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Pierpaolo... vignaiolo
L'Azienda Agricola Pierpaolo Pecorari produce, in 20 ettari di vigna situati nel nord-est friulano, un discreto numero di vini divisi in tre linee: quella che possiamo definire base e che prevede affinamento in solo acciaio, le riserve che fermentano e riposano in tonneaux e la nuova Selezione Altis, limitata per ora a pinot grigio e sauvignon, i due nuovi vini che tra pochi mesi andranno all'esame del mercato e degli appassionati. Ma come si differenzia questa selezione che, in realtà, in un ordine di complessità gustativa e, crediamo, di prezzo, si situa non al vertice bensì a metà della scala, tra la base e le riserve? Riportiamo dalla allegata brochure: "... i due nuovi Isonzo DOC, un Pinot grigio e un Sauvignon, prendono nome dal vocabolo ellenico Altis, il tempio dove ai tempi dell'antica Grecia venivano ospitati i trofei degli atlei più illustri. ... noi siamo infatti convinti che i due Altis, che verranno prodotti solo nelle annate di grande valore, possano rispecchiare con fedeltà le caratteristiche varietali dei due vitigni e le peculiarità dei terroir..." Un tentativo quindi di produrre due vini
d'uva, in cui venga esaltato al massimo il rapporto col frutto, senza
mediazioni. Quindi scelta di vinficare in solo acciaio, utilizzo di lieviti
autoctoni e una fermentazione sulle bucce che "riprende un'antica tradizione
contadina." Non sapevamo in cosa consistesse la novità, ma ora
che ci stiamo apprestando ad assaggiare i vini non possiamo che apprezzare
un tale tentativo e, come ci L'esame olfattivo del vino lo identifica subito come varietale, con sentori floreli tenui e più preponderanti toni minerali (grafite), erbette aromatiche e foglia di pomodoro in discreto melange e media persistenza, con striscia di lieviti presente. La bocca è corposa e coerente, di buona struttura, calda e varietale, il che gli fa onore. La notevole pulizia al gusto e la struttura evidente ne fanno un prodotto elegante e fine che manca senza dubbio di contrasto e spinta, il che lede assai alla complessità e alla brillantezza, non certo al carattere. L'intenzione della azienda è di fare di questo vino un punto di riferimento per i Pinot grigi isontini. Dobbiamo dire che in parte l'impresa ci sembra già riuscita, non fosse solo per il colore e la netta tipicità che riscontriamo al naso. Avremmo forse preferito un prodotto un po' più intenso, specialmente al gusto, ma non è detto che non verremo accontentati, infatti il vino assaggiato non rappresenta che la prima uscita e già l'annata 2000 si preannuncia ottima. Passiamo al Sauvignon Altis 1999, dal colore giallo paglia netto, lucido e piuttosto denso, che ci accoglie con un naso discretamente intenso e varietale con riconoscimenti minerali e vegetali di buona profondità, come la pietra focaia e il sottobosco, e dove non restano esclusi la frutta esotica e gli agrumi, in sottofondo. Il quadro aromatico che se ne ottiene è fine e peculiare, con una striscia di lieviti presente ad appesantirlo un poco. Notiamo anche una leggera effervescenza che non disturba comunque la beva. Al gusto il vino è agrumoso e secco, pieno e fresco. Bella la complessità degli aromi di bocca, che spaziano dal sottobosco, di nuovo alla frutta tropicale alle essenze balsamiche con lodevole equilibrio pur nella esuberanza giovanile del quadro, che termina in un finale di carattere agrumoso. Molto fine nel complesso, pure dinamico, con solo un leggerissimo appannamento a fine beva che presto scompare per ritrovare compostezza e lunghezza, sicuramente morbidezza, nel finale. Ha molti punti a comune, nella sua peculiarità, con un Pouilly-Fumé di bel lignaggio. Lasciamo gli Altis per le riserve che, ricordiamo, affinano per lungo tempo in legno piccolo e poi in bottiglia prima di essere commercializzate. Infatti i vini che stiamo per bere saranno venduti solo a partire dal prossimo marzo 2001.
All'ingresso in bocca è ancora il legno a dominare la scena ma poi il corpo del vino vince e l'impressione è di un prodotto grasso e di buona struttura. Di grande concentrazione, potenza e cremosità, esprime sensazioni boisée molto eleganti con toni caramellati, liquiriziosi e tabaccosi di buon portamento. Il finale è secco, lungo e coerente con quanto si apprende via via. Frutto nel complesso velato da un apporto del rovere enfatizzato anche se non privo di fascino.
Bell’esempio di dosaggio eccelso del rovere; bell’esempio di chardonnay di razza, che pare sentire più il territorio che non il vitigno. E torniamo al Pinot, col Pinot Grigio Olivers 1999, ancora 13,5%. Ritroviamo il colore ramato e la varietalità dell'olfatto, con il minerale che ora ci ricorda la polvere pirica, ma sopra tutto si ergono i toni dolci del legno. Si riconoscono essenze floreali di media fragranza su spettro assai nitido ma non equilibrato, oltremodo boisée, tabaccoso e lievemente caffeoso. In bocca è caldo, molto morbido, con toni terziari in primo piano che assomigliano e non poco a quelli del Sauvignon Kolaus di pari annata, ma non ritroviamo l'equilibrio tra gli apporti terziari e quelli del frutto che avevamo notato specialmente nel Soris e così il prodotto ci sembra un po' sbilanciato.
Vino dalla varietalità non spinta, forse offuscata dal rovere, che non si mostra di facilissimo approccio, e che crediamo non semplicissimo da abbinarsi alla cucina.
Vino aitante ma ben equilibrato, punto d’unione tra la tradizione, il territorio e l’artificio enologico, ci regala carattere e riconoscibilità e con questi piacevolezza ed armonia. Ne sentiremo riparlare, o almeno noi lo faremo. Azienda Agricola Pierpaolo
Pecorari
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