Le presentazioni dei Consorzi toscani

Brunello di Montalcino Riserva 1997, prima e seconda parte

Brunello di Montalcino 1998, prima e seconda parte

Chianti Classico Riserva 1999

I Chianti Classico 2001

Chianti Classico, annata 2002: uno sguardo in anteprima

Vino Nobile di Montepulciano 2000 e Riserva 1999

Le prime impressioni

Chianti Classico, Montepulciano, Montalcino:
la presentazione delle nuove annate


 

 


Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino: la presentazione delle nuove annate
di Riccardo Farchioni

Un apprezzabile e sano realismo ha spinto i Consorzi toscani del Marchio Storico Chianti Classico, del Vino Nobile di Montepulciano e del Brunello di Montalcino ad assegnare due stelle (su cinque, ricordiamo) all’annata 2002 nei rispettivi territori. La decisione di tenere basso il rating ha provocato qualche mugugno da parte dei produttori, ma probabilmente è stato più saggio decidere in questa direzione che sopravvalutare una vendemmia che oggettivamente dal punto di vista climatico ha dato non pochi problemi. D’altra parte, il rinnovamento costante degli impianti in vigna e la sempre più raffinata padronanza tecnica dei metodi di vinificazione in cantina acquisite dai produttori in questi anni di “rinascimento enologico” consentiranno meglio che in passato di recuperare una vendemmia minore, e i meriti dei nostri vignaioli ne usciranno enfatizzati.

Del resto Carlo Ferrini, chiamato dal Consorzio del Brunello a commentare l’annata in occasione del concorso “Leccio d’Oro” (premiati la gastronomia Peck di Milano, il ristorante San Domenico di New York e la Trattoria dell’Alba di Cremona), si è detto convinto che il 2002 darà luogo a vini a base di sangiovese di bella piacevolezza specialmente nei primi anni della loro vita, anche se saranno privi di “muscoli” o di gradazioni alcoliche esasperate che poi fra l’altro non sono nelle corde del vitigno toscano. Insomma, per usare le parole del grande winemaker toscano, “non è escluso che il ‘topolino 2002’ non spaventerà tanti elefanti...”

È forse questa la notizia più concreta emersa dalla “cinque giorni” organizzata anche quest'anno in modo congiunto dai Consorzi, durante la quale la stampa specializzata è stata portata per mano attraverso i tre territori da una organizzazione efficace e premurosa. Ma al di là della classificazione dell’ultima vendemmia la foltissima presenza giornalistica, per più di metà proveniente dall’estero, è approdata in Toscana per seguire la presentazione delle nuove annate, ossia i Chianti Classico 2001 e i Riserva 2000, i Vino Nobile di Montepulciano 2000 e i Riserva 1999, i Brunello di Montalcino 1998 e i Riserva 1997, senza naturalmente tralasciare vini come i Rosso di Montepulciano e di Montalcino, i Sant’Antimo e i Moscadello ilcinesi. Un evento che andava seguito in prima persona, come hanno dimostrato le sessioni degustative anche piuttosto impegnative di personalità del nostra critica enologica come Alessandro Masnaghetti, Gigi Brozzoni, Ernesto Gentili, Paolo Massobrio, Franco Ziliani. Da parte nostra, vi forniremo nei prossimi giorni le prime impressioni avute.

Ma qual’è lo stato attuale del mercato del vino? Per rispondere a questa domanda il Consorzio Marchio Storico Chianti Classico ha voluto organizzare il convegno “Fra culto e mercato – Il valore dell’identità e la sfida del prezzo per i vini di qualità”. Dal sondaggio commissionato all’Eurisko su “Gli italiani e il vino di qualità” (che peraltro è stato criticato per aver trascurato l’aspetto ristorazione) è scaturito (fra le molte altre informazioni) che il consumatore del vino di qualità è in percentuale maggiore sposato (66%), con una istruzione media superiore (50%); il 54% dei maschi e il 41% delle donne consuma vino di qualità almeno una volta alla settimana spendendo in media 4.3 euro per una bottiglia.

Il mercato tedesco, illustrato da Stefan Gerner di Mövenpick Weinland, dà buone speranze: è in espansione, vede un aumento costante del consumo di vino imbottigliato e del prezzo medio della bottiglia, e nel triennio 1999-2001 ha registrato una preferenza sempre maggiore verso i vini italiani, gli spagnoli e quelli di mercati nuovi a fronte un calo dei consumi di vini nazionali e francesi.

Ma d’altra parte bisogna fare attenzione ad esagerare la familiarità degli iitaliani con il vino di qualità anche in tempi di boom per l’enogastronomia: Alberto De Martini dell’Agenzia di pubblicità Ata-De Martini & C nel suo intervento su “Il territorio come marca” ha spiegato che se può sembrare naturale e ragionevole un concetto di “albero del vino” basato sul territorio come quello che vede la sequenza "nazione - regione geografica - zona di produzione - azienda - etichetta", si deve constatare spesso che invece il cliente segue più semplicemente un altro filo conduttore: colore del vino - uva - prezzo. La concretezza, ancora una volta, si rivela essere un’arma preziosa.

17 febbraio 2003



   

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