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I titoli
Una Barbera che punta all' eccellenza. Il "Quorum ' 98" si annuncia come un grande vino, niente a che vedere con quello dell' annata precedente. Luigi Veronelli Va scritto la Barbera o il Barbera? Partecipai - contro ogni voglia, ultimi di ottobre, sala della Residenza alla Scala, sulla piazzetta milanese, a me cara, per il Manzoni e per il B oeucc - alla presentazione del Quorum 1998, una Barbera, con il proposito del meglio, prodotta assieme da cinque aziende - Braida, Chiarlo, Coppo, Prunotto e Vietti - già famose per le Barbera aziendali. Quando ero stato avvertito del progetto, mi av eva invaso la rabbia. Era contro, sì contro, ogni mio enoteismo. Il Quorum 1997 - banale - mi aveva dato ragione. In sede di dibattito per l' esordio dell' annata 1998 feci un affettuoso rimprovero a Riccardo Cotarella, enologo e verificatore. "Ricca rdo, dì te ne prego la Barbera e non il Barbera". Mi rispose: "Hai ragione, la Barbera, ma per me è difficile. Il vino è così maschio". Mi sarebbe stato facile citargli Giovanni Pascoli: "Serba la tua purpurea Barbera / per quando un giorno non lonta no / tutto ravvolto nella tua bandiera / torni a Galliano". Ma ho preferito fermarmi lì, per non cadere (anch' io) nella retorica. I miei contadini d' antan duri, lividi, con le toppe al culo, umiliati, dicevano al loro vino appena pronto - a bassa v oce, come fosse una ragazza in fiore - "la Barbera". Con la stessa emozione del "Ti amo". Proprio per ciò s' ha da dire la Barbera, secondo l' usanza paesana. I piemontesi, fatta esclusione di qualche sbandato - contro ogni altra ragione: mascolinità , forza, energia, vigore, robustezza, fermezza, dominio di sé, profondità, autorevolezza - dicono "la Barbera". Il Quorum assaggiato quella sera mi sembrò grande. Ma prima di descriverlo Nome e Cognome e tutte le mie altre strogolature, debbo entrarc i in confidenza, ancora non ci sono. Ti porto allora per amore barberoso a Canale d' Alba nei cosiddetti Roeri. Hanno la mia preferenza - maschi, forti, gagliardi, generosi, continua continua - il Bric Loira della Cascina Chicco, il Bric Marun di Mat teo Coreggia e il Brame di Antonio Deltetto. Moltiplicherà le proposte di Barbera, sia dei Roeri, zona in cui ci troviamo, sia d' ogni altra, piemontese e no, Davide Palluda, patron del ristorante "All' enoteca" (via Roma, 57; tel. 0173/95857; chiuso : mercoledì e giovedì a mezzogiorno). Mi dicono che tra le sue bottiglie sia nascosta anche l' araba fenice, Barbera di Linero, cru ora in gerbido (del generale Tognoni in Castelnuovo Magra, La Spezia). Non bastasse, Davide e la moglie Ivana meritano affetto per la cucina e Canale d' Alba per i suoi giacimenti gastronomici, degni di denominazione comunale: i tartufi, le pesche, il prosciutto al forno, il pan nocciola, le duchesse, il miele del Roero e la cugnà. (Il Corriere della Sera, 21/1/2001) Il Montepulciano che stregò Bush di TIZIANA CAPOCASA (Il Messaggero, 26/1/2001) Entro marzo le superfici vitate C'è tempo fino al 31 marzo per presentare le dichiarazioni aziendali delle superfici vitate, necessarie per la costituzione dello schedario viticolo nazionale disposto dall'Unione Europea nel quadro della nuova Ocm Vino. Ogni proprietario o conduttore di superfici vitate deve quindi indicare la consistenza dei propri vigneti e le caratteristiche strutturali e agronomiche delle aree coltivate a vigneto. (La Nazione, 26/1/2001) A Monte Dago. Antinori, un agricoltore speciale. Incontro del marchese con gli studenti dell’Università di agraria ANCONA - "Con quasi duemila ettari di
vigneto mi sento molto agricoltore". Risponde con un pizzico di civetteria
toscana Piero Antinori, a chi gli chiede se si senta più industriale
del vino o contadino. Il personaggio - giunto alla ribalta della cronaca
per aver conquistato a dicembre il primo posto nella classifica della
rivista statunitense "Wine spectator" con il suo grande rosso Solaia del
’97 - è stato ospite della facoltà di Agraria dell’Università
di Ancona per un incontro che si è svolto all’aula magna Bartola
al polo didattico di Monte Dago. (Il Messaggero, 26/1/2001) "Una moratoria per il vino biotech". Pecoraro Scanio: servono almeno sette anni di studi per essere certi di non fare danni di ANTONIO CIANCIULLO ROMA - "I Verdi per anni sono stati ascoltati troppo poco sulle questioni legate all'alimentazione e all'ambiente. Dopo tutto quello che è successo e che sta succedendo bisogna che almeno sul transgenico ci si muova con la massima precauzione". Con queste parole, pronunciate in un incontro con il ministro delle Politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio e il presidente dei Verdi Grazia Francescato, il capo del governo ha dato il via libera alla linea ambientalista sul vino. Durante il vertice dei ministri europei di lunedì l'Italia si batterà per la moratoria di sette anni sui vitigni transgenici. "La nostra non è una posizione basata su preconcetti", chiarisce Pecoraro Scanio. "Abbiamo sentito il parere di tre luminari del settore: il professor Séralini, presidente del Consiglio scientifico dell'università di Caen, il professor Jean Boyazoglu, presidente del Comitato scientifico dop della Ue, e il professor Paolo Sequi, direttore dell'Istituto nazionale delle piante. Ci hanno spiegato che per essere certi di non fare danni occorrono almeno sette anni di ricerca. Vogliamo prima studiare e poi scegliere le innovazioni giuste o dobbiamo fare il bis di Mucca pazza?" Sulla linea della cautela si è schierato anche Georges Dutrec- Rosset, direttore dell'Ufficio internazionale della vigna e del vino che parla di "rischio incalcolabile" a cui verrebbero esposti i produttori europei se i vini transgenici venissero rifiutati dai consumatori. Opposto il parere di Leonardo Vingiani direttore di Assobiotech: "Ci sono già 7-8 sperimentazioni in corso, alcune nello Champagne. L'obiettivo è introdurre dei geni capaci di rendere inoffensiva la cicalina, un parassita responsabile della distruzione del 30 per cento dei vitigni dell'Astigiano e dell'Oltrepò pavese. Credo che in questo come in altri campi le tecnologie d'ingegneria genetica offrano delle opportunità: sarebbe sbagliato non coglierle". Ma la più rappresentativa delle associazioni che si occupano di vino non ci sta. Lo Slow Food ha raccolto 10 mila nomi sotto l'appello a difesa del vino tradizionale. Tra i firmatari: Hugh Johnson, l'autore dell'Hugh Johnson's World Atlas of Wine, la bibbia del buon bere giunta alla quarta edizione; i rappresentanti dell'Istituto Vavilov di San Pietroburgo, una delle più importanti banche di germoplasmna; Abdellah Chaukou, direttore di "Maroc Hebdo"; John e Saly Mckenna, autori della Bridgestone Guide dell'Irlanda. "Ci fa inorridire l'idea di un barolo con il gene del pesce artico che gli permette di crescere in Finlandia", spiega Silvio Barbero, vicepresidente di Slow Food. "Per noi un vino ha senso se contiene i profumi, i sapori, la storia di un territorio e di una cultura. Tutte cose che una provetta non può dare". (La Repubblica, 27/1/2001) Il presidente Ghigo sceglie Gagliardo. Arriva da La Morra il barolo per Chirac. LA MORRA
Si parte con la fiera. Barbera "Nizza" primi progetti per il suo lancio NIZZA. La Barbera dAsti sottozona Nizza, sarà festeggiata con un appuntamento inserito nell'ambito della fiera primaverile del Santo Cristo, in programma nel fine settimana dal 20 al 22 aprile. Liniziativa è stata annunciata dagli assessori allAgricoltura Nino Baldizzone ed alle Manifestazioni Gianni Cavarino: "Entrerà in commercio a luglio del prossimo anno - annota Baldizzone - ma già fin da ora occorre preparare il terreno per la sua promozione. Da qui lidea di dedicare un settore della fiera di aprile ai produttori che già hanno scelto di utilizzare il rigido disciplinare della denominazione Nizza". Non ci sono ancora dati completi su quanti viticoltori abbiano deciso di vinificare "Nizza" nella vendemmia del Duemila, ma lassessorato allAgricoltura della Provincia, coordinatore della trafila burocratica delle sottozone, dovrebbe presto fornire gli elenchi. I paesi che si possono fregiare della denominazione sono diciotto, tutti nelle valli Belbo e Tiglione. (La Stampa, 27/1/2001) |
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