Verticale di San Martino

di Riccardo Farchioni

La Strada Provinciale 92, da San Casciano in Val di Pesa attraversa suggestiva la campagna e a tratti si immerge nei boschi. Corre più o meno a metà strada tra i torrenti Pesa e Greve, e passando da Mercatale punta dritto verso Panzano in Chianti. Giunta quasi a destinazione, attraversa la “Conca d’oro”, territorio fra i più magici della Toscana vitivinicola, e si ramifica raggiungendo alcuni dei gioielli più preziosi del Chianti Classico: uno di questi è Villa Cafaggio.

Villa Cafaggio deriva il suo nome da quando all’epoca longobarda “cahago”, significava “campo recintato, coltivato” e fu sede di produzione di olio e vino fin dal XIV secolo, “a cura” dei monaci benedettini di Siena. Nel 1967 la famiglia Farkas acquistò la tenuta, e iniziò un’opera di “ristrutturazione” proprio dal vigneto San Martino, che dà il nome al sangiovese di punta aziendale. Stefano Farkas, allora giovanissimo, è arrivato oggi alla sua trentunesima vendemmia, con un grosso sforzo di rinnovamento dei vigneti (densità dai 5100 ai 7150 piante per ettaro) che ha interessato, gradualmente, 35 ettari per una piena produzione che arriverà nel 2007.

Il San Martino, come molti vini che vantano ormai una storia significativa, è da una parte fortemente marcato dal territorio di produzione; dall’altra risente delle evoluzioni del modo di vedere il vino nel corso del tempo. Il punto di svolta significativo in questo senso è stato l’arrivo in azienda nel 1998 di Stefano Chioccioli, uno degli enologi più "di grido" attualmente sulla piazza. Il che ha significato, in vigna, una spinta più decisa verso le alte (anche se non esasperate) densità, e d'altro canto l’introduzione in cantina di procedure quali la microossigenazione, al fine di raggiungere un maggiore ammorbidimento dei tannini.

Dalla verticale che segue, pare in effetti di osservare come il San Martino abbia visto innestare sul suo carattere di sangiovese chiantigiano di grande razza e stoffa, quel plus di concentrazione e grintosa decisione dei toni che costituiscono la "griffe" dell'enologo toscano.


San Martino 1993 (13%)

Lo spettro olfattivo è incentrato su toni di frutta confetturata e sotto spirito, in particolare su sensazioni di prugna, note calde e dominanti di ciliegia dolce. Il quadro che ne risulta è di bella piacevolezza, intenso e persistente; con l’ossigenazione nel bicchiere si conferma pulito e va arricchendosi di nobili note evolutive che ricordano le foglie morte. L’entrata in bocca è decisa, scattante, coerente con il naso, di una bella grinta che non si smorza, spalleggiata da una buona ampiezza.

San Martino 1994 (13%)

Naso sottile, poco espansivo, caratterizzato da una frutta confetturata e screziato da note metalliche, che, con l’ossigenazione, rendono gradualmente l’olfatto poco accattivante. Va meglio al palato, dove il vino è sufficientemente rotondo e levigato, dalla lenta e tranquilla progressione; sconta però, nella proposizione aromatica, una dolcezza poco variata nei toni.

San Martino 1995 (13%)

Elegantissimo, quasi austero in un naso nel quale si scorgono solo accennate “tracce” di evoluzione; inizialmente esprime una frutta nera profonda, poi si apre su “colori” più rossi (anche speziati) in modo assai limpido. Ancora bello, elegante e progressivo e dalla trama fine al palato, non privo di una dolcezza di fondo. Finale dal tannino dolcissimo e di bella persistenza. Bel vino, ancora un bel 1995.

San Martino1996 (13%)

Naso inizialmente piuttosto chiuso e da ascoltare con attenzione, privo di grandi ampiezze, nel quale però si scorge un frutto rosso vivo, levigato ed elegante. Si apre pian piano nel bicchiere, aggiungendo note minerali a rendere il quadro più complesso. Buon impatto in bocca, dove è deciso e di densità non trascurabile, e mostra una delicata trama fruttata. Quello che manca sono maggiori dinamismo e progressione, in un vino che rimane un pochino sospeso e mostra qualche ridondanza legnosa.

San Martino 1997 (14%)

Il colore è cupo, compatto ed intenso; l’olfatto esprime sensazioni profonde ed eleganti di frutta nera matura e prugna cotta. Al palato il vino parte fresco e scattante, si mantiene fragrante senza pesantezze, ed evidenziando quale maggior dote probabilmente il saper coniugare dolcezza e morbidezza a levità e finezza della trama. Tannini rotondi e dolci.

San Martino 1998 (13.5%)

Cambio di carattere in corrispondenza di questo 1998: impronta del legno piuttosto evidente, quadro olfattivo improntato sulle sensazioni di inchiostro, goudron e liquirizia, ad affiancarsi ad un bel contenuto, elegante e concentrato, di frutta nera e, con l’ossigenazione, di cioccolata e caffè. In bocca una buona freschezza riesce a limitare una certa tendenza all’opulenza, e avviandosi verso il finale la beva ribadisce una certa influenza del rovere.

San Martino 1999 (13.5%)

Molto elegante con le sue note laccate e cosmetiche, di erbe aromatiche e chiodo di garofano, affiancate da qualche tono acre; il quadro olfattivo tratteggiato è complessivamente di bella profondità. L'attacco in bocca accenna qualche tono vegetale, ma poi viene messa in campo tanta materia, proposta con grande concentrazione e resa dinamica da un buon nervosismo di beva. Sensazioni balsamiche e mentolate aggiungono complessità, e il lungo finale, segnato da una certa marcatura del rovere, ha un tannino grintoso e serrato.

San Martino 2000 (14%)

Naso intenso ed ampio, quasi esplosivo, incentrato su eleganti note floreali ma anche un apporto del rovere che si traduce in sensazioni di marzapane e lacca. La bocca è piena, cremosa, concentrata e polposa, e presenta molti spunti da vino “mediterraneo” anche con l’ossigenazione cambia un po’ nel bicchiere facendo emergere poco coerenti note di lampone. Finale dal tannino un tantino sgranato.

San Martino 2001 (15%)

L’impianto olfattivo è elegante, con un contenuto di frutta che riesce bene a farsi largo tra le sensazioni laccate e di inchiostro. La bocca è spessa e cremosa, concentrata, ma anche dinamica e dalla grande progressione, che restituisce l’impressione di un vino di grande impatto, e dal finale segnato da tannini dolci e finissimi.

Degustati in azienda il 22 novembre 2004

In collaborazione con la rivista Gola Gioconda

30 gennaio 2005

 

  

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