En passant

 
 

Con questo assaggio di vecchio bianco francese inauguriamo una nuova rubrica, dedicata a quei vini che abbiamo avuto modo di degustare senza premeditazione. Non compariranno quindi in queste pagine impressioni sistematiche a cadenze stabilite, ma il risultato di incontri occasionali meritevoli di memoria.

Le occasioni
còlte

Vallée d'Aoste DOC Chambave Muscat 2000 - La Crotta de Vegneron


A. A. Kerner 2000 - Manfred Nossing

Soave Classico Superiore DOC Vigna Ronchetto 2000 - A. A. Umberto Portinari
Morellino di Scansano 2000 - Mantellassi

Malvasia dolce Le Rane 2000 - Luretta

Trentino DOC Marzemino 2000 - Letrari

Antas 1999 - Vigneti Mauritania

Ode al greco maceratino

Barbaresco 1997 - Punset

No Turriga? No party!

Gavi 2000 - Montobbio

Però, 'sti Montepulciano...

Sauvignon Blanc 1998 di Mount Nelson
Esprit de finesse...

Montagny Premier Cru

Chi non ha nella sua cantinetta qualche bottiglia ormai passatella, ultima testimonianza di un bel viaggio o ricordo di una qualche occasione, che sopravvive grazie all'incertezza che ci coglie ogniqualvolta la vorremmo aprire: "tenerla per ricordo o stapparla col rischio di ritrovarci con la bottiglia vuota e un vino ormai partito?" A questi indecisi, e quindi anche e me stesso, consiglio vivamente la seconda soluzione, intanto perché per il ricordo basterà conservare la bottiglia, o l'etichetta, e poi perché è sempre una bella esperienza conoscere l'evoluzione di un vino, nel bene e nel male. Ecco così che all'ultimo campione di Montagny 1er Cru 1990, acquistato dal produttore Guy Pierre in quel di Borgogna oltre otto anni fa, fu tirato il collo. Undici anni non sono pochi per un bianco, anche se la longevità dei francesi rispetto ai nostri bianchi è ormai luogo comune, e così curiosità e timori accompagnavano lo sbicchieramento, avvenuto in casa di amici. Il colore, paglierino intenso, pur accennando a una lieve ossidazione non prometteva male, ma ancor di più fugava i timori l'inaspettata freschezza degli aromi. I toni varietali dello Chardonnay esalavano dal bicchiere con assoluta eleganza e pulizia, miscelati a tenui sentori di pasticceria. Un po' diversa la storia all'assaggio, che altrimenti questo vino ci avrebbe proprio meravigliato; dopo un attacco piacevole e teso si notava un certo calo, pur restando discreto il corpo e gustoso il ritorno acido nel finale. Calo notevole proprio per quanto riguardava il frutto, ossia in aromi e sapidità, pur essendo sempre percepibili eleganti sentori di nocciola, spunti agrumosi e minerali.

La bottiglia è ora in attesa, le toglieremo l'etichetta, per perpetuare il ricordo sia del viaggio sia di un buon vino, non esaltante, ma sicuramente grande esempio di un'evoluzione che ha mantenuto una assoluta integrità del prodotto.

Luca Bonci
29 agosto 2001

 

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