I vignaioli altoatesini a Merano

 
 

Affluenza record al Wine Festival di Merano

I vini di Ronco del Gnemiz ed altri inaspettati incontri
Amaroni a colazione

Dolci suggestioni: Sauternes e Barsac
"L'unione fa la forza": viaggio attorno ai Bordeaux

I piccoli vignaioli dell'Alto Adige
Taccuino meranese. Ricordi in bianco
Note finali e piccole anticipazioni




Questa è la seconda volta che partecipiamo alla riunione dei Vignaioli dell’Alto Adige (Freie Weinbauern Südtirol), una associazione di piccoli (e piccolissimi) produttori che in questo modo intendono proporsi come un soggetto nel quale le individualità e le identità, sicuramente differenziate in molti fattori (non ultimo naturalmente il territorio) presentano tuttavia punti di contatto quali la cura della vigna attenta e fatta in prima persona, e la non omologazione dei metodi di elaborazione della materia prima.

E se da una parte l’originalità e la personalità sono aspetti importanti nel progresso delle idee, dall’altra la comunicazione e l’interscambio delle esperienze sono linfa vitale per la loro sistematizzazione.

Se avete letto le nostre cronache di allora, ricorderete forse che la prima riunione si svolse nell'
Istituto Agrario Sperimentale provinciale di Laimburg; quest'anno la degustazione dei prodotti dei vignaioli dell’Alto Adige ha invece assunto la forma di "evento satellite" del Wine Festival di Merano, svolgendosi in contemporanea con l’ultima mattina della manifestazione nell’elegante Hotel Palace, che noi raggiungiamo dal Kurhaus a piedi godendoci l’ultima (per quest’anno) piccola e suggestiva passeggiata mattutina nel freddo pungente di questo Novembre altoatesino.

I vignaioli che mettono in degustazione i loro prodotti sono 37 e sono disposti in un modo molto lineare ed istruttivo per il visitatore: si succedono infatti accorpati per area geografica, da Nord a Sud, a partire dalla settentionale Valle Isarco (Eisacktal) alla meridionale Bassa Atesina (Unterland), passando per la Valle Venosta (Vinschgau), il Burgraviato (Burggrafenamt), Bolzano e l’Oltradige (Überetsch). Terminiamo questa breve introduzione con una nota dolente: l’annata 2000 ha visto piogge insistenti proprio nei momenti più delicati della vendemmia condizionando, soprattutto nella struttura, molti vini. Assai meglio è andata la vendemmia 2001.

E iniziamo dunque da Nord dalla Valle Isarco, esattamente da Varna dove risiede Pachlerhof di Andreas Huber (4.8 ettari) del quale assaggiamo il Valle Isarco Sylvaner 2000 che ci sorprende per un bel quadro olfattivo composto da agrumi, pera, il tutto di bella freschezza. In bocca percepiamo corpo medio e bella cremosità.

Sempre a Varna risiede Köfererhof (4.5 ettari) il cui Valle Isarco Sylvaner 2000 ha anch’esso un bel naso, pieno di note di fiori bianchi, pera matura e miele. Dopo questo olfatto convincente ci aspettavamo un vino più strutturato, invece troviamo un corpo medio, in un vino in ogni caso di buon equilibrio. Il Pinot Grigio 2000 non è apertissimo, mostrando comunque belle note di pera e banana. Qui il corpo è leggero, e bella la freschezza soprattutto nel finale. Terminiamo con due "dolci" assaggi sentendo prima il Valle Isarco Gewürztraminer Selection 2000, dal bellissimo olfatto pervaso da profumi di crema di nocciola e frutta tropicale. In bocca è dolcissimo, fluido, acido il giusto, spesso, pungente. Nel finale di nuovo un ritorno alla crema di nocciola. Buono anche il Valle Isarco Gewürztraminer Passito 2000, colore oro antico e profumi di miele e datteri che si aggrappano letteralmente alle narici e che invadono una bocca fluida.

L’andamento climatico durante la vendemmia ci sembra pesare abbastanza sui vini di Hoandlhof di Manfred Nössing (3.5 ettari nella zona di Bressanone): il Valle Isarco Sylvaner 2000 è piuttosto inespressivo al naso e sfuggente in bocca. Anche il Valle Isarco Kerner 2000 non ci si mostra troppo seducente, e il Valle Isarco Gewürztraminer 2000, che pure presenta bei toni di frutta tropicale al naso, è piuttosto magro in bocca.

A Völs-Fiè ci sono i 2.3 ettari di Gumphof della famiglia Prackwieser, dai quali arriva il Valle Isarco Pinot Bianco Praesulius 2000, che soddisfa il naso coi suoi profumi di fiori e frutta bianca. Al palato è ancora ricco aromaticamente ma di non estrema struttura. Ipervarietale è il Valle Isarco Sauvignon Praesulius 2000, che al naso presenta anche intriganti sfumature di pepe bianco, e una bocca succosa, aitante, ma ancora una volta priva del corpo che un’annata più favorevole avrebbe conferito.

Conviene soffermarci un po’ più a lungo su quella persona deliziosa che è Peter Plieger di Kuen Hof (Bressanone, 4.3 ettari di vigneti) che ci parla dei suoi metodi di vinificazione, pensati in modo da non cadere dell’uniformazione dei vini, uno dei pochi modi per i piccoli produttori di conquistare posizioni di mercato. Anche la sua produzione è in parte segnata dalle piogge durante la vendemmia che lo hanno danneggiato anche per la sua scelta di effettuare tardi la raccolta. Ne risente il Valle Isarco Veltliner 2000, dal naso vegetale e agrumoso non troppo intenso, e dalla bocca un tantino magra. Buono invece il Valle Isarco Sylvaner 2000 che presenta bei profumi intensi e dolci di fiori gialli e frutta matura (si sente la pesca in particolare). Bello anche in bocca dove ancora mostra marcati profumi di pesca, apprezzabile vena acida e pastosità. Il VDT Riesling Kaiton 2000 (vino da tavola perché stranamente in Valle Isarco il disciplinare della DOC non prevede il Riesling) è al naso più delicato e suadente che intenso, e in bocca presenta una certa speziatura e una assetto in bocca che no fa certo difetto di struttura ma forse in freschezza si, soprattutto nel finale. Infine il Valle Isarco Gewürztraminer 2000 dai profumi intensi anche se non troppo sfaccettati e saporito in bocca.

Usciamo dalla Valle Isarco dopo aver mezionato rapidamente il Valle Isarco Sylvaner 2000 di Taschlerhof (1.5 ettari destinati a diventare 3 in zona Bressanone, due soli vini prodotti, il Gewürztraminer e appunto il Sylvaner) che ci si presenta con un bel corredo olfattivo (seppur non intensissimo) di fiori bianchi e frutta bianca matura e con una bocca grassa e pastosa.



Ed entriamo nella Val Venosta (Vinschgau) dove incontriamo i bei vini di Unterortl, 3 ettari in zona Castelbello/Posta Slava. Buono il Valle Venosta Pinot Bianco Castel Juval 2000 con i suoi fiori bianchi, la frutta bianca matura e i cenni di miele d’acacia. Al palato è consistente, profumato, succoso e fruttato. Il Valle Venosta Riesling Castel Juval 2000 è ancora più buono essendo più complesso innanzitutto al naso: agrumi dolci, sentori di sottobosco, mentolo. È poi bellissimo in bocca, succoso e fresco, di nuovo agrumoso.



Veniamo ai vini di Shlossweingut Stachlburg del Barone e della Baronessa Kripp (3.5 ettari presso Parcines), che ci presenta il suo Valle Venosta Chardonnay 2000 dai profumi delicati anche se non intensi che si addolciscono rapidamente con l’ossigenazione. In bocca colpisce per la sua buona carica di frutta bianca fresca e per la freschezza di beva. Il Valle Venosta Chardonnay 1999 ci sembra un po’ coperto da speziature al naso e con una bocca che parte bene, ma poi subisce un calo progressivo. Terminiamo con lo Chardonnay Vendemmia Tardiva 2000, che esibisce bei profumi di miele e confettura di albicocca all’olfatto, mentre al palato è fresco, molto pungente, succoso in un finale quasi in contrasto con le dolcezze iniziali.

Da Falkenstein (famiglia Pratzner), 4 ettari presso Naturno, arriva un Valle Venosta Riesling 2000 dai bei profumi di agrumi dolci; in bocca è fresco, scattante, sinuoso, nell’ambito di una struttura media. Il Sauvignon IGT 2000, che possiede un olfatto molto varietale e arricchito da penetranti note di menta, in bocca parte bene, è aggressivo e grasso ma poi subisce una certa diluizione anche se si riprende bene ed è lunghissimo nel finale.

Ultimo rappresentante della Valle Venosta il piccolo Befehlhof della famiglia Schuster, 1.2 ettari che hanno sede presso Silandro. Assaggiamo il suo Valle Venosta Riesling 2000 che è floreale, balsamico e ricco di dolcezze mielose. Peccato, perché poi in bocca ci sembra sbandare un po’ per alcune sfuocature aromatiche, e anche se è di buona freschezza, è tuttavia un tantino magro.

Unico esponente del Burgraviato è Ansitz Kränzel di Franz Pfeill, 5.5 ettari presso Cermes. Da lui ci arriva il Pinot Bianco Helios 2000 che ci piace proprio: la speziatura, lieve, lascia chiari e netti i sentori di fiori, frutta gialla e miele. Anche in bocca è assai espressivo, sia strutturato che succoso.

Siamo ad un punto di svolta: guardando davanti a noi osserviamo come, scendendo geograficamente verso sud, il colore del liquido contenuto delle bottiglie sui tavoli passi gradatamente dal bianco e il rosso. Ed è il momento di fare una pausa, che risulta in questa occasione particolarmente gradita perché ci consente una letterale immersione nei meravigliosi pani di ogni foggia e dai colori bruni che dall’Alto Adige in su sanno fare magistralmente.

È stato il panificio Ultner Brot della famiglia Schwienbacher, che viene dall’evocativa Valle Ultima (St. Walburg/Ulten, tel. 0473/795327), a preparare un bellissimo tavolo al quale è stato difficile resistere (ricordiamo con particolare emozione il pane alle noci) e che contiene solo una piccola rappresentanza di quello che si può trovare nel negozio nel quale si possono trovare la bellezza di ottanta tipi di pane e che, a giudicare dalla foto nella brochure, sta in un piccolo paradiso tipicamente altoatesino.

È ora di riprendere il cammino, nel quale saranno protagonisti soprattutto i vini rossi, e fra questi ci piace ricordare i Lagrein, tipologia di grande successo in questo momento, che ci si mostrano in questa occasione con due volti molto diversi: l’annata 2000, potente e dal frutto granitico, e l’annata 1999, elegante, dai toni spesso marcatamente floreali.

Entriamo quindi nella zona di Bolzano e affrontando i vini di Thurnhof, di Andreas Berger, tratti da 2.7 ettari di vigneti. Per cominciare ancora un bianco, il Goldmuskateller 2000 dai bei profumi, intensi e penetranti, di pera e pesca. Anche al palato è piacevole e dalla beva non pesante. Veniamo al Lagrein 1999, 10 mesi in barrique, che mostra una intensa frutta di bosco all’olfatto, e in bocca sorprende all’inizio per seducenti spunti balsamici, ma alla lunga si rivela una vera e propria spremuta di frutta, anche se qua e là venata da spunti vegetali. Bella bevibilità per il Cabernet Sauvignon Riserva 1999, dal naso pervaso da note mentolate e vegetali, e dalla bocca, come si diceva, fresca e non pesante. Infine, il campione di botte di Lagrein 2000 ci si presenta con un colore inchiostro, e impianto olfattivo maggiormente incentrato sul registro della frutta nera e del cioccolato. In bocca è più compatto, potente, fitto, e molto promettente, una bella realtà quando avrà smussato qualche tono liquirizioso di troppo.

Glögglhof, di Franz e Maria Luise Gojer, trae i suoi vini da 3.5 ettari. Bei vini, dobbiamo dire, a partire dal Lagrein 2000, che matura in botte grande, dai bei profumi di frutta nera surmatura. In bocca ha un corpo medio-pieno e ci colpisce soprattutto per un tannino già fine e rotondo. Di eleganza esemplare è il Lagrein Riserva 1999, dall’olfatto floreale penetrante con aggiunte di ribes rosso fresco. Meno impressionante in bocca dove, pur confermando il bel corredo aromatico, mostra anche qualche cenno vegetale. Buono infine il Merlot Spitz 1999, ancora dal naso elegante e leggermente addolcito. In bocca ha corpo leggero, è ancora elegante e non pesante, lasciando il campo a grande ampiezza aromatica (percepiamo ancora qualche venatura verde): insomma il tipico esempio di vino che si beve con grande soddisfazione e senza timori.


Arrivando al banco delle Tenute Loacker, dell’omonima famiglia che gestisce 7 ettari di vigneto, si percepisce come un’atmosfera diversa, più spigliata e, diciamo così, imprenditoriale. E non è un’impressione, è realtà: a parte i notissimi biscotti, per rimanere in tema-vino, è stata acquisita la proprietà di una tenuta a Montalcino, la Corte Pavone. I vini ci sembrano in qualche modo coerenti con questa impostazione: li troviamo infatti più improntati su quello che, con gergo ormai accettato, chiamiamo gusto internazionale.

Il Lagrein Riserva Pitz Thurü 1999, 16 mesi in barrique, ha profumi terziari che schiacciano un po’ il frutto; in bocca il vino si mostra un po’ scomposto perché da una parte è improntato aromaticamente sulla frutta dolce, dall’altra mostra tannini un po’ spigolosi. Il Cabernet Kastlet Riserva 1998 (80% cabernet sauvignon, 10% cabernet franc, 10% merlot) ha ancora toni di frutta rossa dolce affiancati in modo un po’ invadente da note tostate e vegetali, di caffè e terra. In bocca è comunque saporito.

Georg e Margareth Mumelter ci offrono i bei vini di Griesbauerhof, ottenuti da 3 ettari di vigneti. Il Lagrein 2000 mostra una bellissima frutta rossa e nera al naso, confermato in pieno in una bocca ancora espressiva, succosa e non pesante. Il Lagrein Riserva 1999 è più fine, elegante, con suadenti venature mentolate che si affiancano e competono col frutto. In bocca è ancora un vino dalla beva godibile senza essere pesante, fruttato anche se non lunghissimo. Infine l’Isarcus IGT 2000, che è composto da schiava (90%) e lagrein. L’uva viene fatta appassire per una decina di giorni, e il risultato è un vino dal colore rubino pieno, estroverso nei suoi profumi di frutta rossa fresca e di rosa, e di grande ampiezza in bocca.


Sempre affidabili i vini di Ansitz Waldgries, offertici in degustazione dal simpatico Christian Plattner, figlio di Heinrich. Il Lagrein Riserva 1999 presenta bei profumi di frutta rossa e nera, confermati al palato dove il vino, se non ha struttura impressionante, ha bel dinamismo e bevibilità. Soddisfacente anche il Cabernet Sauvignon 1999, fresco all’olfatto con sentori di mirtillo e ribes rosso; in bocca è scorrevole, saporito e dal finale ampio e discretamente lungo.

Continuiamo con la zona di Bolzano con Pfannenstielhof, 4 ettari di vigneto, che ci propone il Lagrein 2000, il quale, contrariamente alle caratteristiche riscontrate nell’annata, ci è parso floreale e lieve al naso, e fresco da bere, e complessivamente buono in bocca. Il Lagrein Riserva 1999 ci pare un tantino più problematico, essendo dominato dal rovere al naso (ma attenzione, è un campione di botte) e non troppo strutturato e asciugante al palato.

Puntata in Oltradige, per incontrare i vini di Panholzer che il Barone Dürfeld Giovanelli trae dai 12 ettari in zona lago di Caldaro. Assaggiamo il bellissimo Cabernet Sauvignon 1998, fresco ed ampio al naso, pervaso da fiori, frutta ed erbe aromatiche. In bocca è spesso e fruttato: buonissimo.

Dalla Bassa Atesina arrivano i vini di Weingut Milla di Gert Pomella, 2 ettari di vigneto presso Cortaccia: assaggiamo il suo bel Merlot-Cabernet Milla 1999 dai profumi dolci di frutta rossa e dalla grande morbidezza di una bocca vellutata ma anche di grande freschezza e dal tannino fine.

E sempre da Cortaccia arriva un altro bel vino, il Cabernet-Merlot Rot 1999 di Andreas Widmann della Weingut Baron Widmann (15 ettari). Frutta rossa molto matura invade sia il naso che la bocca, dolce e fluida.

E avendo esplorato il mondo della "piccola" vitivinicoltura altoatesina dall’estremo Nord della Valle Isarco al Sud della Bassa Atesina, terminiamo qui questa cronaca.

Riccardo Farchioni
(11/2/2002)

Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo