Le occasioni
còlte

Vallée d'Aoste DOC Chambave Muscat 2000 - La Crotta de Vegneron


A. A. Kerner 2000 - Manfred Nossing

Soave Classico Superiore DOC Vigna Ronchetto 2000 - A. A. Umberto Portinari
Morellino di Scansano 2000 - Mantellassi

Malvasia dolce Le Rane 2000 - Luretta

Trentino DOC Marzemino 2000 - Letrari

Antas 1999 - Vigneti Mauritania

Ode al greco maceratino

Barbaresco 1997 - Punset

No Turriga? No party!

Gavi 2000 - Montobbio

Però, 'sti Montepulciano...

Sauvignon Blanc 1998 di Mount Nelson
Esprit de finesse...

Montagny Premier Cru

 


No Turriga? No party!

Sabato sera, c’è una festa a casa di un’amica. Per stare insieme divertendosi un po’, niente di enogastronomicamente impegnativo, e il nostro piccolo contributo è un Moscato d’Asti di Poderi Marcarini. Quando arriviamo la casa è già riempita dagli ospiti che si sono più o meno ripartiti a seconda delle inclinazioni: da una parte si balla, in un’altra si conversa... ci sono un po’ di bottiglie aperte, spumanti, un Refosco fresco ed interessante.

Noi siamo un po’ incerti, passiamo da un posto all’altro, c’è gente simpatica sia di qua che di là. Ad un certo punto, ripassando ancora una volta per l’ingresso della casa, un’apparizione: sopra un mobile piuttosto alto sono comparse, si sono come materializzate due bottiglie, identiche, messe in piedi una a fianco all’altra. Sopra l’etichetta c’è scritto: Turriga 1997. Turriga 1997?!

Per chi non lo sapesse, il Turriga (Isola dei Nuraghi IGT) è un grande vino italiano, uvaggio di cannonau, carignano, bovale e malvasia nera, prodotto dall’azienda sarda Argiolas, un vino nato sotto la supervisione di Giacomo Tachis. Nell’etichetta è riprodotta una scultura antropomorfa, "La Grande Madre", conservata nel museo archeologico di Cagliari. Noi, dubbiosi e un tantino inquieti, lì davanti siamo raggiunti per qualche istante da strani pensieri: quelle due bottiglie sono venute da sole, si sono materializzate per davvero, sono state inviate da qualche civiltà superiore che le ha messe lì per mandare un segnale, o magari sono arrivate da un’altra epoca...

Mosse le opportune leve, un esemplare di quel Turriga 1997 arriva fino a noi: colore rubino cupo, denso. Profumi intensi, ampii, che vengono su a folate, di frutta rossa matura e prugna di bella maturità; percepiamo poi evidente l’impronta del rovere ancora da assorbire, che si esprime attraverso decise note di tabacco. In bocca è denso, scorrevole, di corpo pieno, e aromaticamente prorompente, coerente con il naso, vivo dall’inizio alla fine.

Ma siccome piacere chiama piacere, eccoci continuare con il Montevetrano 1996, taglio di cabernet, merlot con una piccola percentuale di aglianico, prodotto dall’omonima azienda in provincia di Salerno. Di colore rubino cupo e molto fitto con unghia leggermente decolorata, si mostra all'inizio piuttosto reticente, ed ha bisogno di un certo tempo per "distendersi".

L’impianto centrale dell’olfatto, comunque piuttosto compresso e non troppo aperto, è improntato sulla frutta nera matura, anzi diremmo con qualche cenno di surmaturazione. Ascoltato attentamente, è di bella complessità e restituisce rimandi variati e sempre nuovi: goudron, terra bagnata, leggera liquirizia. Molto diverso un bocca, più scattante, fresco, con una buona partenza, una tenuta di bocca fatta di mirtilli, ribes, cassis, il tutto nell'ambito di una bella bevibilità ed estroversione di stampo opposto al naso serioso e reticente sentito prima. Ma quello che rimane più impresso è un finale strepitoso che sorprende e fulmina per ampiezza e intensità. Dopo, a lungo, in bocca rimane un’eco di susina fresca.

Riccardo Farchioni
(2/2/2002)

   

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