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La Liberazione delle Barbere

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La Liberazione delle Barbere


Questo dettaglio ha origine dalla gentilezza con la quale Roberto Olivieri, simpatico enologo che vien da Nizza, ci ha contattato e ci ha voluto sottoporre i prodotti di alcune delle aziende da lui seguite. Dell'incontro che abbiamo avuto con lui ci è rimasta una bella impressione, come sempre ci capita quando veniamo a contatto con i piemontesi schietti e con il senso delle proprie radici. L'impressione data dal valore di quelli che lavorano forse più in silenzio di altri, ma non per questo meno bene. Il cuore autentico di una professione, insomma.

Il ringraziamento d'obbligo dunque a lui e alle cantine, per via della disponibilità e della fiducia accordataci.

Prologo

Cosa significa evocare luoghi come Vinchio, Vaglio Serra, Nizza Monferrato, Rocchetta Tanaro, Castelnuovo Belbo? Non si snocciolano a caso questi nomi, soprattutto se li riferiamo al tema del nostro parlare di oggi, del nostro incontrarci di oggi, in questo solare, tiepido e limpido venticinqueaprile (da leggersi e scriversi proprio così, tutto attaccato, come la scia lunga di memoria che si porta appresso, e che memoria viva - tutta attaccata - deve restare).

Il tema, una volta di più, è la barbera, che trova in quei luoghi radicamento e storia, da completamento rustico di vita quotidiana di un tempo fino all'evoluzione raffinata di oggi; in mezzo, nel frattempo, le maniere e gli estri dei vignaioli, cangianti e mutevoli, mai disamorate, che le hanno consentito di abbandonare gli abiti usurati di un giorno per indossarne di nuovi: quelli, una volta nascosti o incompresi, della festa.

Le sponde e i filari dell'entroterra alessandrino a cui noi facciamo riferimento hanno rappresentato il cuore pulsante di una denominazione, Asti, la quale vuole dimostrare ora la stratificazione dei risultati raggiunti, tramutata dalla dedizione e dall'impegno dei vignaioli vecchi e nuovi in visibilità, identità, carattere autenticamente autoctono, tanto da meritarsi (è notizia fresca) il blasone delle sotto-zone: Nizza, per esempio, è il nome di una di queste.

Il solare e tiepido venticinqueaprile dell'anno 2001 ci ha visti così riuniti a commentare, imparare ed annusare, a liberare diremmo, piccole e grandi barbere provenienti da cantine poco conosciute ai più, noi compresi. Il dettaglio che vi forniamo qui sotto vuol essere una simpatica e meditata cavalcata sulla scia vinosa che si portano appresso, pretesto per poter parlare di uomini e vini sulla strada del riconoscimento.

Alcune cantine sono minuscole, altre piccole, altre ancora di dimensioni concrete, tutte diverse eppure uguali per impegno profuso e per volontà di riscoperta, desiderose di dare e darsi un senso in più nel mare nostrum della enologia nazionale, con una carta importante da giocare - quasi un asso - quella della tradizione e della assoluta tipicità della proposta, mai ammiccante sia pur nuova. E non è poco di questi tempi.

Un dettaglio ulteriore sul tema ed un ringraziamento prima di liberare le parole ed i commenti sui vini: si è trattato di una dozzina di campioni di Barbera D'Asti d'annata (vendemmia '99) e di Barbera D'Asti Superiore 1998, salvo qualche eccezione, che sono in procinto di essere commercializzate o che sono in commercio da pochissimo tempo, quindi rappresentano presente e futuro per chi le ha create.

Il commit d'assaggio, plenario, era costituito da... anzi no, la liberazione delle barbere è stata eseguita da: Fernando Pardini, Riccardo Farchioni, Luca Bonci, Vincenzo Ramponi e Lamberto Tosi.


I commenti

La Tenuta Tre Roveri di Mombaruzzo ci "libera" una delle migliori barbere d'annata di questa sessione d'assaggio, che si chiama Barbera LaVignone la quale, nella versione 1999, presenta colore rubino netto, di degna carica e densità; i profumi sembrano dapprima stentare, ma poi si rivelano presto di buona intensità e composizione, e progrediscono su base fruttata nitida e rossa con rimandi vegetali, spunti animali e soavi richiami floreali a contorno. In bocca sfodera buona morbidezza e un corpo lusinghiero su innervatura acida fresca, ben equilibrata dalla nota alcolica e dal frutto dolce. Presente è il tannino, che non dona sviluppo ulteriore al bicchiere ma ci appare diffuso, concorrendo da par suo verso un risultato elegante e sostanzialmente rotondo.

La Barbera d'Asti Superiore Tre Roveri 1998 si presenta più densa all'occhio con il suo rubino lucido e carico, ma assai più cupa e poco comunicativa all'olfatto, caratterizzata com'è da un frutto sì molto maturo ma anche da una eccessiva componente terziaria e da note minerali ripetute e meno invitanti. In bocca è sapida e corposa, tendenzialmente morbida, alla ricerca di un equilibrio gustativo che non ci appare distante ma che non sa distendersi su trame fitte ed eleganti come ci si aspetterebbe. Sicuramente calda la sostanza, quello sì.

Sono circa nove gli ettari di vigna accuditi dalla Cascina Colombaro lassù sui declivi nicesi e Massimiliano Vivalda si presenta all'assaggio con la Barbera d'Asti 'l Clumbé 1999 che, più delle altre, richiede tempo ed ascolto attento, perché l'aria le giova. Il rubino/granato luminoso e mediamente denso ci conduce ad un naso profumato di bella composizione, certamente non nitidissimo, ma laccato e profondo su melange fruttato, floreale e minerale, e con un tocco vanigliato, di media intensità. Con il tempo e l'ossigeno, l'ho detto, acquista in finezza. In bocca ci appare sapida ed acidula, di passo sostenuto e di trama complessa, assai morbida e calda, anche se di struttura non imponente e sorretta da una massa tannica forse un po' rigida ed ispida, responsabile forse anche di una nota amarognola percepibile nel finale.

Su due bricchi e non di più sono disposti i 3 ettari di vigna della piccola cantina Costa Olmo dei coniugi Limone, due bricchi promettenti in zona Vinchio. La Barbera D'Asti La Madrina 1999 possiede colore rubino con unghia decolorata, buona carica e discreta densità. Non propriamente focalizzata né fine ci appare all'olfatto, leggermente laccato, di media carica fruttata e con spunti minerali freddi. In bocca mostra buon corpo, una progressione non superiore e qualche fallanza in continuità, specialmente nel finale che comunque si presenta sorporendentemente lungo. Corpo e sostanza morbida, anche troppo.

Sicuramente diverso l'impatto con la Barbera D'Asti Costa Olmo 1998 che ad un rubino compatto e denso fa corrispondere profumi intensi e laccati, finanche smaccati di prugna e di frutti rossi maturi, quasi cotti, penetranti e di una certa complessità. In bocca è coerente, calda, non tanto ritmata né continua nella progressione ma di corpo a tratti vellutato e morbido, di presenza alcolica evidente. Appare concentrata e prestante, si fa notare, ma potrebbe essere più convincente se si lasciasse dietro alcune imprecisioni aromatico-gustative.

L'azienda Dacapo ci mostra intanto delle belle etichette, belle davvero, poi per prima una Barbera D'Asti Sanbastian 1999 che ad un rosso rubino vivido e assai denso associa uno spettro aromatico non proprio comunicativo né persistente ma nel quale si intravedono spunti floreali di bella purezza e frutta fresca. In bocca si presenta più austera del previsto, di acidità sentita, un po' sopra le righe, dal passo asciutto, che non manca comunque di intrigare il degustatore con una discreta tenuta aromatica ed una certa qual succosità. Lo sviluppo ne risulta in un certo senso raffreddato, compresso, pur concedendo sul cammino trama e sensazioni gustative peculiari. Una barbera diversa.



Di tempo e di ossigeno abbisogna invece la Barbera D'Asti Vigna Da Capo 1998 dal rubino fitto, carico e denso. Soprattutto per acquisire compostezza nella espressione aromatica ché da subito ti appare smaccata e leggermente fuori fuoco, con spunti vegetali non finissimi, e più in là invece - se la attendi - ti si concede calorosa e intensa, molto più distesa nella forma della frutta rossa dolce e matura. In bocca possiede senz'altro struttura e corpo, anche buona sostanza fruttata, che si concentra soprattutto nell'attacco e che dunque fatica un po' ad equilibrare una massa tannica che tende ad asciugare la beva nel finale, pur non ammiccando ancora a secchezza, e che ci fa stare all'erta per il futuro.

Un risultato più che lusinghiero ci appare quello spuntato dalla cantina Cossetti di Castelnuovo Belbo, realtà più radicata di altre qui presenti, pure di discrete dimensioni, che propone una variegata gamma di vini del Monferrato, patria natìa. La Barbera D'Asti Venti Di Marzo 1999, frutto di una vendemmia ritardata di uve barbera provenienti dalla Cascina Salomone, è rosso rubino vivo e di apprezzabile consistenza. I profumi ci segnalano subito che siamo in presenza di un vino di esemplare eleganza: sono di aerea e soave sostanza floreal-fruttata (soprattutto floreale) molto composita, in cui spicca la viola, e con eleganti risvolti minerali sullo sfondo. In bocca ti delizia con equilibrio rimarchevole, nella sua fresca veste acida, con note penetranti e veramente notevoli di lavanda, e con la sua impronta fruttata dal passo felpato, con la struttura sentita eppur sospesa, mai eccessiva né pesante che non ne fa un vino grasso ma, di nuovo, elegante. Senso di leggerezza e pregnanza nello stesso tempo regalano una "piccola" barbera da ricordare.

Convincente ci appare anche la Barbera D'Asti Superiore Cossetti 1998 con il suo rosso amaranto luminoso e denso. Molto buona la proposta aromatica olfattiva, ben scandita per esposizione ed amalgama, laccata, ricca delle note fruttate di mirtillo, prugna, ciliegia nera, con rimandi speziati e note di cioccolato e liquirizia sullo sfondo e sviluppo lievemente pungente in alcool. In bocca mostra coerenza, calore, sostanza morbida, sensazioni tattili finanche vegetali ma soprattutto degni spessore e pienezza gustativa. Si compiace a lungo nel finale e si fa ricordare come una delle migliori bottiglie liberate oggi.

Palma di migliore che secondo noi tocca però alla Barbera D'Asti Superiore Bricco Fiore 1998 della cantina 'L Post Dal Vin - Terre di Barbera, cantina cooperativa si badi bene, nata di recente dalla fusione delle due storiche cooperative vinicole di Rocchetta Tanaro. Dodicimila le bottiglie commercializzate di questa ottima barbera che vien dal bricco omonimo situato in alta collina tra Rocchetta e Cortiglione. Una di queste bottiglie ci dice che il rubino è luminoso, compatto e di apprezzabile densità. Lo spettro olfattivo è molto fine, con riconoscimenti fruttati e floreali ben bilanciati ed eleganti a rincorrersi: frutti rossi e neri del bosco, more di rovo, violetta, nuances laccate, costituiscono un quadro molto invitante. Non da meno in bocca, oltremodo coerente e dunque ricca di frutto, dove trova sviluppo e portamento, progressione e compiacimento, nella densità dell'impianto, nella dolcezza della sostanza, nel corpo medio-pieno e nel ricordo tutto.

Meno intrigante nel complesso ma forse da attendere ancora ci è parsa infine l'altra Barbera di 'L Post Dal Vin liberata oggi, con cui chiudiamo il conto: la Barbera D'Asti Superiore Castagnassa 1998 la vedi di color rubino nitido, denso, carico e dai risvolti amaranto. I profumi sono composti e fitti, solo non nitidissimi, con leggera vaniglia e frutta rossa matura. In bocca si mostra salda e corposa, calda e tendenzialmente morbida, di struttura innegabile ma di finezza gustativa incerta, fors'anche per una spinta acida sopra le righe e un tono liquirizioso sovrastante, che lede all'equilibrio del tutto. Può avere dei numeri, se vendemmie ed estro non mancheranno.

Questo augurio vada in tal senso esteso ai vignaioli tutti, e ai loro vini, che hanno allietato e incuriosito un tiepido, solare - ora anche alcolico - venticinqueaprile dell'anno 2001.

(fp)

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