Che cos'è Vinitaly?
 
 
Presente e futuro del Sangiovese

Quattro passi tra i tre bicchieri 
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Che cos'è Vinitaly?

Sembrerà strana la decisione di scrivere questo articolo quando Vinitaly 2000 si è appena conclusa. Lo facciamo lo stesso perché, essendo appena tornati, abbiamo vive nella mente le immagini e le sensazioni di questa imponente e un po' stralunata manifestazione, e quindi ci sembra il momento migliore per farne una descrizione più fedele e spontanea possibile, augurandoci che possa far venire la voglia a qualche nostro lettore di partecipare l'anno prossimo.

Premesse

La prima cosa da sapere è che la manifestazione si tiene a Verona e che dura cinque giorni, da un giovedì ad un lunedì, dalle 9 alle 19.30; per l'anno prossimo, l'appuntamento è dal 5 al 9 Aprile. I giorni migliori per andare sono i primi due, perché gli espositori (per i quali la manifestazione è molto pesante) sono più freschi; il sabato e la domenica c'è un grande affollamento, e il lunedì, ormai esausti, i rappresentanti delle aziende tendono a scappare il più presto possibile.

Il prezzo d'ingresso fino all'anno scorso era di trentamila lire, quest'anno è stato di cinquantamila. Tuttavia, si trovano persone che sin dai parcheggi offrono biglietti a prezzi ribassati (quest'anno si arrivava a trentamila lire). In realtà non sono proprio biglietti, ma inviti che l'organizzazione manda ad aziende, enoteche, e che finiscono in questo strano "circuito" alimentando un commercio che non rende merito alla professionalità dell'organizzazione, e tanto meno agli operatori che questi inviti forniscono a tali canali illegali. A questo punto ci si mette in fila per cambiare in biglietti questi inviti o, naturalmente, per comprare biglietti "veri". Una lunga fila che fin dai primi giorni è indice del successo della manifestazione.

Cosa si vede quando si entra?

Quello che si presenta davanti agli occhi è una sorta di piccolo quartiere dove le case, o meglio i palazzi (che poi sono i padiglioni) ospitano i vini delle regioni italiane. Subito a destra si erge dunque il palazzo "Vini di Sicilia"; poco più in la "I vini dell'Emilia Romagna" e, sullo stesso lato, quelli del Trentino. Se invece si guarda a sinistra c'è il palazzo gigantesco dei "Vini veneti DOC". Più in là ci soni i Vini dell'Umbria, della Sardegna, della Puglia, dell'Abruzzo, e così via. I padiglioni 37 e 38 corrispondono alla Toscana e al Piemonte; sono separati da un breve setto, e questo fa sì che con un niente si possa passare da uno all'altro degli "universi paralleli" dell'enologia italiana.

Ed è molto divertente fermarsi a guardare le "strade" di questo quartiere: sono percorse a ritmo frenetico da persone che vanno da un padiglione all'altro parlando e spesso ridendo fra di loro; dialetti e lingue si sovrappongono e si mescolano; si vedono volti semplici e vestiti formali, ragazze appariscenti in vestiti ancora più appariscenti. Ogni tanto delegazioni in costume delle varie regioni organizzano piccoli spettacoli estemporanei, osservati fra il sorpreso e il divertito dalle persone che stanno discutendo di vitigni o di esportazioni, o che si riposano prendendo un po' d'aria.

I padiglioni

Ma la vera vita di Vinitaly si svolge dentro i padiglioni, che contengono gli stand delle aziende. Questi possono essere ambienti semplici o veri e propri salotti, anche nell'arredamento. In Piemonte (dove la viticultura è distribuita fra una miriade di piccole aziende spesso a gestione familiare) c'è in genere un'atmosfera molto casalinga, fatta di stand non troppo imponenti, dove non di rado è presente tutta la famiglia, con la spontaneità dei modi che si può immaginare. Particolarmente piacevole è il "Punto Langa", dove sembra di antrare in un caffè sui cui i tavolini vi aspettano gli espositori con le loro schiere di Dolcetti, Barbere, Baroli e Barbareschi.

Le aziende più importanti (specie in Toscana e nel Centro-Sud) hanno delle "dependance" ben protette dove si scorgono i proprietari o direttori generali definire le loro strategie al riparo da ogni disturbo, incontrando i grandi importatori, distributori, e lasciando al personale l'incontro con il pubblico. Lo stand di Gaja è un bunker inaccessibile, quello di Antinori sembra un palazzo splendente. I nuovi astri dell'enologia italiana non sono da meno; per esempio quest'anno lo stand di Caprai (produttore di un ormai leggendario Sagrantino di Montefalco) aveva un arredamento modernista, dagli interni blu scuro che rendevano l'atmosfera alquanto "lunare" e con le bellissime hostess che ricordavano Monica Bellucci (umbra anche lei). 
È tipica la gentilezza delle aziende dell'Alto Adige con il loro italiano talvolta un po' stentato; nel Sud si può incontrare una grande timidezza come la spigolosità di chi, in un panorama fino a poco tempo fa depresso, è diventato una star del vino. È come un'Italia in miniatura: passando da un padiglione all'altro, quindi da una regione all'altra, le fisionomie, le atmosfere, gli stili, i modi di vestire e di parlare cambiano improvvisamente, i capelli e gli occhi cambiano colore. 

Conclusioni

Per concludere, che cosa ci sentiamo di consigliare a quelli che l'anno prossimo vorranno andare a Vinitaly? Può essere utile chiedersi se c'è qualcosa che interessa particolarmente, e magari farsi un piccolo piano, magari mirato verso un vitigno, un vino, una o più zone d'Italia, perché il tempo è sempre crudelmente poco per quello che si vorrebbe fare. Oppure, ed è la cosa più rilassante, passeggiare fra gli stand lasciandosi guidare dal caso e dall'istinto.
Ma, al di là di questo, l'invito che facciamo è di avvicinarsi agli stand senza timidezze, anche in quelli che per la loro grandiosità intimidiscono, perché si verrà accolti bene pressoché sempre. E, soprattutto di non aver timore di esprimere le proprie curiosità, perché i produttori sono sempre pronti a dare delle spiegazioni sul proprio lavoro.

E alla fine, se si parteciperà più volte a Vinitaly, si avrà voglia di tornare, più che per assaggiare questo o quel vino, per rivivere l'atmosfera che abbiamo cercato di descrivere.
 

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