![]() |
|
![]() |
Quattro passi tra i tre bicchieri Un pomeriggio a Riecine, ricordando John Dunkley Viaggio degustativo nella Borgogna: Introduzione, Le degustazioni Mario Soldati: un precursore Vinitaly '99 I vini del millennio L'AcquaBuona: l'editoriale di fondazione. |
Che
cos'è Vinitaly?
Sembrerà strana la decisione di scrivere questo articolo quando Vinitaly 2000 si è appena conclusa. Lo facciamo lo stesso perché, essendo appena tornati, abbiamo vive nella mente le immagini e le sensazioni di questa imponente e un po' stralunata manifestazione, e quindi ci sembra il momento migliore per farne una descrizione più fedele e spontanea possibile, augurandoci che possa far venire la voglia a qualche nostro lettore di partecipare l'anno prossimo. Premesse La prima cosa da sapere è che la manifestazione si tiene a Verona e che dura cinque giorni, da un giovedì ad un lunedì, dalle 9 alle 19.30; per l'anno prossimo, l'appuntamento è dal 5 al 9 Aprile. I giorni migliori per andare sono i primi due, perché gli espositori (per i quali la manifestazione è molto pesante) sono più freschi; il sabato e la domenica c'è un grande affollamento, e il lunedì, ormai esausti, i rappresentanti delle aziende tendono a scappare il più presto possibile. Il prezzo d'ingresso fino all'anno scorso era di trentamila lire, quest'anno è stato di cinquantamila. Tuttavia, si trovano persone che sin dai parcheggi offrono biglietti a prezzi ribassati (quest'anno si arrivava a trentamila lire). In realtà non sono proprio biglietti, ma inviti che l'organizzazione manda ad aziende, enoteche, e che finiscono in questo strano "circuito" alimentando un commercio che non rende merito alla professionalità dell'organizzazione, e tanto meno agli operatori che questi inviti forniscono a tali canali illegali. A questo punto ci si mette in fila per cambiare in biglietti questi inviti o, naturalmente, per comprare biglietti "veri". Una lunga fila che fin dai primi giorni è indice del successo della manifestazione. Cosa si vede quando si entra? Quello che si presenta davanti agli occhi è una sorta di piccolo quartiere dove le case, o meglio i palazzi (che poi sono i padiglioni) ospitano i vini delle regioni italiane. Subito a destra si erge dunque il palazzo "Vini di Sicilia"; poco più in la "I vini dell'Emilia Romagna" e, sullo stesso lato, quelli del Trentino. Se invece si guarda a sinistra c'è il palazzo gigantesco dei "Vini veneti DOC". Più in là ci soni i Vini dell'Umbria, della Sardegna, della Puglia, dell'Abruzzo, e così via. I padiglioni 37 e 38 corrispondono alla Toscana e al Piemonte; sono separati da un breve setto, e questo fa sì che con un niente si possa passare da uno all'altro degli "universi paralleli" dell'enologia italiana. Ed è molto divertente fermarsi a guardare le "strade" di questo quartiere: sono percorse a ritmo frenetico da persone che vanno da un padiglione all'altro parlando e spesso ridendo fra di loro; dialetti e lingue si sovrappongono e si mescolano; si vedono volti semplici e vestiti formali, ragazze appariscenti in vestiti ancora più appariscenti. Ogni tanto delegazioni in costume delle varie regioni organizzano piccoli spettacoli estemporanei, osservati fra il sorpreso e il divertito dalle persone che stanno discutendo di vitigni o di esportazioni, o che si riposano prendendo un po' d'aria. I padiglioni Ma la vera vita di Vinitaly si svolge dentro i padiglioni, che contengono gli stand delle aziende. Questi possono essere ambienti semplici o veri e propri salotti, anche nell'arredamento. In Piemonte (dove la viticultura è distribuita fra una miriade di piccole aziende spesso a gestione familiare) c'è in genere un'atmosfera molto casalinga, fatta di stand non troppo imponenti, dove non di rado è presente tutta la famiglia, con la spontaneità dei modi che si può immaginare. Particolarmente piacevole è il "Punto Langa", dove sembra di antrare in un caffè sui cui i tavolini vi aspettano gli espositori con le loro schiere di Dolcetti, Barbere, Baroli e Barbareschi. Le aziende più importanti
(specie in Toscana e nel Centro-Sud) hanno delle "dependance" ben protette
dove si scorgono i proprietari o direttori generali definire le loro strategie
al riparo da ogni disturbo, incontrando i grandi importatori, distributori,
e lasciando al personale l'incontro con il pubblico. Lo stand di Gaja è
un bunker inaccessibile, quello di Antinori sembra un palazzo splendente.
I nuovi astri dell'enologia italiana non sono da meno; per esempio quest'anno
lo stand di Caprai (produttore di un ormai leggendario Sagrantino di Montefalco)
aveva un arredamento modernista, dagli interni blu scuro che rendevano
l'atmosfera alquanto "lunare" e con le bellissime hostess che ricordavano
Monica Bellucci (umbra anche lei).
Conclusioni Per concludere, che cosa ci sentiamo
di consigliare a quelli che l'anno prossimo vorranno andare a Vinitaly?
Può essere utile chiedersi se c'è qualcosa che interessa
particolarmente, e magari farsi un piccolo piano, magari mirato verso un
vitigno, un vino, una o più zone d'Italia, perché il tempo
è sempre crudelmente poco per quello che si vorrebbe fare. Oppure,
ed è la cosa più rilassante, passeggiare fra gli stand lasciandosi
guidare dal caso e dall'istinto.
E alla fine, se si parteciperà
più volte a Vinitaly, si avrà voglia di tornare, più
che per assaggiare questo o quel vino, per rivivere l'atmosfera che abbiamo
cercato di descrivere.
|
| Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo |