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In
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In
odor di Toscana
Assaggi e meditazioni attorno a tre grandi rossi
Prologo: L’occasione per questa
piccola meditazione sul gusto ci è stata data da un evento piccolo
anch’esso, di quelli però che ti resteranno nel cuore e che ti
ricorderai forse per sempre, come un oggetto caro o uno scorcio di vita,
od un particolare all’apparenza banale ma che con il tempo hai scoperto
appartenere solo a te, o un qualcosa che non lo sai perché ma lo
ricorderai ugualmente. I motivi, i momenti, le ragioni attengono alla
sfera dell’amicizia, della complicità, al piacere della condivisione,
alla indescrivibile energia che ti dona la vita materiale, e sono motivi
(momenti, ragioni) che restano, non c’è nulla da fare, non te li
ruba nessuno. In queste righe qui appresso, purtroppo o per fortuna, vi
(ci) possiamo trasmettere i dati che stanno in superficie, quelli più
oggettivi, più freddi se volete, pur nel calore dell’evento, pur
nell’eccezionalità dei vini. Di certo non possiamo trasmettere
il mistero che si cela dietro a un ritrovarsi amico, che si perpetua negli
anni senza stanchezza o forzature, e che vi lasciamo solo immaginare.
La presentazione: I dati che emergono
(che stanno in superficie) sono contenuti nell’intento: quello di riunire
in un’unica serata tre espressioni forti del vitigno sangiovese, che fossero
legate particolarmente al territorio da cui traggono vita. Per quanto
riguarda la terra di produzione c’è stato poco da cercare, in Toscana
ci siamo fermati. Sulla sottozona chi più ne ha più ne metta,
se è vero come è vero che la Toscana rappresenta forse il
più eterogeneo terroir al mondo, grande laboratorio naturale
per la vigna e per il vino. Sulla scelta non si è comunque scherzato
e dello spirito di terra dei vini che vi presentiamo ne siamo fermamente
convinti.
Il
primo è da sempre uno degli esempi più alti del carattere
sangiovese stile Conca d’Oro, e proviene da quella variegata e ricca conca
di vigne che trova dimora attorno a Panzano in Chianti, vera e propria
sottozona nella sottozona dell’area Chianti Classico. Di Chianti Classico
(riserva) in effetti si tratta ma noi lo chiamiamo con il suo primo nome:
Vigna del Sorbo. L’annata in assaggio è il 1995. La cantina, da
sogno, di Giovanni Manetti giù a Fontodi ve la mostriamo, per quanto
si può, con una piccola foto.
Il
secondo vino è un fulgido esempio di brunello "moderno ma
con garbo" che viene dalle nuove terre vineate che stanno attorno
a Castelnuovo dell’Abate, all’ombra di Sant’Antimo, coltivate da un vignaiolo
simpatico e competente che definire emergente è sicuramente riduttivo.
Il vino si chiama Brunello di Montalcino Tenuta San Filippo 1995, il vignaiolo
invece Baldassarre "Sarrino" Fanti, attuale presidente del Consorzio
Brunello, che vi mostriamo fiero insieme ai suoi carati. Il
terzo vino vuole poche presentazioni: illustre capostipite del grand
vin toscano, unisce in un sol nome caratteristiche e stile di una
cantina ammirata in ogni dove, che ha fatto del sangiovese scopo e senso
di vita. Direttamente dalle parcelle 41 e 57 della Fattoria di Felsina
eccovi il Fontalloro 1993. Qui accanto si mostra colà dove riposa
e affina, giù a Castelnuovo Berardenga.
Gli assaggi:
Vigna
del Sorbo 199 - Fontodi. Il rubino netto che ti trasmette dal bicchiere
presenta riflessi violacei, il che è tutto dire, in più
è limpido e di apprezzabile densità. La gamma aromatica
è ampia, non elegantissima né troppo ben sfumata, dalla
progressione assai duratura, dalla olfazione intensa, fruttata, speziata,
fragrante nelle note floreali. Riconosci in sequenza e in amalgama ciliegia
matura, spezie fini, giaggiolo, bacca selvatica, un appesantimento animale,
una nota laccata che incuriosisce. In bocca è oltremodo sostanzioso
e di corpo, caratteriale, abbastanza morbido nel contenuto tannico, con
passo e contrasto non proprio da vino superiore. Sapido, secco, a tratti
asciutto, con sensazioni terrose e meno fruttate che non all’olfatto,
procede intenso e assai persistente su trama gusto-olfattiva assai fine
e screziature erbacee al contorno. Abbastanza equilibrato in generale,
nel finale regala sensazioni setose e calde e ritrova così la profondità
e la pregnanza che durante la beva tutta apparivano un po’ offuscate.
Vino giovane-pronto, meno grande del previsto, che esprime certamente
carattere ma non quella forza e quell’eleganza che, fuse assieme, ne contraddistinguono
da sempre l’approccio, lo stile e l’unicità.
Brunello
di Montalcino Tenuta S.Filippo 1995 - Baldassarre Fanti. Anche qui
il rubino è visibilmente carico, limpido e denso. La gamma aromatica
esprime ampiezza e nitidezza in lodevole compimento, con grande finezza
olfattiva, buona profondità, bell’equilibrio. Dalla qualità
intensa e persistente, ci ricorda i piccoli frutti del bosco in miscela
finissima ma anche il sottobosco, l’humus e un leggerissimo boisée.
La bocca è estremamente fitta e concentrata, senza cedimento e
dallo sviluppo gustativo lungo e coinvolgente. Con una massa tannica matura,
morbida e a tratti masticabile, esprime netta coerenza con l’olfatto,
tipicità e speziatura degne di nota ed un finale segnatamente "ispido"
nella marcatura tannica ma felicemente lungo, sul frutto, sognante. Colpisce
e non poco per la precisione dell’esecuzione e per la bellissima beva,
che ci regalano sensazioni di completezza, piacevolezza ed equilibrio
non facilmente riscontrabili in brunelli appena nati e di pari annata.
E questo pur nella esuberanza giovanile, pur nella piena riconoscibilità
di un vino da sangiovese grosso, che in genere fa pochi complimenti e
comunica con chi solo lo sa ascoltare e comprendere.
Fontalloro
1993 – Fattoria Felsina. Colore rubino-granato compatto senza unghie
o cedimenti, limpido e denso. I profumi, ampii, assommano profondità
e finezza olfattiva lodevoli con i loro richiami al sotto bosco e ai frutti
rossi, i sentori di mora, cuoio, liquirizia e quel che di selvatico espressi
con nitidezza assoluta. Intenso e persistente il quadro, che tocca l’eccellenza.
In bocca è oltremodo coerente, splendido e brillante, con sviluppo
e caratura di stampo superiore, avvolgente e assai morbido, con sapidità
ed acidità ben equilibrate dalle cariche polifenolica ed alcoolica.
Belli i risvolti speziati, le nuances tabaccose e il compendio
elegante e potente dell’insieme che contribuiscono a rendere il quadro
gustativo persistente e variegato. Vino che richiede ascolto ed ammirazione,
con armonia in via di compimento e forze tali da farlo durare ancora.
Sarà longevo e di grande sostanza, ma se possedete qualche bottiglia
non abbiate timore a stapparne una adesso: capirete qualcosa di più
sul sangiovese e sulle sue potenzialità, capirete qualcosa di più
su un grandissimo vino. Che sia difficile fare qualcosa di meglio non
ce la sentiamo di affermarlo, anche se la piacevolezza e la grandezza
che stanno dentro a questo bicchiere rosso toscano hanno un che di irraggiungibile.
Per questo motivo è, e resterà (almeno per i sottoscritti),
punto fermo nella affascinante avventura verso la scoperta delle mille
e una faccia del sangiovese.
La chiosa:
La classifica, per chi la vuol fare, si
stila da sola leggendo attentamente gli appunti, appare perciò
inutile ribadirla qui. Certo è che la vigna detta del Sorbo, il
vigneto Fontalloro, le vigne de Le Macchiarelle, Sora Lisa e Le Lunghe
avranno molte carte da giocarsi ancora. Quello che ci sentiamo di affermare
infatti è lo straordinario eclettismo di questa uva, in nome del
quale, a seconda della zona, a seconda del terroir, si tramutano
in vino caratteri, sensazioni e peculiarità assai differenti tra
loro, che concorrono ad un quadro d’insieme ampio e variegato, nel quale
è d’obbligo per il curioso sbizzarrirsi, per l’appassionato appassionarsi,
per il sognatore sognare. Qui c’è di che sognare, e questo basta.
Note sparse:
Non possiamo non rimembrare la fiorentina
sontuosa e il forno a legna che la cosse, così come i deliziosi
cannellini al fiasco conditi con olio sardo di bella speranza. Non possiamo
non ricordare i sopraffini prosciutto artigianale, lardo e spalla che
sono appartenuti ad un maiale tanto amico da avere un nome, Gigi, allevato
bene e con cura sotto lo sguardo attento di selezionatore di Sergio Tenca
da Collodi, amico anch’esso. Grazie.
FP, con la collaborazione
di Vincenzo Ramponi
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