Affluenza record
al Wine Festival di Merano
I
vini di Ronco del Gnemiz ed altri inaspettati incontri
Amaroni
a colazione
Dolci suggestioni:
Sauternes e Barsac
"L'unione
fa la forza": viaggio attorno ai Bordeaux
I
piccoli vignaioli dell'Alto Adige
Taccuino meranese. Ricordi
in bianco
Note finali e piccole anticipazioni
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I vini di
Ronco del Gnemiz ed altri inaspettati incontri
Nei festival e nelle manifestazioni
enologiche, a margine delle degustazioni, degli incontri coi produttori,
dell'andare avanti e indietro fra edifici, stand, tavoli, ci sono sempre
piccoli eventi non previsti ma che in fondo abbiamo sempre pensato essere
comunque importanti: forse proprio perché non compresi nello spartito,
sono quelli a cui ripensiamo spesso, dopo. Così è successo
anche quest'anno a Merano.
La
sera prima dell'inizio del Wine Festival, cioè Venerdì 9
Novembre 2001, arriviamo, dopo varie peripezie, al ristorante Kirchsteiger
di Foiana. Gestito dalla famiglia Pircher, Christian Pircher è
il giovane chef con tanto di esperienza biennale al Tantris di
Monaco sotto la guida del successore di Heiz Winkler, Haas. Cucina straordinaria,
ne parleremo. Ad un certo punto arrivano Francesco Winspeare e
Francesco Marra dell'azienda Castel Di Salve, da Tricase,
provincia di Lecce (www.casteldisalve.com).
Si sono appena fatti mille e cento chilometri, sono ansiosi di partecipare
al Festival, sperano di essere selezionati anche l'anno prossimo, andranno
poi al Salone di Torino, andranno anche ad un "talk show" sul sangiovese
ad Imola, perché vinificano anche sangiovese. Sono lontani da tutto,
ma è importantissimo esserci, e Winspeare, nome e faccia nordica,
incredibile miscuglio di nazionalità nella famiglia, ha comunque
quello scetticismo un po' malinconico che spesso troviamo in chi viene
dal Sud, che rivolge anche sui suoi stessi vini (principalmente a base
di negroamaro e primitivo: ne citiamo uno per tutti, il Lama del
Tenente), che piacciono, e intrigano, più chi li assaggia
(noi compresi) che lui stesso. Ah, Winspeare ci è debitore di un
consiglio enologico, il Gewürztraminer Nussbaumerhof 2000
della Cantina Produttori Termeno: due giorni dopo, quando
andiamo ad assaggiare i suoi vini, se ne ricorderà ancora, e ce
ne parlerà ancora.
***
La
sera successiva, in una classica e fascinosa "Stube" altoatesina, l'Ansitz
Zum Steinbock di Villandro. Cucina meno sorprendente, più canonica,
comunque ottima. Vediamo entrare Gianluca Grasso, figlio di Elio, con
la sua compagna. Si dice che il Barolo Vigna Runcot, il prodotto
più innovativo dell'azienda che è stato eletto (annata 1996)
miglior rosso dell'anno secondo la Guida Vini D'Italia 2002 Gambero Rosso-Slow
Food, sia stato frutto di una sua iniziativa a suggello del suo ruolo
ormai da protagonista. Anche qui, ci scambiamo impressioni da tavolo e
tavolo. Gli viene consigliato un Lagrein, il Lagrein Gries Riserva
Berger Gei 1998 di Ignaz Niedrist. Gianluca è uno che
sa emozionarsi. Il Lagrein gli si apre nel bicchiere in modo così
prorompente che non resiste: prende il cellulare e, in mezzo alla cena,
telefona al padre.
***
Quest'anno
l'ufficio stampa del Festival aveva riservato una saletta per la stampa.
Tavoli, computer, qualche stuzzichino, bevande calde e fredde. Bella iniziativa,
soprattutto perché qualche volta si sentiva veramente il bisogno
di sedersi e raccogliere le idee. Una delle volte che siamo entrati ci
siamo trovati coinvolti in una situazione inaspettata: abbiamo quindi
deciso di sederci e osservare. C'era un signore che presentava delle birre,
prodotte da lui in Belgio ed importate in Italia attraverso la ZAGO (www.zago.it),
da lui stesso fondata. Il signore si chiama Mario Chiaranda, e
aveva di fronte dei simpatici enotecari romani, della "storica" Enoteca
Cavour 313 (omonimo indirizzo, tel. 06/6785496).
Da una parte c'era il tentativo di far capire che una birra artigianale,
contenuta in belle bottiglie "da spumante", servita avendo cautela di
preservarne tutte le creme, può essere una scelta vincente per
una enoteca. Dall'altra, il sano scetticismo un po' provocatorio del romano
verace. Noi, abbiamo assaggiato sia la The Original HY Super Beer Magnum
dal color rame e dai profumi intensi, ampii, di frutta secca, pesca ed
albicocca, con l'eccellente abbinamento (suggeritoci) di uno stupendo
Gorgonzola di Guzzanti, formaggiaio presente a "Culinaria", sia
la più impegnativa The Original HY Super Beer Cuvée,
ambra scuro, concentrata, dai toni fumé e di crema pasticcera.
Ad un certo punto entra un inviato di un importante settimanale italiano.
Giovane, probabilmente più di noi. Guarda la scena per qualche
secondo con sguardo vuoto, poi gira i tacchi e se ne va. Ah, la curiosità,
bene prezioso...
***
Ultima sera da passare a Merano.
Sono le otto, c'è un po' di panico in macchina perché qui
le cucine chiudono alle otto e mezza, alle nove facendo uno strappo. Le
canoniche quattro-cinque inversioni ad U e poi su, la nostra composita
compagnia si inerpica per buie strade di montagna, una rustica palizzata
di legno a proteggere dal burrone. Con noi ci sono Giovanni Spiotta,
amico e arguto compagno di assaggi quando ci si riesce a trovare in giro
per l'Italia; Raffaele, suo socio nell'Enoteca Caronte di Casale
Monferrato (Via Della Rovere 4, tel. 0142/454954); al volante, Paolo dell'Osteria-Grotto
Vino Divino di Cannobio. Arriviamo, finalmente, alla Trattoria
Oberlechnerhof (Frazione Velloi n.7, tel. 0473/448350): una bellissima
terrazza domina la valle, purtroppo è buio, comunque ci indicano
San Michele Appiano e l'inizio della Wein Strasse. Entriamo nella "Stube".
Poco
dopo la compagnia si allarga: entrano e si uniscono al nostro tavolo Giovanna
Simionato e Renato Pasqualata de "La Osteria"
(Piazza 4 Novembre 9, Marcon, Venezia, tel. 041/5950068) e Serena Palazzolo
di Ronco del Gnemiz, bella azienda friulana (Via Ronchi 5, San
Giovanni al Natisone, Udine, tel. 0432/756238). Ed ecco sul tavolo i suoi
vini presentati al Festival: il COF Tocai 1999, il COF
Chardonnay 1999 e il Rosso del Gnemiz 1997. La stanchezza
c'è, dopo una giornata intera di assaggi, ma le energie fanno presto
a tornare. Piuttosto, segnato dalla stanchezza è il volto di Serena
che dopo una giornata passata a dare spiegazioni, insorge giustamente
alla domanda: "ci dici due parole sui tuoi vini?". Ma la conversazione
è comunque accesa, i discorsi sono quelli di chi fa il proprio
mestiere con passione e con l'ansia di farlo bene, di non deludere il
cliente, e di scontrarcisi a muso duro, magari, se questo non ha fiducia
nel loro lavoro. E mille aneddoti, che irretiscono l'attenzione del semplice
osservatore. Nel frattempo, la cucina del giovane cuoco Peter
è sapida (ricordiamo ad esempio il risotto d'orzo al caprino e
castagne, il petto d'anatra con pere al vino rosso e gnocchi di zucca,
i classici canederli in brodo, speck e formaggi a volontà), e i
vini tengono botta: il Tocai 1999, coi suoi bei profumi
di fiori gialli, thè e agrumi lievi. Lo Chardonnay 1999
più spesso, frutta gialla e sentori di pasticceria in un vino di
bell'impatto. Infine il Rosso del Gnemiz 1997, un vino
quadrato, compatto, dal frutto rosso prorompente.
Ai prossimi, inaspettati incontri.
Riccardo Farchioni
(26/11/2001)
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