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Rassegna di Pinot Neri

Nella produzione vinicola italiana il Pinot Nero non ricopre centro una posizione di preminenza. Quest'uva così caratterizzante e pregiata, da cui si producono i prestigiosi borgogna, è unanimamente conosciuta come un osso duro! Difficile da coltivare e ancor più da vinificare, può dare risultati esaltanti solo in poche zone e solo se curata nel modo giusto.

I grandi cru borgognoni e la pluricentenaria selezione dei monaci d'oltralpe non possono essere rimpiazzate tanto facilmente e infatti, anche se nel nostro piccolo viaggio tra i Pinot Neri italiani abbiamo assaggiato dei prodotti pregevoli, possiamo affermare senza dubbio che il livello medio dei vini da noi degustati non ci ha esaltato.

La produzione italiana si concentra sopratutto al nord-est, Alto Adige in testa, anche se non sono pochissimo i viticoltori che nel resto d'Italia tentano la difficile impresa. Ricordiamo ad esempio il prodotto toscano dei Marchesi Pancrazi o quello marchigiano di Bocca di Gabbia.

Ciò premesso, abbiamo concentrato i nostri assaggi in Alto Adige, sicuramente la regione più vocata e con più tradizione in merito e ben rappresentata in questo Vinitaly. In questa regione le ultime annate non sono state eccellenti per il Pinot, anzi, e questo può andare a parziale scusa della nostra impressione non troppo positiva, anche visto che molti delle aziende non presentavano le loro riserve più prestigiose che non sono state appunto prodotte.

Iniziamo il nostro sopralluogo con Franz Hass, produttore in Montagna, che ci presenta il suo Pinot Nero con l'orgoglio e la preoccupazione di chi sa quanto sia difficile fare questo vino e nonostante ciò ne ricerca la perfezione. Assaggiamo il Pinot Nero 1998, solo nella linea classica, visto che la riserva non è stata prodotta. Il colore di questo prodotto, che viene elevato per 8-9 mesi in barrique, è un rubino tenue di buona limpidezza. Al naso l'attacco è erbaceo, poi si sprigionano aromi di fragola matura che però restano su livelli di media intensità. Al gusto il vino è sapido e leggermente amarognolo, con tannini discretamente morbidi.

Castel Katzenzungen si trova tra Bolzano e Merano e produce il suo Pinot con uve acquistate nella zona, visto che i terreni di proprietà del castello sono troppo alti per questo vitigno. L'A.A. Blauburgunder 1996 ha un colore rubino assai marcato per essere un Pinot. Coltivato a Guyot con una resa di 60-70 q/ha viene invecchiato in legno nuovo e sprigiona aromi non molto varietali, è floreale, etereo e vinoso, piacevole al gusto anche se assai semplice. Scambiamo due parole con l'enologo dell'azienda:

Siamo qui per il vostro Pinot Nero: ci parla un po' di questo vitigno?
"La difficoltà del vitigno inizia con la forma dei grappoli, molto stretti e facilmente attaccabili dalla muffa; noi abbiamo una resa in vigna di 60-80 quintali per ettaro. La fermentazione è difficile, bisogna attentamente scegliere i lieviti giusti. Il nostro Pinot Nero fa una prima fermentazione in acciaio a temperatura controllata di trenta gradi. Successivamente c'è la malolattica in legno. L'affinamento avviene per due anni in botte grande da venticinque ettolitri."

Quali sono secondo lei le zone atesine più indicate per il vitigno?
"L'errore in Alto Adige èstato piantare Pinot Nero in zone non giuste. La zona di Mazzon è ottima, mentre sono poco indicate per esempio la Val Venosta o la Valle Isarco."

Preferisce vitigni autoctoni o internazionali?
"Mi piacciono entrambi. Lo sapete che il Lagrein, che ora ha molto successo, viene dalla Basilicata, poi è passato in Trentino e poi da noi? Poi mi piace il Cabernet Sauvignon: questi due vitigni danno veramente il corpo e il profumo del bosco."

L' A.A. Pinot Nero Castel Juval 1998 viene prodotto in Val Venosta da Weingut Unterortl. La zona non è considerata una delle migliori per il vitigno e il vino, benché corretto non mostra le caratteristiche del vitigno. Di colore rubino chiaro è un po' sbilanciato sull'alcolico e semplice in bocca. Il finale è un po' ruvido anche se abbastanza piacevole il retrogusto ricco di aromi terziari.

Andreas Menz, proprietario dell'azienda Popphof, produce il suo Sudtirol Blauburgunder 1998 nel comune di Marlengo, vicino a Merano, una delle zone più settentrionali d'Italia. Il colore è limpido e aranciato e il naso di media intensità ma, nuovamente, mancano i profumi dolci e suadenti dei migliori Pinot. La bocca è magra e semplice, mentre è piacevole il lungo finale rafforzato da una discreta tannicità.

Tieferbrunner. Un produttore importante con una ampia scelta di prodotti e una buona penetrazione su tutto il mercato nazionale. I Pinot presentati sono tre, il Pinot Nero 1998 vinificato in barrique per il 30% e in botte grande il restante. Rubino chiaro tipico e naso tendente al floreale ne fanno un prodotto corretto, anche se al gusto il vino è diluito e poco sapido. Non male invece il finale, lungo e giustamente tannico. Assaggiamo poi il Linticlarus 1997, passato in barrique per 13 mesi come risulta evidente dal colore più acceso. Il floreale rimane, accompagnato da aromi dolci del legno, ma di nuovo l'impressione in bocca e quella di un vino un po' magro. Infine il Linticlarus 1996 che è in linea col precedente ma migliore, con aromi più intensi.

Ed eccoci a un pezzo grosso, Hofstatter di Termeno, sicuramente il più blasonato produttore di Pinot Nero italiano che purtroppo non presenta la sua riserva S.Urbano, sempre a causa dell'annata non eccellente. Assaggiamo il Mazon 1998 che si presenta con aromi mediamente intensi di frutta dolce e cipria, forse un po' sovsrastati dall'alcol. Mediamente sapido al gusto, buon corpo e buon finale. Il Pinot Nero Riserva 1996 resta per due anni in botte (un anno di più del Mazon) e passa anche in piccola parte in barrique. Il colore è più vivo e il naso finalmente varietale e espressivo. La frutta rossa matura, fragola e lampone si sentono al naso e in bocca anche se l'attacco è un po' in sordina e il vino si allarga a poco a poco con l'assaggio. Il corpo e medio e i tannini sono eleganti e insieme a un retrogusto dolciastro rendono piacevole il finale. In complesso un discreto prodotto, anche se non confrontabile col Vigna Sant'Urbano che abbiamo assaggiato in altra occasione.

La cantina sociale di St Michael Eppan non è certo meno famosa di Hofstatter, anche se i suoi prodotti di punta sono i bianchi. Il Pinot Nero Nofererof 1998 è chiaro al colore e non troppo elegante al naso. Alcolico, sprigiona aromi di cliegia un po' cotta e mandorla. Piacevole e mediamente lungo al gusto. Migliore la riserva 1997 che invecchia per 2/3 in barrique e i cui aromi sono più penetranti e varietali. Al gusto gli aromi terziari del legno sono però un po' troppo evidenti e il finale astringente. Il Pinot Nero St Valenctin 1997 proviene da una selezione di uve e invecchia per 15 mesi in botte piccola. Il colore più acceso e gli aromi più dolci lo rendono interessante. In bocca si sente la frutta matura e dolce, anche se ritorna un po' troppo evidente nel finale il legno. Buona la struttura.

Il Pinot Nero Mazzon 1996 della Cantina di Termeno ha un colore abbastanza acceso e un naso assolutamente sui generis, fresco e vinoso, di media intensità e floreale. In bocca è corto, caldo e i tannini sono un po' ruvidi. Non un vino elegante, ma nel complesso piacevole. Migliore la riserva Pinot Nero 1997 Schiesstandohf che passa in legno piccolo per 10 mesi. Gli aromi sono più marcati e netto il frutto, anche se resta lo spunto carbonico al naso che ne fa un Pinot poco tipico. Al gusto è piacevole, largo e rotondo con un finale mediamente lungo. Di questo prodotto assaggiamo anche il 1998, ancora in botte. Un prodotto più elegante in cui si sentono meglio i fruttati del Pinot, specialmente il lampone, addolcito dalla vaniglia del legno.

Concludiamo la nostra rassegna italiana con Niedermayr, un produttore di Cornaiano (frazione di Appiano) che ha ricevuto notevoli lodi dalla critica. Il suo Sudtirol Blauburgunder 1997 è di colore tenue, ma limpido e vivo. Intenso aromaticamente ma non spiccatamente varietale, frutta rossa evidente su una base eterea assai penetrante. Succoso al gusto e con una buona struttura tannica, è di medio corpo e caldo. Al retrogusto si avvertono note quasi da moscato.

Come avevamo premesso, tra i vari prodotti assaggiati non ne abbiamo trovato di esaltanti, anche se possiamo dire che quasi tutti si potevano dire corretti e piacevoli. A qeusto punto però un confronto ravvicinato si imponeva e ci siamo così indirizzati allo stand del distributore Orchestra dove abbiamo assaggiato alcuni dei Pinot Noire borgognoni presenti (purtroppo molti erano già terminati o introvabili nel caos di questo gettonatissimo stand). Un Charmes Chambertin 1996 e un Clos Vougeot Grand Cru 1997 di Fery-Meunier ci hanno subito riportato agli aromi di frutta matura e alla varietalità del vitigno, anche se il corpo di questi due prodotti non ci ha esaltato. Ma più di questi ci è piaciuto il Nuit-Saint-George 1997 premier cru del Domaine Rievre Rock, dal colore mattone non molto limpido e forse un po' evoluto, ma con aromi di miele, confettura di ciliege e pera matura tali da dubitare che stessimo bevendo un prodotto dell'uva. Bei tannini e finale lungo, per un corpo ancora una volta leggero, ma discreto per il vitigno.

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