Affluenza record
al Wine Festival di Merano
I
vini di Ronco del Gnemiz ed altri inaspettati incontri
Amaroni
a colazione
Dolci suggestioni:
Sauternes e Barsac
"L'unione
fa la forza": viaggio attorno ai Bordeaux
I
piccoli vignaioli dell'Alto Adige
Taccuino meranese. Ricordi
in bianco
Note finali e piccole anticipazioni
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Ecco
le ultime note sparse che riguardano il Wine Festival di Merano, edizione
2001. Le riportiamo mentre arrivano già le prime anticipazioni
su quella 2002 (9-11 Novembre), che parlano di una eliminazione del decentramento
di alcune realtà vinicole che molti disagi avevano provocato lanno
scorso, e di un innalzamento dei Grand Cru di Bordeaux al
numero di 50. Evviva!
Ma torniamo ancora, e per finire, al 2001: come abbiamo accennato nellarticolo
scritto al nostro ritorno, questanno laffluenza di pubblico
al Festival è stata molto alta. In particolare, grande successo
ha avuto la sala nella quale erano concentrati sia i top producers che
gli emergenti del Piemonte. Per questo erano piuttosto difficili assaggi
meditati, e per questo dunque inizieremo questo tour conclusivo nella
Italia vitivinicola rappresentata a Merano con delle semplici suggestioni
e ricordi.
Ricordiamo
dunque Matteo Sardegna con il suo Langhe Luigi Einaudi 1998, che
esibisce fiori, frutta rossa e prugna fresca al naso, e una bocca potente
e cremosa. Il Barolo Cannubi 1997 non beneficia ancora dellimpostazione
Einaudi, essendo ancora figlio della precedente gestione Gancia da cui
il vigneto della prestigiosa collina è stato acquistato; ci colpisce
per la sua grande struttura in bocca ma ci sambra anche caratterizzato
da una dolcezza un tantino stucchevole.
Ricordiamo la Barbera Costamiole 1998 di Prunotto,
dal colore fitto e dai profumi intensi di fiori e frutta rossa matura
e dalla bocca piena, strutturata e polposa. Molto bello è il Barbaresco
Turot 1998, dalla travolgente carica aromatica sia al naso che in
bocca su belle tonalità di amarena fresca. E il buonissimo Barolo
Ornato 1997 di Pio Cesare accompagnato dalla gentilezza di quellaffabile
uomo del vino che è Pio Boffa.
Bello anche nella sua annata 1997 il Barolo Runcot di Elio Grasso,
presentatoci dal figlio Gianluca, molto ampio e intenso già in
questo assaggio in anteprima. Diversi fra di loro gli altri due Baroli:
il Barolo Gavarini Vigna Chiniera 1997 è profumato ed estroverso
ma un tantino asciugante e non strutturatissimo in bocca. Più dolce,
sulle note della prugna matura, aperto, concentrato e compatto il Barolo
Ginestra Casa Matè 1997.
Ci ha fatto piacere conoscere Aldo Vajra, quintessenza del vignaiolo
con i piedi per terra e mai sopra le righe. Rappresentante dellazienda
G. D. Vajra, che nasce in pratica quando nel 1972 smette di vendere luva
per produrre in proprio. Ecco alcune idee, alcune delle quali controcorrente:
il vino è pur sempre una bevanda, non si deve stravolgerne la natura;
no ai vini fatti per la stampa, no agli esasperati diradamenti. La soddisfazione
più grande? Quel cliente che viene da Varese per comprare il suo
vino e festeggiare così il suo anniversario di matrimonio. E noi
ricordiamo soprattutto il suo Dolcetto dAlba Coste & Fossati
2000 dai bellissimi profumi di viola mammola e straordinariamente
tipico, diremmo autentico al palato.
Ricordiamo
poi il sorriso sornione e sempre un po indecifrabile di Giovanni
ed Enrico Cordero di Montezemolo che ci fanno assaggiare il Barolo
Monfalletto 1997, floreale e fruttato (ribes) al naso e di corpo medio,
succoso e ancora aromaticamente espressivo al palato, dove si mostra anche
lungo. Il Barolo Bricco Gattera 1997 ha profumi più intriganti
e più dolci, e mostra al palato una grande polpa e pienezza. Lanteprima
del Barolo Enrico VI 1998 ci mostra un vino di una certa austerità,
dal carattere floreale penetrante e una bocca piena e con qualche sfumatura
più dolce. E di Ceretto ricordiamo soprattutto
laffascinante Langhe Rosso Monsordo 1999 (cabernet sauvignon, pinot
nero, merlot, nebbiolo), ma poi rimaniamo come ipnotizzati dai grandi
occhi azzurri di Roberta Ceretto e dunque ci fermiamo qui.
A
chiusura della sezione piemontese ci dilunghiamo un po di più
ricordando con piacere il reincontro una vecchia conoscenza, il giovane
produttore Gianluca Molino dellazienda Cascina Garitina,
felice come una Pasqua per essere stato selezionato tra gli emergenti
del Festival. I suoi vini ci piacquero quando andammo a trovarlo un paio
danni fa e ci sono ripiaciuti ora, soprattutto il Neuvcent: la Barbera
dAsti Neuvcent 2000 ha un bel naso pervaso da ampie sensazioni
di fiori e frutta. E soprattutto la frutta rossa e nera marcano decisamente
il gusto con un profilo gustativo senza cedimenti in una bocca di grande
polpa. Più fine, più floreale è la Barbera dAsti
Neuvcent 1999 che ha una silhouette maggiormente snella, e
una maggiore freschezza e succosità in una bocca anche fruttata.
Dal
Nord-Ovest al Nord-Est: rapido passaggio in Alto Adige per confrontare
due begli esempi di Pinot Nero, un vino che viene particolarmente bene
in questa regione italiana. Parliamo per primo del Pinot Nero Vigna
S. Urbano 1998 di Hofstätter (uscita Maggio
2002) che si presenta con un naso fresco, intenso ed ampio nel quale spiccano
note di rosa e ciliegia. È brillante anche in bocca, dove si mostra
ancora caratterizzato da un impianto floreale ma nel quale si affiancano
anche caramella di lampone, erbe aromatiche e leggero rabarbaro che contribuiscono
ad un melange di tenace persistenza finale. E se il Vigna S. Urbano è
un vino deciso, il Mason di Mason 1999 di Tenuta Manincor
ci sembra più improntato sulleleganza, su una certa ineffabile
linearità e delicatezza di espressione. Più puramente floreale
nellimpianto dei profumi, ha beva molto bella anche se ci sembra
si ritiri un po presto in bocca.
Veniamo
a tre aziende di riferimento nella Valpolicella, sui cui amaroni ci siamo
già soffermati altrove. Di Bertani assaggiamo
dunque il Valpolicella Superiore Vigneto Ognissanti Villa Novare 1998,
24 mesi in barrique di media tostatura non nuove è un vino che
colpisce soprattutto per la sua freschezza. Al naso floreale con venature
vegetali, è bello in bocca, succoso, con un buon nerbo acido. Sulla
stessa lunghezza donda lAlbion Cabernet Sauvignon Villa
Novare 1999, dal naso pervaso da un fruttato elegante di frutti di
bosco freschi. In bocca percepiamo un tannino ancora da addomesticare,
la beva è comunque molto bella.
Da Allegrini sentiamo il Palazzo della Torre 1998,
corvina con un po di sangiovese, che è intenso e fresco al
naso con note floreali e cenni vegetali. In bocca lapporto del legno
è piuttosto evidente e spinge i registri aromatici verso la frutta
rossa dolce. Più centrato ci è sembrato La Grola 1998
(corvina, rondinella, sangiovese e syrah al 10%), dallolfatto più
pienamente floreale con laggiunta comunque di una bella dose di
frutta rossa. In bocca è più fresco, con un legno meglio
integrato a dare una bellissima beva.
Dei F.lli Tedeschi sentiamo infine il Rosso della
Fabriseria 1999, corvina con un 5% di cabernet sauvignon, che ci colpisce
per i suoi bei profumi intensi e carnosi di frutta rossa; anche in bocca
è espressivo e dolce, ha grande struttura e ancora grande intensità
di frutto, che tende ad addolcirsi durante la beva.
Iniziamo il piccolo tour toscano in un modo che potrebbe essere così
definito: Tenuta dellOrnellaia, ovvero Il Peso del Mito. Questo
potrebbe essere il titolo infatti della rappresentazione alla quale assistevamo
dai margini della prevedibile piccola folla assiepata attorno al banco.
I personaggi erano lEsponente del Pubblico e la signora Alexandra
Belson presente allo stand; il copione prevedeva le seguenti semplici
battute:
Esponente del Pubblico: vorrei sentire lOrnellaia
Signora Alexandra Belson (un po in affanno): vuole sentire
anche gli altri nostri rossi?
Esponente del Pubblico: no, vorrei lOrnellaia.
Tantè:
noi, che abbiamo animo sensibile, non potevamo che iniziare da Le Volte
1999, cabernet sauvignon con 30% di sangiovese, il vino diciamo così
non impegnativo dellazienda. Ha un olfatto dal floreale molto elegante,
e una bocca dal corpo medio-pieno, grande ampiezza gustativa soprattutto
nel finale che si dimostra anche molto fresco e succoso. Le Serre Nuove
1998 si mostra con profumi di ribes rosso intensi anche se meno coinvolgenti
di quanto ci aspettassimo. In bocca ha un tannino un tantino verde ed
asciugante che va ad affiancare e a contraddire un rigistro aromatico
piuttosto addolcito. Ben altro carattere da parte dellOrnellaia
1998, con il suo colore rubino cupo e i profumi più intensi,
maturi e carnosi di frutta rossa e cenni di frutta nera. In bocca subito
bellattacco, corpo pieno, un tannino ancora un tantino asciugante
che arriva forse un po presto, ma è di trama fine e andrà
a smussarsi, suggellando un vino che rimane elegante nonostante la ricchezza
di estratti, e dolce il giusto. Finale molto lungo. Dimenticavamo: è
stato il migliore vino del mondo nel 2001 secondo Wine Spectator.
Da
Bolgheri alla Maremma con la Fattoria Le Pupille e il
suo Morellino di Scansano Poggio Valente 2000 (campione): alla
frutta di bosco rossa e nera di buona freschezza dellolfatto fa
seguito al palato una grande polpa fruttata anche se inevitabilmente ancora
marcata dal rovere e che porta ad un finale assai lungo. Il Saffredi
2000 (campione) è un vino diverso dalla versione che lo aveva
portato ad essere il primo bordolese di Maremma; infatti il
15% di alicante che completa il 55% di cabernet sauvignon e il 35% di
merlot ci sembra segnare in modo marcato la natura dei profumi che mettono
in mostra note balsamiche e mentolate eleganti ed intriganti, oltre a
cenni di rabarbaro e naturalmente buon corredo fruttato. In bocca è
succoso, di corpo medio, con un finale che ci saremmo aspettati più
lungo.
Rapido passaggio in Umbria al banco de La Palazzola,
con Stefano Grilli che si lamenta non poco della arretratezza di
idee e dellimmobilismo (anche a livello politico, di politica del
vino, intendiamo) della zona dove opera, il ternano che si protende verso
il Lazio. Il suo Merlot 1999 mostra un bel naso intenso,
persistente e complesso con la sua ricchezza di profumi di fiori, frutta
rossa dolce, note balsamiche e di erbe aromatiche. In bocca grande polpa
e bevibilità, ampiezza, succosità e buona lunghezza.
DallUmbria
un lungo salto per arrivare nella Puglia leccese, da Francesco Winspeare
che ci fa sentire i vini, sempre molto estroversi ed espressivi, che produce
insieme Francesco Marra nellazienda Castel di Salve.
Il Santi Medici 2000, negroamaro in purezza, ha profumi vivi di
frutta fresca al naso affiancati da una vena verde che si sente anche
in bocca e in qualche modo la sostiene mantenendola intrigante. Il Volo
di Alessandro 1999 (il nome del vino si riferisce ad Alessandro Magno
che sognò di volare catturato da un grifone) è un sangiovese
in purezza (uno dei sangiovesi più meridionali, a quanto ci risulta)
assai fruttato ed espressivo. Anche in bocca esprime una bella quantità
di frutta rossa, in un ambito di giusta dolcezza. Il Lama del Tenente
1998, primitivo 45%, montepulciano 45%, malvasia nera 10% (un anno
in barrique) ha probabilmente il quadro olfattivo più interessante,
mettendo in mostra oltre a frutta rossa, decisi spunti mentolati e una
precisa nota di sedano. La bocca è fresca, elegante ed è
coerente, mantenendo la stessa eleganza e le sfaccettature già
riscontrate al naso.
Unaltra
interessante azienda pugliese, la Càntele, ci
presenta il Rosso del Salento Teresa Manara 1997, composta da un
60% di negroamaro e un 40% di primitivo. Il colore è rubino pieno
e una bella frutta rossa si presenta al naso assieme ad una interessante
corredo di erbe aromatiche quali sedano e prezzemolo. Ancora frutta rossa
e bella bevibilità in bocca. Proporzioni invertite delle uve per
il Salice Salentino Riserva 1997, che ha maggiore struttura
e grassezza, ma meno potenza e dolcezza.
Passaggio
in Sicilia per incontrare i vini di Duca di Salaparuta.
Per primo sentiamo il Bianco di Valguarnera 1998, fresco, agrumoso
penetrante al naso, più speziato in bocca, naturale conseguenza
della sua permanenza in barrique. Buono il Triskelè 1999
(nero dAvola) con frutta rossa ed erbe aromatiche a rendere intrigantissimo
lolfatto. In bocca è fresco e succoso ma possiede anche una
certa dolcezza di fondo e chiude in modo un tantino rapido. Finiamo in
bellezza con il Duca Enrico 1996, di colore rubino più fitto
e naso più elegante, con ciliegia e lampone a fare da protagonista,
ancora con un tappeto di erbe aromatiche a movimentare il quadro. Al palato
ha medio corpo, è profondo e coerente con il naso.
Da Tasca dAlmerita sentiamo lo Chardonnay
1999, dal naso intenso e pervaso da note di frutta gialla matura,
crema ed altre note di pasticceria. Bello anche in bocca, pastoso, ancora
pieno di crema e frutta gialla. Interlocutorio invece lassaggio
del Cabernet Sauvignon 1999, che ci sembra presentare
un quadro olfattivo in cui il frutto deve ancora prendere il ruolo che
gli compete: infatti, oltre ad evidenti note di terra bagnata percepiamo
toni acri e quasi metallici al naso. In bocca ha corpo medio e presenta
un improvviso addolcimento nel finale.
Eccoci,
a conclusione di questa carrellata, ad una piccola ma bella panoramica
estera che inizia dalla grande terra di Alsazia con Paul Ginglinger,
e con il suo Gewurztraminer Cuvée Wahlenbourg 2000, dal
naso veramente spettacolare e pieno di profumi di agrumi e miele. In bocca
è cremoso e strutturato. Il Gewurztraminer Grand Cru Pfersingberg
2000 ha profumi intensi ed inesauribili di miele e frutta gialla matura,
presenze che si ritrovano anche in bocca, dove sono arricchite
da rimandi di pesca e di frutta esotica. Il Gewurztraminer Sélection
de Grains Nobles 2000 ha ancora una volta un olfatto spettacolare
con fiori gialli e miele in prima fila. La bocca è soddisfacente,
anche se forse troppa dolcezza va a scapito alle sfaccettature del vino.
E terminiamo veramente uscendo stavolta non solo dallItalia, ma
anche dallEuropa. Il primo di due bei Cabernet Sauvignon ci arriva
da Francis Coppola: il Cabernet Rubicon 1997 è dolce
ma al tempo stesso elegante al naso e molto pieno in bocca. Il secondo
è laustraliano Cabernet Sauvignon Exclusive Estate 1998
dellazienda Elderton Wines (Barossa Valley), più fresco
ed intrigante, meno dolce del vino precedente. Al palato è pieno
e concentrato anche se forse meno complesso. Dello stesso produttore sentiamo
lo Shiraz Exclusive Estate 1998, dal colore cupo e dai profumi
profondi di frutta nera e bella speziatura. In bocca è compatto,
dolce, anche se un tantino granitico e sciropposo.
Riccardo Farchioni
(8/5/2002)
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